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Turkish Airlines regola la rotta Istanbul-Juba via Asmara, potenziando la nuova connettività Turchia-Eritrea-Sud Sudan nell'estate 2025
Turkish Airlines ha annunciato un significativo adeguamento alle sue operazioni di volo in Africa, in particolare per quanto riguarda il suo servizio a Juba, Sud Sudan, per la stagione Nord Estate 2025. A partire dal 31 marzo 2025, la compagnia aerea prevede di sostituire il suo servizio senza sosta Istanbul-Juba esistente con un nuovo routing triangolare via Asmara, Eritrea. Questo cambiamento nella struttura delle rotte segna un riallineamento strategico della rete di Turkish Airlines nell'Africa orientale, con implicazioni sia per i viaggiatori d'affari che per i turisti. La mossa evidenzia la crescente importanza delle connessioni multi-stop nell'aviazione africana, consentendo una maggiore connettività tra le diverse regioni ottimizzando al contempo l'efficienza del volo e i costi operativi. Introducendo uno scalo ad Asmara, Turkish Airlines potrà espandere la sua portata nel Corno d'Africa, offrendo ulteriori opzioni per i passeggeri che viaggiano sia in Eritrea che in Sud Sudan. Questo cambiamento dovrebbe influenzare la domanda di viaggio, il prezzo dei biglietti e l'accessibilità complessiva a Juba, una città che svolge un ruolo chiave nelle attività economiche e diplomatiche del Sud Sudan. Nuovo orario dei voli e dettagli dell'aereo Secondo il piano operativo rivisto, Turkish Airlines servirà la rotta Istanbul-Asmara-Juba-Istanbul due volte a settimana, utilizzando un Boeing 737 MAX 8. Il programma è pensato per ospitare sia viaggiatori d'affari che di transito, con orari di partenza e arrivo strutturati per una connettività ottimale. https://www.travelandtourworld.com/.../turkish-airlines.../ credit Ghideon Musa Aron
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Di Ternafi Hadelibi | 7 gennaio 2025
Quando parliamo di panafricanismo, spesso evochiamo visioni di sovranità, resilienza e un fronte africano unito contro l'imperialismo. Tuttavia, in questa narrazione persiste un'omissione evidente: l'Eritrea. Nonostante incarni l'essenza degli ideali panafricani (autosufficienza, indipendenza e resistenza incrollabile al dominio straniero), l'Eritrea rimane marginalizzata nel discorso. Perché una nazione così risoluta nel suo impegno per la sovranità africana viene trascurata da coloro che affermano di sostenere la stessa causa? Per comprendere la posizione dell'Eritrea, dobbiamo iniziare dalla sua straordinaria storia. Il Fronte di liberazione popolare eritreo (EPLF), una forza rivoluzionaria senza pari in Africa, ha condotto l'Eritrea all'indipendenza attraverso la pura volontà e la brillantezza strategica. L'EPLF non solo smantellò il regime Derg dell'Etiopia, un'entità militare pesantemente armata dall'Unione Sovietica, ma superò anche le precedenti ambizioni imperiali dell'imperatore Haile Selassie sostenuto dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Dopo l'indipendenza nel 1991, l'Eritrea affrontò il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), che un tempo era stato suo alleato ma che in seguito divenne un regime sostenuto dall'Occidente intenzionato a destabilizzare il Corno d'Africa. Contro questa formidabile opposizione, l'Eritrea prevalse, mantenendo la sua sovranità mentre sopportava sanzioni, demonizzazione e provocazioni militari. Vivere il sogno panafricano L'Eritrea non si limita a predicare il panafricanismo; lo vive. Sotto il governo dell'EPLF, il paese adottò politiche che furono rivoluzionarie per l'Africa. Molto prima che diventasse di moda discutere di uguaglianza di genere nella leadership, l'EPLF aveva donne al servizio in combattimento e nell'amministrazione, rimodellando le norme di genere in una regione profondamente patriarcale. L'istruzione e l'assistenza sanitaria furono considerate prioritarie nelle aree liberate durante la lotta per l'indipendenza e in seguito istituzionalizzate nella politica nazionale. A differenza di molti stati africani postcoloniali che adottarono le lingue dei loro colonizzatori, l'Eritrea scelse una strada diversa, riconoscendo ufficialmente tutte le sue nove lingue etniche. Questa non era solo una politica linguistica; era una dichiarazione di unità nella diversità, una dichiarazione che nessun gruppo avrebbe dominato un altro sotto le mentite spoglie dell'"unità nazionale". Il rifiuto dell'Eritrea agli aiuti esteri, spesso un cavallo di Troia per il controllo neocoloniale, sottolinea ulteriormente il suo impegno per una vera sovranità. Invece di aiuti, l'Eritrea ha investito nell'autosufficienza, promuovendo un ethos che molte nazioni africane devono ancora abbracciare e realizzare pienamente. Demonizzazione da parte dell'Occidente L'indipendenza dell'Eritrea ha avuto un costo elevato, in gran parte perché si è rifiutata di giocare secondo le regole dell'egemonia occidentale. Il rifiuto del paese di accettare aiuti con vincoli, la sua insistenza nel risolvere i problemi africani attraverso soluzioni africane e il suo fermo impegno per una politica non allineata