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17 agosto 2026
L'Ambasciata dello Stato dell'Eritrea ha preso atto dei recenti articoli pubblicati da Deutsche Welle (DW), "Eritrea: attore chiave nella scommessa geopolitica del Corno d'Africa", e dal Foreign Policy Journal, "L'Eritrea emerge come attore strategico cruciale nel mutevole panorama geopolitico del Corno d'Africa". Sebbene entrambi gli articoli riconoscano l'importanza strategica dell'Eritrea, la sua stabilità interna e la sua crescente rilevanza nel Mar Rosso e nel Corno d'Africa, riproducono narrazioni sorprendentemente simili che distorcono la storia dell'Eritrea, minimizzano e normalizzano le implicazioni della dichiarata illegalità da parte dell'Etiopia di perseguire un "accesso sovrano" al mare, ritraggono la legittima diplomazia regionale dell'Eritrea come un progetto anti-etiopico e utilizzano caratterizzazioni dell'Eritrea politicamente tendenziose. Al centro delle attuali tensioni tra Eritrea ed Etiopia c'è una questione fondamentale che non deve essere trascurata: l'accesso commerciale a un porto è una cosa; la sovranità sulla costa o sul territorio di un altro paese è tutt'altra cosa. L'Eritrea non ha alcuna rivendicazione territoriale nei confronti dell'Etiopia, non rivendica terre o risorse etiopi e non cerca alcuna modifica dei confini etiopi riconosciuti a livello internazionale. L'Eritrea non si è mai opposta, nella storia documentata, al legittimo utilizzo commerciale da parte dell'Etiopia dei porti regionali attraverso accordi negoziati di comune accordo. I paesi senza sbocco sul mare in tutto il mondo conducono scambi commerciali internazionali attraverso gli stati costieri confinanti senza acquisire sovranità sul loro territorio. Anzi, la necessità commerciale crea opportunità di cooperazione tra i paesi; non crea diritti territoriali. La retorica ufficiale etiope in merito all'"accesso sovrano" al Mar Rosso non può quindi essere liquidata come una semplice disputa sul commercio marittimo. Aspirazioni economiche, dimensioni demografiche o svantaggi geografici non possono essere convertiti in diritti sovrani, né possono giustificare una revisione dei confini africani riconosciuti a livello internazionale. Qualsiasi affermazione contraria costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale e creerebbe un precedente profondamente destabilizzante per il continente. L'inquadramento storico utilizzato in entrambi gli articoli è ugualmente preoccupante. DW descrive l'Eritrea come "separatasi" dall'Etiopia, mentre il Foreign Policy Journal afferma che l'indipendenza eritrea "ha privato Addis Abeba del suo sbocco costiero diretto". Tale terminologia inverte il rapporto causa-effetto storico e, inavvertitamente, legittima il revisionismo territoriale contemporaneo, come quello dei leader etiopi. La semplice verità è che il popolo eritreo è dotato di una propria storia, distinta e ricca, risalente a millenni prima dell'avvento del colonialismo europeo nel continente africano. A questo proposito, i confini territoriali moderni dell'Eritrea, come quelli di praticamente tutti gli stati africani, si sono consolidati durante il dominio coloniale europeo, con la formale istituzione della colonia italiana dell'Eritrea nel 1890. Successivamente, l'Eritrea passò sotto il dominio coloniale italiano e un'amministrazione militare britannica decennale (BMA) nell'immediato dopoguerra, prima di essere unita all'Etiopia in virtù di un fittizio "Accordo Federale" volto a placare i "prevalenti" interessi geopolitici delle grandi potenze e contro la volontà espressa del popolo eritreo. Inoltre, l'Etiopia abrogò unilateralmente l'"Accordo Federale" dieci anni dopo e annesse l'Eritrea nel 1962, dando inizio a tre decenni di prolungata lotta armata per l'indipendenza. Nel referendum del 1993, supervisionato a livello internazionale, il 99,805% degli eritrei votò per l'indipendenza, a seguito della quale l'Eritrea fu ammessa alle Nazioni Unite. Descrivere questo processo, riconosciuto