Sophia Tesfamariam su dichiarazione dell'Etiopia

 

Risposta alla dichiarazione ingannevole dell'Etiopia alla sessantunesima sessione dell'assemblea generale delle NU 

Da Sophia Tesfamariam  30 set. 2006, 11:47  

La sessantunesima sessione dell'assemblea generale delle Nazioni Unite è cominciata il 12 settembre 2006 e si è conclusa il 27 settembre 2006. A giudicare dalle dichiarazione presentate dai capi del mondo e dai loro rappresentanti, non tutto và bene con le Nazioni Unite e la maggior parte degli Stati membri sta affermando fortemente che lo status quo è non solo inaccettabile, ma anche insostenibile. Alcuni oratori erano più energici di altri, ma il messaggio era più o meno lo stesso… quanto fossero i rappresentanti in modo schiacciante delusi con le Nazioni Unite e quanto non ritenessero di  essere rappresentati adeguatamente nelle camere del Consiglio di Sicurezza -. I beneficiari dell'ipocrisia del NU, campioni di doppiezza e soprattutto incapacità, erano le poche eccezioni che lodavano gli sforzi dell'Organizzazione e quello del Segretario Generale. 

La credibilità e l'integrità delle Nazioni Unite è stata messa in discussione non da una o due nazioni danneggiate, ma da una stragrande maggioranza dei membri. Non deve sorprendere se la riforma delle  NU ha dominato i discorsi, anche se difficilmente avverranno riforme sensate considerando il fatto che di riformare le NU se ne è parlato negli ultimi 60 anni (dal 1945) e se ci è mai stata qualunque riforma si è conclusa solitamente con l'avvantaggiare il ricco e potente usurpando la sovranità delle nazioni più povere. 

Parlando di beneficiari dell'ipocrisia e della duplicità delle NU, ho ascoltato l'inviato etiopico sig. Negash Keberet Botora quando ha presentato un miscuglio incoerente dell'Etiopia il 27 settembre 2006 all'Assemblea delle NU. La dichiarazione dell'Etiopia è venuta l’ultimo  giorno e all'ultima ora, probabilmente volutamente. Gli inviati etiopici hanno organizzato ingannevolmente un grande raduno della Diaspora etiopica e lo hanno tenuto a New York durante le sessioni dell'assemblea generale. Non mi aspettavo da questo inviato etiopico nulla di differente da coloro che hanno parlato prima di lui all'Assemblea Generale sulla questione dei confini fra Eritrea ed Etiopia. Lo stile senza vergogna e ingannevole del regime di minoranza in Etiopia era assolutamente evidente. 

Il sig. Botora dicendo di voler “disporre il conflitto in un  contesto adeguato e prospettiva per un migliore apprezzamento della corrente impasse nel processo di pace„, ha cominciato dicendo al pubblico:

“… era il maggio 1998 quando l’Eritrea ha lanciato, non provocata, l'attacco contro l'Etiopia in palese negazione del diritto internazionale, accendendo quindi la guerra e portando alla crisi attuale. A tale riguardo desidero attirare l'attenzione dell'Assemblea sulla decisione della Commissione Reclami  Eritrea Etiopia quanto alla responsabilità per la guerra fra i due paesi…„ 

Parlare di altri argomenti diversi per distrarre dal vero soggetto! Che cosa centra la Commissione  Reclami a riguardo del soggetto attuale che è la delimitazione Eritrea Etiopia? Assolutamente niente!

Che cosa ha a che spartire la Commissione Reclami con il rifiuto del regime di minoranza della decisione della Commissione Confini Eritrea Etiopia e del rifiuto continuato dell'Etiopia a tenere conto della delimitazione incondizionata del confine Eritrea Etiopia in conformità con la decisione finale e obbligatoria della EEBC? Assolutamente niente! 

Ma poiché ha richiamato le origini del conflitto permettete che faccia riferimento all'accordo di Algeri. L'articolo 3 dell'accordo di Algeri dice:  

“… Per determinare le origini del conflitto sarà effettuata una ricerca sugli avvenimenti del 6 maggio 1998 e su qualunque altro avvenimento prima di quella data in grado di contribuire ad un malinteso fra le parti per quanto riguarda il loro confine comune, compresi gli avvenimenti di luglio e dell'agosto 1997… la ricerca sarà effettuato da un ente indipendente e imparziale nominato dal Segretario Generale dell’ OAU, in accordo con il Segretario Generale delle Nazioni Unite e delle due parti… che l’ente indipendente dovrà presentare il  rapporto al Segretario Generale dell’ OAU… le parti coopereranno completamente con l’ente indipendente…„  

Come il sig. Botora sa il OAU ora Unione Africana, sotto la tutela del Palazzo Menelik, è un'istituzione inetta e corrotta, indegna ed inadatta di rappresentare gli Africani. Il Segretario Generale Kofi Annan, amico personale del  mercenario Primo Ministro dell'Etiopia, è incapace di generare “un ente indipendente„ imparziale per studiare le origini del conflitto. L'Unione Africana ed il Segretario Generale sono stati negligenti nelle loro funzioni, hanno abusato delle funzioni dei loro uffici, violato gli accordi di Algeri e hanno compromesso ampiamente la loro integrità, credibilità e neutralità a proposito dell’Etiopia ed i suoi erranti rappresentanti. 

