Lettera aperta dell’Ambasciatore dello stato dell’Eritrea in Italia
alla redazione del sito web Mewinda.it

Gentili componenti la redazione di Mwinda: quando Mwinda.it è apparso nel variegato mondo della informazione via internet avevo sinceramente sperato che fra gli intenti di una testata che si poneva l’arduo obbiettivo di costituirsi come osservatorio di geopolitica sull’Africa, ci fosse quello di un serio e competente approfondimento delle notizie riguardanti il nostro paese e che  una volta tanto si sarebbe concretizzata la legittima aspirazione degli eritrei  di vedere un cambiamento di tendenza nel modo di affrontare la questione del Corno d’Africa in generale e quella Eritrea in particolare.

Dopo una attenta lettura degli articoli pubblicati recentemente a firma di Emilio Manfredi, Giampaolo Calchi Novati e Stefano Liberti devo purtroppo constatare che le mie personali speranze come del resto quelle delle comunità di eritrei residenti in Italia sono state ancora una volta amaramente deluse.

Da un “osservatorio di geopolitica” sarebbe stato legittimo aspettarsi un atteggiamento di obbiettiva equidistanza e neutralità nell’approccio a problematiche tanto critiche quanto complesse come quelle che vedono l’Africa protagonista, ma dalla lettura degli articoli incentrati sull’Eritrea appare subito evidente una certa superficialità associata a una scarsa capacità di affrancarsi dalla tendenza a omologarsi  acriticamente a certe correnti di pensiero di equivoca origine.

Indipendentemente dal taglio giornalistico e dalle scelte redazionali comunque quello che trovo profondamente grave e scorretto è il modo distorto e fuorviante, quando non assolutamente falso, con il quale si è voluta presentare la questione eritrea, nonostante i recenti sviluppi diplomatico legali che hanno posto alla attenzione dell’opinione pubblica internazionale una realtà ben diversa da quella presentata da Mwinda.

Andrebbe ricordato che nonostante l’Etiopia abbia posto ostacoli tali da impedire la demarcazione fisica dei confini, il giorno dello scioglimento della Commissione Confini ha coinciso con la definitiva e immodificabile determinazione della frontiera Eritrea Etiopia cosi come tracciata con precisi riferimenti satellitari sulle carte disegnate dalla EEBC consegnate ai governi di Eritrea ed Etiopia nonché agli organi internazionali di controllo. Questo significa che dalla data dello scioglimento della Commissione non sussiste più alcuna controversia legale che possa alimentare preoccupazioni per un nuovo possibile conflitto con l’Etiopia se non in chiave di difesa della sovranità nazionale da parte eritrea conformemente a quanto previsto dal diritto internazionale.

Dal lontano 2002, momento in cui l’EEBC ha dato il suo verdetto finale e vincolante, l’Eritrea sta sopportando con compostezza la indebita occupazione della cosiddetta Temporary Security Zone che si estende esclusivamente sul suo territorio, così come con altrettanta compostezza sopporta l’occupazione militare del suo territorio sovrano da parte dell’Etiopia e la mancata applicazione a suo carico delle sanzioni chiaramente previste dai patti di Algeri, ma non per questo accetterà mai di fare la fine della Somalia senza ricorrere a tutti gli strumenti legali disponibili e in ultima analisi alla difesa armata.

In tal senso credo sarebbe stato doveroso sottolineare la differenza fra la posizione giuridica di un paese aggredito che è costretto a difendersi, da quella di un paese aggressore che agisce in violazione di accordi e trattati internazionali contando sulla protezione di potenti amministrazioni straniere e sulla distrazione della comunità internazionale, ma purtroppo di questo negli articoli citati non vi è traccia e l’Eritrea viene dipinta come concausa e non come vittima di tale contingenza.

A chiarire ogni dubbio circa la assenza di una qualunque volontà deontologicamente corretta da parte di Mwinda di confrontarsi con la problematica eritrea, in concomitanza con i gia citati  articoli è apparso un cosiddetto “dossier” a firma di Emilio Manfredi che rappresenta la summa di tutti i più abusati luoghi comuni sull’Eritrea i quali peraltro non sono più presi in considerazione neanche da coloro che li hanno diffusi ad arte al solo scopo di gettare discredito sul paese e porre le basi per giustificazioni apparentemente legittime a eventuali interventi esterni, stante la loro acclarata falsità evidenziatasi nel corso dello sviluppo degli eventi.

Con la presente intendo pertanto esprimere agli estensori degli articoli, ma soprattutto a chi ne ha curato e consentito la pubblicazione, la mia personale riprovazione e quella delle comunità eritree che rappresento circa i loro contenuti che oltre a essere offensivi e fuorvianti nei toni e nella sostanza, tradiscono lo spirito di eccellente cooperazione fra Italia ed Eritrea rappresentato da innumerevoli iniziative comuni passate e presenti, nonché i forti legami storico culturali che intercorrono tra i due paesi.

 Roma, 31 dicembre, 2007

Zemede Tekle

Ambasciatore dello Stato dell’Eritrea in Italia


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