Eritrea, un originale modello di sviluppo:
perché agli europei conviene sostenerlo

di Carlo Zappatori

Il Denaro.it  04-09-09 - Le ondate di emigrazione di cittadini eritrei verso l'Italia e l'Europa, dove questa popolazione si distingue per la completa integrazione e per la grande laboriosità, fa ritenere a chi non è conoscitore della recente storia eritrea, che vi siano condizioni in questo Paese condizioni di grande miseria ed arretratezza, cui l'attuale Governo non riesce a dare adeguata risposta.

L'Eritrea è riuscita a conquistare la sua indipendenza, con un plebiscitario voto popolare, soltanto nel 1993, dopo una lunga e sanguinosa guerra civile, che ha provocato un numero enorme di perdite di vite umane ed una grande diaspora di milioni di eritrei in tutti i Paesi del Mondo, che sono, però, molto legati alla loro terra di origine e, con le loro rimesse, costituiscono il maggior introito valutario del Paese.

Dal 1998 al 2000 vi fu un sanguinoso conflitto di confine con l'Etiopia, che ebbe come causa occasionale la contesa per un lembo di terra al confine tra i due Paesi, ma che, probabilmente, ha avuto le sue radici più profonde in questione economiche collegate all'introduzione della nuova moneta eritrea e dall'assenza di sbocchi al mare dell'Etiopia.

Dal 2000 vi è uno stato di pace tra questi due più importanti Stati del Corno d'Africa, ma sarebbe necessario un completo ristabilimento di proficue relazioni economiche fra i due Stati, per sviluppare maggior benessere e sviluppo tra i due Paesi. Mattia Gatti, di ritorno da un suo recente viaggio in Eritrea, scrive "se il parametro di confronto è il livello di vita medio occidentale l'Eritrea è un paese povero" , ma in una condizione di scarsità di risorse occorre capire che tipo di sviluppo è possibile.

L'Eritrea, sostiene Gatti, ha scelto di non essere "sviluppata" da altri a spese di tutto il popolo e con l'arricchimento di una ristretta élite. In tutto il paese vi è la costruzione di nuovi moderni ospedali e scuole e il governo tende a privilegiare nella distribuzione delle risorse le zone più povere del paese. Anche se ad Asmara qualcuno si lamenta di questo ciò consente di evitare un'incontrollabile emigrazione interna che ridurrebbe questa città ad una bidonville come ce ne sono tante nel mondo.

Gatti afferma, infine, che la povertà che ha visto personalmente è quasi sempre povertà dignitosa di piccoli pastori o venditori ambulanti, di agricoltori con il loro piccolo campo o di famiglie che vivono in case decisamente troppo piccole e non è la disperazione dei bambini costretti a sniffare colla per sopravvivere o lo sfruttamento senza limiti che si può vedere quotidianamente in altri paesi.

Il Governo eritreo per lo sviluppo economico postbellico, si avvale, a mio parere, di un grande utilizzo di lavoro civile delle forze armate, in cui militano uomini e donne, che sta dando grandi risultati soprattutto nel settore delle costruzioni, reti di trasporti, costruzioni di grandi e mini dighe per immagazzinare acqua preziosa per la salute e per irrigare i campi.

L'aiuto dell'Italia e dell'Europa potrebbe accelerare il processo di modernizzazione, che, in alcuni settori, come l'impiego dell'energia solare per alimentare i ripetitori telefonici, dimostra la straordinaria capacità dell'ingegno di questo popolo, che merita il nostro pieno sostegno, anche per i legami storico, culturali ed umani che ci legano a questo piccolo, ma strategico Paese del Corno d'Africa.

  da Il Denaro.it  n° 163 del 04-09-2009


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