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Eritrea Etiopia, lettera del governo etiopico alle N.U. Stefano Pettini Dopo mesi di silenzio sul confronto etiopico eritreo, in merito alla ancora irrisolta disputa sui confini, l’8 giugno 2007 è giunta alle Nazioni Unite una lettera dove il governo etiopico si dice disposto ad accettare incondizionatamente la restituzione della città di Badme all’Eritrea. La dichiarazione del governo etiope fa seguito a una esplicita richiesta di implementazione del verdetto sui confini formulata da parte dei rappresentanti della Commissione Confini che invitavano le parti a dare una risposta entro il novembre 2007; l’Eritrea aveva dato il suo assenso mentre da parte dell’Etiopia non c’era stata virtualmente ancora alcuna reazione. Il portavoce delle Nazioni Unite Yves Sorokobi ha commentato la notizia con queste parole: ” Credo che sia una buona notizia…era uno degli ostacoli nella questione. Se accettano, questo dovrebbe muovere in avanti il processo un poco più velocemente”. In seguito alla pubblicazione del verdetto definitivo e immodificabile da parte della Commissione Confini nel 2002 sia Eritrea che Etiopia accettarono immediatamente di procedere con la demarcazione, ma pochi giorni dopo il governo etiopico fece marcia indietro rifiutandosi di rispettare gli impegni presi ad Algeri sostenendo che il verdetto era inaccettabile e andava ridiscusso. Nel corso degli anni successivi l’Etiopia ha modificato nei termini la sua posizione specificando che “accettava in linea di principio” il verdetto, ma che riteneva indispensabile rinegoziare con le parti alcuni aspetti della decisione della Commissione Confini; allo stesso tempo dal canto suo l’Eritrea rimaneva ferma sulla sua posizione ritenendo illegale ogni deviazione da quanto accettato e sottoscritto ad Algeri con particolare riferimento alla decisione finale che essendo immodificabile non offriva alcun margine legale a una qualunque ulteriore trattativa. In merito a questo confronto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha manifestato un atteggiamento ambiguo e distaccato, evitando da una parte di applicare le sanzioni previste per chi si fosse dimostrato inadempiente rispetto a quanto sottoscritto ad Algeri, l’Etiopia in questo caso, e dall’altra emanando risoluzioni controverse come la numero 1640 che dava maggior peso al provvedimento eritreo di sospendere i voli della missione Unmee sul suo territorio, rispetto al grande rifiuto dell’Etiopia di accettare il verdetto del 13 aprile 2002. L’immediato commento del Ministero degli Affari Esteri eritreo alla lettera del governo etiopico alle Nazioni Unite è stato che in sostanza quella dichiarazione rappresenta null’altro che un ulteriore pretesto per allungare all’infinito i tempi di una soluzione legale, poiché in realtà non aggiunge nulla di nuovo a quanto già affermato dal governo etiopico in altre occasioni dove si diceva da una parte pronto a cedere Badme senza condizioni, ma dall’altra a voler aprire un tavolo di trattative per ridiscutere altri aspetti del verdetto. Curiosamente il giorno 16 giugno 2007 l'ambasciatore Solomon Abebe, direttore della Press Information and Documentation presso il Ministero degli Affari Esteri etiopico, ha dichiarato alla agenzia di informazione governativa etiopica Il Reporter che: “le recenti notizie diffuse dalla Associated Press, le quali si riferivano apparentemente ad una lettera al Presidente del Consiglio di Sicurezza, scritta dal Ministro degli Esteri Seyoum Mesfin, sono “fuorvianti„ L’ottimismo espresso dal portavoce delle Nazioni Unite Yves Sorokobi in merito a una rapida soluzione del problema dei confini, sembra così essere eccessivo e in mancanza da parte del governo etiopico della volontà di accettare il verdetto della Commissione Confini, così come espresso dalla commissione stessa e non parzialmente e ponendo condizioni come sembrerebbe voler fare, probabilmente non si arriverà a una svolta decisiva come in un primo momento tutti si erano augurati. Agenzia di informazione