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Etiopia-Eritrea, Asmara chiede l’intervento diplomatico di Pechino


Eugenio Roscini Vitali, 26 luglio 2007


 
Il 23 luglio, il governo eritreo ha firmato due accordi di cooperazione economica e tecnica con la Cina. La notizia, pubblicata sul sito del ministero dell’Informazione di Asmara, precisa che l’intesa include un programma di sviluppo per l’università di arte e scienze sociali attualmente in costruzione presso la città di Adi-Keyih. All’incontro erano presenti il ministro aggiunto del Commercio della Repubblica popolare cinese Chong Quan, il ministro degli Esteri eritreo Osman Saleh e il direttore dell’Ufficio della presidenza Yemane Gebremeskel, che ha siglato l’accordo relativo all’ampliamento dell’ateneo di Adi-Keyih.

Dopo avere sottoscritto il documento che rafforza i rapporti tra i due Paesi, la missione cinese si è recata in visita presso alla società di stato ERI-Tel Corporation, la sola compagnia di comunicazione in servizio nel territorio eritreo che, oltre al servizio di telefonia fissa, controlla la rete di telefonia mobile e il servizio internet. Durante la sua permanenza ad Asmara, il diplomatico cinese è stato ospite del presidente Isaias Afwerki, che ha ricordato il ruolo fondamentale svolto dal Paese asiatico nel processo di sviluppo economico del continente africano.

Durante l’incontro, Afwerki ha inoltre affrontato l’annoso problema riguardante i rapporti tra Asmara e Addis Abeba. Il presidente eritreo ha sollecitato l’intervenire di Pechino per risolvere, in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il contenzioso relativo alla frontiera con l’Etiopia. Iniziata nel 1998, la guerra tra Etiopia ed Eritrea ha provocato più di 70 mila morti, almeno 100 mila profughi e più di un milione di sfollati. Oltre al disastro economico che ha messo in ginocchio i due Paesi, il conflitto ha causato una pesante migrazione delle popolazioni e la confisca delle proprietà: quasi 80 mila civili eritrei sono stati espulsi dall’Etiopia, mentre il governo di Asmara ha allontanato più di diecimila residenti di nazionalità o provenienza etiope.

La fine delle ostilità è stata segnata dal trattato di Algeri del 12 dicembre 2000 che ha affidato la definizione dei confini a una commissione internazionale e ha creato lungo la frontiera una zona smilitarizzata profonda 25 km sotto il controllo della Unmee, la missione di pace delle Nazioni Unite per l’Etiopia e l’Eritrea. Ancora oggi al centro del contenzioso rimane l’assegnazione del villaggio di Badme, luogo di scarso valore strategico ma di alto contenuto politico. Circondato da pietraie e deserto, il villaggio era stato sempre amministrato dall’Etiopia e durante la guerra era diventato addirittura il simbolo del nazionalismo.

Successivamente al trattato di Algeri, gli esperti delle Nazioni Unite avevano però assegnato Badme all’Eritrea; cosa che non fu riconosciuta da Addis Abeba. Per determinare la frontiera, la commissione aveva dovuto ricorrere alla cartografia messa a disposizione dalla Gran Bretagna (che aveva colonizzato il Corno d’Africa fino ai primi del 900) e dall’Italia (che era in possesso dei documenti relativi all'invasione dell'Abissinia e al periodo coloniale italiano). Per evitare il riaprirsi delle ostilità, le Nazioni Unite avevano suggerito che i due Paesi dessero vita a una commissione mista che, sotto l’egida dell’Onu, avrebbe dovuto trovare un accordo capace di soddisfare entrambe le parti.

Il comitato non ha mai visto la luce e così si è arrivati all’attuale situazione di stallo che, nonostante gli sforzi dei quattromila Caschi blu, ancora oggi tiene la pace sospesa a un filo. A inasprire i rapporti si è poi aggiunta la crisi in Somalia e la difficile situazione dell’Ogaden. L’Etiopia accusa l’Eritrea di appoggiare i ribelli separatisti del Fronte di liberazione nazionale dell’Ogaden (Onlf), la regione etiope abitata da popolazioni di etnia somala, e di offrire aiuto all’Unione delle corti islamiche (Uic), le milizie che tra giugno e dicembre 2006 hanno governato a Mogadiscio. Al contrario, l’Eritrea accusa Addis Abeba di inaccettabili interferenze in Somalia, di non rispettare le decisioni della commissione internazionale in materia di confini e di causare una grave crisi umanitaria nell’Ogaden.

