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<channel><title><![CDATA[ERITREA ERITREA - Attualit&agrave;]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave]]></link><description><![CDATA[Attualit&agrave;]]></description><pubDate>Mon, 18 May 2026 18:56:57 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Festa dell'Indipendenza Eritrea a Roma]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/festa-dellindipendenza-eritrea-a-roma6971555]]></link><comments><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/festa-dellindipendenza-eritrea-a-roma6971555#comments]]></comments><pubDate>Sat, 23 May 2026 22:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/festa-dellindipendenza-eritrea-a-roma6971555</guid><description><![CDATA[      [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.eritreaeritrea.com/uploads/6/0/7/5/60751741/684002882-1504179257904324-3315520984054408518-n_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Eritrea, 35 anni di indipendenza memoria e tensioni sul Mar Rosso]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/eritrea-35-anni-di-indipendenza-memoria-e-tensioni-sul-mar-rosso]]></link><comments><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/eritrea-35-anni-di-indipendenza-memoria-e-tensioni-sul-mar-rosso#comments]]></comments><pubDate>Mon, 18 May 2026 16:43:24 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/eritrea-35-anni-di-indipendenza-memoria-e-tensioni-sul-mar-rosso</guid><description><![CDATA[       Dalla liberazione di Asmara nel 1991 alle attuali pretese territoriali etiopiche: perch&eacute; la storia eritrea continua a influenzare il Corno d&rsquo;Africa&#8203;di Marilena DolceIl 24 maggio 1991, con la liberazione di Asmara, l&rsquo;Eritrea conquista l&rsquo;indipendenza dopo trent&rsquo;anni di combattimenti.Una storia che non appartiene soltanto al passato. Dopo 35 anni l&rsquo;Eritrea deve combattere in difesa della sua integrit&agrave; territoriale e per la sua indipendenza, c [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.eritreaeritrea.com/uploads/6/0/7/5/60751741/published/eritrea-lotta-per-lindipendenza-1200x690.jpg?1779122673" alt="Foto" style="width:539;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><strong><em>Dalla liberazione di Asmara nel 1991 alle attuali pretese territoriali etiopiche: perch&eacute; la storia eritrea continua a influenzare il Corno d&rsquo;Africa<br /><br />&#8203;di <a href="https://eritrealive.com/eritrea-35-anni-di-indipendenza-memoria-e-tensioni-sul-mar-rosso/?fbclid=IwY2xjawR4H2RleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETJGc1pxQ3JJMWNBRFZKT1BLc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHvptgCSnfDTO4oYlB_v0GxEEde2Zn3N4eINhmcCOHbPBHpfkjNmDuEMK14eu_aem_LuGbB_g4cfPb4lcEfUl9qA" target="_blank"><font size="5">Marilena Dolce</font></a></em></strong><br /><br />Il 24 maggio 1991, con la liberazione di Asmara, l&rsquo;Eritrea conquista l&rsquo;indipendenza dopo trent&rsquo;anni di combattimenti.<br /><br />Una storia che non appartiene soltanto al passato. Dopo 35 anni l&rsquo;Eritrea deve combattere in difesa della sua integrit&agrave; territoriale e per la sua indipendenza, contro le mire espansionistiche dell&rsquo;Etiopia.<br /><br />Nel 1941 l&rsquo;Italia perde la colonia eritrea, amministrata dagli inglesi dopo la battaglia di Keren. Il 5 maggio dello stesso anno l&rsquo;imperatore Hail&egrave; Selassi&egrave; rientra ad Addis Abeba e l&rsquo;Etiopia chiede l&rsquo;unione con l&rsquo;Eritrea, in nome della &ldquo;fratellanza&rdquo; ma soprattutto per ottenere uno sbocco sul mare grazie ai porti di Massawa e Assab.<br />Una storia non ancora conclusa, anzi ripresa recentemente dal premier etiopico Abiy Ahmed, con alle spalle gli Emirati Arabi Uniti, suscitando forti tensioni nella regione. Nello stesso tempo tuttavia l&rsquo;America ha chiarito la propria posizione: &ldquo;abbiamo ripetutamente comunicato all&rsquo;Etiopia che ci opponiamo a qualsiasi tentativo di acquisire l&rsquo;accesso al mare con la forza&rdquo;, afferma la nota del governo americano.<br /><br />Dunque, mentre cresce l&rsquo;instabilit&agrave; in Medio Oriente e aumenta l&rsquo;importanza strategica dello stretto di Bab el Mandeb, la costa eritrea torna a occupare una posizione centrale negli equilibri regionali.<br /><br />Riprendiamo la storia.<br /><br />Nel 1949 Alcide De Gasperi dichiara all&rsquo;Assemblea delle Nazioni Unite che l&rsquo;Italia riconoscer&agrave; l&rsquo;indipendenza eritrea. La questione si rivela per&ograve; molto pi&ugrave; complessa. Nel 1950 gli Stati Uniti sono impegnati nella guerra di Corea e Hail&egrave; Selassi&egrave; invia soldati etiopici a sostegno di Washington. La gratitudine americana prender&agrave; forma nella risoluzione Onu 390 A(V), con la quale l&rsquo;Eritrea viene federata all&rsquo;Etiopia, secondo i desideri imperiali.<br /><br />Durante la sua prima visita ufficiale in Eritrea, attraversando il fiume Mareb, Hail&egrave; Selassi&egrave; dichiara che &ldquo;sono soltanto sessant&rsquo;anni che viene usata la parola Eritrea&rdquo;, sostenendo che quel territorio era sempre stato parte dell&rsquo;impero etiopico.<br /><br />Un&rsquo;affermazione contestabile, che indica chiaramente la linea politica del Negus. In pochi anni la federazione si trasforma infatti in annessione, culminata nel 1962 con l&rsquo;abolizione dell&rsquo;autonomia eritrea.<br /><br />In quegli stessi anni nasce a Port Sudan un primo movimento per la liberazione eritrea. Poco dopo, al Cairo, nel 1961 si forma il Fle, Fronte di Liberazione Eritreo. Figura simbolica della lotta &egrave; Idris Awate che il primo settembre 1961, armato di vecchi fucili italiani e insieme a un piccolo gruppo di uomini, attacca un posto di polizia nel Barka, dando inizio alla lotta armata per l&rsquo;indipendenza.<br /><br />Il Fle nasce nelle aree musulmane e pu&ograve; contare sull&rsquo;appoggio politico ed economico di alcuni paesi arabi. Negli anni successivi, tuttavia, accanto al Fle si rafforza un altro Fronte destinato a diventare progressivamente dominante: il Fple, Fronte Popolare di Liberazione dell&rsquo;Eritrea.<br /><br />Nel frattempo, nel 1974, cade Hail&egrave; Selassi&egrave; e il potere passa al Derg di Menghistu Hail&egrave;mariam. Gli Stati Uniti continuano a sostenere Addis Abeba come alleato strategico in Africa, mentre i guerriglieri eritrei consolidano la propria organizzazione militare nelle campagne e nelle citt&agrave;.<br /><br />Negli anni Settanta il Fple &egrave; ormai strutturato in battaglioni ben organizzati e controlla vaste aree del Sahel, mentre l&rsquo;Etiopia mantiene il controllo di citt&agrave; strategiche come Asmara e Keren. Nel 1976 la separazione tra Fle e Fple diventa definitiva e alla guida del Fple emerge Isaias Afwerki, futuro presidente dell&rsquo;Eritrea.<br /><br />Il Fple &egrave; un vero movimento di liberazione, non soltanto un movimento armato. Fin dall&rsquo;inizio si distingue per capacit&agrave; organizzativa e ideali, conquistando l&rsquo;appoggio degli eritrei, nelle zone ancora occupate ma anche fra le numerose comunit&agrave; della diaspora.<br /><br />Nelle aree liberate il Fple costruisce scuole, cliniche, ospedali e organizza forme di assistenza sanitaria anche nelle regioni pi&ugrave; isolate. Vengono formati centinaia di &ldquo;medici scalzi&rdquo; e strutture per accogliere orfani, rifugiati e figli dei combattenti.<br /><br />Prima ancora della liberazione, il Fple agisce di fatto come un governo nelle zone sotto il proprio controllo. Centrale &egrave; il concetto di autosufficienza, insieme all&rsquo;idea di uno Stato fondato sulla convivenza tra gruppi etnici e religiosi diversi.<br /><br />Nel programma del Fronte si afferma che alle diverse etnie devono essere garantiti &ldquo;uguali diritti e responsabilit&agrave; nel rispetto delle diverse lingue, culture e tradizioni&rdquo;. Altro principio fondamentale &egrave; la separazione tra Stato e religione, destinata in seguito a provocare tensioni anche con la Chiesa cattolica, molto presente nel settore educativo durante l&rsquo;epoca coloniale e negli anni successivi.<br /><br />Nel 1977 il Fple conquista Nakfa, destinata a diventare il simbolo della resistenza eritrea. &ldquo;Oggi Nakfa, domani Asmara&rdquo;, &egrave; lo slogan che accompagna la vittoria. Negli anni successivi i guerriglieri avanzano ulteriormente, mentre l&rsquo;Etiopia continua a ricevere importanti aiuti militari internazionali.<br /><br />Nel 1988 arriva la conquista di Afabet, definita dal giornalista Basil Davidson &ldquo;una delle pi&ugrave; grandi vittorie conseguite da un movimento di liberazione&rdquo;.<br /><br />Tre anni dopo, il 24 maggio 1991, viene liberata Asmara. Con il referendum del 1993 l&rsquo;Eritrea conquista ufficialmente l&rsquo;indipendenza.<br /><br />Da allora sono passati 35 anni. Per gli eritrei, in patria e nella diaspora, il 24 maggio non &egrave; soltanto una ricorrenza nazionale.<br /><br />&Egrave; il ricordo di una guerra lunghissima combattuta per l&rsquo;esistenza stessa del Paese.<br />&#8203;<br />Per questo maggio continua a essere, ancora oggi, il mese della festa e della memoria.</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'audacia dei burattini del Partito Potemkin e dei loro apologeti a pagamento è davvero inaccettabile]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/laudacia-dei-burattini-del-partito-potemkin-e-dei-loro-apologeti-a-pagamento-e-davvero-inaccettabile]]></link><comments><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/laudacia-dei-burattini-del-partito-potemkin-e-dei-loro-apologeti-a-pagamento-e-davvero-inaccettabile#comments]]></comments><pubDate>Thu, 14 May 2026 16:14:21 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/laudacia-dei-burattini-del-partito-potemkin-e-dei-loro-apologeti-a-pagamento-e-davvero-inaccettabile</guid><description><![CDATA[       Le politiche deliranti del regime del PP continuano ad alimentare, senza ombra di dubbio, inutili tensioni nella regione:- Prova 1: il memorandum d'intesa illecito che il regime del PP ha firmato furtivamente con il Somaliland nel gennaio 2024;- Prova 2: le incessanti campagne mediatiche e diplomatiche, accompagnate da continue minacce, che il regime ha scatenato dal dicembre 2023 per invadere Assab nel perseguimento del suo sogno illusorio di "accesso sovrano al mare";- Prova 3: il coinv [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.eritreaeritrea.com/uploads/6/0/7/5/60751741/published/699962675-28156067530660064-7037040791028405540-n.jpg?1778775314" alt="Foto" style="width:450;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Le politiche deliranti del regime del PP continuano ad alimentare, senza ombra di dubbio, inutili tensioni nella regione:<br /><br />- Prova 1: il memorandum d'intesa illecito che il regime del PP ha firmato furtivamente con il Somaliland nel gennaio 2024;<br /><br />- Prova 2: le incessanti campagne mediatiche e diplomatiche, accompagnate da continue minacce, che il regime ha scatenato dal dicembre 2023 per invadere Assab nel perseguimento del suo sogno illusorio di "accesso sovrano al mare";<br /><br />- Prova 3: il coinvolgimento ampiamente documentato del PP (risultati dell'Universit&agrave; di Yale, ecc.) nel conflitto in Sudan, i cui tentacoli e pericolose ramificazioni<br />(link https://x.com/AfriMEOSINT/status/2052695162535530980?s=20) sono molteplici e davvero gravi.