Tuttavia poiché la EEBC ha assegnato il villaggio di Badme all’Eritrea e Meles Zenawi  stesso ha identificato Badme come “il casus belli della guerra fra l'Etiopia e l’Eritrea„, non è difficile dedurre quale parte ha prodotto il conflitto. Dopo tutto come è possibile che uno attacchi la propria terra? 

Per quanto riguarda “la crisi„ della quale il sig. Botora ha parlato di durante il suo roboante discorso alle NU, condividerò con il sig. Botora quanto ho gia condiviso con i suoi predecessori quando hanno provato a passare la belligeranza dell'Etiopia, la violazione degli accordi di Algeri, le violazioni della carta delle NU, le violazioni del diritto internazionale e le numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza come fossero “una crisi„, una “impasse„ che garantiscano “un meccanismo alternativo„, “un mediatore neutrale„, “un’inviato speciale„ ecc. ecc.

Dovrebbe essere ricordato che il 19 settembre 2003, Meles Zenawi, l'ingannevole, Primo Ministro fantoccio dell'Etiopia ha scritto una lettera al suo amico personale Segretario Generale Kofi Annan. In quella lettera malfamata Meles ha scritto che la EEBC era “in una crisi terminale„ ed ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di dar vita a “di un meccanismo alternativo„ per delimitare il confine di Eritrea Etiopia. Essenzialmente ha desiderato aggirare la EEBC e ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di generare un altro ente che fosse più accondiscendente alle richieste incessanti dell'Etiopia di emendare, cambiare e rivisitare la decisione finale ed obbligatoria della EEBC. La EEBC ha risposto all'insulto di Meles dichiarando piuttosto eloquentemente questo:

“…non ci è alcuna “crisi”, terminale o di altro tipo che non possa essere curata dalla conformità dell’Etiopia agli obblighi derivanti dagli accordi di Algeri, in particolare gli obblighi di trattare la determinazione della delimitazione della Commissione come “finale e vincolante„ (articolo 4.15) e “di cooperare con la Commissione, i relativi esperti e l'altro personale sotto tutti gli aspetti durante il processo… di delimitazione„ (l'articolo 4.14)…„ 

La situazione si è deteriorata subito dopo. Gli interventi illegali del Segretario Generale Kofi Annan, del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e delle NU hanno contribuito “alla crisi„, forzando la EEBC a chiudere gli uffici e a lasciare la zona. La EEBC il 24 febbraio 2005, nel sedicesimo rapporto sul lavoro della Commissione, ha spiegato perchè le attività di delimitazione si erano arrestate:

• “L’Etiopia non è disposta a  permettere che la delimitazione continui nel modo stabilito, nei sensi concordati ed in conformità con le regole guida tracciate dalla Commissione. Ora insiste su priorità “dialoga„ ma ha rifiutato l'occasione per tale “dialogo„ nel quadro del processo di delimitazione forniti dalla proposta della Commissione all'incontro fra le parti il 22 febbraio. Questa è l’ultima di una serie di azioni ostruzionistiche intraprese dall'estate di 2002 per mascherare l'accettazione frequentemente professata dall'Etiopia della decisione della delimitazione.„ 

• “… la Commissione sta prendendo misure immediate al fine di chiudere gli uffici. Questi possono essere riattivati (conformemente a determinati mesi di termine d'esecuzione) se l'Etiopia abbandona la insistenza attuale sui presupposti per l'esecuzione della delimitazione. Per quanto riguarda la Commissione, rimane in attesa per procedere a  realizzare il processo di delimitazione non appena le circostanze lo consentono…„ 

• “… la Commissione deve concludere ricordando che la linea di confine è stata determinata legalmente e definitivamente tramite la decisione di delimitazione del 13 aprile 2002. Ancorché non demarcata, questa linea è vincolante su entrambi le parti, soggetta soltanto a istruzioni secondarie espresse nella decisione di delimitazione... Un comportamento contraddittorio con questa linea di confine è illegale…„ 

Sei mesi più tardi il Segretario Generale ha segnalato nel suo rapporto del 30 agosto 2005 al Consiglio di Sicurezza questo:

“… la Commissione Confini Eritrea-Etiopia ha sospeso le attività nella zona. Non c’ è stata di conseguenza ulteriore attività di delimitazione„  

Così, l'annotazione è molto chiara. È l'Etiopia che ha ostruito la delimitazione e EEBC forzato per lasciare la zona, non l’Eritrea. 