 

Forum


 
Author Comment    
Stefano Pettini

 
stefanopettini@libero.it


Jul 26, 07 - 9:57 AM
Etiopia-Eritrea

Nell’articolo “Etiopia-Eritrea, Asmara chiede l’intervento diplomatico di Pechino” del sig. Eugenio Roscini Vitali, viene descritta la situazione riguardante la problematica sui confini fra Etiopia ed Eritrea in maniera sostanzialmente corretta, tuttavia ritengo che alcuni argomenti non siano stati sufficientemente approfonditi con il rischio che l’intera questione venga fraintesa.

Per prima cosa vorrei sottolineare che la zona franca di 25 chilometri denominata Tsz (Temporary Security Zone) zona di sicurezza temporanea è dislocata completamente all’interno del territorio eritreo e che in seguito alla pubblicazione del verdetto della Commissione Confini alcuni territori a sovranità eritrea risultano addirittura posizionati oltre tale zona.

Questo dettaglio risulterà importante quando dopo anni di inutile attesa della applicazione del verdetto l’Eritrea per rimarcare la determinazione a rientrare in possesso di tali territori e per protestare contro l’ingiusto protrarsi dei tempi di attuazione del verdetto stesso, applicherà delle restrizioni sui movimenti del personale delle Nu suscitando proteste assai superiori a quelle tiepide opposte all’Etiopia per il suo rifiuto a ottemperare alle disposizioni della Commissione Confini.

Nell’articolo inoltre si legge: “Per evitare il riaprirsi delle ostilità, le Nazioni Unite avevano suggerito che i due Paesi dessero vita a una commissione mista che, sotto l’egida dell’Onu, avrebbe dovuto trovare un accordo capace di soddisfare entrambe le parti. Il comitato non ha mai visto la luce e così si è arrivati all’attuale situazione di stallo che, nonostante gli sforzi dei quattromila Caschi blu, ancora oggi tiene la pace sospesa a un filo.”

Vorrei commentare questa affermazione ricordando che i patti di Algeri, sottoscritti dai rappresentanti di Etiopia, Eritrea e una variegata schiera di garanti, disponevano che una commissione denominata Commissione Confini Etiopia Eritrea emanasse un verdetto definitivo e immodificabile al quale le parti dovevano attenersi senza condizioni pena la applicazione delle previste sanzioni.

Ne consegue che il suggerimento delle Nu di adottare un meccanismo alternativo alle disposizioni di legge, come la cosiddetta “Commissione Mista”, era illegale e per questo respinto.

La attuale situazione di stallo non dipende, come asserito nell’articolo, dalla mancata adesione alla proposta delle Nu di affidare la soluzione del problema ad un ulteriore meccanismo alternativo a quello legale, ma unicamente al rifiuto dell’Etiopia di aderire integralmente alle disposizioni finali e immodificabili della nominata Commissione Confini.

Occorre anche ricordare che le pur previste sanzioni a carico della parte inadempiente non sono state applicate all’ Etiopia la quale a distanza di cinque lunghi anni dalla emissione del verdetto continua a condizionare l’Eritrea mantenendola in una stato di “non guerra non pace”.

Non dovrebbe quindi sorprendere se in occasione di incontri ufficiali il governo eritreo richiami i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al rispetto delle regole da loro stessi imposte.

Stefano Pettini
Ludo

 


Jul 26th, 2007 - 1:19 PM
Re: Etiopia-Eritrea

Signor Pettini, non ha mai considerato la possibilita' di scrivere degli istant books?

Visto la sua indissolubile fede nel popolo eritreo, potrebbe veramente apportare un approccio analitico molto utile.