<br /><br />Eppure, i lacch&egrave; del PP e i loro apologeti accusano l'Eritrea e altri paesi della regione di "cospirazioni... per la formazione di un asse di potere" contro l'Etiopia.<br /><br />Queste operazioni sotto falsa bandiera sono troppo trasparenti e non possono camuffare la vera fonte e il vero focolaio di tensioni inutili e evitabili nella regione del Corno d'Africa.<br /><br />Le nobili aspirazioni dei popoli della regione rimangono una pace duratura e una cooperazione fondata sul rispetto reciproco della sovranit&agrave; e dell'integrit&agrave; territoriale; non conflitti perenni per placare le elusive ambizioni di egemonia e dominio.<br /><br />Yemane G. Meskel, Ministro dell'Informazione<br /><br />credit&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/gmaron.aron?__cft__%5B0%5D=AZYUatYiUArqDRla7L_DZqjXAUCqRwfQpayF4peJpPUZZwHHa9htO0eAxxpFRkOZfrDWLNFGNvoCZoEbh2-nfjiDS3aWPRMI158GgKIqKtrejlND5qpg9V2txDMwz0t4I_V1VB3JLcT6_1ZFetRE9e8-xLx4qj4iMFvYJGbT4yv_Thv9Yq1gHE_rG7cZschB7Xs&amp;__tn__=-UC%2CP-R"><font size="5">Ghideon Musa Aron</font></a><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'ambasciatrice Sophia Tesfamariam risponde con fermezza ai recenti commenti provenienti dall'Etiopia.]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/lambasciatrice-sophia-tesfamariam-risponde-con-fermezza-ai-recenti-commenti-provenienti-dalletiopia]]></link><comments><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/lambasciatrice-sophia-tesfamariam-risponde-con-fermezza-ai-recenti-commenti-provenienti-dalletiopia#comments]]></comments><pubDate>Tue, 12 May 2026 18:58:57 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/lambasciatrice-sophia-tesfamariam-risponde-con-fermezza-ai-recenti-commenti-provenienti-dalletiopia</guid><description><![CDATA[       di&nbsp;Sophia TesfamariamNelle ultime settimane si &egrave; scritto molto sull'Eritrea e ho deciso di rispondere a uno dei tanti articoli provenienti dall'Etiopia... l'articolo dell'IFA intitolato "La rivendicazione di sovranit&agrave; dell'Eritrea e l'insicurezza che nasconde".Questo articolo si basa su un'interpretazione selettiva del diritto internazionale, su una ricostruzione incompleta della storia del Corno d'Africa e su un preoccupante tentativo di reinterpretare legittime preocc [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.eritreaeritrea.com/uploads/6/0/7/5/60751741/screenshot-2026-05-12-alle-20-56-12_orig.png" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><br />di&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/sophia.tesfamariam?__cft__%5B0%5D=AZYZpTa5xGlWdsPXr3GItm8ff1O9jeRCU5nZAyHGuGdXYfw2jAMRFEvdAVQJ0qkHDJML_TG1RdJfzr5xVjs-DQYnje9yIaK7Y8VtADmjGbKZbvVoDMgRHOytG1bsUg11dw21J8cAV9f91nMgSyZtkUOO&amp;__tn__=-%5DK-R"><font size="5">Sophia Tesfamariam<br /></font></a><br />Nelle ultime settimane si &egrave; scritto molto sull'Eritrea e ho deciso di rispondere a uno dei tanti articoli provenienti dall'Etiopia... l'articolo dell'IFA intitolato "La rivendicazione di sovranit&agrave; dell'Eritrea e l'insicurezza che nasconde".<br /><br />Questo articolo si basa su un'interpretazione selettiva del diritto internazionale, su una ricostruzione incompleta della storia del Corno d'Africa e su un preoccupante tentativo di reinterpretare legittime preoccupazioni in materia di sovranit&agrave; e integrit&agrave; territoriale come prova di insicurezza politica piuttosto che di legittima responsabilit&agrave; statale. &Egrave; quindi necessario affrontare diverse questioni sollevate in questo articolo dalla prospettiva selettiva.<br /><br />Il titolo stesso &egrave; particolarmente rivelatore. Riflette una tendenza sempre pi&ugrave; diffusa in certi ambienti politici e intellettuali del Partito della Prosperit&agrave; (PP) a delegittimare l'invocazione della sovranit&agrave; da parte dell'Eritrea, presentandola non come un principio fondamentale del diritto internazionale, ma come una forma di occultamento, ostruzionismo o paranoia. Tale impostazione &egrave; profondamente problematica.<br /><br />La sovranit&agrave; non &egrave; qualcosa dietro cui l'Eritrea debba "nascondersi". La sovranit&agrave; &egrave; la pietra angolare del moderno ordinamento giuridico internazionale, sancita dalla Carta delle Nazioni Unite e dall'Atto Costitutivo dell'Unione Africana. Per gli stati africani in particolare, molti dei quali sono emersi da spartizioni coloniali, dispute territoriali, occupazioni e prolungate interferenze esterne, la difesa della sovranit&agrave; e dell'integrit&agrave; territoriale non pu&ograve; essere liquidata come mera retorica; si tratta di principi giuridici esistenziali radicati in una dolorosa esperienza storica.<br /><br />Per l'Eritrea, queste preoccupazioni non sono teoriche. L'Eritrea &egrave; emersa da una lunga lotta anticoloniale e contro l'annessione, successiva alla federazione, all'annessione e a decenni di guerra. L'Etiopia non era semplicemente uno stato confinante nella memoria storica eritrea; era l'ex colonizzatore dell'Eritrea. Tale esperienza storica plasma inevitabilmente la comprensione eritrea di sovranit&agrave;, confini e sopravvivenza nazionale.<br /><br />Come recita il proverbio amarico: &ldquo;&#4840;&#4808;&#4875; &#4706;&#4648;&#4659; &#4840;&#4720;&#4808;&#4875; &#4768;&#4845;&#4648;&#4659;&#4637;&rdquo; &ldquo;Chi ha inflitto la ferita pu&ograve; dimenticare, ma chi &egrave; stato ferito non dimentica mai&rdquo;. Il proverbio coglie una realt&agrave; essenziale spesso ignorata nelle analisi esterne sull'Eritrea: la memoria storica plasma la coscienza della sicurezza nazionale. Gli Stati e i popoli che hanno subito annessioni, guerre, occupazioni, dispute territoriali, sanzioni e prolungate pressioni esterne non possono, e non devono, affrontare le questioni di sovranit&agrave; con leggerezza o in modo astratto.<br /><br />Da una prospettiva eritrea, la sovranit&agrave; non &egrave; quindi uno slogan diplomatico astratto o uno scudo politico tattico. &Egrave; inseparabile dai sacrifici compiuti durante una delle pi&ugrave; lunghe lotte di liberazione africane e dalla determinazione a impedire qualsiasi ritorno, diretto o indiretto, ad accordi percepiti come lesivi dell'indipendenza e dell'integrit&agrave; territoriale conquistate a caro prezzo dall'Eritrea.<br /><br />Affermare che l'insistenza dell'Eritrea sulla sovranit&agrave; mascheri in qualche modo motivazioni illegittime significa di fatto invertire l'onere della prova. Implica che gli Stati pi&ugrave; piccoli, che difendono confini internazionalmente riconosciuti, debbano giustificare le proprie preoccupazioni, mentre le maggiori potenze regionali, che perseguono ambizioni egemoniche incendiarie e invocano apertamente "diritti storici", "diritti naturali" o "necessit&agrave; strategiche" in merito all'accesso marittimo, vengono considerate semplicemente come entit&agrave; che perseguono un pragmatismo economico.<br /><br />Dal punto di vista dell'Eritrea, la questione non &egrave; mai stata se l'Etiopia, in quanto Stato senza sbocco sul mare, possieda legittimi interessi di sviluppo nell'accesso commerciale marittimo. L'Eritrea non ha mai contestato tale principio. Il diritto internazionale riconosce gi&agrave; il diritto degli Stati senza sbocco sul mare all'accesso negoziato e alla libert&agrave; di transito. La questione &egrave; se tali ambizioni vengano formulate e perseguite in modo coerente con la Carta delle Nazioni Unite, l'uguaglianza sovrana e il divieto di minaccia o uso della forza.<br /><br />L'articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite vieta non solo l'uso della forza, ma anche la minaccia di forza contro l'integrit&agrave; territoriale o l'indipendenza politica degli Stati. Il diritto internazionale non impone agli Stati di attendere un'invasione militare prima di prendere sul serio la retorica, i segnali strategici o il discorso politico che abbiano implicazioni coercitive. La vigilanza preventiva riguardo a segnali coercitivi credibili &egrave; pienamente compatibile con il diritto sovrano degli Stati di salvaguardare la propria integrit&agrave; territoriale e indipendenza politica.<br /><br />In questo contesto, le preoccupazioni dell'Eritrea riguardo al discorso sempre pi&ugrave; assertivo dell'Etiopia sull'accesso al Mar Rosso non sono n&eacute; irrazionali n&eacute; propagandistiche. Alti funzionari del Partito della Prosperit&agrave; (PP), incluso il Primo Ministro Abiy Ahmed, hanno ripetutamente inquadrato l'accesso marittimo in termini esistenziali e revisionisti, invocando nozioni di "diritti storici", "diritto naturale" e inevitabilit&agrave; strategica. Il discorso politico etiope sull'accesso al Mar Rosso si &egrave; talvolta spinto anche oltre, con figure di spicco che hanno apertamente dichiarato che l'Etiopia avrebbe ottenuto l'accesso marittimo "pacificamente, se possibile, e militarmente, se necessario".<br /><br />Questa retorica non &egrave; emersa isolatamente. &Egrave; stata accompagnata da un clima pi&ugrave; ampio di discorso irredentista sempre pi&ugrave; normalizzato sulle piattaforme social e politiche etiopi, inclusa la circolazione di mappe alterate che raffigurano Assab e porzioni di territorio sovrano eritreo come parte dell'Etiopia. Organizzazioni indipendenti di fact-checking hanno documentato molteplici casi in cui le mappe sono state manipolate digitalmente per incorporare Assab nel territorio etiope, nel contesto dell'intensificarsi del dibattito pubblico sull'accesso al Mar Rosso.<br /><br />Altrettanto preoccupanti sono state le immagini e i video diffusi da eventi legati all'esercito e da account sui social media che mostravano figure militari etiopi esibire mappe che includevano porzioni dell'Eritrea meridionale nell'Etiopia durante cerimonie pubbliche associate alla mobilitazione delle forze speciali e a messaggi nazionalisti. Che fosse ufficialmente autorizzata o meno, l'ampia diffusione di tali immagini ha contribuito a creare un ambiente politico in cui le narrazioni territoriali revisioniste sono entrate sempre pi&ugrave; nel discorso dominante.