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Il premier etiopico Abiy Ahmed passa alle minacce

25/3/2026

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di Filippo Bovo

Il premier etiopico Abiy Ahmed con l'Eritrea passa alle minacce per ottenere un accesso al mare (salvo negare il ricorso alla forza militare, che non lo assisterebbe; ma allora a che pro mobilitare le truppe al nord, per fargli prendere aria?) alle accuse, infondate, di strumentalizzare contro il governo di Addis Abeba il TPLF in Tigray, l'OLA in Oromia, l'ANURF in Afaria, i FANO in Amhara, e chissà chi altri ancora (l'ONLF in Ogaden, o magari i marziani?). E' evidente, signori miei, che siamo dinanzi alla disperazione di una leadership che non sa più che pesci pigliare, ora che i due grandi protettori e manovratori esterni, Israele ed EAU, si ritrovano in gravi difficoltà per certi noti fatti di portata internazionale.

Bertolt Brecht diceva: "Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi", intendendo che in un paese sano e fortunato non ci sarebbe bisogno del sacrificio dei singoli per sopravvivere o per uscire da delle gravi contingenze: la collettiva responsabilità verso il bene comune dovrebbe bastare a scongiurarne la necessità. Purtroppo l'Etiopia odierna è un altro dei tanti esempi al mondo in cui senza certi eroismi, singoli o di gruppo, intere popolazioni non possono andare avanti a meno che non vogliano lasciarsi strangolare in silenzio da un governo fuori controllo. Se al cambio ufficiale un dollaro equivale a 158 birr, non proprio un dato lusinghiero per un paese che deve importare gran parte delle derrate alimentari che consuma, nel mercato nero quel tasso di cambio può facilmente raggiungere anche i 200 birr per un dollaro.

Tuttavia non è solo questa la ragione che ha indotto etnie come gli Afar, gli Amhara, i Tigre, ecc, ad adottare con la confinante Eritrea quella politica di costruttività, cooperazione e buon vicinato nota come Ximdo o Tsimdo. Quel che maggiormente le porta a questa virtuosa novità per l'integrazione regionale è il trattamento che il premier etiopico, con la sua politica nazionalista di Oromummah, sempre più riserva loro. I costosi droni impiegati per massacrare gli Amhara in rivolta per la fame e le discriminazioni hanno ormai fatto storia, e sono solo uno dei tanti esempi che si potrebbero citare. Per l'Eritrea, estendersi ad un vasto mercato regionale ben oltre i suoi confini, per quanto sia un impegno oneroso, anche per il suo nakfa divenuto in gran parte di queste realtà la nuova valuta de facto (una valuta pesante per il mercato locale: per il tasso di cambio ufficiale, un dollaro vale 15 nakfa), è l'ennesima prova di possedere spalle molto più grandi e robuste di quanto molti, qui, siano disposti ad accettare.

Dall'Eritrea, molte merci raggiungono così popoli oltreconfine che altrimenti si sarebbero trovati privi di quel minimo per vivere. Non è ancora sufficiente, ma crescerà. E questo mentre il governo di Addis Abeba, a stati come il Tigray e pertanto a dei suoi stessi cittadini, ha fatto l'embargo. Ma se non altro ad Asmara questi popoli trovano chi gli porge una mano.

Ancor più, è la prova che tra popoli fratelli un rapporto va sempre ritrovato, nel nome della pace e dell'integrazione di tutto il Corno d'Africa. Il panafricanismo è questo, non quello che ogni tanto il premier Abiy Ahmed sfodera per tenersi stretta la sede ad Addis Abeba dell'Unione Africana e dipingersi come leader progressista nelle visite all'estero, in cerca di nuove linee di credito. Per quanto tanti nostri "dirittoumanisti" amino bistrattarla, l'Eritrea è l'unico paese che si sta adoperando per tener unito il Corno d'Africa, in un'epoca in cui in tanti operano per dividerlo e dilaniarlo, secondo principi come "Vivere e lasciar vivere" e "Perdoniamo e andiamo avanti".

​Ora, all'iniziativa Ximdo si sono unite anche le popolazioni del Sudan orientale, i Beja, che ugualmente con la vicina Asmara hanno molte comunanze. E' un nuovo ed importante passo che fa seguito all'ospitalità sin qui data dall'Eritrea ai profughi sudanesi sfuggiti alla guerra civile nel loro paese a partire dall'aprile 2023, non confinandoli in campi profughi ma "condividendo il tetto e il pane": altro importante gesto d'umanità ugualmente ignorato o negato dalla vasta pletora delle "grandi" testate occidentali.
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