Inoltre, perché non offre un articolo mensile a giornali quotidiani in modo che chi analizza abbia modo di conoscere piu' agevolmente una nazione a cui gli italiani si sentiono vicini?
carmelo

 


Jul 28th, 2007 - 2:35 PM
Re: Etiopia-Eritrea

Non sapevo che all'interno dell'Onu l'Etiopia avesse una influenza equivalente a quella di una Superpotenza.
Da come scrive lei sembra proprio cosi' . Lei che e' estraneo (almeno dal nome che porta)sii piu' obiettivo nel bene di entrambi i popoli. Sono popoli fratelli: praticano la stessa lingua,le stesse religioni, portano gli stessi costumi persino il cibo li accomuna. Caro Sig. Pettini Lei sa che sono gli unuci popoli dell'Africa ad avere conservato una linga scritta. Chi e' interessato alla pace deve evidenziare questi aspetti e non cercare occasioni di contrapposizione.
Stefano Pettini

 


Jul 28th, 2007 - 6:22 PM
Re: Etiopia-Eritrea

Indubbiamente vi sono alcuni caratteri culturali comuni fra l’Etiopia e l’Eritrea, ma anche molti elementi che caratterizzano fortemente l’uno e l’altro paese rendendoli inconciliabili fra loro.

Sfortunatamente la attuale amministrazione etiopica pur etnicamente minoritaria e al potere solo grazie a conclamati brogli elettorali, ha intrapreso una pericolosa e non condivisibile deriva antidemocratica e guerrafondaia in nome dell’intero paese, che è in assoluta rotta di collisione con tutti gli sforzi fatti dal governo eritreo per una pace complessiva nel Corno d’Africa.

Non è l’Etiopia in se a essere considerata una super potenza in seno alle Nazioni Unite, ma è il volume di affari che viene determinato dal suo perenne e presunto stato di bisogno e dipendenza dai paesi donatori a renderla appetibile a quanti, e sono molti, in quel vortice senza fine di denari trovano facili e redditizie vie di guadagno.

Il prezzo da pagare affinché questo flusso di valuta, vitale per il paese, non si interrompa è quello di dover cedere alle voglie e ai bisogni dei generosi donatori che hanno tutto da guadagnare da un perenne stato di guerra e instabilità nell’Africa Orientale.

Il nocciolo della questione è che a fronte di questo stato di cose in corso in Etiopia, a molti risulta fastidioso dover osservare un opposto e virtuoso comportamento dell’Eritrea che attraverso una oculata amministrazione delle sue forze interne e una sana e trasparente gestione di quelle provenienti dai paesi donatori, ottiene risultati sempre più incoraggianti.

Stefano Pettini
Voloire

 


Nov 7th, 2007 - 10:28 PM
Re: Etiopia-Eritrea

Una interessante istantanea, scattata dall'ONU, della situazione al confine tra Eritrea ed Etiopia.


Report of the Secretary-General on Ethiopia and Eritrea



A questo rapporto si può affiancare quello pubblicato recentemente dall'International Crisis Group.

Ethiopia and Eritrea: Stopping the Slide to War

Voloire
Stefano Pettini

 


Nov 8th, 2007 - 8:18 AM
Re: Etiopia-Eritrea

Il Segretario Generale dell'Onu è tenuto ad assumere un atteggiamento neutrale e diplomatico che però non restituisce un quadro reale della situazione attualmente in corso fra i due paesi africani.

L'Etiopia, con una popolazione di oltre sessantacinque milioni di persone e uno sviluppo territoriale di 1.127.000 km quadrati, fronteggia l'Eritrea che ha una popolazione di poco più di quattro milioni di persone sparse su un territorio di 120.000 km quadrati.

E'dunque ipotizzabile che questa ultima nazione nonostante abbia avuto il riconoscimento ufficiale dei confini decretato in via definitiva e immodificabile da una apposita commissione internazionale e nonostante l'evidente disparità territoriale, sia contro ogni logica responsabile di preparativi di guerra contro il gigante etiopico?

Con quale scopo poi, pretese di espansione territoriale?

E'più che evidente che l'Eritrea cerca solo di proteggersi per evitare di fare la fine della Somalia e la difesa dei propri confini nazionali non può essere considerato un atto di guerra pari a quello che l'Etiopia ha gia messo in atto non ritirando le proprie truppe dai territori a sovranità eritrea, come disposto dagli accordi di Algeri, e ammassandone di nuove lungo i confini appena dopo aver per l'ennesima volta respinto la procedura di demarcazione fisica dei confini richiesta dalla Commissione Confini in ottemperanza al suo mandato.