<br /><br />Nel loro insieme, questi sviluppi non possono essere ragionevolmente liquidati come innocuo simbolismo nazionalista. In una regione con una lunga storia di guerre tra stati, confini contesi e rivendicazioni territoriali irrisolte, tale retorica e tali immagini hanno implicazioni legali e di sicurezza che gli stati responsabili hanno il diritto di prendere seriamente in considerazione, in base al principio di precauzione sancito dall'articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite.<br /><br />Lo stesso Primo Ministro Abiy Ahmed ha pubblicamente definito l'accesso al Mar Rosso una questione esistenziale per l'Etiopia e ha suggerito che la questione non poteva rimanere irrisolta indefinitamente. I media internazionali e gli analisti regionali hanno ripetutamente avvertito che tale retorica, unita alla mobilitazione militare e all'agitazione nazionalista attorno ad Assab, rischiava di contribuire a una rinnovata instabilit&agrave; regionale e ai timori di uno scontro tra stati.<br /><br />Il Memorandum d'intesa del 2024 tra Etiopia e Somaliland ha ulteriormente acuito le tensioni, soprattutto perch&eacute; la Somalia ha formalmente respinto l'accordo, considerandolo una violazione della propria sovranit&agrave; e integrit&agrave; territoriale. Questi sviluppi sottolineano con precisione perch&eacute; le questioni relative all'accesso marittimo nel Corno d'Africa non possano essere separate da considerazioni giuridiche e di sicurezza pi&ugrave; ampie.<br /><br />Altrettanto problematico &egrave; il trattamento selettivo che l'articolo riserva al conflitto di confine tra Eritrea ed Etiopia del 1998-2000.<br /><br />I confini dell'Eritrea non erano confini indefiniti o ambigui. Furono stabiliti attraverso i trattati del 1900, 1902 e 1908 conclusi tra l'Italia imperiale e l'Etiopia imperiale. Questi trattati costituirono la base giuridica su cui la Commissione per la delimitazione dei confini tra Eritrea ed Etiopia (EEBC), istituita in base all'Accordo di Algeri, bas&ograve; la sua decisione.<br /><br />In particolare, la decisione finale e vincolante dell'EEBC assegn&ograve; inequivocabilmente Badme, il principale punto critico e casus belli del conflitto del 1998-2000, all'Eritrea. Questo fatto &egrave; giuridicamente fondamentale. Dimostra che la controversia territoriale si &egrave; concentrata su aree che, in ultima analisi, l'organo arbitrale internazionale competente ha determinato rientrare nella sovranit&agrave; eritrea.<br /><br />L'articolo travisa anche il ruolo della Commissione per i reclami Eritrea-Etiopia, lasciando intendere che essa abbia definitivamente risolto le origini pi&ugrave; ampie della guerra. Come hanno osservato gli studiosi di diritto, comprese le analisi pubblicate sull'European Journal of International Law, la Commissione per i reclami non aveva il mandato specifico di determinare in modo esaustivo le origini del conflitto. Il meccanismo investigativo indipendente previsto dall'articolo 3 dell'Accordo di Algeri a tale scopo non &egrave; mai stato istituito.<br /><br />Pertanto, nessun processo internazionale autorevole ha mai esaminato a fondo gli antecedenti pi&ugrave; ampi del conflitto, comprese le tensioni derivanti da contestazioni amministrative, scontri locali, attivit&agrave; delle milizie, controversie cartografiche e accuse di sconfinamenti in territorio sovrano eritreo durante gli anni '90, nonch&eacute; l'attacco non provocato da parte delle truppe etiopi contro un'unit&agrave; dell'esercito eritreo nella zona di Badme il 5 maggio 1998. Ci&ograve; che &egrave; stato definitivamente accertato, tuttavia, &egrave; stata la questione territoriale stessa. E su tale questione, l'#EEBC si &egrave; pronunciato a favore dell'#Eritrea.<br /><br />La crisi giuridica e politica determinante del periodo postbellico non &egrave; stata quindi il rifiuto del diritto internazionale da parte dell'Eritrea, bens&igrave; il rifiuto dell'Etiopia, per quasi due decenni, di attuare una sentenza arbitrale vincolante che aveva espressamente accettato essere "definitiva e vincolante". Questa rimane una delle contraddizioni pi&ugrave; significative nei dibattiti sullo stato di diritto nel Corno d'Africa.<br /><br />In gioco non c'era solo una controversia bilaterale sui confini, ma l'integrit&agrave; stessa dell'arbitrato internazionale. Se gli Stati possono ignorare le sentenze arbitrali vincolanti quando politicamente scomode, la credibilit&agrave; dei meccanismi di risoluzione pacifica delle controversie previsti dal diritto internazionale viene fondamentalmente compromessa.<br /><br />L'articolo tratta in modo analogamente il regime di sanzioni del 2009 in modo Incompleto. Dal punto di vista dell'Eritrea, le sanzioni imposte ai sensi della Risoluzione 1907 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono scaturite da un processo fortemente politicizzato, plasmato dalla manipolazione dell'IGAD e dell'Unione Africana da parte dell'Etiopia. Le accuse alla base delle sanzioni sono state fortemente contestate e non sono mai state accertate attraverso un processo giudiziario indipendente che rispettasse gli standard probatori accettati.<br /><br />Per molti eritrei, l'episodio delle sanzioni rimane un esempio preoccupante di strumentalizzazione delle istituzioni multilaterali a fini geopolitici. Infatti, molti osservatori africani hanno guardato al processo con profondo disagio, riconoscendo il dannoso precedente di uno Stato africano che mobilita misure punitive internazionali contro un altro a fronte di accuse contestate. La revoca finale delle sanzioni nel 2018 ha ulteriormente sottolineato la natura fondamentalmente politica del processo.<br /><br />L'articolo presenta inoltre il Programma di Servizio Nazionale eritreo in modo estremamente riduttivo. Mentre le narrazioni esterne spesso ritraggono il programma esclusivamente attraverso una lente militarizzata, il sistema di servizio nazionale eritreo include da tempo componenti civiche e di sviluppo sostanziali. I laureati del Servizio Nazionale contribuiscono a ministeri, scuole, universit&agrave;, ospedali, progetti infrastrutturali, amministrazioni locali e missioni diplomatiche all'estero.<br /><br />Ancora pi&ugrave; importante, la durata obbligatoria di 18 mesi del Servizio Nazionale &egrave; stata prolungata in gran parte a causa del prolungato clima di "n&eacute; guerra n&eacute; pace" e delle continue minacce alla sicurezza derivanti dalle tensioni irrisolte con i successivi governi etiopi.<br /><br />Allo stesso tempo, l'Etiopia stessa, negli ultimi anni, ha subito un'ampia mobilitazione militare, importanti acquisizioni di armi e ripetuti conflitti armati interni in diverse regioni. Numerose organizzazioni internazionali, inchieste giornalistiche e persino istituzioni etiopi hanno documentato gravi abusi in regioni come Amhara e Oromia, tra cui esecuzioni extragiudiziali, attacchi con droni contro i civili, detenzioni arbitrarie, sfollamenti di massa e attacchi contro infrastrutture civili.<br /><br />Un'analisi equilibrata e credibile non pu&ograve; invocare selettivamente le preoccupazioni relative ai diritti umani solo laddove rafforzano le narrazioni geopolitiche preferite, minimizzando o contestualizzando la violenza su larga scala in altre aree.<br /><br />In termini pi&ugrave; generali, la politica estera dell'Eritrea ha costantemente posto l'accento sull'uguaglianza sovrana, la non ingerenza, la titolarit&agrave; regionale e la resistenza agli accordi egemonici nel Corno d'Africa. L'invocazione della sovranit&agrave; da parte dell'Eritrea non &egrave; un "camuffamento"; riflette l'esperienza storica di uno Stato emerso da una delle pi&ugrave; lunghe lotte di liberazione africane e che successivamente ha sopportato guerre, sanzioni, prolungata occupazione territoriale e continue pressioni esterne.<br /><br />L'integrazione regionale e la cooperazione economica nel Corno d'Africa sono entrambe necessarie e realizzabili. L'Eritrea non si &egrave; mai opposta a quadri negoziati per il commercio, la connettivit&agrave; o l'accesso marittimo basati sul mutuo consenso e sul diritto internazionale. Ci&ograve; che l'Eritrea rifiuta, giustamente, &egrave; la normalizzazione di una retorica che sottintende che le ambizioni strategiche o il peso demografico degli Stati pi&ugrave; grandi diano loro diritto ad accordi eccezionali a scapito della sovranit&agrave; e delle preoccupazioni per la sicurezza dei vicini pi&ugrave; piccoli.<br /><br />In definitiva, la questione non &egrave; l'opposizione allo sviluppo dell'Etiopia. Si insiste affinch&eacute; tutte le ambizioni regionali rimangano saldamente ancorate ai principi del diritto internazionale: uguaglianza sovrana, integrit&agrave; territoriale, non ingerenza, pacta sunt servanda e il divieto di coercizione sancito dalla Carta delle Nazioni Unite.<br /><br />Per quanto riguarda le future relazioni tra Eritrea ed Etiopia, o la "soluzione", come la definisce l'autore, la prudenza, il realismo e l'esperienza storica suggeriscono pazienza piuttosto che un ottimismo prematuro e irrealistico.<br /><br />Una pace autentica e relazioni stabili tra stati confinanti non possono essere create artificialmente con slogan diplomatici, pressioni esterne o vane illusioni intellettuali. Devono emergere organicamente, gradualmente e sulla base del rispetto reciproco, della coerenza, della reciprocit&agrave; e della fiducia, costruite nel tempo.<br /><br />Una pace duratura non pu&ograve; essere affrettata, soprattutto dopo che la considerevole buona volont&agrave; e l'opportunit&agrave; storica offerte nel 2018 sono state infine vanificate da una leadership etiope che non &egrave; riuscita a consolidare la riconciliazione a livello interno, regionale e istituzionale. Una pace duratura nel Corno d'Africa richieder&agrave; seriet&agrave;, pazienza strategica e, soprattutto, un'Etiopia che sia prima di tutto in pace con se stessa.