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di Filippo Bovo
In merito ai recenti tentativi di Washington di stabilire rapporti più distesi con Asmara, le motivazioni di fondo potrebbero essere ben più vaste e varie rispetto a quanto ufficialmente dichiarato. Per gli USA la stabilità nel Mar Rosso sta diventando un problema sempre più incontenibile e, con una costa continentale di circa 1250 km (in realtà, più di 2000, contandovi anche le ben 126 isole dell'Arcipelago delle Dahlak), l'Eritrea appare l'unico attore politico in grado di vantare un solido ordine interno, di tutelare la sicurezza nell'area e di portare avanti contatti diplomatici con più parti, presentandosi come una vera e propria piattaforma per la promozione del dialogo ben oltre l'intera regione. Dal Mar Rosso al Corno d'Africa, l'Eritrea è un attore che ha davvero nelle sue mani le "chiavi" di tutte le "porte" regionali. Il progressivo ampliamento di un'iniziativa come quella di Tsimdo, dopo aver coinvolto varie regioni e popolazioni etiopiche allarmate dall'aggressività del governo centrale di Addis Abeba, guarda oggi anche al Sudan, dove una recente conferenza ha riunito esponenti di quelle etnie con altri di locali comunità sudanesi. Nella regione del Corno d'Africa arsa da conflitti e contrapposizioni, l'iniziativa di pace e dialogo promossa dall'Eritrea conosce così un costante e progressivo successo. Non diversamente, il ruolo portato avanti da Asmara in Somalia, sostenendo la ricostruzione dello Stato e dell'Esercito, ribadisce tra i due paesi un legame di cooperazione e fiducia non certo certo secondo a quello tra Eritrea e Sudan. Per gli USA non si tratta tanto di stabilire un modus vivendi sul Mar Rosso con l'Eritrea per contenere l'azione e l'influenza di di Ansar Allah, con cui riservatamente Asmara potrebbe pur sempre avviare un dialogo grazie ai suoi contatti diretti con Arabia Saudita, Oman e pure Iran; quanto forse di ricavare risultati più convincenti per la fine della guerra civile in Sudan e una maggiore stabilità in Somalia. L'Arabia Saudita e l'Egitto premono per un maggior impegno americano nel primo, estromettendovi gli EAU, che alimentano le RSF, e facendo pressioni su Israele affinché vi desista a sua volta. Malgrado i loro tanti richiami, sin qui Washington non s'è data molto da fare, subendo troppo l'influenza dell'asse israelo-emiratino, finanziatore della guerra civile in Sudan e del separatismo del Somaliland in Somalia. Allo stesso tempo l'Arabia Saudita e l'Egitto premono su Washington per contenere una strategia di polverizzazione della Somalia, che EAU ed Israele conducono in Somalia foraggiando e "legittimando" le autorità del Somaliland. Non desta sorpresa che, proprio in reazione alla strategia portata avanti dall'asse israelo-emiratino, Arabia Saudita ed Egitto abbiano stabilito un accordo di difesa con Mogadiscio. Eritrea, Egitto ed Arabia Saudita hanno un'ottima collaborazione, che peraltro guarda, quando in modo diretto, quando indiretto, pure ad altri partner, dalla Turchia al Qatar, fino al Pakistan. Prima che la Somalia stabilisse il recente accordo di sicurezza col Cairo e Riad, ne aveva stabilito uno anche col Cairo ed Asmara, tuttora in vigore. Nel frattempo, con un lavoro di anni, sempre Asmara ha ospitato ed addestrato decine di migliaia di ufficiali del nuovo Esercito di Mogadiscio. Anche il Sudan ha beneficiato di grandi ed importanti aiuti: Asmara ha dato ospitalità a molti suoi cittadini in fuga dal conflitto, offerto basi agli aerei militari sudanesi altrimenti soggetti ai raid dei droni etiopici, emiratini e delle RSF (Forze di Supporto Rapido), non ultimo istruito molti ufficiali e combattenti dell'Esercito di Khartum. Con la sua azione nel conflitto civile sudanese, l'Eritrea ha così fornito un'utile chiave per favorire una sua più rapida e lineare conclusione. In definitiva, aver coltivato per decenni una politica d'isolamento dell'Eritrea, per gli USA, non è servito ad altro che a sfociare nel nulla: Asmara, paradossalmente, è oggi persino più centrale ed insostituibile che in passato. Così, se gli USA vogliono oggi uscire dal loro impasse tra Corno d'Africa e Mar Rosso, non possono che accettare una normalizzazione con Asmara, l'unica che abbia le "chiavi" di tutte quelle "porte". A ricordarglielo sono proprio degli alleati strategici non soltanto per loro, ma anche per Asmara, come l'Arabia Saudita e l'Egitto; che non a caso si sono subito attivati per un primo e più disteso dialogo.
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Novembre 2025
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