Stefano Pettini
sabaudo

 
 


Nov 12th, 2007 - 1:05 PM
Re: Etiopia-Eritrea

ho letto ieri su un giornale che il governo eritreo ha cacciato un certo numero di missionari che devono andarsene entro 6 giorni.
In questa situazione complessa mi pare incredibile che si caccino le persone che portano sostegno.
Stefano Pettini

 


Nov 12th, 2007 - 1:24 PM
Re: Etiopia-Eritrea

La notizia della espulsione dei religiosi dall’Eritrea, così come riportata da alcune agenzie di informazione e poi ripresa dai giornali, è incompleta e quindi fuorviante.

In realtà il mancato rinnovo del visto di soggiorno ai religiosi era stato preannunciato due anni fa dal governo eritreo con una lettera inviata ai vari istituti missionari nella quale si richiedeva di preparare il personale eritreo allo svolgimento delle funzioni del personale internazionale, in vista della uscita di questi ultimi dal paese 24 mesi più tardi.

Qualunque tipo di aiuto deve essere considerato pro tempore e deve incontrare il gradimento del beneficiario, in caso contrario assume una valenza diversa dalla benemerita carità cristiana e finisce per diventare una grave e indebita ingerenza.

Stefano Pettini
Ampsicora

 
 


Nov 12th, 2007 - 4:31 PM
Re: Etiopia-Eritrea

" In caso contrario assume una valenza diversa dalla benemerita carità cristiana e finisce per diventare una grave e indebita ingerenza".
Signor Pettini non pensa di esagerare? Veramente considera donare un pezzo di pane, un bicchiere d'acqua, un paio di scarpe, la costruzione di un pozzo e tanto altro in dono ad un popolo affamato un gesto di grave ingerenza? Premesso che penso che lei del Eritrea ne sappia piu di me, visto i suoi viaggi ad Asmara ad intervistare " ministri", e capisco che forse è pagato per occuparsi di dare una buona immagine e curare la comunicazione in Italia di questo regime di isaias afwerki.Ma credo che lei con queste affermazioni non faccia un buon servizio alla maggioranza degli eritrei.Non voglio parlare della triste fine di Villa Melotti,costruita dall'architetto Luigi Vietti, simbolo della guerra di liberazione. Non voglio parlare del trattamento ricevuto da Ludovico Serra ( rap.di noi italiani), e non voglio parlare delle penose risposte alla sua intervista date da yemane ghebremeschel. Ma parlo volentieri, dei numerosi volontari e missionari,come Almilcare Boccuccia che dopo trentanni di sacrifici e attività, di cooperazione, si sono visti negare il permesso di soggiorno. Erano cosi pericolosi per il popolo Eritreo? E non ritiene assurdo che un volontario, un Ong per poter aiutare la gente eritrea che sta male, deve avere un minimo di Budget annuale di due milioni di dollari per poter avere la licenza di operare e aiutare in Eritrea?
Saluti
Stefano Pettini

 


Nov 12th, 2007 - 5:42 PM
Re: Etiopia-Eritrea

Indipendentemente dal mio personale parere in merito alle questioni eritree esiste una realtà oggettiva della quale sono testimone ed è unicamente a quella che faccio riferimento.

Le ragioni per le quali ad alcuni rappresentanti di Ong o di associazioni di volontariato, a vario titolo presenti in Eritrea, non è stato rinnovato il permesso di soggiorno vanno ricercate nelle loro attività politiche e non in quelle caritatevoli.

Esprimere critiche sull’operato del governo o diffondere insicurezza nella popolazione sulle sorti del paese sono attività apertamente in contrasto con quello che dovrebbe essere un atteggiamento deontologicamente corretto che ci si aspetta da religiosi o volontari impegnati in opere di cooperazione e aiuto umanitario.

L’episodio del citato Amilcare Boccuccia è emblematico di questo poiché la sua presa di posizione è avvenuta in pubblico, in Italia e di fronte a una vasta platea all’interno della quale era presente l’ambasciatore dell’Eritrea in Italia il quale dopo aver ascoltato tutto il discorso del religioso ha chiesto la parola e contestato punto per punto quanto da questi era stato appena affermato.

Le inevitabili conseguenze sono arrivate in un secondo tempo.

Per quanto riguarda le Ong non trovo nulla di strano se dopo lunghi anni di assoluta e disinvolta libertà di azione, durante i quali si erano consolidate alcune pessime abitudini da parte di molte persone che ritenevano per la loro posizione di poter agire indisturbate, il governo abbia approvato una nuova normativa che disciplina le modalità di cooperazione con l’Eritrea escludendo tutte quelle organizzazioni che non sono state in grado di adeguarsi ai requisiti richiesti.