<br /><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Eritrea, nel 35° Anniversario della sua Indipendenza sempre più vittoriosa ed indispensabile (anche per i suoi storici avversari…)]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/eritrea-nel-35-anniversario-della-sua-indipendenza-sempre-piu-vittoriosa-ed-indispensabile-anche-per-i-suoi-storici-avversari]]></link><comments><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/eritrea-nel-35-anniversario-della-sua-indipendenza-sempre-piu-vittoriosa-ed-indispensabile-anche-per-i-suoi-storici-avversari#comments]]></comments><pubDate>Sat, 09 May 2026 10:53:03 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/eritrea-nel-35-anniversario-della-sua-indipendenza-sempre-piu-vittoriosa-ed-indispensabile-anche-per-i-suoi-storici-avversari</guid><description><![CDATA[       Nel 35&deg; Anniversario della sua Indipendenza, che si celebra proprio questo mese, l'Eritrea emerge non soltanto come un attore moralmente e geopoliticamente vittorioso sui propri eterni rivali, ma addirittura indispensabile per una loro "salvezza". E non solo per gli USA, perch&eacute; alla luce della situazione che vediamo stagliarsi in fieri, non tarder&agrave; ad arrivare il momento in cui ristabilire dei buoni uffici con l'Eritrea servir&agrave; anche alla "salvezza" di altri suoi  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.eritreaeritrea.com/uploads/6/0/7/5/60751741/published/hhlim-raoaackq0.webp?1778324111" alt="Foto" style="width:614;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><strong>Nel 35&deg; Anniversario della sua Indipendenza, che si celebra proprio questo mese, l'Eritrea emerge non soltanto come un attore moralmente e geopoliticamente vittorioso sui propri eterni rivali, ma addirittura indispensabile per una loro "salvezza". E non solo per gli USA, perch&eacute; alla luce della situazione che vediamo stagliarsi in fieri, non tarder&agrave; ad arrivare il momento in cui ristabilire dei buoni uffici con l'Eritrea servir&agrave; anche alla "salvezza" di altri suoi avversari ancora, al momento apparentemente irriducibili come Etiopia ed EAU.</strong><br />Di&nbsp;<a href="https://www.opinione-pubblica.com/author/filippo-bovo/"><font size="5">Filippo Bovo</font></a><br />&nbsp;<span>9 Maggio 2026<br /><br /></span>Lo scorso 9 maggio, considerando la riapertura degli Stati Uniti all&rsquo;Eritrea, con l&rsquo;avvio dell&rsquo;iter per la revoca delle sanzioni indette nel 2020 dall&rsquo;amministrazione Biden, cos&igrave; annotai:<br /><span></span><em>Si parla di revoca da parte dell&rsquo;attuale amministrazione Trump delle sanzioni americane imposte sotto Biden all&rsquo;Eritrea. A tal proposito c&rsquo;&egrave; tutta una lunga storia in fatto di sanzioni subite dall&rsquo;Eritrea per non aver voluto allinearsi, sin dall&rsquo;Indipendenza, al nuovo ordine politico unipolare a guida americana, affermatosi con la fine della Guerra Fredda. Furono applicate nel 2009 e rafforzate nel 2011, apparendo allora persino pi&ugrave; severe di quelle in atto per Iran e Corea del Nord e, come nel caso di quei paesi, basate comunque su falsi pretesti, come ad esempio il sostegno ad al-Shabaab, in realt&agrave; creatura di USA ed Etiopia per mantenere un controllo in Somalia. Poi revocate nel 2018, con la falsa aspettativa che Asmara si sarebbe piegata con facilit&agrave; ai &ldquo;dominatori&rdquo;, ma reintrodotte gi&agrave; nel 2021 una volta appurato che cos&igrave; non era stato. Ora si parla di togliere di nuovo queste sanzioni, e naturalmente allora come oggi gli USA pensano che in cambio Asmara si getter&agrave; ai loro piedi, vendendo l&rsquo;anima al diavolo.</em><br /><span></span><em>Spicca in tal senso persino il parere di certe figure, come Martin Plaut ed altri, che hanno sempre sparato una montagna d&rsquo;idiozie e pensano oggi di &ldquo;rifarsi una faccia&rdquo; mettendosi a tessere le lodi del paese, per il quale Washington ha gi&agrave; avviato l&rsquo;iter per il ritiro delle sanzioni. Beh, la loro &egrave; semplicemente la voce di un modo di fare politica internazionale, da parte di certe grandi potenze come gli USA, che si potrebbe qualificare n&eacute; pi&ugrave; e n&eacute; meno che nei termini del bastone e della carota. Con altri paesi, abbiamo visto che ha funzionato: il caso pi&ugrave; celebre, certamente, &egrave; stato la Libia. Con un po&rsquo; di minacce e un po&rsquo; di moine, gli USA l&rsquo;hanno allontanata dai suoi alleati migliori e persino disarmata, fino al giorno in cui non hanno deciso di darle il definitivo &ldquo;colpo di grazia&rdquo;, nel 2011. Non ci dobbiamo sorprendere, dunque, se gli USA adottano oggi parole mielose, laddove in passato mostravano i denti: sappiamo pi&ugrave; che bene che, se necessario, niente vieterebbe loro di tornare a farlo.</em><br /><span></span><em>Vuol dire che cercano di forzare una narrativa che, malgrado i tanti sforzi, continua a non giocare a loro favore. Gli americani, politici ed &ldquo;analisti&rdquo;, coi vari Plaut, pretendono che in cambio della chiusura delle sanzioni l&rsquo;Eritrea gli regali le chiavi di casa propria. Asmara, per&ograve;, continua malgrado tutto ad avere le sue priorit&agrave;, e tra tutte queste i rapporti con Washington e altri partner extra-continentali tendono ad essere secondari rispetto alla necessit&agrave; di portare avanti gli obiettivi interni e regionali. Gli americani vorrebbero basi ed obbedienza politica, magari anche riforme economiche filo-americane, con una prospettiva di &ldquo;regime change&rdquo; o magari di &ldquo;regime conversion&rdquo;, in cambio della fine delle sanzioni; l&rsquo;Eritrea risponde: &ldquo;non c&rsquo;era nessun motivo di farmi sanzioni, quindi ben venga che le abbiate ovviamente dovute revocare; ma ora non allargatevi troppo con certe fantasie&rdquo;.</em><br /><span></span>Naturalmente, letta cos&igrave;, una tale annotazione potrebbe apparire alla stregua di un &ldquo;fulmine a ciel sereno&rdquo;. Ma a tutto ci&ograve; possiamo dare una risposta, in una pi&ugrave; ampia contestualizzazione che guardi all&rsquo;odierna congiuntura geopolitica dominante non solo nel Corno d&rsquo;Africa, ma in una pi&ugrave; ampia aerea che va ad estendersi dalla Valle del Nilo al Mar Rosso, dalla Penisola Arabica al resto del Medio Oriente. E qui cos&igrave; mi ritrovai a scrivere, ancora lo scorso 30 aprile, tali considerazioni:<br /><span></span><em>In merito ai recenti tentativi di Washington di stabilire rapporti pi&ugrave; distesi con Asmara, le motivazioni di fondo potrebbero essere ben pi&ugrave; vaste e varie rispetto a quanto ufficialmente dichiarato. Per gli USA la stabilit&agrave; nel Mar Rosso sta diventando un problema sempre pi&ugrave; incontenibile e, con una costa continentale di circa 1250 km (in realt&agrave;, pi&ugrave; di 2000, contandovi anche le ben 126 isole dell&rsquo;Arcipelago delle Dahlak), l&rsquo;Eritrea appare l&rsquo;unico attore politico in grado di vantare un solido ordine interno, di tutelare la sicurezza nell&rsquo;area e di portare avanti contatti diplomatici con pi&ugrave; parti, presentandosi come una vera e propria piattaforma per la promozione del dialogo ben oltre l&rsquo;intera regione. Dal Mar Rosso al Corno d&rsquo;Africa, l&rsquo;Eritrea &egrave; un attore che ha davvero nelle sue mani le &ldquo;chiavi&rdquo; di tutte le &ldquo;porte&rdquo; regionali.</em><br /><span></span><em>Il progressivo ampliamento di un&rsquo;iniziativa come quella di Tsimdo, dopo aver coinvolto varie regioni e popolazioni etiopiche allarmate dall&rsquo;aggressivit&agrave; del governo centrale di Addis Abeba, guarda oggi anche al Sudan, dove una recente conferenza ha riunito esponenti di quelle etnie con altri di locali comunit&agrave; sudanesi. Nella regione del Corno d&rsquo;Africa arsa da conflitti e contrapposizioni, l&rsquo;iniziativa di pace e dialogo promossa dall&rsquo;Eritrea conosce cos&igrave; un costante e progressivo successo. Non diversamente, il ruolo portato avanti da Asmara in Somalia, sostenendo la ricostruzione dello Stato e dell&rsquo;Esercito, ribadisce tra i due paesi un legame di cooperazione e fiducia non certo certo secondo a quello tra Eritrea e Sudan.</em><br /><span></span><em>Per gli USA non si tratta tanto di stabilire un modus vivendi sul Mar Rosso con l&rsquo;Eritrea per contenere l&rsquo;azione e l&rsquo;influenza di di Ansar Allah, con cui riservatamente Asmara potrebbe pur sempre avviare un dialogo grazie ai suoi contatti diretti con Arabia Saudita, Oman e pure Iran; quanto forse di ricavare risultati pi&ugrave; convincenti per la fine della guerra civile in Sudan e una maggiore stabilit&agrave; in Somalia. L&rsquo;Arabia Saudita e l&rsquo;Egitto premono per un maggior impegno americano nel primo, estromettendovi gli EAU, che alimentano le RSF, e facendo pressioni su Israele affinch&eacute; vi desista a sua volta. Malgrado i loro tanti richiami, sin qui Washington non s&rsquo;&egrave; data molto da fare, subendo troppo l&rsquo;influenza dell&rsquo;asse israelo-emiratino, finanziatore della guerra civile in Sudan e del separatismo del Somaliland in Somalia. Allo stesso tempo l&rsquo;Arabia Saudita e l&rsquo;Egitto premono su Washington per contenere una strategia di polverizzazione della Somalia, che EAU ed Israele conducono in Somalia foraggiando e &ldquo;legittimando&rdquo; le autorit&agrave; del Somaliland. Non desta sorpresa che, proprio in reazione alla strategia portata avanti dall&rsquo;asse israelo-emiratino, Arabia Saudita ed Egitto abbiano stabilito un accordo di difesa con Mogadiscio.</em><br /><span></span><em>Eritrea, Egitto ed Arabia Saudita hanno un&rsquo;ottima collaborazione, che peraltro guarda, quando in modo diretto, quando indiretto, pure ad altri partner, dalla Turchia al Qatar, fino al Pakistan. Prima che la Somalia stabilisse il recente accordo di sicurezza col Cairo e Riad, ne aveva stabilito uno anche col Cairo ed Asmara, tuttora in vigore. Nel frattempo, con un lavoro di anni, sempre Asmara ha ospitato ed addestrato decine di migliaia di ufficiali del nuovo Esercito di Mogadiscio. Anche il Sudan ha beneficiato di grandi ed importanti aiuti: Asmara ha dato ospitalit&agrave; a molti suoi cittadini in fuga dal conflitto, offerto basi agli aerei militari sudanesi altrimenti soggetti ai raid dei droni etiopici, emiratini e delle RSF (Forze di Supporto Rapido), non ultimo istruito molti ufficiali e combattenti dell&rsquo;Esercito di Khartum. Con la sua azione nel conflitto civile sudanese, l&rsquo;Eritrea ha cos&igrave; fornito un&rsquo;utile chiave per favorire una sua pi&ugrave; rapida e lineare conclusione.</em><br /><span></span><em>In definitiva, aver coltivato per decenni una politica d&rsquo;isolamento dell&rsquo;Eritrea, per gli USA, non &egrave; servito ad altro che a sfociare nel nulla: Asmara, paradossalmente, &egrave; oggi persino pi&ugrave; centrale ed insostituibile che in passato. Cos&igrave;, se gli USA vogliono oggi uscire dal loro impasse tra Corno d&rsquo;Africa e Mar Rosso, non possono che accettare una normalizzazione con Asmara, l&rsquo;unica che abbia le &ldquo;chiavi&rdquo; di tutte quelle &ldquo;porte&rdquo;. A ricordarglielo sono proprio degli alleati strategici non soltanto per loro, ma anche per Asmara, come l&rsquo;Arabia Saudita e l&rsquo;Egitto; che non a caso si sono subito attivati per un primo e pi&ugrave; disteso dialogo.