e un approccio indipendente lo hanno reso un bersaglio implacabile di ostilità. La famosa osservazione di Hillary Clinton, che definisce l'Eritrea come un "cattivo esempio di buona governance", riassume perfettamente la paura dell'Occidente di uno stato africano indipendente che traccia la propria rotta. Sono seguite sanzioni, campagne di disinformazione e tentativi di isolare l'Eritrea. La narrazione spinta dai media occidentali ritrae l'Eritrea come uno stato paria autoritario, ignorandone opportunamente i risultati e la resilienza. Questa campagna diffamatoria si è infiltrata nei circoli africani, dove persino alcuni intellettuali e movimenti panafricani hanno adottato l'immagine distorta creata dall'Occidente. Perché il silenzio dei panafricanisti? Il silenzio che circonda l'Eritrea nei circoli panafricani è sia sconcertante che preoccupante. Mentre i recenti movimenti anti-imperialisti nell'Africa occidentale, come quelli in Burkina Faso, Mali e Niger, meritano di essere celebrati, è l'Eritrea che da tempo è la stella polare dell'autodeterminazione africana. Decenni prima che queste nazioni iniziassero le loro lotte contro il neocolonialismo, l'Eritrea stava combattendo - e vincendo - contro probabilità ben maggiori. Eppure l'Eritrea è raramente riconosciuta come un esempio panafricano. Questa svista deriva probabilmente dall'influenza pervasiva delle narrazioni occidentali, che sono riuscite a inquadrare l'Eritrea come uno stato canaglia. È più facile allinearsi alla caricatura dell'Occidente sull'Eritrea che valutare criticamente le sue politiche e riconoscere il suo contributo all'indipendenza africana. Eritrea: un faro per l'Africa L'esperienza dell'Eritrea contiene lezioni inestimabili per l'Africa. La sua posizione incrollabile sulla sovranità ci ricorda che la vera indipendenza richiede sacrifici. Il suo impegno per l'autosufficienza dimostra che rifiutare gli aiuti esteri non è solo possibile, ma essenziale per uno sviluppo sostenibile. Il suo riconoscimento della diversità etnica e culturale sottolinea l'importanza dell'unità senza cancellazione. La dichiarazione del presidente Isaias Afwerki secondo cui "l'Eritrea non è in vendita" cattura l'essenza della filosofia del paese. È una filosofia che le nazioni africane devono abbracciare se vogliono liberarsi da secoli di sfruttamento e dipendenza. La resilienza dell'Eritrea, nonostante l'ostilità senza pari, è la prova che un'Africa autosufficiente non è un sogno irrealizzabile, ma una realtà tangibile. La storia dell'Eritrea è la storia dell'Africa Se il panafricanismo deve avere credibilità, deve riconoscere e celebrare i contributi dell'Eritrea. Ignorare l'Eritrea mentre si lodano nazioni che stanno appena iniziando il loro percorso anti-imperialista è un disservizio agli ideali stessi del panafricanismo. È tempo di affrontare le narrazioni che hanno messo da parte l'Eritrea e di dare a questa nazione il suo legittimo posto in prima linea nel movimento. La storia dell'Eritrea non è solo la sua; è la storia dell'Africa. Una storia di lotta, resilienza e incrollabile ricerca dell'indipendenza. È tempo che la raccontiamo come tale. da The Mesob Journal ROMA\ aise\ - “Lietissimo di rappresentare l'Italia in Eritrea, anche alla luce dei profondi legami storici esistenti tra i due Paesi”. Queste le prime parole di Alfonso Di Riso nella sua veste di nuovo ambasciatore d’Italia ad Asmara.
“Il mio mandato sarà indirizzato a promuovere una sincera e proficua collaborazione tra Roma e Asmara in tutti i settori di mutuo interesse”, ha assicurato Di Riso, al quale la Farnesina ha indirizzato le suecongratulazioni con un tweet. Nato nel 1965 a Napoli, dove si laurea in giurisprudenza e in scienze politiche, Alfonso Di Riso entra in carriera diplomatica nel 1997. Il suo primo incarico è al Contenzioso Diplomatico, Trattati e Affari Legislativi. Nel 2000 è secondo segretario commerciale a Kuala Lumpur, dove è confermato con funzioni di primo segretario commerciale. Nel 2003 è primo segretario a Teheran, sino al 2007, anno in cui rientra a Roma alla Direzione Generale Personale. Consigliere ad Algeri nel 2009, è confermato nella stessa sede con funzioni di primo consigliere. Nel 2013 è nominato incaricato d’Affari con Lettere ad Abidjan – e poi ambasciatore -, accreditato, con credenziali di ambasciatore, anche a Niamey (Niger), a Ouagadougou (Burkina Faso), a Monrovia (Liberia) e a Freetown (Sierra Leone). Rientra alla Farnesina nel 2017 ed è nominato capo dell’Unità per le Relazioni sindacali e l’innovazione della Direzione Generale Risorse e Innovazione. Nel 2021 è ambasciatore a Jerevan e ora approda ad Asmara. (aise) Dal giorno 4 al giorno 6 di gennaio 2025 si è tenuta in Asmara una importante conferenza internazionale dal titolo International Conference on Eritrean Studies.
Moltissime le autorità accademiche presenti al convegno caratterizzato da un fitto e articolato programma di conferenze. Per maggiori dettagli fare riferimento alla pagina di Ghideon Musa Aron |
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Novembre 2025
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