Il ogni caso il frequente e incontrollabile sostituirsi al governo stesso in operazioni a favore della popolazione condotte in contrasto con i programmi governativi, aveva generato confusione nella gente quando non addirittura un pericoloso stato di dipendenza, e l’Eritrea vuole evitare questo rischio in tutti i modi preferendo alla beneficenza, mai ammannita senza contropartita, il duro lavoro realizzato con le proprie energie.

Quali e quanti motivi di interessi ci siano dietro al business dell’aiuto umanitario è facile dedurlo dalle reazioni degli esclusi i quali non hanno esitato a rivolgersi ai vertici della comunità europea per costringere il governo eritreo a fare marcia indietro, ma in questo caso hanno trovato pane per i loro denti.

Stefano Pettini
Ampsicora.

 
 


Nov 12th, 2007 - 6:13 PM
Re: Etiopia-Eritrea

Mi dispiace signor Pettini, ma non ha soddifato le mie domande.Non intendo farle perdere altro tempo.
Mi auguro che lei sia in buona fede ma soprattutto che la gente eritrea riesca a realizzare il proprio sogno di popolo libero e vivere in dignità.
Saluti
Stefano Pettini

 


Nov 13th, 2007 - 9:52 AM
Re: Etiopia-Eritrea

“Mi auguro che lei sia in buona fede ma soprattutto che la gente eritrea riesca a realizzare il proprio sogno di popolo libero e vivere in dignità”.

La gente eritrea ha gia realizzato il suo sogno il 24 maggio del 1991 quando con la liberazione di Asmara l’Eritrea ha posto fine alla trentennale occupazione etiopica, e da allora vive in maniera estremamente dignitosa nonostante sia stata costretta a difendere la sua indipendenza con i denti dai successivi ripetuti attacchi di forze straniere.

Paradossalmente è proprio questa caparbia difesa di sentimenti come l’orgoglio nazionale e la dignità personale, oramai quasi sconosciuti presso le omologate società occidentali, ad aver provocato atteggiamenti ostili nei confronti della gente eritrea da parte di tutti quei soggetti interessati alla gestione di aiuti e cooperazioni.

Infatti le recenti rabbiose campagne diffamatorie condotte nei confronti del governo eritreo nascono proprio dalla impermeabilità del paese alle lusinghe e alle pretese avanzate dal sempre attivo e pressante mondo dell’aiuto umanitario che mal sopporta ingerenze, limitazioni o addirittura rifiuti.

Una affermazione per tutte credo possa chiarire l'atteggiamento di questi soggetti: “L’Eritrea è troppo povera perché il suo governo possa permettersi di pretendere un controllo sugli aiuti o addirittura rifiutarli”

Stefano Pettini
sabaudo

 
 


Nov 13th, 2007 - 10:02 AM
Re: Etiopia-Eritrea

Il sig. Pettini cerca di dare una buona immagine dei governanti eritrei e fa bene. ma va anche bene che questo popolo voglia mostrare fierezza e costruirsi da sè.
Peccato che il mondo vada diversamente ed anche in Eritrea non tutti siano d'accordo visto che ci sono numerosi oppositori -spesso in carcere o fuggiti- e migliaia di profughi che scappano in condizioni pietose. Capisco che i dirigenti attuali dell'Eiritrea siano valorosi ed intelligenti, ma forse sono anche refrattarii ad ogni parere diverso, con grave peccato d'orgoglio.
Quanto ai missionari forse non ci si rende conto che non si creano in due anni, ma ci vogliono decenni, bisogna impiantare una cultura religiosa e missionaria che in Italia abbiamo in Veneto e certe zone della Lombardia dopo secoli di cultura cattolica.
I missionari travalicano dal loro ruolo ? Vanno richiamati i singoli missionari !
Non vorrei che a furia di nuove disposizioni si arrivi alla situazione dello Zimbawe, che da fiorente area sta diventando un povero deserto con gente dedita alla violenza per sopravvivere.
Il popolo eritreo, dopo decenni di guerra ha bisogno di pace per rivivere, e fra le tradizioni del popolo eritreo c'è la collaborazione con gli Italiani.
Sarebbe bene che alcuni govrenanti eritrei venissero un po' di giorni in Italia per rinverdire questa collaborazione.
Ampsicora

