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Ultime storie dalla Somalia
Le autorità
americane continuano a martoriare un paese già devastato sotto tutti i
punti di vista, utilizzando le truppe etiopiche o i gruppi terroristici
assoldati dalla Cia e da altri servizi segreti occidentali. Ogni giorno
muoiono centinaia di persone, quasi tutte civili. La giustificazione
data è che bisogna combattere il terrorismo di al Qaeda, ma come ormai
molti sanno, tale motivazione è stata creata ad oc per
giustificare le guerre di aggressione, che hanno lo scopo principale di
impedire che il potere dell'élite dominante venga messo in discussione.
Ieri era il Vietnam,
Ieri un piccolo
paese di umili contadini attirò la furia delle autorità di un paese
ricchissimo e potentissimo, oggi un piccolo paese abitato da meno di 10
milioni di persone attrae la stessa furia distruttiva, impietosa e
disumana. Ieri qualche commentatore parlava di "effetto domino", ossia
del timore dei governi statunitensi che se anche un piccolo paese fosse
riuscito a liberarsi, l'effetto sarebbe stato dilagante e avrebbe
decretato il crollo definitivo del dominio statunitense. Ieri si parlava
di "lotta al comunismo" oggi si parla di "lotta al terrorismo". Ieri
milioni di persone in tutto il mondo manifestavano a favore del Vietnam,
oggi la gente nemmeno sa cosa effettivamente sta accadendo in Somalia.
E' questa la differenza sostanziale fra ieri e oggi: la maggiore
capacità dell'élite dominante di rendere la realtà poco comprensibile,
in modo tale che l'opinione pubblica non possa schierarsi con certezza e
chiarezza dalla parte delle vittime. Ieri tutti sapevano che c'era Ho
Chi Minh, e che egli lottava contro il colonialismo attraverso ideali
tratti dal comunismo. Oggi non si sa se c'è un Ho Chi Minh anche in
Somalia, o in Iraq. Ma se c'è una resistenza popolare, di sicuro c'è
anche un Ho Chi Minh, però non ci è dato saperlo.
La differenza fra la
vecchia situazione vietnamita e quella dei paesi aggrediti oggi sta
nella capacità degli aggressori di nascondere la vera realtà, e di
riuscire a convincere che la guerra possa essere inevitabile o
necessaria. Il concetto di "terrorismo" ha consentito di acquisire tale
capacità. Infatti, esso, sfuggendo a una definizione precisa, viene
propagandato come un coacervo di tutte le crudeltà possibili, rendendo
il nemico talmente malvagio e disumano che la guerra risulta una sorta
di intervento umanitario.
La capacità dell'élite
dominante di nascondere la realtà o di mistificarla, a tal punto da
renderla incomprensibile o del tutto falsata, ha oggi raggiunto livelli
mai avuti prima. E' per questa capacità che non ci sono nelle piazze le
folle che c'erano ai tempi della guerra contro il Vietnam. Oggi viene
diffusa quasi esclusivamente la versione dei fatti bellici data dalle
agenzie possedute dalle stesse persone che promuovono e fanno le guerre.
Di conseguenza, in primo piano appare un nemico assai malvagio e
contrapposto alla cultura occidentale. Un nemico primitivo, barbaro e
crudele, che taglia teste e pratica violenze per soddisfare la sete di
sangue. Peccato però che non venga detto che le persone che decapitano e
uccidono civili sono assoldate da quelle stesse autorità che le
denunciano come disumane e terroriste.
Ritorniamo alla
situazione somala: i nostri telegiornali parlano di "guerra civile" e di
un governo "debole" che non riesce a creare sicurezza e a proteggere i
civili. Poi parlano anche di gruppi che si temono "affiliati ad al Qaeda",
e quindi dell'intervento "umanitario" degli Usa. Occorre dire che le
immagini che i nostri Tg mandano in onda mentre danno queste notizie
sono fornite dalle stesse persone che hanno voluto la guerra. Si tratta
o di immagini di repertorio (talvolta si riferiscono ad altre zone di
guerra africane e non al paese di cui si sta dando notizia) o di
combattenti che sparano per conto degli occupanti. Attraverso immagini
di persone africane che sparano, il più delle volte in abiti civili, si
vuole dare ad intendere che si tratta di gruppi in guerra fra loro, ma
in realtà non si tratta di persone che fanno parte della resistenza. In
altre parole, vengono mostrate immagini di africani che combattono, per
dare ad intendere che lì c'è una guerra civile, ma si tralascia di dire
che si tratta di persone a servizio della forza militare occupante,
assoldate per creare paura e scoraggiare le lotte contro il governo.
Ovviamente, questi servizi non sono mai corredati da interviste a
persone somale o a commentatori locali, per evitare che la vera realtà
possa saltare fuori.
Il cosiddetto
"governo debole" somalo è un governo fantoccio voluto dalle autorità
statunitensi per impedire che possa essere costituito un vero governo, e
i signori della guerra sono vari gruppi di terroristi che servono a
seminare paura. Per capire meglio il ruolo e la natura dei signori della
guerra, possiamo trovare un'analogia nella paura prodotta dalle
organizzazioni mafiose e nelle illegalità criminali che esse attuano.