</em><br /><span></span>In sostanza, nel 35&deg; Anniversario della sua Indipendenza, che si celebra proprio questo mese, l&rsquo;Eritrea emerge non soltanto come un attore moralmente e geopoliticamente vittorioso sui propri eterni rivali, ma addirittura indispensabile per una loro &ldquo;salvezza&rdquo;. Alla luce della situazione che vediamo stagliarsi in fieri, non tarder&agrave; ad arrivare il momento in cui ristabilire dei buoni uffici con l&rsquo;Eritrea servir&agrave; anche alla &ldquo;salvezza&rdquo; di certi suoi avversari ancora irriducibili come Etiopia ed EAU: dopotutto, se ne vedono gi&agrave; i primi segnali, specialmente con alcuni &ldquo;abbozzi&rdquo; di Abu Dhabi nei confronti del Cairo. Chi ha tirato troppo la corda, sa di doversi ora ricostruire una faccia e, soprattutto, un futuro. E qui, proprio ieri 8 maggio, mi ritrovavo cos&igrave; a ponderare:<br /><span></span><em>Ai primi di febbraio fu diffusa la notizia che l&rsquo;Etiopia ospitava basi e campi d&rsquo;addestramento per le milizie delle RSF (Forze di Supporto Rapido, gli ex Janjaweed capeggiati da Mohamed Dagalo Hemedti, gi&agrave; responsabili degli eccidi in Darfur oggi in guerra col governo di Khartum, guidato da Abdel Fattah al-Burhan, e sostenute proprio da Etiopia ed EAU, oltre che da Israele e da una serie di attori europei non propriamente imparziali). In particolare, furono diffuse le foto di un importante presidio ad Asosa, nell&rsquo;Etiopia occidentale, dove atterravano i carichi di armi e munizioni dagli EAU e le milizie delle RSF venivano addestrate, prima di varcare il confine col Sudan.</em><br /><span></span><em>Appare perci&ograve; ironico, dopo che il Sudan ha accusato proprio Addis Abeba e Abu Dhabi per il recente attacco con droni all&rsquo;aeroporto di Khartum, vedere il governo etiopico, notoriamente sostenitore delle RSF (quando vennero rivelate quelle foto, a febbraio, la complicit&agrave; etiopica con EAU ed Israele e il suo sostegno alle RSF erano cose gi&agrave; fin troppo note), accusare i tigrini del TPLF (Fronte Popolare di Liberazione del Tigray) per l&rsquo;appoggio che coi suoi combattenti d&agrave; al legittimo governo sudanese. Ovviamente il TPLF ha risposto in modo paritetico alla violenza dell&rsquo;accusa, ma anche con una certa diplomazia, affermando che nelle parole del governo centrale di Addis Abeba, guidato dal premier Abiy Ahmed, non vi erano prove.</em><br /><span></span><em>Il problema, in questo caso, diventa di politica interna: il governo ad interim del Tigray, nominato dal governo centrale di Addis Abeba, &egrave; scaduto ed &egrave; stato sostituito dal TPLF con la rielezione dello stesso parlamento precedente al conflitto del Tigray (2020-2022), guidato da Debretsion Gebremichael. A differenza del 2020, il TPLF &egrave; s&igrave; in piena ostilit&agrave; col governo centrale etiopico, retto anche allora da Abiy Ahmed, ma non con la confinante Eritrea, perch&eacute; nel mentre sono cambiati tutti i fondamentali regionali: a quel tempo Etiopia ed Eritrea erano in pace tra loro, col governo di Addis Abeba che pareva intenzionato a portare avanti quella politica d&rsquo;integrazione regionale che da sempre Asmara auspica e promuove. <br /><br />Cos&igrave;, per una strana eterogenesi dei fini, oggi il TPLF guarda ad Asmara per un&rsquo;alleanza tattica contro un&rsquo;Etiopia tornata per entrambe comune nemica (dalla fine del 2022, il governo di Addis Abeba non ha n&eacute; implementato l&rsquo;accordo di pace sottoscritto col TPLF, che aveva deposto le armi, n&eacute; voluto proseguire la sua politica d&rsquo;integrazione regionale, revocandola completamente ed iniziando ad aggredire con minacce diplomatiche e militare i paesi confinanti, a partire proprio dall&rsquo;Eritrea, col pretesto d&rsquo;ottenere uno sbocco sul mare, tramite una presa manu militari del porto eritreo di Assab).</em><br /><span></span><em>Come sappiamo, l&rsquo;aggressivit&agrave; del governo etiopico, guidato da un&rsquo;&eacute;lite a netta prevalenza Oromo, che porta avanti il progetto di &ldquo;Grande Oromia&rdquo; (Oromummah) a suon di falsi storici, politici ed archeologici (un po&rsquo; come fa Israele per legittimare la sua presenza ed espansione, ad esempio negando con false prove archeologiche che siano mai esistiti i palestinesi: non a caso, proprio da Israele l&rsquo;Oromummah mutua i suoi approcci fantageopolitici), ha ridotto le altre popolazioni del paese, come Amhara, Afar, Somali, Tigrini, e persino molti Oromo all&rsquo;emarginazione e alla guerra civile: i droni dell&rsquo;esercito etiopico non colpiscono solo la sudanese Khartum, ma anche i villaggi degli Amhara in rivolta (e in rivolta, del resto, lo sono anche tutte le altre popolazioni gi&agrave; nominate, chi pi&ugrave; e chi meno, con la diffusione di varie e combattive sigle che pi&ugrave; volte hanno sconfitto, nelle imboscate e negli scontri a campo aperto, il poco organizzato e piuttosto demoralizzato esercito etiopico). <br /><br />&#8203;Quella politica d&rsquo;aggressivit&agrave; ed emarginazione causata dall&rsquo;Oromummah del governo etiopico le ha indotte pure a guardare all&rsquo;Eritrea come una loro naturale alleata e salvatrice: con l&rsquo;iniziativa Tsimdo, gruppi come gli Amhara, gli Afar ei Tigrini dell&rsquo;Etiopia o i Beja del Sudan possono cos&igrave; ritrovarsi in un&rsquo;unica comunit&agrave; regionale che il suo cuore in Asmara, capace di ridar loro una speranza ed un accesso a risorse magari non sufficienti, ma pur sempre preziose come l&rsquo;oro visto l&rsquo;embargo a cui le sottopone il loro governo, ad Addis Abeba.</em><br /><span></span><em>Nel frattempo, gli Stati Uniti provano a riprendere un dialogo con Asmara, avviando l&rsquo;iter per la revoca delle sanzioni che erano state promosse da Biden. Non &egrave; la prima volta che gli Stati Uniti cercano di farsi amica Asmara, ma come gi&agrave; abbiamo detto devono prima di tutto chiarirsi le idee loro: un giorno lo fanno, e il giorno dopo cambiano di nuovo idea. Stavolta, tuttavia, non sono cambiati solo i fondamentali nel Corno d&rsquo;Africa, ma anche oltre regione, dalla Valle del Nilo al Medio Oriente, fino al Golfo Persico: ed &egrave; per questo che, sotto le pressioni di grandi alleati di Asmara come Egitto ed Arabia Saudita, Washington deve oggi rivedere la sua politica per il Corno d&rsquo;Africa. Vedremo come ci&ograve; si collegher&agrave; a tutti gli eventi che sin qui abbiamo raccontato: dopotutto sappiamo qual &egrave; la posizione dell&rsquo;Egitto e dell&rsquo;Arabia Saudita sulla guerra civile in Sudan e sul separatismo del Somaliland, e guarda caso, anzi, non a caso, quella posizione &egrave; proprio la stessa dell&rsquo;Eritrea.</em><br /><span></span>Se oggi l&rsquo;Eritrea, nel 35&deg; Anniversario della sua Indipendenza, appare sempre pi&ugrave; vittoriosa ed indispensabile, &egrave; perch&eacute; la coerenza, politica e morale, paga. Non c&rsquo;&egrave; miglior modo di concludere che cos&igrave;:&nbsp;<em>&ldquo;Awet N&rsquo;Hafash!&rdquo;</em>, &ldquo;Potere alle Masse!&rdquo;.<br /><span></span><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Comunicato stampa: "Il contesto delle sanzioni ingiustificate"]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/comunicato-stampa-il-contesto-delle-sanzioni-ingiustificate]]></link><comments><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/comunicato-stampa-il-contesto-delle-sanzioni-ingiustificate#comments]]></comments><pubDate>Wed, 06 May 2026 18:41:23 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/comunicato-stampa-il-contesto-delle-sanzioni-ingiustificate</guid><description><![CDATA[       In un momento di crescente interesse, e in vista di presunte misure positive e imminenti per porre rimedio alle sanzioni ingiustificate imposte all'Eritrea per oltre due decenni, una lucida e retrospettiva analisi degli episodi si rivela forse opportuna per la ricostruzione storica e per inquadrare correttamente il dibattito attuale.Come si ricorder&agrave;, l'amministrazione Obama riusc&igrave; a imporre sanzioni ingiuste e illegittime all'Eritrea la vigilia di Natale, il 24 dicembre 200 [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.eritreaeritrea.com/uploads/6/0/7/5/60751741/published/691155732-28054123284187823-6758150154707885960-n.jpg?1778092909" alt="Foto" style="width:450;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><br />In un momento di crescente interesse, e in vista di presunte misure positive e imminenti per porre rimedio alle sanzioni ingiustificate imposte all'Eritrea per oltre due decenni, una lucida e retrospettiva analisi degli episodi si rivela forse opportuna per la ricostruzione storica e per inquadrare correttamente il dibattito attuale.<br /><br />Come si ricorder&agrave;, l'amministrazione Obama riusc&igrave; a imporre sanzioni ingiuste e illegittime all'Eritrea la vigilia di Natale, il 24 dicembre 2009, attraverso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, diffondendo accuse inventate, prive di fondamento giuridico e di prova credibile.<br /><br />Purtroppo, il Rappresentante Permanente della Federazione Russa a New York appoggi&ograve; senza riserve questa deplorevole farsa, mentre la posizione del Rappresentante cinese si limit&ograve; a una formale "astensione". L'Eritrea non ebbe altra scelta che deplorare l'accaduto ed esprimere pubblicamente il proprio profondo disappunto.<br /><br />Le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono state revocate nel 2018, dopo aver inflitto all'Eritrea danni considerevoli e del tutto ingiustificati. Per quanto tardiva e positiva, la reazione dell'Eritrea non si &egrave; limitata a una "graziosa accettazione". Il Paese ha chiesto spiegazioni sul perch&eacute; le sanzioni fossero state imposte in primo luogo, poich&eacute; ci&ograve; era fondamentale sia per garantire la responsabilit&agrave; che per il mantenimento degli standard necessari all'amministrazione della giustizia internazionale. <br /><br />&#8203;Tali interrogativi rimangono tuttora senza risposta. Chi erano i veri finanziatori di Al-Shebaab allora e lo sono ancora oggi? Chi &egrave; responsabile delle sanzioni illegittime imposte ingiustamente all'Eritrea per quasi due decenni? Esiste un ricorso legale per esaminare questi eventi?<br /><br />In un'ottica di viscerale ostilit&agrave;, l'amministrazione Biden ha nuovamente imposto sanzioni illegali e unilaterali all'Eritrea nel 2021. L'Eritrea ha condannato fermamente questo atto illecito.<br /><br />In questi giorni giungono notizie secondo cui le sanzioni illegali e unilaterali imposte dagli Stati Uniti saranno presto revocate. Ci auguriamo vivamente che questo atto segni davvero l'inizio di una correzione duratura di politiche errate, garantendo giustizia, legalit&agrave; ed equit&agrave;.