Eritrea, l’incontro del presidente Isaias Afewerki con i media

Stefano Pettini, 13 giugno 2007

 
Il presidente eritreo Isaias Afewerki, come gia annunciato da diversi giorni, domenica 10 giugno ha rilasciato una articolata intervista ai sistemi di informazione eritrei, incentrata sulla situazione interna in Etiopia e su altre questioni regionali.

Nel suo discorso alla nazione in occasione del sedicesimo anniversario della liberazione del paese festeggiato il 24 maggio, il presidente Isaias aveva diffusamente parlato dell’Eritrea tracciando una sorta di bilancio generale delle attività svolte, sia negli anni precedenti che nello stesso ultimo anno, e i derivanti progressi del paese nel conseguimento della autosufficienza alimentare e di altri obiettivi primari; nella conferenza del 10 giugno diversamente i temi trattati hanno riguardato la grave situazione politica in corso nel Corno d’Africa e l’aspetto diplomatico delle attività del governo eritreo, con i suoi relativi riflessi, nel processo di pace che sta promuovendo nel Corno d’Africa.

La situazione interna dell’Etiopia non poteva quindi non costituire il tema centrale della conferenza nello svolgimento della quale il presidente eritreo ha ripercorso le tappe del processo di allontanamento della amministrazione di Melles Zenawe da quei principi di pace e di armonia fra le etnie e le religioni, indispensabili per il progresso sociale ed economico dell’area, e della pericolosa deriva violenta ed espansionistica impressa alla politica dell’Etiopia.

Il presidente Isaias ha ricordato come, fin dai tempi della lotta per la liberazione dell’Etiopia e la indipendenza dell’Eritrea, quella che ha definito la “cricca” di Melles Zenawe puntasse alla indipendenza del solo Tigray promuovendo di fatto una separazione su base etnico-religiosa, e di come solo in una fase successiva a fronte di una oggettiva impossibilità di attuare un simile programma, quella idea si sia sviluppata nel concepimento di una diversa idea che prevedeva non solo la liberazione del Tigray dalla dittatura del Derg di Menghistu Haile Mariam, ma di tutta l’Etiopia nonostante all’inizio non volesse farsene carico. Una volta però liberata l’Etiopia, ha sottolineato il presidente Isaias, il progetto subì una ulteriore evoluzione sfociando in una forma di federalismo regolata sul principio del “Divide et impera”.

Del resto il nome stesso del gruppo al potere in Etiopia Tplf (Tigray popular liberation front, Fronte popolare di liberazione del Tigray) reca in se la sintesi del suo programma e della sua vocazione. Continuando nella sua esposizione il presidente ha voluto ricordare come negli ultimi sedici anni la amministrazione etiopica abbia commesso tre grossolani errori storici: provando a controllare la gente etiopica attraverso la discriminazione e il confronto etnico, cercando obiettivi esterni per distrarre la attenzione dai problemi interni e cercando alleanze esterne non avendo avuto fiducia nella sua stessa gente. Tutto questo, attuato in rappresentanza del popolo del Tigray, ha raggiunto il solo scopo di alimentare un forte sentimento di odio da parte di tutto il resto della popolazione etiope nei confronti di quella gente che il presidente Iaias ha definito “vittima dei misfatti del Tplf”.

Prima di passare all’approfondimento delle tematiche riguardanti le aspettative e i progressi in campo diplomatico nelle altre importanti questioni regionali, il presidente ha ricordato i metodi con i quali il Tplf ha controllato i risultati elettorali nel corso delle elezioni tenute nel 2005 nonostante la gente avesse testimoniato con il suo voto l’alto grado di sofferenza e disaffezione raggiunto tanto da costringere il regime a prendere contromisure energiche. Il risultato, ha detto, è stato un ricorso sempre maggiore alla assistenza internazionale e agli aiuti umanitari con il conseguente aumento della spaccature fra gente povera e gente ricca, e che affermare che l’Etiopia ha mostrato una “economia in crescita” è pura propaganda.

Concludendo il presidente Isaias ha affermato che le ripetute accuse prive di fondamento mosse dal regime del Tplf all’Eritrea, una volta con il pretesto del “terrorismo”, un’altra volta con quello del “sostegno a forze di opposizione”, hanno dimostrato essere null’altro che diversivi per celare la sua pochezza, la sua profonda preoccupazione e il suo fallimento assoluto che sta portando il paese sull’orlo di un baratro.