Ai tempi del Vietnam
l'avversario statunitense era un popolo con tradizioni comunitarie, che
aveva sofferto così tanto durante il colonialismo e
Le Corti islamiche
raggruppano persone che avrebbero voluto realizzare un nuovo assetto
economico-politico, ma sono state trasformate dalla propaganda Usa in
"terroristi", affinché potessero avere licenza di ucciderli. All'inizio
dell'aggressione etiopico-americana, nel dicembre scorso, i
rappresentanti principali delle Corti erano fuggiti, anche per evitare
che gli occupanti continuassero ad uccidere civili, ma vedendo il
livello di distruttività delle forze americane, che hanno continuato a
bombardare e ad uccidere, sono ritornati, e con l'appoggio della
popolazione hanno riorganizzato la resistenza. Le milizie islamiche sono
milizie popolari, e non sono comandate da nessun signore della guerra e
da nessun terrorista di al Qaeda, al contrario di quello che sostiene la
propaganda occidentale. La popolazione somala è con le Corti islamiche,
come ai tempi della nostra resistenza la maggior parte degli italiani
sosteneva i partigiani, e non era certo dalla parte degli occupanti. Ciò
è ovvio, ma l'élite dominante ha oggi il potere mediatico di confondere
o nascondere persino quello che dovrebbe essere del tutto evidente.
Ricordiamo che dal
febbraio del 2006,
A dicembre si ebbe
l'aggressione etiopico-americana, la fuga delle Corti, il ritorno dei
signori della guerra e del caos, e infine l'insediamento del governo
fantoccio, che permette agli americani di continuare a bombardare e ad
uccidere centinaia di persone inermi, colpevoli soltanto di aver voluto
sfuggire al loro dominio. Oggi qualcuno parla di "guerra dimenticata",
osservando quanto poco si parli dell'agonia che il popolo somalo sta
vivendo. Infatti, pochi sanno che soltanto nel periodo che va dal 29
marzo al 1 aprile, a Mogadiscio sono state uccise 1089 persone, ferite
4334, e almeno 57.000 persone sono state costrette a fuggire. Le truppe
del Governo Federale di Transizione (GFT) hanno deciso di massacrare
senza pietà tutti coloro che avversano il governo, e le ultime offensive
hanno colpito la popolazione di Mogadiscio con operazioni terrestri e
aeree, supportate dall'esercito etiopico.
La presunta "guerra
civile", occorre precisarlo, è in realtà una guerra del terrorismo
statunitense contro il popolo somalo, che è l'unica vittima della furia
distruttiva degli occupanti. I civili somali stanno vivendo una
situazione terribile, come spiega il giornalista Abukar Albadri: "Gli
ospedali sono stracolmi di feriti, i trasporti sono fermi, l'elettricità
non funziona, le linee telefoniche neanche. Le strade sono tutte
bloccate, la gente non può neanche scappare dalla città."
Questi resoconti,
seppur confusi e incerti, fanno emergere le condizioni tragiche della
Somalia e la situazione da incubo che le autorità di Washington
impongono ai somali, per far perdere ogni speranza di
autodeterminazione.
Militarizzare
significa peggiorare la situazione e continuare a spacciarla per
situazione di guerra, mentre invece la guerra è stata creata per evitare
di concedere l'autonomia dall'Occidente. I media occidentali parlano di
"stabilire le condizioni di sicurezza", ma nascondono che le truppe
mandate in Somalia (dell'Onu o dell'Ua) sparano contro civili inermi, e
non credo che questo possa essere definito "portare sicurezza". E' certo
che i somali non ne possono più del livello di militarizzazione che
subiscono da molti anni. All'arrivo delle truppe dell'Ua hanno reagito
con ostilità, come già fecero nel 1993, quando furono costretti a subire
l'occupazione delle truppe dell'Onu e dei marines americani, che
torturarono e uccisero migliaia di persone (anche i nostri soldati si
macchiarono di orrendi crimini). Oggi il popolo somalo è costretto a vivere in una situazione surreale e pazzesca, descritta così da Albadri: La situazione a Mogadiscio è peggiore che durante la guerra civile, ogni volta che si esce di casa lo si fa a proprio rischio e pericolo, senza essere sicuri di tornare. La maggior parte dei negozi è chiusa, le scuole hanno sospeso le lezioni e metà della gente è scappata dalla città. L'esodo è così massiccio da aver fatto raddoppiare i costi di tutti i mezzi di trasporto, dagli aerei ai minibus... Ogni ora, in ogni strada, i miliziani rubano, stuprano, uccidono in totale impunità. Le truppe etiopi e somale proteggono loro stesse, così come gli uomini dell'Ua. La polizia, con la scusa di raccogliere le armi, perquisisce casa per casa e ruba radio, tv, soldi, tutto quello che trova.
Per sostenere la
versione della "guerra civile" si dice che le Corti islamiche fomentano
la popolazione contro il governo, ma si tralascia di dire che in Somalia
tutti sanno che Yusuf è complice degli aggressori, e anche un bimbo
somalo è capace di distinguere chi ha voluto questa guerra e chi lotta
per il bene dei somali. La propaganda dei nostri media ci impedisce di
vedere la vera realtà somala, così come, del resto, ci impedisce di
vedere molte altre altre questioni assai più vicine a noi della Somalia. |