Lettera aperta dell' Ambasciata dello stato di Eritrea sul caso dei presunti migranti eritrei in ostaggio

In questi giorni i mezzi di informazione stanno dando nuovo particolare rilievo a una notizia non nuova in se, ma ora arricchita di nuovi e cruenti particolari, secondo la quale un numero imprecisato di presunti migranti irregolari sarebbero tenuti in ostaggio in condizioni disumane nei pressi del confine egiziano-israeliano da una non meglio identificata banda di predoni che esigerebbero il pagamento di un riscatto per la loro liberazione.

Opinione generalizzata e molto enfatizzata, frutto di una serie di comunicati e appelli non ufficiali, è che questi ostaggi siano migranti eritrei, quando il Ministero degli Affari Esteri Egiziano, in un comunicato pubblicato dal quotidiano egiziano “Al Jumahurya” il 12/12/2010, ha dichiarato che, in merito alla questione dei presunti eritrei che si trovano in grave difficoltà, forse nell’area del Sinai, finora non ha nessun elemento concreto per esprimere una valutazione.

Da dove scaturisce dunque l’intensa campagna mediatica degli scorsi giorni, alla quale ha aderito anche Avvenire, riferita a soli cittadini eritrei, e per quali fini reali? La fonte di tale notizia, che risulta essere sempre la stessa, è da ritenersi attendibile o animata da secondi fini quando riferisce esclusivamente di eritrei in pericolo di vita?

Fin quando tutto questo interessamento nei confronti degli immigrati eritrei, ma anche di altre nazioni africane, fosse motivato dalla buonafede e per il bene dei malcapitati, allora sarebbe il benvenuto e meriterebbe sicuramente un riconoscimento, ma se viene alimentato dal sentito dire e senza un benché minimo approfondimento, come stanno facendo giornali come Avvenire e altre non ben identificate agenzie umanitarie, allora l’obiettivo non è più il bene di questi sfortunati, ma lo sfruttamento delle loro disgrazie per raggiungere i propri scopi che possono essere di carattere politico oppure religioso. Vedi l’Avvenire del 07/12/2010.

Quello che bisogna domandarsi è: come mai giornali come Avvenire decidono di affrontare con tanta superficialità un argomento cosi delicato, affrettandosi alla divulgazione dei fatti senza prima accertarsi minimamente dei loro reali contorni?  come mai il giornale Avvenire ha voluto focalizzarsi esclusivamente sui cittadini eritrei mentre si parla di un totale di 250 immigrati provenienti da vari nazioni africane? forse perché ha particolarmente a cuore il bene degli eritrei? come si può non conoscere nulla degli altri malcapitati e conoscere dettagliatamente tutto ciò che riguarda i soli eritrei? perché poi Avvenire non si è posto la domanda su come mai gli ostaggi non avrebbero contattato  le autorità diplomatiche eritree o egiziane o anche quelle italiane?

E’ semplicemente strano vedere come vengono adottate due misure completamente diverse per valutare un caso teoricamente identico.  

Nessuna verifica è stata fatta sulla reale identità dell’unico referente di tutta la vicenda, il sedicente “Don” Mussie Zerai,  che alcuni quotidiani affermano far parte del “Pontificio collegio etiopico” e altri essere un prete cattolico, e della sua associazione Habesha della quale non sono note ne le credenziali, ne il numero degli aderenti e men che mai la provenienza delle risorse economiche che ne consentono la sussistenza e le attività.

Alla luce di queste considerazioni riteniamo che sarebbe stato doveroso verificare la eventualità che i migranti avessero con se il numero di telefono del Mussie e lo considerassero interlocutore prioritario perché questi è parte referenziale nel flusso clandestino dei migranti in territorio italiano.

Forse non è neanche un caso che tutta la vicenda arrivi fare clamore giusto un anno dopo il fallimento del tentativo di gettare discredito sull’Eritrea attraverso l’adozione di inique sanzioni Onu che alla luce dei fatti non hanno trovato ancora oggi nessuna applicazione o effetto.


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