Quei nostri fratelli eritrei uccisi
dalla noncuranza della cultura liberista

Caro Gazzettino, per chi come me considera l’Eritrea una patria, la terribile tragedia sul canale di Sicilia ha risvegliato un antico dolore, mai sopito, sulla sorte di quel gentile e fiero, popolo fratello, che non ha mai conosciuto pace. La loro antica civiltà, di derivazione egizia copto-ortodossa, ed in buona parte anche tribale musulmana, ha saputo sopportare con saggezza la colonizzazione italiana, iniziatasi appena dopo il compimento del nostro Risorgimento.

Malgrado alcuni aspetti ributtanti, come l’apartheid, il quotidiano disprezzo razzista (da me bambino vissuto con segreta angoscia) e l’affronto delle leggi razziali fasciste del 1938 ispirate dai nazisti (per cui un “bianco” non poteva sposare una delle dolci e bellissime donne eritree “nere”, ed i figli venivano perciò abbandonati), hanno saputo con serena antica saggezza valutare in positivo ciò che alcuni italiani, i più civili, avevano apportato.

Hanno combattuto con il più alto valore, come nostri soldati, con dedizione e fedeltà incredibili, per un ingenuo rispetto al giuramento, in tutte le vergognose avventure coloniali, in Etiopia ed in Libia lasciando sul terreno moltissimi caduti. Dopo la sconfitta del 1806 ad Adua, 8500 Ascari sopravissuti, furono amputati della mano destra e del piede sinistro ed i monconi immersi nell’olio bollente per la loro fedeltà all’Italia.

In battaglia venivano mandati avanti prima loro “all’arma bianca” (avendo solo 8 pallottole). A Cheren, pur privati del misero soldo ed adescati perciò da agenti nemici, stupirono il generale britannico William Platt per la loro invincibile fedeltà. Le loro tombe, separate da quelle dei "bianchi" a Cheren, portano la scritta: “Ascaro ignoto”, cioè: niente soldi alle poverissime famiglie!

Vidi all’Asmara con i miei occhi di bambino la P.A.I. sparare con le mitraglie contro gli Ascari sopravvissuti che erano arrivati a piedi, prima degli inglesi, a chiedere quei soldi da mesi non pagati. Mentre gli italiani si imboscavano, molti di loro continuarono a battersi strenuamente alla macchia “per l’onore” con le bande di Amedeo Guillet. I pochi ascari viventi oggi prendono dall’Italia pensioni del peso di €140!

Malgrado tutto ciò ancora oggi, noi siamo per loro dei fratelli irriconoscenti. Molti di noi sono nati, sono vissuti, ed hanno parenti nelle bellissime città eritree (Asmara è “Tesoro dell’Umanità” per l’Unesco).

La minaccia etiopica, sobillata dagli americani che vogliono i porti strategici sul Mar Rosso, costringe il governo eritreo ad una dittatura da “stato di guerra” per il lunghissimo fronte. Ciò spinge i giovani a fuggire. Ma vili leggi barbariche italiote hanno impaurito gli eventuali soccorritori nel canale di Sicilia.

Come osano i nostri reggenti vantarsi eredi di una civiltà che nel passato fu faro di cultura in tutta l’Europa e nel mondo?

 73 nostri fratelli sono stati uccisi dalla antiumana noncuranza della sottocultura liberista nel nostro mare pieno di grossi yacht battenti bandiere da evasori fiscali! Erano poveri e dimenticati nostri fratelli! Vergogna!

Mario Ruffin
(profugo dall’Eritrea)

(23 agosto 2009)

da Il Gazzettino.it


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