Vacanze maltesi
Il manifesto 13 Lug. 2008 - A Malta, il più piccolo stato dell'Ue e perla turistica, sono iniziati dal 2002 gli sbarchi degli immigrati. Arrivano dalla guerra e dalla fame di Somalia, Etiopia, Eritrea, Sudan, attraversando il Sahara e il mare. Trovano ad accoglierli Cpt, ghetti e una nuova, preoccupante xenofobia.
Jacopo Storni
LA VALLETTA
Acque cristalline, spiagge dorate, templi preistorici, architetture prestigiose, turismo. È il fascino intramontabile della Valletta, la capitale dichiarata patrimonio mondiale dell'Unesco. Ma esiste una Malta nascosta, oscura, che sopravvive nell'indifferenza di tutti, maltesi compresi, popolata da migliaia di fantasmi neri. Sono gli immigrati clandestini che sbarcano sull'isola in quantità crescenti. Arrivano quasi tutti da Somalia, Etiopia, Eritrea, Sudan.
Si lasciano alle spalle fame e guerra, attraversano in condizioni disumane il deserto del Sahara e, con una barchetta di fortuna affollata di disperazione, raggiungono dalla Libia le coste maltesi. Nonostante le loro aspettative, una volta arrivati qui, si trovano relegati in un angolo dell'isola, tra Cpt (Centri di permanenza temporanei) e Centri di detenzioni aperti, all'ombra di un'agghiacciante xenofobia che serpeggia nelle file del popolo maltese e che lascia gli immigrati completamente emarginati e con la voglia di continuare a fuggire.
Per Malta, lo stato più piccolo dell'Unione Europea la cui superficie raggiunge appena quella dell'isola d'Elba e la cui popolazione supera di poco le 400mila unità, quello dell'immigrazione è un fenomeno assolutamente recente che ha avuto inizio soltanto nel marzo del 2002 e che ha colto i maltesi completamente impreparati. E' nel 2002 che la Tunisia aumenta il pattugliamento di fronte alle proprie coste e la gran parte degli imbarchi per la Sicilia si sposta a sud est, in Libia. Malta si trova lungo la nuova rotta. Gli arrivi sull'isola aumentano vertiginosamente. Nessuno ha come meta La Valletta.
Ci finiscono le navi in avaria o alla deriva. Nel 2002 arrivano 1.686 persone. Sono 502 nel 2003 e di nuovo 1.388 nel 2004, anno in cui Malta entra a far parte dell'Unione europea. E ancora: 1.822 nel 2005, 1.780 nel 2006, 1700 nel 2007 e quasi 1000 nel 2008. Sono circa 6mila gli immigrati che oggi vivono a Malta. Cpt e Open Centre si ampliano esponenzialmente.
Con l'arrivo dell'estate i clandestini crescono al ritmo di 30/40 ogni settimana. La piccola perla del Mediterraneo, la cui densità di abitanti è la più elevata d'Europea, rischia adesso di esplodere.
Una miscellanea neorazzista
La conseguenza è una miscellanea di razzismo e xenofobia generale. Si moltiplicano i partiti di estrema destra contrari all'immigrazione, si amplificano i gruppi neo nazisti e le comunità spiccatamente nazionaliste, aumentano le scritte razziste sui muri cittadini, crescono paura e intolleranza, incidenti e dimostrazioni. L'identità cattolica maltese attecchisce sempre più vigorosamente in reazione all'islamismo praticato dalla maggior parte degli immigrati, talvolta additati come presunte cellule terroristiche.
L'aria che si respira a La Valletta non è quella di una qualsiasi altra capitale europea. Il multiculturalismo è un fenomeno sconosciuto. Sulle vie della città maltese si vedono pochissimi immigrati. Quelli interpellati per strada non smentiscono la teoria di fondo del settarismo maltese. La parola immigrazione è una sorta di tabù e le problematiche ad essa collegate non rientrano nell'agenda politica dei maggiori partiti politici.
A tentare un'improbabile missione di dialogo e integrazione hanno cominciato i padri gesuiti, presentando, nel marzo del 2006, il Primo Rapporto del Raxen (un organismo che monitora la xenofobia in Europa) relativo all'isola di Malta. Il rapporto parla chiaro e mette in evidenza un'intolleranza di fondo del popolo maltese. La risposta dell'estremismo dell'isola non si lascia attendere e nel marzo del 2005 viene appiccato il fuoco su due automobili all'interno del collegio dei gesuiti. Potrebbe sembrare un episodio isolato di alcuni fanatici se non fosse che, pochi giorni dopo, gli incidenti si moltiplicano inverosimilmente.
E' l'aprile del 2005 quando sette macchine appartenenti ai padri gesuiti vengono nuovamente incendiate a seguito della conferenza stampa tenuta da alcuni membri del Jrs (Centro Gesuita dei Rifugiati) nel quale si afferma che la comunità gesuita avrebbe energicamente tutelato i diritti degli immigrati. Gli incidenti non cessano e, pochi giorni dopo, viene incendiata l'abitazione di Kathrine Camilleri, avvocato difensore dei padri gesuiti.
