Lettera al Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

New York 23 ottobre 2007 - Eccellenza essendo ormai prossimo il termine del mandato della Commissione per la delimitazione dei confini che scade a novembre, vi è ancora un altra campagna pubblica dell’Etiopia avente lo scopo di far deragliare il processo di demarcazione facendo richieste al di fuori del campo di applicazione degli accordi di Algeri.

L'Etiopia chiede dialogo e normalizzazione come pre-condizione per conformarsi al suo obbligo derivante dal trattato. Queste esigenze sono in contrasto con le disposizioni degli accordi di Algeri e non può essere imposto all’Eritrea o a entrambe le parti come condizione legale da soddisfarsi prima della attuazione della demarcazione.

L’Eritrea non può accettare il dialogo o la normalizzazione come pre-condizione per la demarcazione. La Decisione legale non è negoziabile. Appena la demarcazione del confine fosse completata non ci sarebbero ostacoli sulla via della normalizzazione delle relazioni tra i due paesi. In tali circostanze l'Eritrea sarebbe disposta a prendere in considerazione la normalizzare delle relazioni con l'Etiopia e di impegnarsi nelle necessarie discussioni attinenti alla normalizzazione.

La chiave per la normalizzazione dei rapporti regionali è di ripristinare l'armonia è il rispetto dello stato di Legalità. Pertanto invito il Consiglio di Sicurezza a esercitare cautela contro l'invio di un segnale sbagliato dando credito alle illegali pre-condizioni poste dall’Etiopia.

Il modo di procedere è per le parti quello di collaborare pienamente con la Commissione Confini Etiopia Eritrea(EEBC). La EEBC, organo imparziale istituito dalle due parti, ha disposto quale siano le condizioni che devono essere soddisfatte da ciascuna parte, al fine di riprendere le sue attività. L’Eritrea da parte sua ha mostrato la propria disponibilità per la delimitazione rispondendo positivamente a tutti i rilievi sollevati dalla Commissione Confini, compreso il ritiro dalla zona di sicurezza temporanea (TSZ), in quanto l'attuale posizione incide sulle operazioni della EEBC.

Allo stesso modo l'Etiopia ha il dovere di cooperare pienamente con la Commissione di delimitazione dei confini come segno del suo impegno verso gli obblighi derivanti dal trattato. Mentre l'Etiopia ha fatto di recente alcune affermazioni pubbliche circa la propria disponibilità per la demarcazione del Confine tra Eritrea ed Etiopia, i fatti in campo, tuttavia, non confermano di tali vantate intenzioni. Come la riunione della EEBC del 06-07 settembre 2007 ha dimostrato chiaramente, l'Etiopia ha rifiutato di consentire il libero accesso nelle località dove andrebbero installati i pilastri di demarcazione.

Si è rifiutata di fornire le necessarie garanzie di sicurezza ai fini della delimitazione. Nonostante i ripetuti solleciti da parte della Commissione, ha mancato di pagare gli arretrati dovuti e, cosa più importante, pur mantenendo le restrizioni sui movimenti del personale della EEBC, continua a richiedere negoziati sulla decisione della delimitazione del 13 aprile 2002.

Certamente questi non sono segni di disponibilità affinché il processo di demarcazione possa procedere senza ostacoli. Anche le ultime minacce dell'Etiopia di ritirarsi dagli accordi di Algeri, non convincono la comunità internazionale e tanto meno l'Eritrea, come segno della volontà di delimitare il confine.

Mi auguro pertanto che il Consiglio di Sicurezza possa usare la sua influenza e saggezza per mandare avanti il processo di demarcazione coerentemente con il verdetto di delimitazione definitivo e vincolante del 13 aprile 2002.Colgo l'occasione, Sua Eccellenza, per ribadire la posizione dell’Eritrea sulla cosiddetta "Demarcazione virtuale", che come proposto dalla Commissione Confini dovrebbe attuarsi se una o entrambe le parti non arrivassero a soddisfare le condizioni che essa ha disposto, prima della fine di novembre 2007.

A questo proposito è importante sottolineare che l'articolo 4.2 dell’Accordo di Pace di Algeri del 12 dicembre 2000, recita:
"Le parti convengono che una Commissione Confini neutrale composta di cinque membri sia istituita con il compito di delimitare e demarcare la frontiera coloniale basato sui pertinenti trattati coloniali (1900, 1902 e 1908) e del diritto internazionale applicabile. La Commissione non deve avere il potere di prendere decisioni "ex aequo e bono".

Coerentemente con la suddetta disposizione, il punto di vista giuridico dell'Eritrea è che il confine dovrebbe essere delimitato da pilastri applicati sul terreno.

Accetti, Eccellenza i sensi della mia più alta considerazione.

Desta Araya
Ambasciatore
Rappresentante permanente dello Stato d’Eritrea