governativa etiopica “Il Reporter” Sabato 16 giugno 2007 Il Ministro degli Affari Esteri Seyoum La notizia che l'Etiopia attraverso una lettera scritta dal governo “ha accettato una determinazione della commissione delle U.N. a cedere una città disputata [Badme] all’Eritrea„ è non fondata ed è una distorsione dei fatti, ha affermato il Ministero degli affari esteri. L'ambasciatore Solomon Abebe, direttore del Press Information and Documentation presso il ministero, ha riferito a Il Reporter che le recenti notizie diffuse dalla Associated Press, le quali si riferivano apparentemente ad una lettera al Presidente del Consiglio di Sicurezza, scritta dal Ministro degli Esteri Seyoum Mesfin, sono “fuorvianti„ “Le notizie della AP non hanno compreso completamente lo spirito della lettera e sono una distorsione.„ L’ambasciatore Solomon ha detto “Questo non è un momento di parlare delle questioni di delimitazione del confine. L'accordo di Algeri è stato completamente violato dall’Eritrea e attualmente quello che deve essere discusso è come l'accordo di Algeri sarà ripristinato. Questo è un momento dove l’Eritrea è coinvolta in attività di terrore ed è un momento dove il Consiglio di Sicurezza deve approntare misure contro l’Eritrea. Non è il momento di parlare delle delimitazioni del confine„. L'ambasciatore Solomon ha aggiunto che la lettera del Ministro degli Esteri Seyoum si spiega da sola in quanto la richiesta che il governo etiopico ha fatto al Consiglio di Sicurezza è di intraprendere ulteriori azioni contro L’Eritrea. In una lettera datata 8 giugno 2007 il Ministro degli Affari Esteri Seyoum Mesfin risponde “alla relazione sullo stato di avanzamento del segretario generale sull'Etiopia e di Eritrea del 30 aprile 2007 e del comunicato stampa del Consiglio di sicurezza sull'Etiopia, Eritrea dell'8 maggio 2007„, in cui dichiara che mentre l'Etiopia ha accettato la decisione del 13 aprile 2002 della Commissione Confini senza presupposti, era tuttavia non l'Etiopia ma l’Eritrea che stava ostacolando il processo. Seyoum ha scritto al Consiglio di Sicurezza: “L’Eritrea non l’Etiopia ha reso l'esecuzione della decisione di delimitazione impossibile. Il Consiglio di Sicurezza ricorderà che l'Etiopia ha partecipato attivamente l'anno scorso alle riunioni della Commissione Confini--sotto la nuova iniziativa dei testimoni all'accordo di Algeri, sostenuta dal Segretario Generale e dal Consiglio di Sicurezza--fino al punto a cui le azioni del Eritrea sul terreno e il rifiuto dell’Eritrea di assistere alle riunioni della Commissione, hanno portato il lavoro della Commissione a un blocco. A quel punto l’Eritrea aveva inviato le sue forze militari nella zona provvisoria di sicurezza (TSZ), espulsa la forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite affidata dagli accordi di Algeri e ostacolato la UNMEE nell’operare efficacemente all'interno del TSZ,„. Nella stessa lettera, Seyoum inoltre ha invitato il Consiglio di Sicurezza a esercitare pressioni sull’Eritrea per attenersi all’accordo di cessazione delle ostilità firmato ad Algeri. Seyoum detto nella sua lettera: “L'Etiopia invita il Consiglio di Sicurezza a richiedere che l’Eritrea ristabilisca completamente l'integrità della TSZ e la libertà di movimento della UNMEE, cessi tutte le attività militari e terroristiche puntate all’Etiopia, secondo le misure disposte nel paragrafo 14 dell’Accordo di Cessazione delle Ostilità del Consiglio, a meno che l’Eritrea non entri nella piena conformità. L'Etiopia inoltre invita il Consiglio di Sicurezza a richiedere che l’Eritrea si impegni completamente in buona fede in un dialogo con l'Etiopia per andare avanti nella delimitazione del confine, la delimitazione che hanno entrambi accettato,e con il Segretario Generale, la Comunità Internazionale e l'Etiopia nello sforzo stipulato nella risoluzione 1741 (2007) “per normalizzare i rapporti, promuovere la stabilità fra le parti e porre il fondamento per una pace sostenibile nella regione„ Namrud Berhane
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