|
|
||
|
|
||
|
Gli accordi con la
Libia non bastano, Il Denaro.it - La recente strage di migranti eritrei nel Canale di Sicilia, che tentavano di raggiungere le nostre coste, dimostra che politiche di puro contenimento di flussi immigratori, anche attraverso accordi con la vicina Libia, non funzionano se un piccolo, ma laborioso Paese, come l'Eritrea, non riceve mirati aiuti economici per sviluppare la sua economia, nonostante i lodevoli sforzi, in ogni campo, del Governo di quel Paese. Questo piccolo Paese del Corno d'Africa ha un importante ruolo strategico, perché controlla un notevole tratto di costa del Mar Rosso, dove transitano traffici commerciali verso i Paesi dell'Unione europea. Dall'anno della sua ritrovata indipendenza (1993), sancita da un referendum popolare plebiscitario, questo popolo ha dovuto affrontare una sanguinosa guerra, dal 1998 al 2000, con la confinante Etiopia, che ne ha devastato la sua economia, determinando nuove sacche di miseria e povertà, che il Governo eritreo combatte, con tutte le sue forze, con piani di sviluppo mirati, autofinanziati, nei settori dell'approvvigionamento idrico, agricolo, trasporti, industriale, scolarizzazione e sanità. Il pesante deficit nella bilancia commerciale non consente, però, al Governo, ad esempio, il completo ripristino e modernizzazione della linea ferroviaria, costruita dagli italiani, che collegava il porto di Massua alla capitale Asmara, situata a circa 2500 metri dal livello del mare, proseguendo verso Cheren e Biscia. Il progetto italiano prevedeva di portare la ferrovia fino a Kessala (Sudan) ed erano già stati realizzati ponti, terrapieni ed altre opere, ma, alla fine del 1935, con l'inizio della guerra di Etiopia, ne fu interrotta la realizzazione. Il percorso Massaua-Asmara era affrontato da motrici diesel (littorine) di costruzione Ansaldo, Breda e Fiat in circa 4 ore, ma vi furono anche corse "record" che, in sole due ore, completavano il percorso. Nel 1993 il presidente eritreo, Isaias Afwerki, non avendo adeguati fondi per realizzare una modernizzazione di questa linea ferroviaria, secondo anche progetti italiani, decise di tentare una ricostruzione con materiali e mano d'opera locale. Tutto il vecchio personale ferroviario eritreo, anche in pensione, lavorò, fianco a fianco, con i militari di leva "in servizio nazionale" e furono recuperate rotaie e traversine, vagoni, locomotive, scambi e segnalamenti, con il successivo addestramento ferroviario di giovani eritrei. Un progetto,
sovvenzionato dal nostro Paese, d'intesa con il Governo eritreo, di
modernizzazione di questa rete ferroviaria, frutto dell'ingegneria
italiana, potrebbe essere un aiuto enorme che l'Italia potrebbe dare
alla gente eritrea, la cui grande laboriosità è apprezzata anche nel
nostro Paese. |