Il sig. Botora inoltre ha parlato svergognatamente della missione delle Nazioni Unite Eritrea Etiopia (UNMEE) la cui istituzione ed il lavoro sono stati costantemente insidiato e compromessa dall'Etiopia che ha frequentemente violato l'integrità della zona provvisoria di sicurezza (TSZ) . Il sig. Botora ha avuto l’ audacia di invitare l’Eritrea a ristabilire l'integrità della UNMEE, che maggiormente è stata insidiata e compromessa dal rifiuto del suo paese di accettare la decisione finale e obbligatoria della EEBC ed il relativo continuato rifiuto di  tenere conto della delimitazione incondizionata del confine di Eritrea Etiopia. 

Come ho dichiarato parecchie volte nel passato, la UNMEE è disposta sui territori sovrani dell’ Eritrea e le misure approntate dall’ Eritrea, compreso il divieto di voli degli elicotteri della UNMEE e l’espulsione delle guardiani della pace erranti ecc. non possono e non devono essere annullate. 

Dovrebbe essere ricordato che la risoluzione 1430 del Consiglio di Sicurezza delle NU  ha modificato il mandato della UNMEE il 14 agosto 2002 per includere:  

• Sminamento nelle zone chiave per sostenere la delimitazione;   Sostegno amministrativo e logistico degli

• gli uffici della Commissione Confini.  

La Commissione Confini, che ha il solo mandato per delimitare il confine  Eritrea Etiopia, a causa delle minacce dell'Etiopia, delle molestie, delle intimidazioni ed il rifiuto, non ha potuto compiere il mandato ed è stata costretta a chiudere gli uffici ed a lasciare la zona rendendo la TSZ  della UNMEE, secondo il mio umile parere, irrilevante, ridondante e discutibile.  La sospensione delle attività del UNMEE da parte dell’Eritrea è legale e protetta dall‘articolo 26b della convenzione di Ginevra sui Trattati che permette all’Eritrea: 

“… come la parte offesa dalla violazione (rifiuto dell'Etiopia da attenersi al finale ed il verdetto obbligatorio, l'ostruzione del processo di delimitazione) può invocarla come base per la sospensione della applicazione del trattato (Accordo su Cessazione Applicazione  Ostilità-UNMEE) in tutto o in parte nei rapporti fra se e lo stato inadempiente (l'Etiopia) o organizzazione internazionale (Nazioni Unite ed Unione Africana)…„ 

Secondo la convenzione di Ginevra sui Trattati:

“. Una violazione materiale di un trattato è una violazione di una misura essenziale alla realizzazione dell'oggetto o allo scopo del trattato…„ 

• L’Etiopia ha rifiutato la decisione  finale e obbligatoria  

• L’Etiopia ha ostacolato il processo di delimitazione  

• L’Etiopia ha intimidito, molestato ed ha forzato la EEBC a chiudere i loro uffici e a lasciare la zona.  

Poiché la Commissione Confini  Eritrea Etiopia ha chiuso gli uffici ed ha lasciato la zona e si è impedita la delimitazione, non ci è ragione legale per la quale alla UNMEE dovrebbe essere permesso di mantenere l’accesso indefinitamente su territori sovrani dell’ Eritrea. 

In oltre il Consiglio di Sicurezza che ha rinunciato a fare rispettare la decisione della EEBC ha lasciato l'esecuzione della decisione  alle“ due parti„, malgrado gli appelli e le ripetute chiamate dell’ Eritrea affinché le NU si metta sulle spalle le responsabilità legali e morali, non ha funzionato “in un carattere esclusivamente internazionale„ e preferibilmente ha calmato Meles Zenawi ed il regime di minoranza in Etiopia, generando così questa situazione e questi precedenti molto pericolosi. 

Oggi, il ritorno della EEBC in Etiopia e l'apertura degli uffici ad Addis Ababa non riguardano l’Eritrea. Per invitare l’ Eritrea a riaprire gli uffici, la EEBC deve fissare la accettazione incondizionata dell'Etiopia della decisione finale ed obbligatoria del 13 aprile 2002. Senza questo l’ Eritrea non è costretta legalmente ad assecondare gli infiniti espedienti dell’Etiopia, le tattiche ingannevoli, o il desiderio della Comunità Internazionale di calmare l'Etiopia. 

La norma di legge prevarrà sopra la legge della giungla!