|
|
||
|
|
||
|
Lettera
aperta ad Annalisa
Monfreda Gentile Direttore, le scrivo in merito all’articolo dal titolo “Giro d’Eritrea l’esaltante gara ciclistica in una terra soffocata dalla dittatura” pubblicato nel numero di Geo di luglio 2010 a firma della giornalista Ines Possemeyer. In questi ultimi giorni, come titolare del sito web www.eritreaeritrea.com e del periodico trimestrale “Africus Eritrea”, sto ricevendo, da parte di eritrei residenti in Italia e amici dell’Eritrea, profondi conoscitori e amanti di questo paese unico ed eccezionale nel contesto dell’africa orientale, moltissimi commenti di indignata protesta a riguardo di parte dei contenuti, palesemente falsi e oltraggiosi, dell’articolo. Come studioso e conoscitore della realtà eritrea non posso che condividere tali opinioni quindi se da una parte per ragioni culturali gli eritrei lasceranno che sia la loro rappresentanza diplomatica a esprimersi ufficialmente nei termini che riterrà opportuni, allo stesso tempo desidero a titolo personale manifestare il mio forte dissenso nei confronti di parte di quanto è stato scritto. La giornalista Ines Possemeyer già dal titolo, che peraltro credo mal si addica ai temi consueti della rivista che raramente indulge in considerazioni di carattere politico, inserisce una evidente e significativa premessa di una serie di altre affermazioni inconcepibili che qui e la punteggiano un articolo che per il resto è equilibrato e piacevole, tanto da far sembrare frasi come: “E che per il resto dell’anno è soffocato da una delle dittature più repressive del pianeta”, addirittura scritte da altri e inserite a forza in una fase successiva alla sua stesura per un qualche scopo diverso da quello che sarebbe lecito aspettarsi da un articolo che dovrebbe raccontare la cronaca di una gara sportiva. Tuttavia nonostante la gravità di tali affermazioni la giornalista lascia intendere che si tratti di fatti assodati e non ritiene di dover spiegare come abbia potuto arrivare a queste conclusioni nel breve e intenso corso del suo soggiorno in Eritrea e non spiega neanche dove abbia trovato l’ispirazione per proporre con il tono della certezza ulteriori inspiegabili affermazioni quali: “Lo stesso confine sul quale 5 anni dopo si scatenò la guerra di fine millennio…Il pretesto fu il villaggio di Badme sulla frontiera… E questa volta il paese non riuscì a vincere”. Oppure: “…A partire dalla guerra per il confine, l’Eritrea si è trasformata in una delle dittature più repressive del pianeta. Fin dal mio arrivo mi sono resa conto di quanto la mia presenza possa creare problemi alle persone: siccome qui non c’è roaming internazionale ne sono in vendita carte sim per il telefonino mi ero fatta prestare una carta privata. Ma le tre quattro telefonate arrivate dall’Europa hanno attirato l’attenzione delle autorità che hanno arrestato il proprietario della carta…” E successivamente: “Molte ambasciate hanno chiuso e solo poche organizzazioni d’aiuto sono ancora attive”. Possibile che Ines Possemeyer abbia studiato così poco l’Eritrea da non sapere che questa non ha perso l’ultima guerra (altrimenti non si sarebbe seduta al tavolo di Algeri alla pari con l’Etiopia), ma che al contrario ha preferito virtuosamente aderire al meccanismo democratico della mediazione internazionale per evitare ulteriori inutili morti su entrambi i fronti? Possibile che non sia stata informata del fatto che l’Eritrea comunque aveva predisposto un meccanismo militare che nel caso di fallimento della azione diplomatica avrebbe nuovamente neutralizzato l’iniziativa militare etiopica esattamente come già aveva fatto pochi anni prima quando aveva disintegrato quello che veniva definito l’apparato militare più forte d’Africa, tanto da far salutare l’intervento delle Nazioni Unite come una salvezza in extremis per gli etiopici. Che dire poi della sua avventura ai limiti dell’inverosimile con la carta telefonica? Possibile che l’autrice dell’articolo non sia a conoscenza del fatto che noi tutti telefoniamo quotidianamente dall’Europa e dal resto del mondo ai nostri cari utilizzando un sistema telefonico che non prevede divieti o limitazioni su servizi che altrimenti sarebbero stati facilmente resi non operativi se ci fosse stata la volontà del governo di isolare il paese come si vorrebbe far credere nell’articolo? Figurarsi comunque se con il traffico telefonico giornaliero di un intera nazione sarebbe mai possibile esercitare un controllo di tale tipo, arrivando poi all’arresto di una persona che avesse ricevuto telefonate dall’Europa. E’ in grado poi di spiegare perché se ci fosse stato un qualche rischio come l’arresto avrebbe mai ricevuto ugualmente una carta Sim in prestito? Ultima chicca quella della ambasciate chiuse. A quali ambasciate si riferisce la giornalista? Ha avuto tempo e modo di fare una ricerca storica che indichi dati precisi in tal senso? Non credo altrimenti avrebbe saputo che in Eritrea sono presenti: - le Ambasciate di: Cina, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Israele, Italia, Russia, Arabia Saudita, Sudan, Svezia,UK, USA, Libia, Sud Africa, Qatar e Yemen. -i Consolati di: Norvegia, Svizzera, Grecia, Belgio, Canada, Giappone, Spagna, Svezia e Ruanda -e il Nunzio Apostolico in rappresentanza del Vaticano. Quali sono dunque le ambasciate alle quali allude? In conclusione, come è possibile Direttore che una rivista di prestigio come Geo si presti a mistificazioni di tale mediocrità? Non sarebbe stato molto più corretto e interessante sfruttare l’eccellente opportunità che è stata offerta alla sua giornalista per riferire delle bellezze di un paese straordinario in tutti i sensi limitandosi a proporre il suo comunque ottimo reportage senza divagare su tematiche politiche e sociali che oltre a non essere adatte alle tematiche di Geo evidentemente la giornalista non è qualificata a indagare? E soprattutto non sarebbe meglio esercitare un più stretto controllo sulle fonti prima di pubblicare articoli che offendono un intero popolo che peraltro non desidera essere rappresentato da giornalisti che dopo soli pochi giorni di permanenza in Eritrea pensano di aver capito tutto e si improvvisano esperti di politica internazionale? Con questi spunti di riflessione la saluto cordialmente.
Stefano Pettini
“Africus Eritrea”
Commenta la notizia nel Forum Torna alla Home page
|