a livello internazionale, come se l'Etiopia fosse stata "spogliata" di una porzione di costa è storicamente pregiudizievole e giuridicamente insostenibile. Inoltre, il confine tra Eritrea ed Etiopia non è né provvisorio né irrisolto. A seguito della guerra di confine del 1998-2000, entrambi i paesi hanno firmato l'Accordo di Algeri e hanno volontariamente sottoposto la "presunta controversia" su alcune aree del confine comune – nello specifico, "Badme e dintorni" – ad arbitrato internazionale indipendente. La Commissione per la delimitazione del confine tra Eritrea ed Etiopia (EEBC) ha emesso la sua decisione di delimitazione nell'aprile del 2002, basandosi sui "Trattati coloniali del 1900, 1902 e 1910" e sul diritto internazionale applicabile, stabilendo espressamente, in conformità con altre disposizioni dell'Accordo di Algeri, che la decisione è definitiva e vincolante. Gli articoli tentano inoltre di interpretare le relazioni dell'Eritrea con Egitto, Somalia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e altri partner principalmente come uno sforzo per costruire un "contrappeso" all'Etiopia. Questa è un'interpretazione etiocentrica e riduttiva della legittima politica estera di uno stato sovrano. L'Eritrea è una nazione del Mar Rosso situata lungo uno dei corridoi marittimi più importanti del mondo. Le relazioni internazionali e diplomatiche eritree comprendono naturalmente la sicurezza marittima, la stabilità regionale, il commercio, gli investimenti, i trasporti e la cooperazione bilaterale. L'Eritrea non ha bisogno di una spiegazione incentrata sull'Etiopia per ogni relazione diplomatica che intrattiene. Altrettanto problematica è la contraddizione tra il riconoscimento della notevole stabilità dell'Eritrea e la contemporanea denigrazione di tale stabilità definendola semplicemente "autoritaria". Gli articoli utilizzano termini come "autocratico", "repressivo" e "autoritario", ipotizzano un collasso istituzionale dopo una futura transizione di leadership e ripropongono paragoni generalizzati e dispregiativi con la "Corea del Nord". Le etichette politiche e gli ipotetici scenari di successione non sostituiscono le prove o un'analisi seria. Il sistema politico eritreo deve essere esaminato alla luce della sua esperienza storica, del tessuto sociale, delle istituzioni nazionali, dell'unità del suo popolo e del suo percorso di costruzione nazionale indipendente, e non giudicato esclusivamente attraverso modelli ideologici predeterminati. Questa contraddizione è particolarmente evidente perché gli articoli stessi riconoscono l'Eritrea come un paese relativamente pacifico, coeso e sicuro, strategicamente posizionato lungo il Mar Rosso e di crescente importanza per i partner regionali e internazionali. Queste realtà meritano di essere esaminate per quello che sono, piuttosto che essere reinterpretate come prova di una carenza politica. Il principio generale in gioco va ben oltre l'Eritrea. L'ordine interstatale africano si fonda sul rispetto dei confini coloniali internazionali ereditati, sull'uguaglianza sovrana e sull'integrità territoriale. Se i confini stabiliti potessero essere riaperti perché un Paese è più grande, senza sbocco sul mare, economicamente ambizioso o considera il territorio di un altro Stato strategicamente necessario, praticamente nessun confine africano rimarrebbe immune da contestazioni. L'Eritrea non rivendica alcun territorio appartenente ad altri Stati e cerca relazioni pacifiche e reciprocamente vantaggiose con l'Etiopia e tutti i suoi vicini. Ciò che non è negoziabile è la sovranità e l'integrità territoriale dell'Eritrea. La sovranità dell'Eritrea non è una merce di scambio geopolitica. È un diritto legale riconosciuto a livello internazionale, e lo stesso diritto da cui dipendono in ultima analisi la sicurezza, la sovranità e l'integrità territoriale di ogni nazione africana. Ambasciata dello Stato dell'Eritrea Washington, D.C. 17 agosto 2026
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