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Intervista a Padre Hailemariam “Alla chiesa quel della chiesa; all’EPLF quel dell’EPLF” 2 feb. 2007 La rivista Hidri ha condotto un'intervista con padre Hailemariam. Padre Hailemariam ha fornito i servizi spirituali per 60 anni. Si è unito al EPLF clandestinamente nel 1977 ed ha partecipato a varie operazione con dedizione. Attualmente serve come Arcivescovo nella Zoba Debub sotto il nome di Arcivescovo Terlos. Ci può raccontare qualcosa della sua vita? Sono nato in Barknaha, Zoba Debub nel 1928. Quando avevo 15 anni, sono andato al Monastero Amlak di Abune Butsu a studiare teologia. Dopo aver servito là per 10 anni ho sviluppato i miei studi spirituali recandomi presso vari monasteri del paese fino a che non sono diventato monaco. Ho servito presso il Monastero Amlak di Abune Butsu' fino a quando sono stato nominato Arcivescovo e sono stato assegnato a servire in Adi Keih. Quando è cominciato il vostro rapporto con EPLF? Agli inizi degli anni settanta, quando Asrate Kasa era coordinatore di Eritrea, i soldati etiopici erano costantemente perdenti nelle battaglie con l’EPLF. Come conseguenza, Haile Silasie cominciò a tormentare la gente eritrea. Ma questo motivò gli eritrei ancora di più ad aumentare la loro resistenza. Capendo che non avrebbero potuto fermare la gente con la forza, gli etiopici decisero di negoziare. Un giorno Haile Silasie convocò una riunione degli anziani del villaggio e dei capi religiosi e ci mandò a convincere i combattenti dell’EPLF a sospendere la guerra. Io con altri capi religiosi e gli anziani del villaggio fummo trasferiti in un posto denominato Salad. Là venimmo in contatto con un combattente chiamato Kelifa Ab Sebr. Lui ci disse che l’EPLF aveva una propria direzione e programmi e ci diede un appuntamento dicendo che avrebbe passato lui il nostro massaggio ai funzionari di grado più alto. Nel 1977 l’EPLF mi chiese che unirmi uno delle cellule dell’EPLF e lo feci. Successivamente l'Aba Gebregziaher e l'Aba Mahari si unirono alla nostra cellula e iniziammo le nostre attività clandestine. È accettabile per un capo religioso partecipare al movimento politico? Chi ha detto che la Sovranità Nazionale non interessi il monaco, il prete o lo sceicco? Tutto viene dopo la Sovranità Nazionale. Se non c’è il paese, non c’è la religione o qualunque altra cosa. L’EPLF ha sconfitto il nemico non perché fosse meglio armato, ma perché ha agito in armonia senza differenze religiose e regionali. Poiché la sovranità nazionale interessa ognuno, indipendentemente dal sesso, dalla religione o dalla provenienza, ognuno dovrebbe partecipare alla salvaguardia della sovranità nazionale e allo sviluppo della nazione. Ogni persona può condurre la sua vita soltanto se c’è una nazione. È facile servire la chiesa e la nazione allo stesso tempo? Non ci si può aspettare comodità nella lotta. Innumerevoli vite sono state pagate per rendere l’Eritrea indipendente una realtà. Gli ostacoli che ho affrontato sono stati secondari una volta confrontati alle complicazioni poste davanti a coloro che stava pagando le loro vite lottando sul campo. Con la mia abitudine di monaco e poiché ero il capo della chiesa, avevo occasione di andare in città più frequentemente degli altri membri. Ho trasportato medicine, soldi ed altri materiali da e alle zone liberate. Come capo della chiesa non avevate paura del rischio di essere scoperto? Eravamo pronti a pagare con le nostre vite l'indipendenza della nazione. Un giorno, sono stato incaricato di andare a prendere medicine, cuoio per fare i punzoni delle munizioni, 10.000 birr per il monastero e 7.000 birr per l’EPLF da Dekemhare. Ho messo i soldi sulla parte posteriore della pittura della Santa Maria e li ho coperti di plastica. Uno del WodoGeba (disertore dell’EPLF che si è unito al regime etiopico) mi salutò e che mi chiese perchè stavo trasportando tali articoli, a quel tempo chiunque era trovato a trasportare più di 50 birr era ucciso o incarcerato. Gli dissi che avevo bisogno del cuoio per rilegare dei libri e delle medicine per i residenti della zona. Mi disse che non avevamo molti libri da rilegare. Notando che già mi conosceva, gli diedi un po’ di soldi e gli dissi di rimanere calmo. Tuttavia informò i soldati e tutti puntarono le loro pistole su di me come se avessero intercettato un combattente veterano. Pregai di poter riposare in pace perchè avevo fatto quello che era giusto fare. Uno dei soldati provò a prendere la pittura e a strapparla. Usando le poche parole in Amharico che conoscevo, gli dissi di non osare a romperla se egli era cristiano. Gli dissi che era meglio che uccidesse me piuttosto che stracciare quella pittura e gli chiesi di passare il mio caso a un funzionario di grado più alto. Qualcuno lo disse al coordinatore di Dekemhare di allora, Gebrekristos. Da parte sua disse al colonnello Wolday, un eritreo, che doveva liberarmi. Il colonnello venne in grande fretta in automobile e chiese loro perchè stavano tormentando un monaco. Gli dissero che ero stato sorpreso mentre trasportavo medicine e cuoio al nemico. Gli dissi che avevo raccolto