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Il
pentecostale adottato
dai media occidentali 10 Sett. 2010 - La vicenda di quel signore statunitense che vorrebbe bruciare un libro contenente il Corano ha occupato tutte le pagine di tutti i giornali occidentali. La diffusione internazionale della notizia è naturalmente demandata alle agenzie che hanno in mano la cosiddetta informazione, ovvero la comunicazione delle “verità in atto”. Queste sono le stesse che finiscono per stabilire chi è un grande leader di stato, chi è un dittatore, chi merita pietà, attenzione e cosi via. Nel caso in questione si tratta di un signore della chiesa pentecostale, una di quelle che in Africa e non solo, sono riuscite negli ultimi decenni a fare tanti proseliti da condizionare politicamente molti stati. Il presidente dell’Uganda, Yoweri Museveni, stretto alleato USA, è un membro attivo di una setta pentecostale. I pentecostali hanno un significativa presenza in Kenya. Nel Sud Africa razzista i pentecostali legittimavano lo stato delle cose e pontificavano a favore dell’aparthaid. In Eritrea gli addetti pentecostali hanno cercato di operare con gli stessi moduli già operanti in altre realtà africane. La sua evidente valenza politica ha portato il governo eritreo a ritenerla illegale, legittimando le sole religioni storicamente definite nel territorio. Nessun eritreo è mai rimasto sorpreso della presenza dei musulmani, dei copti ortodossi, dei cattolici, dei protestanti e degli ebrei. Per oltre un secolo, a parte un tentativo d’interferenza degli inglese del secondo dopoguerra, tutte queste fedi hanno convissuto pacificamente e continuano a farlo. Gli stessi mezzi di comunicazione di massa, in sostanza un pugno di agenzie che dettano agli organi d’”informazione” occidentali ciò che è necessario sapere, hanno messo all’indice il governo dell’Eritrea perché, a loro dire, ostacolava i pentecostali. Il tutto veniva contrabbandato come negazione della liberà di fede operata da uno stato dittatoriale. In tutta questa vicenda il problema principale non riguarda quel signore statunitense che dice di volere bruciare un libro contenente il Corano, ma i mezzi di comunicazione che hanno dimostrato, forse come poche volte, che è possibile descrivere realtà incongruenti, inconsistenti, fuorvianti o, al limite, inesistenti pur producendo grandi effetti, anche con danni per l’umanità. Quello stesso ristretto numero di agenzie che alimenta i mezzi di comunicazione occidentali hanno parlato ampiamente degli eritrei giunti in Libia, senza fare alcun cenno alla violazione degli accordi internazionali relativamente al contenzioso Eritrea-Etiopia operati anche con l’avvallo dell’Europa, Italia compresa. Pasolini, a proposito dei “crimini politici” italiani, diceva di sapere chi ne fossero i responsabili pur non potendo esibire le prove; nel caso dell’Eritrea, ed i cosiddetti profughi, si può dire che i responsabili e le prove sono agli atti, basta leggerli. Purtroppo manca Pasolini. E manca anche Sciascia. Sono solo rimasti coloro che si interrogano se è giusto in nome della democrazia che qualcuno bruci un libro, sacro o meno, senza neppure supporre che l’agenda l’hanno già decisa un pugno di agenzie che dettano agli organi "d'informazione" occidentali il dibattito. Commenta la notizia nel Forum Torna alla Home page
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