L'Eritrea non accetta basi straniere sul suo territorio

Asmara 2 mag. 2009 - Oggi in un colloquio con la Televisione Al-Menar di Beirut, il presidente Isaias Afwerki ha sottolineato che l'Eritrea non consente alcuna base straniera nel proprio territorio, e che le voci diffuse a questo riguardo sono totalmente infondate e diffamatorie.

Nell’intervista, concessa in connessione con il 18° anniversario dell’Indipendenza, il Presidente ha dichiarato che il motivo per cui Eritrea non ha finora consentito a una qualsiasi parte straniera di stabilire una base sul proprio territorio è una sua scelta politica autonoma, e che questa non è qualcosa che possa essere concessa o negata da altri.

A questo proposito il presidente Isaias ha sottolineato che l'Eritrea non ha bisogno di basi straniere, sia che si tratti di Iran, Israele o di qualsiasi altra parte, e che le voci diffuse ad arte con altri obiettivi sono frutto delle reti di intelligence occidentali.

Rispondendo ad una domanda in merito alla questione sudanese e il ruolo dell'Eritrea, ha dichiarato che la stabilità del Sudan ha correlazione positiva con la stabilità dell'Eritrea, e che questa è la nostra scelta strategica.

Constatando che le questioni sudanesi sono state complicate a causa di interferenze esterne e che queste sono state internazionalizzate, il presidente Isaias ha sottolineato che l'accusa nei confronti del presidente Omar Hassan al-Beshir avanzata dal cosiddetto Tribunale penale internazionale non solo ha ulteriormente aggravato la situazione, ma anche messo a rischio il popolo sudanese e la stabilità del paese e, di conseguenza, sia l’Eritrea che la stabilità della regione. Il Presidente ha indicato che l'Eritrea ha preso una posizione chiara sulla questione e ha l'obbligo di opporsi ad essa.

Il Presidente ha spiegato che la non-interferenza negli affari interni è da lungo tempo parte della cultura politica Eritrea, e i suoi inesauribili sforzi per consentire ai popoli sudanese e somalo di risolvere le loro problematiche autonomamente, derivano da questo principio fondamentale. Interferenze esterne e l'internazionalizzazione delle questioni aggravano l'instabilità, ha aggiunto.

Spiegando in modo dettagliato il problema somalo, il presidente Isaias ha ricordato che la relativa pace ottenuta nel 2006 è stata interrotta con l'invasione e con atti di interferenza, e che qualsiasi cosiddetto "governo" imposto dall'esterno non ha alcuna ragione di essere e non porterà ad alcuna soluzione. Egli ha inoltre sottolineato che il riconoscimento del 'governo' illegale non potrà mai raggiungere una soluzione duratura.

Per quanto riguarda la pirateria, il Presidente ha osservato che il fenomeno è il risultato del vuoto esistente in Somalia, e ha espresso la convinzione che, che fintanto non si realizza la ricostituzione della Somalia e un governo centrale, con la partecipazione di tutte le forze somale, la pirateria non terminerà.

Indicando che la stabilità nel Mar Rosso e nella regione del Corno d'Africa sono strategicamente collegate, il presidente Isaias ha sottolineato che è decisiva in questo senso la complementarità nel settore della sicurezza da parte dei paesi della regione. Pertanto è imperativo per questi paesi creare una forza regionale in modo coordinato e libero da interferenze esterne, al fine di garantire la pace e la stabilità nella regione.

Per quanto riguarda  relazioni dell'Eritrea con gli Stati Uniti, il Presidente ha spiegato che gli americani perseguono una politica di dominio e di monopolio, e che i continui tentativi di balcanizzare l’Africa nel tentativo di imporre le loro politiche, attestano questa realtà. A questo proposito egli ha affermato che guardare solo i dettagli e non l'intero scenario non serve.

La lobby creata dalla precedente amministrazione statunitense per influenzare quella attuale tentando di collegare l’Eritrea con il terrorismo e cercando l'immissione nella lista degli 'Stati sponsor del terrorismo', è un esempio concreto di come si possa commettere errori su errori, e quindi finire in trappola. Anche se il presidente Isaias ha sottolineato che l'Eritrea non è troppo preoccupata per questo problema.

da shabait.com


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