le medicine dalla croce rossa e dalle suore per servire i 300 residenti intorno al monastero e il cuoio per rilegare i vecchi libri del monastero in modo che fossero mantenuti correttamente. Come vi permettete di perseguire un grande capo religioso, gridò loro il colonnello malgrado il fatto che avesse capito tutto. Mi diede un passaggio a Mai Edaga. Questo è uno degli ostacoli che ho dovuto affrontare. Mi chiamavano il monaco Wenbedie (ribelle) e il mio monastero sede dei Wenbedies (ribelli). I membri del monastero avevano saputo che era stato arrestato? I membri ed i combattenti dell’EPLF nella zona sentirono le notizie. Ci incontrammo mentre si recavano presso le autorità a chiedere mie notizie. Le donne “ulularono” e celebrammo il mio arrivo sicuro. Successivamente ho dato ciò che era della chiesa alla chiesa e quello dell’ EPLF all’ EPLF. Che cosa fece denominare la sede del Monastero ‘di Wembedie’? Il convento stava servendo ugualmente Dio ed il movimento. Il mulino del monastero stava servendo i combattenti dell’ EPLF nella zona. C’era scarsità di combustibile verso la fine degli anni 70 e 80. Convinsi i funzionari del Derg che i monaci erano affamati e avevano bisogno del combustibile per far funzionare il mulino. Il mulino servì i monaci durante il giorno e i combattenti di notte. Molti dei membri del monastero si unirono al EPLF; alcuni divennero martiri e altri stanno servendo nei vari campi. In 1977, quando il nemico era in Decemhare, un alto funzionario ferito del EPLF rimase al monastero per un mese fino a guarire la sua ferita. Un’altra volta i soldati circondarono il monastero mentre tre combattenti stavano dormendo nella stanza degli ospiti. L'aba Teklu li vide e mi informò. Andai fuori a controllare se ci fosse una via di fuga. Uno dei soldati mi ordinò di fermarmi e mi chiese chiesto chi ero. `Sono un membro del monastero, chi siete voi che venite al monastero a quest’ora’, gli chiesi. I combattenti sentirono la nostra conversazione e scapparono attraverso un’altra porta. Questi sono alcuni degli avvenimenti che posso ricordarmi. Il nemico non sospettò nulla mentre cammelli trasportavano il grano avanti e indietro dal mulino? I soldati etiopici rubavano dal monastero e ne uccidevano i membri perché sapevano che noi cooperavamo con i combattenti dell’EPLF. I capi etiopici godevano nel bruciare le chiese ed le moschee così come uccidere bambini, preti, sceicchi, monaci e perfino donne incinte. Nel 1987 il Derg assassinò nel nostro monastero 8 religiosi dei quali 6 erano suore. Tutto coloro che furono uccisi allora erano oltre 80 e non avevano conosciuto niente altro che la vita monastica. Uccisero l'Aba Bokredingle fuori della chiesa ed provarono a bruciare i corpi di altri come Tsilat Zeriacob, una suora. Come riuscì a scamparla allora? Fu una coincidenza. Venni ad Asmara il giovedì e attaccarono il monastero il venerdì. Seguivo Dimtsi Hafash. Quando ascoltai la radio la mattina del lunedì sentii le notizie circa l'uccisione di nove monaci e di tre anziani e il furto dei libri sacri e di altre attrezzature. Il corrispondente inoltre presentò i particolari dell'evento e i nomi delle vittime. Piansi e maledissi il regime. Successivamente andai dal generale etiopico di zona e gli dissi che erano assassini di morti perché le loro vittime avevano gia lasciato dietro le loro spalle la loro casa e la loro vita per iniziare la vita monastica. La maggior parte di loro sono donne disabili e l'uccisione quella gente non colpevole non influirà sulla resistenza dell’EPLF. Pensate che oggi come prima stiamo partecipando alle attività del paese? Come sempre ci può essere un uno per cento che non capisce il suo dovere. Quello che è importante è che il novantanove per cento sta costruendo e salvaguardando la sua nazione. Non dovremmo compromettere la nostra nazione per piccoli benefici individuali e religioni fittizie. Non è giusto attraversare i confini mentre altri stanno operando senza sosta per la prosperità della nazione. I genitori dovrebbero raccontare ai loro ragazzi degli atti eroici dei loro fratelli e sorelle eritree. L'America è per gli Americani mentre l'Arabia Saudita è per i Sauditi. Coloro che stanno oltrepassando i confini torneranno alla loro patria un giorno. Pensate che ci siano cose che dovremmo fare e che non stiamo facendo? E’ giusto che ognuno valuti la sue conoscenze e abilità. Se dobbiamo valutare come siamo dovremmo in primo luogo ricordarci del nostro passato. Il governo sta sviluppando la nazione. Vedere è credere, uno deve soltanto attraversare l’Eritrea per testimoniare questo fatto. Naturalmente si sono generati problemi dovuti al conflitto. Ma la pazienza ricompensa. Dovremmo essere tutti là a salvaguardare la sovranità della nostra nazione, fisicamente e con lo spirito. Avete qualche cosa da aggiungere? Sacrifici enormi furono fatti affinché l’Eritrea indipendente si trasformasse in una realtà. Ogni singolo individuo dovrebbe essere pronto a sviluppare e salvaguardare la nazione. Possa Dio benedire tutti, Amen. Copyright di © Shaebia.org 2001-2005
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