L’Etiopia calpesta gli accordi di Algeri
di Francesca Dessì

Rinascita 03/05/2012 - Il governo di Addis Abeba ha approvato in questi giorni una direttiva che autorizza le case editrici a censurare i contenuti di giornali e pubblicazioni varie considerate “lesive” per la stabilità dell’Etiopia. Gli editori sono chiamati a vagliare ogni scritto e a cancellare qualsiasi contenuto ritenuto “illegale” dalle autorità governative. Si tratta dell’ennesimo stratagemma per mettere a tacere qualsiasi voce critica e di dissenso contro il governo in un settore quello della stampa già pesantemente censurato.

Un fatto gravissimo che è passato sotto il silenzio internazionale. In concomitanza, a New York, il Commitee to Protect Journalist (Cpj) ha pubblicato un rapporto in cui si accusa l’Eritrea, la Siria e l’Iran di essere tra i primi dieci Paesi dove la stampa è maggiormente censurata nel mondo. La coincidenza vuole che siano tutti Paesi “malvisti” dagli Stati Uniti, che li accusa di “terrorismo”. Nessuna parola di condanna viene invece espressa contro il regime dell’ etiope Meles Zenawi, nemmeno quando viola palesemente il diritto internazionale.

Nei giorni scorsi il governo di Addis Abeba ha violato la sovranità territoriale dell’Eritrea, attaccando tre campi militari a Ramid, Gelehibe e Gibina, a pochi chilometri dal confine. Secondo il governo etiope Asmara addestrerebbe “gruppi sovversivi” per compiere attacchi nella zona di Afar, in Etiopia. “Una menzogna” ha ribattuto il governo eritreo che non è caduto nella trappola di Addis Abeba, rifiutandosi di rispondere all’attacco. “Non ci faremo intrappolare da manovre ingannevoli, volte a distrarre l’attenzione dalle flagranti violazioni internazionali e dall’occupazione illecita di territori di sovranità eritrea” si legge una nota il ministero degli Esteri eritreo.

Il riferimento è al villaggio di Badme, assegnato da una commissione internazionale ad Asmara due anni dopo la fine della guerra tra i due Paesi, scoppiata nel 1998. Anno in cui l’esercito etiope è penetrato in territorio eritreo commettendo gravi crimini contro l’umanità. La sanguinosa guerra, in cui sono morti più di duemila civili, si è conclusa nel 2000 con gli accordi di Algeri che sancirono il diritto di appartenenza eritrea sul villaggio di Badme e altri ancora. L’Etiopia ha però rifiutato di rispettare i patti di Algeri e ha occupato alcuni territori che avrebbe dovuto restituire, senza mai subire sanzioni e o condanne dalle Nazioni Unite.

Come del resto non è stata condannata l’ultima provocazione di Addis Abeba, che avrebbe potuto scatenare una nuova guerra. La comunità internazionale ha infatti invitato le parti “alla calma” e a “fermarsi” nel rispetto del diritto internazionale, quando l’unico Paese tra i due a violarlo è l’Etiopia, principale alleato degli Stati Uniti per la destabilizzazione del Corno d’Africa e della Somalia in particolare. Non è infatti la prima volta che Addis Abeba viola la sovranità territoriale dell’Eritrea. Seguendo l’esempio degli Usa, che gioca la carta del terrorismo per disseminare guerre in giro per il mondo, il governo etiope con la stessa scusa attacca periodicamente il Paese eritreo.

Ma le Nazioni Unite preferiscono sanzionare il governo di Asmara, accusato di sostenere gli al Shabaab in Somalia. Accuse che non hanno né capo né coda. In questi giorni, inoltre, si è cercato di speculare sulla salute del presidente eritreo Isaias Afewerki, nel tentativo di destabilizzare il Paese. La sua mancanza dalla scena pubblica aveva indotto i giornali internazionali, tra cui il Corriere della Sera, a diffondere la notizia di una sua morte improvvisa e di un fermento dei militari pronti a prendere il potere.

Immediata la risposta del presidente Afewerki, che è apparso sugli schermi della televisione di Stato EriTv per dissipare le voci: “Godo di ottima salute e la mia assenza dalla scena pubblica è stata causata da una serie di impegni all’estero”. Nel corso di un’intervista di mezz’ora, il presidente ha denunciato una “propaganda denigratoria” messa in atto da “chi mira a colpire la stabilità del Paese”. Di fronte all’evidenza della sua apparizione televisiva, l’organizzazione democratica Afar per il Mar Rosso (Rsado), all’opposizione, ha ammesso che il presidente Afewerki è vivo, insistendo tuttavia sul fatto “che le sue condizioni di salute si stanno deteriorando rapidamente”.

Secondo l’opposizione Afewerki sarebbe affetto da una malattia al fegato. Quello che è certo è che il presidente eritreo è uno dei pochi capi di Stato africani che non si è mai piegato all’Occidente e in particolare agli Usa, che hanno grossi interessi nella regione del Corno d’Africa.

f.dessi@rinascita.eu

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