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Un miliardo di persone
soffre la fame Il Denaro - Il rapporto 2009 sulla fame nel mondo diffuso dalla Fao, stilato in collaborazione con il Pam, denuncia che la fame nel mondo cresce ancora, e il numero degli affamati nel 2009 arriva a quota 1,02 miliardi. Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, nel presentare il rapporto, ha dichiarato che "il crescere del numero di affamati nel mondo e' un fatto intollerabile" perché vi sono i mezzi economici e tecnici per eliminare questa piaga, ma serve una maggiore volontà politica. La crisi alimentare e la recessione economica mondiale hanno spinto nel tunnel della malnutrizione quasi 100 milioni di persone in più dello scorso anno (9 per cento): il livello più alto dal 1970. L'aumento del numero degli affamati non è il risultato di raccolti scarsi, ma e' dovuto principalmente al rincaro dei prezzi del cibo, in particolare nei Paesi in via di sviluppo dove, a causa della crisi globale, c'e' stato un calo repentino dei flussi finanziari e commerciali, e si e' assistito a una caduta verticale delle entrate dalle esportazioni, degli investimenti esteri, degli aiuti allo sviluppo e delle rimesse. Nel vertice sulla sicurezza alimentare che si e' svolto due anni fa alla Fao Capi di Stato e di Governo avevano confermato l'obiettivo assunto con la Dichiarazione Onu del Millennio di dimezzare entro il 2015 la fame nel mondo. Questo obiettivo non è stato raggiunto e la situazione sta, invece, peggiorando. In Asia e nel Pacifico si stima vi siano 642 milioni affamate, nell'Africa sub-sahariana 265 milioni, in America Latina e Caraibi 53 milioni, nel Vicino Oriente e Nord Africa 42 milioni, ma anche nei Paesi sviluppati vi sono 15 milioni di persone affamate. Nel corso dell'ultimo decennio il numero delle persone sottonutrite è aumentato "in modo lento ma costante". Il calo sostanziale degli Aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) all'agricoltura, avvenuto tra il 1995-97 e il 2004-06, ha contribuito ad aumentare il numero degli affamati in tutte le regioni, tranne in America Latina e Caraibi, ma ora anche in questa regione crisi economica e alimentare hanno cancellato i progressi fatti. Diouf ha sottolineato come "l'aumento del numero di affamati sia durante periodi di prezzi bassi e di prosperità economica sia in quelli di prezzi alti e di recessione mostri l'estrema debolezza del sistema mondiale di governance della sicurezza alimentare". I leader mondiali hanno reagito con determinazione alla crisi economica e finanziaria e sono stati in grado di mobilitare miliardi di dollari in un lasso di tempo molto breve, ma sarebbe necessaria la stessa azione decisa anche per combattere fame e povertà. Investire nel settore agricolo dei Paesi in via di sviluppo può assicurare una generalizzata crescita economica, e dunque pace e stabilità nel mondo, che fame e povertà "mettono a repentaglio". Josette Sheeran, direttore esecutivo del Pam, evidenzia che, nel momento in cui il numero delle persone che soffre la fame ha raggiunto un picco storico, si è raggiunto il più basso livello di aiuti alimentari mai registrato. I Paesi in via di sviluppo, ricorda il rapporto, sono oggi molto più integrati dal punto di vista finanziario e commerciale nell'economia mondiale e questo li rende "molto più vulnerabili alle fluttuazioni dei mercati internazionali". Il rapporto fa notare come le 17 economie più importanti dell'America Latina nel 2007 abbiano ricevuto 184 miliardi di dollari in entrate finanziarie, nel 2008, (89 miliardi) e si prevede un ulteriore riduzione nel 2009 (44). Ciò si traduce nella riduzione del consumo alimentare, e per alcuni Paesi a basso reddito con deficit alimentare, nella diminuzione delle tanto necessarie importazioni di cibo e medicine. I piccoli contadini devono avere accesso a sementi di alta qualità, fertilizzanti, foraggio e tecnologie per poter incrementare la produzione e la produttività, ha concluso Diouf, ma i loro governi necessitano di strumenti economici e politici per garantire che i settori agricoli siano più produttivi e più resistenti alle crisi. L'attuale modello organizzativo della Fao ha dimostrato, a mio parere, di avere delle carenze, mentre ha assorbito ingenti risorse finanziarie per il funzionamento di una struttura burocratica, che potrebbe essere più snella, ma anche più efficiente. Nel Continente africano esistono larghe fette della popolazione malnutrite e mal curate, perché non vi sono, in molti Paesi, risorse finanziarie sufficienti per importare cibo e medicine, nonostante la presenza di immense ricchezze naturali, di cui beneficiano solo ristrette fette della classe dirigente locale, ma soprattutto le varie multinazionali presenti sul Continente. La Chiesa denuncia, da tempo, questa situazione e cerca con le sue missioni di dare un concreto aiuto a queste popolazioni. Questo tipo di intervento è molto apprezzato dalla gente africana ed è uno dei motivi di forte crescita della Chiesa cattolica nel Continente. Come denunciato dal rapporto la maggior apertura ai mercati ha amplificato gli effetti negativi in alcuni Paesi africani, che hanno anche importato tutti i difetti dei peggiori modelli capitalistici, con la creazione di megalopoli ed abbandono delle terre da coltivare, dove, invece, di coltivare prodotti per sfamare la gente sono, ad esempio, dedicati alla coltivazione di biocarburanti. Esistono, invero, anche altri modelli di sviluppo, come quello messo in atto dal Governo dell'Eritrea, che, invece, punta a sviluppare l'agricoltura, in ogni zona del Paese, con la costruzioni di dighe e mini dighe per una irrigazione dei campi, anche in periodi di siccità, ma soprattutto portando servizi diffusi (scuole, strade, ospedali) nelle zone agricole, per evitare gli abbandoni di queste terre. Si punta, ora, a sopperire alla carenza di medicinali, con la produzione "in loco" di farmaci, con gli stessi principi attivi, di provata efficacia, troppo costosi da importare, nelle confezioni occidentali. E' un modello interessante che, se avrà successo, come è auspicabile, porterà all'autosufficienza alimentare ed a una migliore qualità dei servizi sanitari per l'intera popolazione eritrea. La Fao dovrebbe, perciò,
a mio parere, dedicare la dovuta attenzione a questo originale modello
di sviluppo, suggerendo eventuali strumenti migliorativi, sia per la
produzione alimentare, che farmaceutica. Questo modello potrebbe essere
adottato, in seguito, da altri Paesi del Continente Nero e così la Fao
potrebbe tornare ad avere il ruolo di primo piano sulle battaglie contro
la fame e le malattie nei Paesi meno sviluppati. Commenta la notizia nel Forum Torna alla Home page
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