 
 


Nov 13th, 2007 - 12:18 PM
Re: Etiopia-Eritrea

Quel sogno del 24 maggio 1991 è stato interrotto da qualche anno, grazie a una svolta dittatoriale intrapresa da un traditore sanguinario cioe Afwerki. Sicuramente all'interruzione del sogno hanno collaborato le posizioni occidentali e mediorientali che non hanno tutelato quel processo democratico e di liberta intrapreso dagli eritrei.Un altro elemento importantissimo è l'atteggiamento di eterna minaccia delineato da un altro regime dittatoriale, quello Etiopico.Entrambi i regimi vivono e si nutrono grazie al perenne stato di guerra tra i due stati.Penso che il sogno non sia stato interrotto dai missionari e da chi sacrifica il suo tempo e la sua vita per aiutare il prossimo.Signor Pettini può cortesamente spiegarmi se lei lavora, o ha mai lavorato per il governo Eritreo? La sua risposta sarebbe importantissima per me per capire se la sua comunicazione in questo forum è soggettiva o meno. Grazie.
Saluti.
Stefano Pettini

 


Nov 13th, 2007 - 2:13 PM
Re: Etiopia-Eritrea

Gli argomenti proposti negli ultimi due interventi sono molto interessanti perché offrono la opportunità di chiarire alcuni punti della recente storia dell’Eritrea.

In primo luogo non si è mai parlato di un allontanamento generalizzato dei religiosi dall’Eritrea, ma più semplicemente di una regolamentazione del loro afflusso, tranne nei casi, come detto, di aperta violazione del loro mandato nei quali si potuto osservare il mancato rinnovo del permesso di soggiorno ad personam.

A riguardo della affermazione “bisogna impiantare una cultura religiosa e missionaria” credo gli eritrei siano in grado di stabilire i loro bisogni autonomamente indipendentemente dalle opinioni maturate in altri ambienti culturali e sociali.

Quanto alla tradizionale collaborazione fra italiani ed eritrei posso testimoniare che questa è quanto mai viva a livello umano e imprenditoriale, purtroppo non si può dire altrettanto a livello politico a causa dell’abbandono totale da parte delle istituzioni italiane dell’Eritrea al suo destino.

Basta ricordare che in tempi recenti, nonostante la crisi in atto fra Etiopia ed Eritrea a causa del rifiuto etiopico di ottemperare alle disposizioni finali e immodificabili della Commissione Confini, non solo il governo italiano non ha assunto alcuna posizione ufficiale che esprimesse una ferma condanna verso l’Etiopia per le violazioni ai patti di Algeri raggiunti peraltro anche grazie al notevole lavoro della diplomazia italiana, ma ha addirittura voluto rinsaldare mai chiariti forti legami con l’Etiopia stessa con la cancellazione del suo debito estero.

L'on. Mantica prima e l'on. Sentinelli successivamente si sono ripetutamente recati in Etiopia per questioni di stato dimenticando per reciprocità di fare altrettanto con l'Eritrea che pure ha legami storici ben più saldi con l'Italia di qualunque altro paese.

In questo contesto credo sarebbe più corretto affermare che a rinverdire i vecchi e solidissimi rapporti con la gente eritrea dovrebbero essere i rappresentanti del governo italiano che certamente da questo gesto trarrebbero non poco beneficio morale.

Per rispondere alla affermazione riguardante il presunto esodo di migliaia di giovani dall’Eritrea andrebbe prima chiarito l’effettivo numero delle persone che hanno fatto questa scelta difficile e poi le reali ragioni.

Volendo anche ipotizzare che si possa parlare di esodo occorre chiarire che non è sorprendente se dopo anni lunghissimi di pressione alle frontiere da parte dell’Etiopia e la continua minaccia di una nuova invasione possa minare la resistenza di alcuni individui, ma bisogna anche tenere conto del fatto che questi una volta raggiunte fortunosamente le loro destinazioni all’estero sono costretti a motivare le loro fughe con ragioni gravissime molto lontane dalla realtà pur di ottenere i necessari permessi di soggiorno che diversamente non otterrebbero mai.

Va anche detto che a fronte di questi allontanamenti ci sono anche rientri in patria documentati in molte centinaia di migliaia ogni anno.