<br /><br />Ministero dell'Informazione<br />Asmara<br />6 maggio 2026</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Martin Plaut sulle sanzioni Usa 2021 all'Eritrea]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/martin-plaut-sulle-sanzioni-usa-2021-alleritrea]]></link><comments><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/martin-plaut-sulle-sanzioni-usa-2021-alleritrea#comments]]></comments><pubDate>Wed, 06 May 2026 09:10:36 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/martin-plaut-sulle-sanzioni-usa-2021-alleritrea</guid><description><![CDATA[Francesca Ronchin&#8203;Incredibile!&#8203;Martin Plaut riporta la notizia anticipata dal Wall Street Journal e ribadita dalla Reuters, ossia che l'amministrazione USA avrebbe intenzione di sollevare le sanzioni imposte all'Eritrea nel 2021, senza i soliti toni polemici.Se persino lui, strenuo destabilizzatore delle sovranit&agrave; nazionali ma a seconda di dove soffia il vento, forse nelle relazioni con il Corno d'Africa, qualcosa sta cambiando davvero!        [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph"><a href="https://www.facebook.com/francesca.ronchin.7?__cft__%5B0%5D=AZZbw1u-GpKpAuGexBehbmIe4odLkpAQPvBr7-2liNa7YhJCu-dWG2vvm7tv0HtsjaeF7pRZJfBdj_aoSAR5Hfw3jqHAzaBjg_webnlAJXrfnt9lh6L4lSRuYtHhDlDuG3QYWKKAxw9I6sIEufqAWqyOKPoqPgLX-BO4magj45h9MCn88ggzhQM_7SQL-qmJJBI&amp;__tn__=-UC%2CP-R"><font size="5">Francesca Ronchin<br />&#8203;</font></a><br />Incredibile!<br /><br />&#8203;Martin Plaut riporta la notizia anticipata dal Wall Street Journal e ribadita dalla Reuters, ossia che l'amministrazione USA avrebbe intenzione di sollevare le sanzioni imposte all'Eritrea nel 2021, senza i soliti toni polemici.<br /><br />Se persino lui, strenuo destabilizzatore delle sovranit&agrave; nazionali ma a seconda di dove soffia il vento, forse nelle relazioni con il Corno d'Africa, qualcosa sta cambiando davvero!</div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.eritreaeritrea.com/uploads/6/0/7/5/60751741/screenshot-2026-05-06-alle-11-09-12_orig.png" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'Occidente prova a scongiurare un "nuovo Hormuz"]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/loccidente-prova-a-scongiurare-un-nuovo-hormuz]]></link><comments><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/loccidente-prova-a-scongiurare-un-nuovo-hormuz#comments]]></comments><pubDate>Tue, 05 May 2026 06:42:43 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/loccidente-prova-a-scongiurare-un-nuovo-hormuz</guid><description><![CDATA[       di Francesca Ronchin&nbsp;In arabo significa &ldquo;porta delle lacrime&rdquo; perch&eacute; &egrave; lungo solo 33 chilometri, due in meno di quello di Hormuz. Incuneato tra penisola arabica e corno d&rsquo;Africa, lo stretto di Bab el Mandeb &egrave; il secondo passaggio che l&rsquo;Iran minaccia di bloccare. E mentre le trattative con gli Stati Uniti procedono a singhiozzo, il piccolo stato dell&rsquo;Eritrea, 1250 chilometri di costa africana sul Mar Rosso davanti allo Yemen, in una p [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.eritreaeritrea.com/uploads/6/0/7/5/60751741/screenshot-2026-05-05-alle-08-40-12_orig.png" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><br />di<font size="5"> Francesca Ronchin&nbsp;<br /></font><br />In arabo significa <span>&ldquo;</span>porta delle lacrime&rdquo; perch&eacute; &egrave; lungo solo 33 chilometri, due in meno di quello di Hormuz. Incuneato tra penisola arabica e corno d&rsquo;Africa, lo stretto di Bab el Mandeb &egrave; il secondo passaggio che l&rsquo;Iran minaccia di bloccare. E mentre le trattative con gli Stati Uniti procedono a singhiozzo, il piccolo stato dell&rsquo;Eritrea, 1250 chilometri di costa africana sul Mar Rosso davanti allo Yemen, in una posizione da sempre strategica e ambita, si trova al centro dei calcoli di UE e Washington. Lo dimostrano gli ultimi colloqui di alti funzionari su entrambe le sponde dell&rsquo;oceano atlantico con le autorit&agrave; dell&rsquo;ex colonia italiana. Da trent<span>&rsquo;</span>anni sotto la guida dello stesso presidente che sopravvive a guerre, sanzioni e isolamento internazionale.&nbsp;<br /><br />Dopo lo scoppio della crisi di Hormuz, la Rappresentate Speciale dell<span>&rsquo;</span>Unione Europea per il Corno d<span>&rsquo;</span>Africa <strong>Annette Weber, </strong>i primi di aprile &egrave; volata in Eritrea per discutere della sicurezza del Mar Rosso. Una visita non di routine visto il successivo rientro a Bruxelles. Da dove il suo staff ci dice che solo in un secondo tempo voler&agrave; tra Gibuti,&nbsp; Etiopia e Kenya.&nbsp;<br /><br />Non solo. Sebbene l&rsquo;UE abbia una sede diplomatica nella capitale Asmara, la Rappresentante Speciale non vi faceva visita da tempo. Con il governo eritreo allergico alle ingerenze esterne e l&rsquo;Europa fedele alla politica di Washington che da vent&rsquo;anni colpisce il piccolo stato africano con dure sanzioni economiche. In primis quelle del 2009 per presunte connivenze con i jihadisti somali di Al Shabab, salvo poi ammettere, ma solo nel 2018, di non aver mai avuto prove.&nbsp;<br /><br /><span>Rapporti incrinatisi dopo che nei primi anni &rsquo;90 l&rsquo;Eritrea era partner chiave della politica antiterrorismo americana. Poi, durante la guerra del &rsquo;98 con l&rsquo;Etiopia, gli USA come avamposto nel Corno d&rsquo;Africa scelgono Addis Abeba, nei cui confronti mostreranno un occhio di riguardo. </span><span style="color:#000000">A partire dal mancato rispetto degli accordi di Algeri del 2000. L&rsquo;occupazione dei confini eritrei da parte dell&rsquo;Etiopia, non ancora del tutto risolta, dura fino al 2018. Nel completo silenzio della comunit&agrave; internazionale</span>. <br /><br /><span>Che oggi </span><span style="color:#000000">per&ograve;</span><span> sembra voler cambiare rotta. Stando a quanto riporta il&nbsp; <em>Wall Street Journal </em>del 23 aprile, il consigliere senior del Presidente USA per gli affari arabi e mediorientali <strong>Massad Boulos</strong> avrebbe riferito a controparti straniere che gli Stati Uniti </span><span style="color:#000000">intenderebbero</span><span> iniziare il processo di revoca delle sanzioni contro l&rsquo;Eritrea. Il riferimento &egrave; a quelle per crimini contro l</span><span>&rsquo;</span><span>umanit&agrave; emesse da <strong>Joe Biden</strong> nel 2022 quando l&rsquo;Eritrea scende in campo contro il TPLF, Fronte popolare di liberazione del Tigray, che a fine 2000 aveva sferrato un attacco contro il governo centrale etiope e lanciato razzi anche sulla capitale eritrea, ricevendo peraltro la condanna dell&rsquo;allora Segretario di Stato della prima amministrazione Trump <strong>Mike Pompeo.<br /></strong></span><br />Al momento si tratta di <em>rumors </em>ma che ne scriva il <em>Wall Street Journal</em>, solitamente in linea con gli orientamenti della Casa Bianca, non &egrave; da sottovalutare. Complice la crisi nel Golfo visto che una chiusura simultanea di Hormuz e Bab el Mandeb, dove scorre il 12% del commercio mondiale, bloccherebbe il&nbsp;25% delle forniture globali&nbsp;di petrolio portando&nbsp;il Brent oltre la soglia psicologica dei&nbsp;200 dollari. Per uscire dai paesi del golfo, oggi l&rsquo;oro nero pu&ograve; contare sull&rsquo;oleodotto Est Ovest che attraversa l&rsquo;Arabia fino a Yanbu di fronte al Sudan, ma non basta. E per potenziare le arterie, rendendo il Mar Rosso una vera alternativa, occorre lavorare alla stabilit&agrave; della regione. Tema che con i disagi alla navigazione causati dagli Houthi era sul tavolo da mesi.<br /><br /><span>Non a caso, sia Boulos che la Weber, </span><span style="color:#000000">gi&agrave;</span><span style="color:#fc4b3e"> </span><span style="color:#000000">a</span><span style="color:#fc4b3e"> </span><span style="color:#000000">settembre</span> <span style="color:#000000">avevano</span><span style="color:#fc4b3e"> </span><span style="color:#000000">incontrato</span> <span>separatamente il Ministro degli esteri eritreo <strong>Osman Saleh</strong> a margine dell&rsquo;assemblea generale Onu a New York. Passi avanti verso la riparazione delle relazioni dopo due decenni di rapporti tesi. Anche perch&eacute; insieme a Gibuti, l&rsquo;Eritrea &egrave; l&rsquo;unico paese del Corno d&rsquo;Africa attualmente in pace. Il Sudan &egrave; al quarto anno di guerra civile, la Somalia alle prese con Al Shabab mentre l&rsquo;Etiopia &egrave; attraversata da conflitti etnici, con il primo ministro <strong>Abiy</strong> <strong>Ahmed</strong> accusato </span><span style="color:#000000">di genocidio</span><span> </span><span style="color:#000000">dall&rsquo;etnia Amhara</span><span style="color:#000000"> </span><span>e costantemente sul piede di guerra pur di procurarsi un porto sul Mar Rosso. </span><span>&ldquo;</span><span>Legalmente, se possibile, militarmente se necessario&rdquo; ha detto, minacciando in particolare Eritrea e Somalia. Poi c&rsquo;&egrave; l&rsquo;eccezione di Gibuti che con 8 basi militari Usa e Cina comprese, &egrave; un </span><span style="color:#000000">hub</span><span style="color:#303c38">&nbsp;</span><span style="color:#000000">politico</span><span style="color:#303c38">-</span><span style="color:#000000">militare</span><span>&nbsp;per le grandi potenze. <br /><br />Storia opposta a quella della vicina Eritrea, tra i pochi paesi africani ad aver detto no a basi militari straniere oltre che a Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Un&rsquo;indipendenza pagata a caro prezzo ma che l&rsquo;ha aiutata a dialogare con tutti, </span><span style="color:#000000">dagli USA alla Russia, dalla Cina a Israele. E che oggi, anche grazie alle sue buone relazioni con i paesi del Red Sea Council tra cui Sudan e Somalia, &egrave; un </span><span>asset per districarsi tra i vari attori attorno a Bab el Mandeb. In un complicato intreccio di proxy war e sponsor esterni.&nbsp;<br /></span><br />Spesso destabilizzanti. Come nel caso degli Emirati Arabi che nella ricerca di un presidio sul Mar Rosso, hanno alimentato almeno tre aree di conflitto. Innanzitutto in Etiopia dove in cambio di petrodollari e armi ne stanno sobillando le mire espansionistiche verso le coste eritree e somale. E dove negli ultimi mesi hanno allestito un campo militare a 100 km dal Sudan. Da qui hanno supportato le Rapid Support Forces (RFS) contro il governo di <strong>Abdel Fattah al Burhan</strong> in un conflitto sanguinoso dove le divisioni interne espongono a quelle esterne. Nel caos sudanese &egrave; entrato anche l&rsquo;Iran fornendo armi e droni al governo centrale, sostenuto anche dall&rsquo;Arabia Saudita, nella speranza, per ora vana, di stabilire le proprie navi a Port Sudan, sul Mar Rosso. <br /><br />Una strategia mossa dalla competizione con gli Emirati, non a caso colpiti da pi&ugrave; raid di Israele, che a loro volta si sono appoggiati al porto di Berbera nella regione somala del Somaliland. Anche l&igrave; giocando un ruolo destabilizzante viste le spinte autonomiste interne alla Somalia.