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Triplicati i migranti
che arrivano in Sicilia
(e quelli che muoiono nel Mediterraneo)
Melting Pot
Europa - Ecco come e perché sono cambiate la composizione e le
nazionalità di coloro che partono dalla Libia.
Tratto da
Fortress Europe
Aumentano gli sbarchi in Sicilia. Sempre più donne. Sempre più
richiedenti asilo. Sempre meno marocchini e egiziani. A fotografare il
nuovo volto degli immigrati che raggiungono le coste siciliane sono i
dati ufficiali diffusi dal Ministero dell'Interno lo scorso 8 luglio.
Nei primi sei mesi del 2008 sono sbarcate in Italia 11.949 persone. Il
triplo dei 3.158 che avevano fatto ingresso nel nostro Paese nello
stesso periodo 2007. Una media di 66 persone al giorno, contro i 55 al
giorno del 2007, quando nell’intero anno arrivarono 20.455 persone.
Le imbarcazioni intercettate sono state 258. In media su ognuna
viaggiavano 46 passeggeri; erano 34 nel 2007 e 44 nel 2008. E
all’aumento degli arrivi corrisponde, inevitabilmente, un aumento delle
vittime: 387 quelle documentate dalla stampa nel primo semestre, contro
le 556 di tutto il 2007. Ma il dato potrebbe essere molto più elevato a
causa del numero imprecisato di dispersi causati da una serie di
naufragi fantasma di cui sono stati ritrovati soltanto alcuni cadaveri
in alto mare.
Nel dettaglio, aumentano le donne (11% contro l8% del 2007), il cui
numero nei primi sei mesi dell’anno ha già eguagliato quello dell'intero
2007. Mentre si assiste a un drastico cambiamento nel panorama delle
nazionalità. Crollano gli arrivi dai Paesi del Maghreb. Gli egiziani
passano dai 5.131 dell'intero 2007 ai 557 del primo semestre 2008. E
così i marocchini, dai 2.341 agli 849. Più stabile il numero dei
tunisini (1.287), che dopo Somalia e Nigeria rappresentano la terza
nazionalità. Il 75% di chi sbarca in Sicilia arriva - nell'ordine - da
Somalia (2.556 persone), Nigeria (1.859), Tunisia (1.287), Ghana (853),
Marocco (849), Egitto (557), Burkina Faso (290), Costa d'Avorio (277),
Eritrea (240) e Togo (202).
Da notare l’aumento deciso del numero dei somali, passati dagli 892 di
tutto il 2007 ai 2.556 del primo semestre di quest'anno. La situazione
in Somalia è disperata. Senza un governo da 17 anni, il Paese è
esasperato ogni giorno dalla guerra, dopo che alla fine del 2006 la
forza militare guidata dall'Etiopia ha vinto sul campo le Corti
islamiche. Una situazione che spinge ogni anno centinaia di migliaia di
somali a lasciare il Paese, per lo più attraversando il Golfo di Aden
verso lo Yemen, oppure tentando la rotta libica verso l'Italia o quella
turca verso la Grecia.
Altro dato su cui riflettere è il crollo degli sbarchi degli eritrei. In
tutto il 2007 ne erano arrivati 3.007. E dall’aprile 2005 se ne
contavano almeno 6.000. Eppure nei primi sei mesi del 2008 ne sono
arrivati soltanto 240. La situazione in patria non è migliorata. Un
recente reportage della Reuters denuncia le dure condizioni imposte
dalla coscrizione militare a tempo indeterminato, che costringe ormai
320.000 ragazzi e ragazze a servire l’esercito per 20 dollari al mese,
in un paese che conta 4,7 milioni di abitanti.
Ma sulle vie
della diaspora eritrea la rotta libica sembra ormai essersi chiusa.
Oltre 700 eritrei sono detenuti da più di due anni nel carcere libico di
Misratah. E altri 1.500 sono stati arrestati in Egitto, lungo la nuova
rotta che dal Sudan, via Assuan e Il Cairo, porta in Israele. Mille di
loro sono già stati rimpatriati, nonostante le proteste delle
associazioni di eritrei, da Roma a Addis Abeba.
Della loro sorte non si ha notizia.
Contro chi grida all’invasione, i dati sugli sbarchi vanno
contestualizzati. Nei primi quattro mesi del 2008 sono state presentate
in Italia 4.237 richieste di asilo politico. In tutto il 2007 erano
state 14.053. Il 10% delle domande sono state accolte, e il 47% ha avuto
un permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Ma quanti sono i rifugiati nel mondo? Alla fine del 2007, secondo
l’ultimo rapporto dell’Alto commissariato per i Rifugiati delle Nazioni
Unite, i rifugiati politici e gli sfollati interni, fuggiti a guerre o
persecuzioni, erano almeno 31,7 milioni.
L'80% è
ospitato da Paesi non industrializzati. Il maggior numero dei rifugiati
nel 2007 era accolto in Pakistan, Siria, Iran, Germania e Giordania.Un
ultimo cenno infine va fatto al fallimento del meccanismo delle quote di
ingressi per motivi di lavoro. Perché non si può dimenticare che i due
terzi di chi rischia la vita nel Canale di Sicilia sono lavoratori in
cerca di salari migliori. La legge concede ogni anno quote di ingressi
per alcuni Paesi, previa dichiarazione di assunzione del datore di
lavoro. Il visto di ingresso va ritirato presso l'Ambasciata italiana
nel proprio Paese.
Peccato che
per trovare il datore di lavoro si debba prima venire in Italia e farsi
conoscere. Il 90% lo fa con un visto turistico. Gli altri via mare. E
una volta in Italia, dopo anni di lavoro nero, ottenuta la dichiarazione
di assunzione, si tenta di tornare. Ma è una lotteria. E i dati lo
confermano. Secondo un inchiesta di Metropoli del 20 luglio 2008, dei
300.000 visti di ingresso rilasciati nel 2006, ben 89.000 non sono mai
stati ritirati. Uno su quattro. Perché è tutta una farsa. I lavoratori
sono già in Italia, e per molti di loro tornare significa rischiare un
provvedimento di espulsione. Rimarranno qui.
A lavorare
nei nostri cantieri e nelle nostre case. Senza carte né diritti. E il
gioco si ripete ogni anno. Nel 2007 il governo ha assegnato 170.000
ingressi. Sono state presentate 650.000 richieste. La maggior parte dei
lavoratori vive già in Italia. La maggior parte non avrà il nulla osta.
E tra chi lo avrà, uno su quattro non potrà tornare in patria per
ritirare il visto di ingresso.
Fonte: Fortress
Europe
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