In riferimento alla presunta deriva dittatoriale, ripeto quanto ho gia avuto modo di scrivere in passato: “Quello che è successo in Eritrea nel periodo che và fra le fasi finali dell'ultima guerra con l'Etiopia e l'emissione del verdetto della Commissione Confini è stato senza mezzi termini un tentativo di colpo di stato che, seppur condotto in maniera incruenta e mascherato da azione pseudo progressista per una Eritrea più moderna e democratica, in realtà era stato ben orchestrato e appoggiato da forze esterne miranti non al benessere del paese, ma al rovesciamento del governo legittimo ritenuto troppo intransigente.

Il tentativo, che fu portato avanti da una compagine governativa minoritaria eritrea che aveva ceduto alle lusinghe e alle promesse di agenti esterni al paese vicini agli interessi del governo etiopico, si concluse come è noto con l'arresto dei maggiori responsabili del tentativo di sovvertimento delle istituzioni, la soppressione di alcuni dicasteri e un riassetto generale del governo.

La crisi, non a caso indotta in un momento estremamente delicato per l’Eritrea, provocò due distinte reazioni:
Gli eritrei, pur provati dalla incredibile efferatezza di un gesto così inaspettato e portato avanti da personaggi che godevano di pubblica stima per il loro valore nella guerra di liberazione, per la loro personalità e l’importanza dell’incarico rivestito, trovarono la capacità di reagire anche a quel tradimento, traendone anzi nuova forza e volontà di coesione con i suoi legittimi rappresentanti governativi.

Mentre allo stesso tempo alcuni osservatori stranieri, che frequentavano, appoggiavano e stimavano i protagonisti del tentato "golpe bianco", condividendone la amicizia personale, gli interessi, i programmi politici e l’orientamento filo-etiopico, accusarono il colpo e da amici dell’Eritrea si trasformarono in nemici giurati del presidente Isaias e del suo governo il quale, grazie all’appoggio popolare incondizionato, era riuscito a stroncare i loro piani.”

Per concludere vorrei ricordare che in questo forum ci è stata offerta la rara opportunità di esprimere pareri personali e portare testimonianze oggettive allo scopo di sottoporli, sotto la propria responsabilità, alla attenzione di tutti, insinuazioni, illazioni o provocazioni oltre a qualificare chi le avanza per quello che vale, non portano ad alcun altro risultato utile alla collettività.

Stefano Pettini
Ampsicora

 
 


Nov 13th, 2007 - 2:38 PM
Re: Etiopia-Eritrea

Grazie signor Pettini per la risposta e complimenti per la sua diplomazia.Pero devo sottolineare che non ha ancora risposto ad una domanda semplice che mi permetto di riformulare. Lavora, per quanto riguarda la comunicazione, con il governo Eritreo?
Scusi se insisto ma per me è importante una sua risposta.Se decide di non rispondere la capisco, come sono certo che senza una sua risposta, capira che non posso piu interagire su questo interessante tema.
Saluti
Stefano Pettini

 


Nov 13th, 2007 - 3:20 PM
Re: Etiopia-Eritrea

Sig. Ampsicora avrà certamente le sue buone ragioni per celare la sua identità dietro uno pseudonimo e omettere di inserire il suo indirizzo di posta elettronica che sarebbe oltremodo utile per trattare argomenti che annoierebbero gli altri frequentatori del forum, ma da questo arrivare a chiedere a chi si firma con nome e cognome ulteriori dettagli personali lo trovo perlomeno bizzarro.

Comunque per non essere scortese la informo che lavoro a tempo pieno per il governo italiano e che questo esclude automaticamente ogni possibile ipotesi di ulteriori incarichi all’estero.

Ciò non toglie che avendo moglie eritrea e conseguentemente una intera famiglia con ampio corollario di amicizie nel paese, e vivendoci due mesi all’anno, ho maturato una certa ammirazione per un popolo estremamente meritevole, e avendone la opportunità sento il bisogno di valutarne personalmente la realtà oggettiva e renderne testimonianza.

Stefano Pettini
Ampsicora.

 
 


Nov 13th, 2007 - 3:33 PM
Re: Etiopia-Eritrea

La ringrazio per la sua risposta e chiarezza. Mi scuso ancora se posso essere stato troppo "diretto" o in qualche modo arrogante. Non era mia intenzione esserlo.Ora potrò leggere i suoi interventi con una luce diversa.
Saluti