<br /><br />Flussi di armi che non hanno risparmiato lo Yemen, fino allo scorso dicembre. Quando l&rsquo;Arabia Saudita bombarda un carico di armi che dagli Emirati era indirizzato al Consiglio di Transizione del Sud (STC), un gruppo separatista che come gli Houthi &egrave; in lotta contro il governo yemenita supportato da Riad. Un&rsquo;operazione che si &egrave; conclusa con il ritiro di Abu Dhabi dallo Yemen e nella quale avrebbe giocato un ruolo cruciale proprio l&rsquo;Eritrea con il suo leader <strong>Isaias Afewerki. <br /><br /></strong>Ospite del principe <strong>Bin Salman</strong> giusto due settimane prima. &lt;&lt;Il Presidente eritreo ci ha svegliati da una lunga ibernazione - ha detto l&rsquo;analista politico saudita <strong>Mohammed Al-Habbabi</strong> - quando ci aveva avvertito che gli Emirati stanno lentamente prendendo il controllo del Mar Rosso e del Corno d&rsquo;Africa&gt;&gt;.<br /><br />Una mossa che Riad ha portato avanti non senza il tacito consenso di Washington con cui a novembre ha scongelato i rapporti dopo 7 anni di stallo diventando uno tra i suoi interlocutori pi&ugrave; pragmatici. Quanto ai colloqui con l&rsquo;Eritrea, un ruolo di facilitatore lo starebbe giocando anche il presidente egiziano <strong>Abdel Fattah Al Sisi </strong>che ha incontrato Boulos ad aprile e che con il leader eritreo ha ottimi rapporti. Specie da quando si sono incrinati quelli con l&rsquo;Etiopia a causa della diga GERD, la Grande diga del rinascimento etiope, che il Cairo considera una minaccia esistenziale.&nbsp;<br /><br />Con le voci di un potenziale avvicinamento con Asmara, non sono mancati gli attacchi mediatici di chi come <strong>Michael Rubin</strong> dell&rsquo;American Enterprise Institute, al posto del dialogo ha riproposto la classica politica del &ldquo;cambio di regime&rdquo;. L&rsquo;opposto di quanto promesso da Trump gi&agrave; lo scorso luglio in una lettera al presidente eritreo dove esprimeva la volont&agrave; &ldquo;di invertire le politiche della precedente amministrazione&rdquo; e "ripristinare relazioni rispettose tra USA ed Eritrea&rdquo;. <br /><br />Sintonia ravvisabile anche nel comune atteggiamento verso USAID accusata da Trump di agire come un&rsquo;entit&agrave; politica autonoma e che l&rsquo;Eritrea aveva bandito gi&agrave; nel 2005, preferendo alle politiche assistenziali quelle ispirate al reciproco interesse nazionale. Peraltro i medesimi principi ai quali &egrave; improntato il Piano Mattei che l&rsquo;Italia sta cercando di portare avanti in Africa. Difficile ora prevedere se gli USA decideranno davvero di riaprire il dialogo con l<span>&rsquo;</span>Eritrea ma escluderla dai giochi, forse, non serve pi&ugrave; agli interessi occidentali.&nbsp;<br /><br />ASPIDES: l&rsquo;EUROPA CHE ANCORA NON C&rsquo;E&rsquo;&nbsp;<br /><br />E&rsquo; la prima missione europea in quelli che vengono chiamati &ldquo;hot theatres&rdquo;, scenari caldi e ad alto rischio. Come il tratto che va dal Mar Rosso, allo Stretto di Bab el Mandeb. Per proseguire con il Golfo di Aden, Mar Arabico fino al Golfo di Oman. Migliaia di chilometri di navigazione alla cui sicurezza sta pensando l&rsquo;Europa con la missione EunavFor Aspides avviata a inizio 2024 in seguito agli attacchi degli Houthi contro le navi commerciali.<br /><br />Lo scorso febbraio il Consiglio dell&rsquo;UE l&rsquo;ha estesa per un altro anno perch&eacute; con la crisi di Hormuz mantenere la sicurezza dello stretto di Bab el Mandeb per l&rsquo;Europa &egrave; cruciale visto che da qui passa il 27% delle proprie importazioni di petrolio e un terzo del commercio che intrattiene con la Cina. Dentro il Mar Rosso scorrono 17 cavi da cui dipende oltre il 90% del traffico dati tra Europa ed Asia. E poi c&rsquo;&egrave; il grosso tema dei danni che il blocco dei fertilizzanti sta provocando all&rsquo;Africa, con impennate di fame e povert&agrave; pronte a trasformarsi in ulteriori ondate migratorie.&nbsp;<br /><br />Ad oggi per&ograve;, la missione europea nelle torride acque tra Africa e penisola arabica appare come il plastico esempio di quello che l&rsquo;Europa potrebbe essere ma ancora non &egrave;. Intanto le navi. Troppo poche. Da mandato dovrebbero essere almeno tre ma nel 2025 la media &egrave; stata di 1.9 il che significa che in alcuni momenti, a pattugliare il mare da Suez allo Yemen, c&rsquo;era solo una fregata. Spesso e volentieri italiana. &lt;&lt;Ci siamo solo noi a garantire la sicurezza del Mar Rosso&gt;&gt; ha recentemente sottolineato il Ministro degli Esteri <strong>Antonio Tajani </strong>sollecitando una maggiore partecipazione da parte degli stati membri.<br /><br />Altro bicchiere mezzo vuoto lo rappresenta la missione Atalanta, istituita dall&rsquo;UE nel 2008 per reprimere gli atti di pirateria lungo il Corno d&rsquo;Africa.&nbsp; Per Aspides potrebbe rappresentare un prezioso supporto eppure l&rsquo;UE non ha predisposto un sistema di condivisione dei dati. Per comunicare devono affidarsi alle procedure Nato. Peraltro facendo riferimento a due quartier generali diversi;&nbsp; in Spagna quello di Atalanta, in Grecia quello di Aspides. Che ad oggi si sono peraltro opposti ai tentativi di integrazione.&nbsp;<br /><br />Una serie di criticit&agrave; che danno l&rsquo;idea di come nonostante l&rsquo;Europa, per una volta, potrebbe essere leader in uno scenario difficile, si trova indebolita dalle divisioni interne. Come quelle sul grande tema della difesa comune, che vede gli stati membri divergere persino su forme di cooperazione militare europea quale &egrave; Aspides. Motivo per cui l&rsquo;ipotesi di portare il quartier generale delle missioni a Bruxelles, in un unico coordinamento sotto la bandiera europea, eventualit&agrave; che ne rafforzerebbe il peso pratico e politico, ad oggi &egrave; pura fantasia.<br /><br /><span>A complicare il tutto ci sono poi le difficolt&agrave; sul campo. Sia Aspides che Atalanta hanno la propria base logistica a Gibuti ma la cooperazione con i paesi della regione &egrave; ancora troppo poca. Limitata per lo pi&ugrave; a rapporti bilaterali tramite le delegazioni UE. E quando le navi di Aspides devono fare scalo in qualche porto lungo il percorso, dall&rsquo;Egitto all&rsquo;Arabia Saudita fino all&rsquo;Oman, ci&ograve; avviene principalmente tramite le bandiera nazionali di riferimento. <br /><br />Una situazione cui il Servizio europeo per l&rsquo;azione esterna, SEAE, sta cercando di ovviare tramite la costruzione di una piattaforma di coordinamento dei vari paesi che si affacciano sul Mar Rosso. Anche attraverso organizzazioni regionali, </span><span style="color:#000000">in particolare </span><span>Red Sea Council e GCC, Consiglio di Cooperazione del Golfo. Si starebbe inoltre cercando di predisporre dei punti di contatto per Aspides in Eritrea, con programmi di supporto alla missione in termini di equipaggiamento generale e infrastrutture marittime. <br /><br />Nel tentativo poi di attivarli anche in Sudan, Somalia e Kenya. &lt;&lt;Non &egrave; semplice poich&eacute; non tutti i Paesi desiderano un forte coinvolgimento dell&rsquo;UE&gt;&gt; spiega a <em>La Verit&agrave;</em> <strong>Marcel Roijen,</strong> responsabile del SEAE per Gibuti, Eritrea, Igad, Sicurezza marittima e Mar Rosso. &lt;&lt;I paesi africani sono un po&rsquo; sospettosi di quello che facciamo, ci percepiscono ancora come una potenza coloniale e che le navi siano italiane, greche o francesi poco cambia. <br /><br />&#8203;Del resto anche l&rsquo;Europa ha le sue colpe perch&eacute; non sempre &egrave; in grado di mettere da parte l&rsquo;ideologia e capire le ragioni di chi ha di fronte&gt;&gt; continua. &lt;&lt;Confidiamo per&ograve; che rendendosi conto che la nostra missione ha una funzione puramente difensiva, volta a garantire la sicurezza della navigazione, oggi pi&ugrave; che mai interesse di tutti, la collaborazione con questi paesi aumenti progressivamente&gt;&gt;. Ammesso che l&rsquo;Europa decida di esserci davvero.&nbsp;</span><br /><br /><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Dal Corno d'Africa al Mar Rosso, gli USA cercano chiavi che solo l'Eritrea possiede]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/dal-corno-dafrica-al-mar-rosso-gli-usa-cercano-chiavi-che-solo-leritrea-possiede]]></link><comments><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/dal-corno-dafrica-al-mar-rosso-gli-usa-cercano-chiavi-che-solo-leritrea-possiede#comments]]></comments><pubDate>Fri, 01 May 2026 17:31:01 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/dal-corno-dafrica-al-mar-rosso-gli-usa-cercano-chiavi-che-solo-leritrea-possiede</guid><description><![CDATA[       di&nbsp;&nbsp;&nbsp;Filippo Bovo &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;In merito ai recenti tentativi di Washington di stabilire rapporti pi&ugrave; distesi con Asmara, le motivazioni di fondo potrebbero essere ben pi&ugrave; vaste e varie rispetto a quanto ufficialmente dichiarato. Per gli USA la stabilit&agrave; nel Mar Rosso sta diventando un problema sempre pi&ugrave; incontenibile e, con una costa contine [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.eritreaeritrea.com/uploads/6/0/7/5/60751741/1777653148841_orig.png" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><span>di&nbsp;</span><a href="https://it.linkedin.com/in/filippobovo1983">&nbsp;&nbsp;<font size="5">Filippo Bovo &nbsp; </font><br />&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</a><span><br />In merito ai recenti tentativi di Washington di stabilire rapporti pi&ugrave; distesi con Asmara, le motivazioni di fondo potrebbero essere ben pi&ugrave; vaste e varie rispetto a quanto ufficialmente dichiarato. Per gli USA la stabilit&agrave; nel Mar Rosso sta diventando un problema sempre pi&ugrave; incontenibile e, con una costa continentale di circa 1250 km (in realt&agrave;, pi&ugrave; di 2000, contandovi anche le ben 126 isole dell'Arcipelago delle Dahlak), l'Eritrea appare l'unico attore politico in grado di vantare un solido ordine interno, di tutelare la sicurezza nell'area e di portare avanti contatti diplomatici con pi&ugrave; parti, presentandosi come una vera e propria piattaforma per la promozione del dialogo ben oltre l'intera regione. Dal Mar Rosso al Corno d'Africa, l'Eritrea &egrave; un attore che ha davvero nelle sue mani le "chiavi" di tutte le "porte" regionali.