Poi è la volta dell'incendio alla casa di Daphne Caruana Galizia, opinionista del The Indipendent solidale con i clandestini, e di Saviour Balzan, editore del Malta Today.
Mesi e anni di detenzione
A Malta sono frequenti episodi di razzismo quotidiano. Lo straniero di colore è spesso guardato con apprensione. L'autobus numero 13, oltre ad attraversare varie parti dell'isola, collega anche i due Open Centres di Malta, Hal Safi e Hal Far e spesso è pieno di immigrati.
Gli utenti maltesi degli autobus diretti alla città B'bugia, destinazione finale della linea, sono insorti sostenendo l'impraticabilità di questi mezzi e, nella follia generale, il politico Joe Mammut del Mlp (Malta Labour Party) ha proposto di realizzare una linea 13 esclusivamente per i maltesi ed una esclusivamente per gli africani.
E' di pochi giorni fa l'ultimo episodio di
violenza. A St Julian, la zona dei locali notturni dove è
rarissimo imbattersi in persone di colore, cinque poliziotti
hanno arrestato due immigrati in seguito ad un'accesa
discussione.
Gli immigrati, perplessi e scioccati di fronte alla decisione
delle forze dell'ordine, hanno cercato di far valere le loro
ragioni sostenendo la loro totale innocenza visto che si
trattavo soltanto di un diverbio a parole. Ma i poliziotti hanno
perso la calma e, dopo aver ammanettato i due africani, hanno
cominciato a picchiarli.
Di fronte all'emergenza sbarchi i periodi di detenzione nei Cpt diventano di mesi e anni. Poi la riforma dell'attuale governo, che ha posto un limite alla detenzione: 18 mesi, entro i quali, se non si è deportati, si viene rilasciati sul territorio. Dopodichè, o si finisce negli Open Centre (Centri di detenzioni aperti) o si emigra.
La maggior parte degli africani arrivati a
Malta e liberi di muoversi preferiscono rimanere tra le mura dei
loro Open Centres nonostante il clima tutt'altro che
confortevole di questi luoghi. Trovare un lavoro è praticamente
impossibile.
L'Open Centre di Hal Far è in realtà una gigantesca tendopoli.
In ogni tenda vivono ammassati quotidianamente circa trenta
persone. Dormono in spazi ristrettissimi e miserevoli. Quando
piove le tende si riempiono d'acqua sporca, dove galleggiano
vestiti, cibo e medicine.
Durante l'estate si arroventano sotto il sole cocente e diventano dei veri e propri forni. L'assistenza sanitaria è un optional e molte persone devono aspettare mesi per essere curate. A molti immigrati è stato concesso l'asilo politico grazie allo status di «rifugiato», in quanto provenienti da un paese in guerra. Ma molti altri sono solo clandestini anche se provengono da un paese drammaticamente povero.
«Vivere nei Cpt? Meglio morire»
Se le condizioni di vita negli Open Centres sono drammatiche, quelle nei Cpt, dove è assolutamente impossibile effettuare una visita, sono allucinanti. «Vivere nei Cpt? Meglio morire o tornare nella guerra del Darfur!» ammette tristemente Joy, appena uscito da uno dei Centri di permanenza temporanei di Malta.
Tanti immigrati tentano di lasciare Malta. L'esito, nonostante il diritto alla libera circolazione all'interno dell'Unione Europea stabilito dal trattato di Schengen, non sempre è positivo. Abuukr Ali, somalo, vive nella tendopoli di Hal Far da quattro anni. «Una volta ho tentato di raggiungere l'Italia con un aereo di linea - spiega - ma all'aeroporto di Malta, nonostante abbia mostrato il mio documento d'identità, mi hanno rimandato indietro perché non possedevo abbastanza soldi e non avevo un luogo di residenza in Italia».
Altri immigrati non hanno neppure i soldi necessari per acquistare un biglietto aereo o per raggiungere la Sicilia con il traghetto. Altri sono sprovvisti di documenti e tentano di raggiungere la Sicilia con barchette clandestine, altri ancora, non avendo nessun luogo sicuro di destinazione, preferiscono rimanere nell'inferno degli Open Centre maltesi.
Sono comunque numerosi quelli che riescono a partire. Nel viaggio di ritorno in Italia, all'aeroporto trovo Mohammed, in fuga da Malta con destinazione Pisa. Per non correre il rischio di essere rispedito indietro, sfoggia un abito elegantissimo, con panciotto, giacca e cravatta. Ha speso i suoi ultimi risparmi per comprarselo. Arriva al check-in con il cuore in gola. L'hostess lo squadra ben bene, la polizia fa altrettanto un attimo più tardi. All'apparenza sembra in viaggio d'affari... ma all'aeroporto di Malta, probabilmente, sanno che non è così.
Continuano a guardarlo, il futuro di Mohammed è appeso a un filo, quando l'hostess consegna la carta d'imbarco a Mohammed sorridendo e dicendogli: «Buon viaggio».