</span><br /><span></span><span>Il progressivo ampliamento di un'iniziativa come quella di&nbsp;</span><span>Tsimdo</span><span>, dopo aver coinvolto varie regioni e popolazioni etiopiche allarmate dall'aggressivit&agrave; del governo centrale di Addis Abeba, guarda oggi anche al Sudan, dove una recente conferenza ha riunito esponenti di quelle etnie con altri di locali comunit&agrave; sudanesi. Nella regione del Corno d'Africa arsa da conflitti e contrapposizioni, l'iniziativa di pace e dialogo promossa dall'Eritrea conosce cos&igrave; un costante e progressivo successo. Non diversamente, il ruolo portato avanti da Asmara in Somalia, sostenendo la ricostruzione dello Stato e dell'Esercito, ribadisce tra i due paesi un legame di cooperazione e fiducia non certo certo secondo a quello tra Eritrea e Sudan.&nbsp;</span><br /><span></span><span>Per gli USA non si tratta tanto di stabilire un&nbsp;</span><span>modus vivendi</span><span>&nbsp;sul Mar Rosso con l'Eritrea per contenere l'azione e l'influenza di di Ansar Allah, con cui riservatamente Asmara potrebbe pur sempre avviare un dialogo grazie ai suoi contatti diretti con Arabia Saudita, Oman e pure Iran; quanto forse di ricavare risultati pi&ugrave; convincenti per la fine della guerra civile in Sudan e una maggiore stabilit&agrave; in Somalia. L'Arabia Saudita e l'Egitto premono per un maggior impegno americano nel primo, estromettendovi gli EAU, che alimentano le RSF, e facendo pressioni su Israele affinch&eacute; vi desista a sua volta. <br /><br />Malgrado i loro tanti richiami, sin qui Washington non s'&egrave; data molto da fare, subendo troppo l'influenza dell'asse israelo-emiratino, finanziatore della guerra civile in Sudan e del separatismo del Somaliland in Somalia. Allo stesso tempo l'Arabia Saudita e l'Egitto premono su Washington per contenere una strategia di polverizzazione della Somalia, che EAU ed Israele conducono in Somalia foraggiando e "legittimando" le autorit&agrave; del Somaliland. Non desta sorpresa che, proprio in reazione alla strategia portata avanti dall'asse israelo-emiratino, Arabia Saudita ed Egitto abbiano stabilito un accordo di difesa con Mogadiscio.&nbsp;</span><br /><span></span><span>Eritrea, Egitto ed Arabia Saudita hanno un'ottima collaborazione, che peraltro guarda, quando in modo diretto, quando indiretto, pure ad altri partner, dalla Turchia al Qatar, fino al Pakistan. Prima che la Somalia stabilisse il recente accordo di sicurezza col Cairo e Riad, ne aveva stabilito uno anche col Cairo ed Asmara, tuttora in vigore. Nel frattempo, con un lavoro di anni, sempre Asmara ha ospitato ed addestrato decine di migliaia di ufficiali del nuovo Esercito di Mogadiscio. <br /><br />&#8203;Anche il Sudan ha beneficiato di grandi ed importanti aiuti: Asmara ha dato ospitalit&agrave; a molti suoi cittadini in fuga dal conflitto, offerto basi agli aerei militari sudanesi altrimenti soggetti ai raid dei droni etiopici, emiratini e delle RSF (Forze di Supporto Rapido), non ultimo istruito molti ufficiali e combattenti dell'Esercito di Khartum. Con la sua azione nel conflitto civile sudanese, l'Eritrea ha cos&igrave; fornito un'utile chiave per favorire una sua pi&ugrave; rapida e lineare conclusione.</span><br /><span></span><span>In definitiva, aver coltivato per decenni una politica d'isolamento dell'Eritrea, per gli USA, non &egrave; servito ad altro che a sfociare nel nulla: Asmara, paradossalmente, &egrave; oggi persino pi&ugrave; centrale ed insostituibile che in passato. Cos&igrave;, se gli USA vogliono oggi uscire dal loro impasse tra Corno d'Africa e Mar Rosso, non possono che accettare una normalizzazione con Asmara, l'unica che abbia le "chiavi" di tutte quelle "porte". A ricordarglielo sono proprio degli alleati strategici non soltanto per loro, ma anche per Asmara, come l'Arabia Saudita e l'Egitto; che non a caso si sono subito attivati per un primo e pi&ugrave; disteso dialogo.</span><br /><span></span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Circa il tentativo di Washington di stabilire rapporti più distesi con Asmara, le motivazioni di fondo potrebbero essere ben più vaste e varie rispetto a quanto ufficialmente dichiarato.]]></title><link><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/circa-il-tentativo-di-washington-di-stabilire-rapporti-piu-distesi-con-asmara-le-motivazioni-di-fondo-potrebbero-essere-ben-piu-vaste-e-varie-rispetto-a-quanto-ufficialmente-dichiarato]]></link><comments><![CDATA[https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/circa-il-tentativo-di-washington-di-stabilire-rapporti-piu-distesi-con-asmara-le-motivazioni-di-fondo-potrebbero-essere-ben-piu-vaste-e-varie-rispetto-a-quanto-ufficialmente-dichiarato#comments]]></comments><pubDate>Thu, 30 Apr 2026 18:44:49 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.eritreaeritrea.com/attualitagrave/circa-il-tentativo-di-washington-di-stabilire-rapporti-piu-distesi-con-asmara-le-motivazioni-di-fondo-potrebbero-essere-ben-piu-vaste-e-varie-rispetto-a-quanto-ufficialmente-dichiarato</guid><description><![CDATA[       di&nbsp;Filippo BovoPer gli USA la stabilit&agrave; nel Mar Rosso sta diventando un problema sempre pi&ugrave; incontenibile e, con una costa continentale di circa 1250 km (in realt&agrave;, pi&ugrave; di 2000, contandovi anche le oltre cento isole dell'Arcipelago delle Dahlak), l'Eritrea appare l'unico attore politico in grado di vantare un solido ordine interno, di tutelare la sicurezza nell'area e di portare avanti contatti diplomatici con pi&ugrave; parti, presentandosi come una vera  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.eritreaeritrea.com/uploads/6/0/7/5/60751741/eritreas-chance-at-u-s-relations-v0-ii1ngss9ltme1-jpeg_orig.webp" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><br />di&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/filippobovo83?__cft__%5B0%5D=AZYvhwD8rC7gZwp1X3-ExHO2QEa2kQsyoj6wKLU8MZpqxPMF9qjgdLUElP68lf02AaoEGKIHMoQAlG5uKln2uQyxuFYtfFOloBGrCjuH7cEHrL2YtkIoimK3olQncV5AzKfaYSEh22-QK57_nldld8P_&amp;__tn__=-UC%2CP-R"><font size="5">Filippo Bovo</font></a><br /><br /><span>Per gli USA la stabilit&agrave; nel Mar Rosso sta diventando un problema sempre pi&ugrave; incontenibile e, con una costa continentale di circa 1250 km (in realt&agrave;, pi&ugrave; di 2000, contandovi anche le oltre cento isole dell'Arcipelago delle Dahlak), l'Eritrea appare l'unico attore politico in grado di vantare un solido ordine interno, di tutelare la sicurezza nell'area e di portare avanti contatti diplomatici con pi&ugrave; parti, presentandosi come una vera e propria promotrice di dialogo per l'intera regione. Dal Mar Rosso al Corno d'Africa, l'Eritrea &egrave; un attore che ha davvero nelle sue mani le "chiavi" di tutte le "porte" regionali.<br /></span><br /><span>Il progressivo ampliamento di un'iniziativa come quella di Tsimdo, dopo aver coinvolto varie regioni e popolazioni etiopiche allarmate dall'aggressivit&agrave; del governo centrale di Addis Abeba, guarda oggi anche al Sudan, dove una recente conferenza ha riunito esponenti di quelle etnie con altri di locali comunit&agrave; sudanesi. Nella regione del Corno d'Africa arsa da conflitti e contrapposizioni, l'iniziativa di pace e dialogo promossa dall'Eritrea conosce cos&igrave; un costante e progressivo successo. Non diversamente, il ruolo portato avanti da Asmara in Somalia, sostenendo la ricostruzione dello Stato e dell'Esercito, ribadisce tra i due paesi un legame di cooperazione e fiducia che non &egrave; certo secondo a quello tra Eritrea e Sudan. <br /></span><br /><span>Per gli USA non si tratta tanto di stabilire un modus vivendi sul Mar Rosso con l'Eritrea per contenere l'azione e l'influenza di di Ansar Allah, con cui riservatamente Asmara potrebbe pur sempre avviare un dialogo grazie ai suoi contatti diretti con Arabia Saudita, Oman e pure Iran, quanto forse di ricavare risultati pi&ugrave; convincenti per la fine del conflitto civile in Sudan e la stabilit&agrave; in Somalia. L'Arabia Saudita e l'Egitto premono per un maggior impegno americano nel primo, estromettendovi gli EAU, che alimentano le RSF, e facendo pressioni su Israele affinch&eacute; vi desistano a loro volta. Malgrado i loro tanti richiami, sin qui Washington non s'&egrave; data molto da fare, subendo troppo l'influenza dell'asse israelo-emiratino, finanziatore della guerra civile in Sudan e del separatismo del Somaliland in Somalia. <br /><br />Allo stesso tempo Arabia Saudita ed Egitto premono su Washington per contenere una strategia di polverizzazione della Somalia, che EAU ed Israele conducono in Somalia foraggiando e "legittimando" le autorit&agrave; del Somaliland. Non desta sorpresa che, proprio in reazione alla strategia portata avanti dall'asse israelo-emiratino, Arabia Saudita ed Egitto abbiano stabilito un accordo di difesa con Mogadiscio. <br /></span><br /><span>Eritrea, Egitto ed Arabia Saudita hanno un'ottima collaborazione, che peraltro guarda, quando in modo diretto, quando indiretto, pure ad altri partner, dalla Turchia al Qatar, fino al Pakistan. Prima che la Somalia stabilisse il recente accordo di sicurezza col Cairo e Riad, ne aveva stabilito uno anche col Cairo ed Asmara, tuttora in vigore. Nel frattempo, con un lavoro di anni, sempre Asmara ha ospitato ed addestrato decine di migliaia di ufficiali del nuovo Esercito di Mogadiscio. <br /><br />Anche il Sudan ha beneficiato di grandi ed importanti aiuti: Asmara ha dato ospitalit&agrave; a molti suoi cittadini in fuga dal conflitto, basi agli aerei militari sudanesi altrimenti a rischio dei raid dei droni delle RSF oltre che etiopici ed emiratini, non ultimo istruito molti ufficiali e combattenti dell'Esercito di Khartum. Con la sua azione nel conflitto civile sudanese, l'Eritrea ha cos&igrave; fornito un'utile chiave ad una sua pi&ugrave; rapida e lineare conclusione.<br /></span><br /><span>In definitiva, aver coltivato per decenni una politica d'isolamento dell'Eritrea, per gli USA, non &egrave; servito ad altro che a sfociare nel nulla: Asmara, paradossalmente, &egrave; oggi persino pi&ugrave; centrale ed insostituibile che in passato. Cos&igrave;, se Washington vuol uscire dal proprio impasse tra Corno d'Africa e Mar Rosso, non pu&ograve; che accettare una normalizzazione con Asmara, l'unica che abbia le "chiavi" di tutte quelle "porte". A ricordarglielo sono proprio degli alleati strategici non solo degli USA, ma anche di Asmara, ovvero l'Arabia Saudita e l'Egitto, che non a caso si sono attivati per un primo e pi&ugrave; disteso dialogo.<br /><br />&#8203;</span><br /></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>