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Discorso di S.E. Girma Asmerom presso l'UA Eccellenze! Il mio intervento si compone di tre elementi. Sono tutti, fatti fondamentali, che sicuramente vi aiuteranno a giudicare da voi stessi e a trarre razionalmente le vostre conclusioni. I tre componenti del mio intervento tratteranno l'occupazione da parte dell’Etiopia di un territorio sovrano eritreo; il ruolo negativo degli USA nella questione dei confini Eritrea ed Etiopia, così come le accuse prive di fondamento dell’Etiopia e le sue minacce militari contro l'Eritrea. Il mio primo intervento è una richiesta semplice e diretta che l’Eritrea rivolge all'UA e alla comunità internazionale, compreso il governo etiopico. La richiesta consiste nel reclamare il rispetto da parte dell’Etiopia, del verdetto internazionale per la delimitazione e demarcazione dei confini, e la decisione finale e vincolante della Commissione Confini tra l’Eritrea e l’Etiopia (CCEE) - e il ritiro senza condizioni dai territori sovrani eritrei, compresa Badme. Eccellenze! L'accordo di Algeri, che è stato firmato nel 2000, dal presidente Isaias Afwerki dell’Eritrea e il Primo Ministro Meles Zenawi dell’Etiopia, per risolvere la controversia di confine tra Eritrea ed Etiopia è fin troppo cristallino. E’ stato fatto meticolosamente senza lasciare spazio ad ambiguità o scappatoie. E' stato garantito dalle Nazioni Unite e dall’OUA/UA e sottoscritto come testimoni dagli Stati Uniti, Unione Europea, Algeria e Nigeria. Fatti fondamentali:
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La Commissione Confini Eritrea Etiopia (CCEE) composta da cinque
importanti e • Solamente alla Commissione Confini è stato affidato il compito di risolvere la controversia di confine attraverso l’arbitrato. Nessun altro mediatore neutro o meccanismo alternativo è stato autorizzato. • Il 13 aprile 2002 la Commissione ha dato il suo verdetto finale e vincolante di delimitazione. • Il punto cruciale di tutta la controversia, Badme, è stata assegnata all'Eritrea. • La conclusione della demarcazione fisica del confine, sulla base della decisione di delimitazione era prevista per il novembre 2003. • In consultazione con le parti, l'attuazione e le direttive di demarcazione e le norme di procedura sono stati rilasciate il 21 marzo e il 22 agosto 2003 e sono state approvati dalle parti. • La Commissione ha istituito i suoi uffici in Asmara, Addis Abeba e Adigrat. • La Commissione aveva nominato il capo missione e aveva preso il suo posto ad Asmara. • Era stato assunto il personale per assistere il capo missione. • Le attività di demarcazione iniziarono nel settore orientale, a marzo 2003 senza alcun problema. Tuttavia, con il chiaro obiettivo di cercare di cambiare il verdetto di delimitazione finale e vincolante della Commissione, aiutati e sostenuti dalle potenze occidentali, in particolare dagli USA, gli etiopici hanno insistito a creare ogni genere di pretesto e giustificazioni per impedire che il processo di demarcazione di continuasse.
Anche se era frustrata e delusa dal comportamento del governo etiope,
assumendosi la responsabilità e l'obbligo giuridico per la demarcazione
del confine, la Commissione La Commissione non solo ha respinto le richieste dell'Etiopia, ha persino risposto a una lettera che gli è stata inviata dall'ex ministro degli Esteri dell'Etiopia, il signor Seyoum Mesfin. Gli argomenti principali contenuti nella lettera inviata dal Presidente della Commissione Confini Eritrea Etiopia (EEBC), Sir Elihu Lauterpacht, il 27 novembre 2006, per l'ex ministro degli Esteri dell'Etiopia, erano i seguenti: - · "Ho ricevuto e letto con attenzione la sua lettera del 13 novembre 2006 a me indirizzata. Anche se è insolito per un tribunale internazionale rispondere alle critiche avanzate dalla parte scontenta, ma la Commissione non può non rispondere alle vostre osservazioni – anche perché richiedendo che la vostra lettera venisse pubblicata come documento del Consiglio di sicurezza avete creato tanta pubblicità. Non rispondo a tutti i dettagli, in quanto le opinioni della Commissione in merito ai fatti sono contenuti nella dichiarazione che rilascio oggi, di cui allego una copia. Tuttavia, con grande rispetto, desidero dirle che, i fatti ai quali la sua lettera si presume si riferisca, purtroppo, sono sbagliati nei dettagli significativi o altamente selettivi." · "Lei pone fortemente l'accento sulla ‘necessità di dialogo e un sostegno da parte degli organismi neutrali, per aiutare le due parti a compiere progressi nella demarcazione e nella normalizzazione delle loro relazioni.' Certo 'la normalizzazione delle relazioni' è un obiettivo auspicabile, ma è una questione che non rientra nell’ambito del mandato della Commissione, che consiste soltanto nel delimitare e demarcare il confine. Il 'dialogo' deve essere applicato limitatamente tra la Commissione e le parti, per favorire l'effettivo processo di demarcazione sul terreno. Pertanto, nel quadro dell'accordo di Algeri, non c'è spazio per la introduzione di 'organismi neutrali' nel processo di demarcazione ". · La vostra lettera cerca di incolpare la Commissione per la mancata adempienza dell'Etiopia di fronte ai suoi obblighi ai sensi dell'accordo di Algeri. Tale colpa è del tutto fuori luogo. Mentre la reale verità sembra essere che l'Etiopia non soddisfatta con la sostanza del verdetto di delimitazione della Commissione, ha cercato, fin dall'aprile 2002, di trovare il modo per modificarlo. Questo non è un tipo di approccio per il quale la Commissione è stata incaricata di adottare e non sarà quello che la Commissione intende adottare ". La lettera del Presidente della Commissione non aveva influenzato il governo dell'Etiopia. L'atteggiamento intransigente del governo etiope ha continuato senza sosta. Dopo aver cercato invano per cinque anni di convincere il governo etiope a rispettare gli impegni assunti con l'accordo di Algeri e di rispettare il diritto internazionale e di consentirle di svolgere il suo lavoro di mettere i pilastri e marcatori a terra, la Commissione era obbligata ad adottare un altro approccio per effettuare la demarcazione del confine. Affermare che "evidentemente, questa situazione non può durare per sempre", e invocando procedure di delimitazione frontiere terrestri e marittime internazionalmente accettate e praticate, come la causa del Canale di Beagle; la decisione della Commissione per la demarcazione dei confini Iraq-Kuwait (IKBDC) del 1993; il caso di frontiera Argentina-Cile (1966) e il modo in cui la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare tratta con i limitati casi di sinistri marittimi tra gli Stati, la Commissione composta da avvocati ed esperti in materia altamente qualificati, ha deciso di adottate un simile approccio per effettuare la demarcazione del confine tra Eritrea ed Etiopia.
Eccellenze! · copia firmata di 45 mappe in scala 1:25.000 contenenti coordinate di demarcazione del confine è stata inviata alle parti il 30 novembre 2007. · Una copia è stata depositata presso le Nazioni Unite · Un'altra copia di riferimento pubblico è presso l'Ufficio cartografico delle Nazioni Unite. Eccellenze! Non importa ciò che le parti dell'accordo possono dire o provare, come è chiaramente indicato nell’Accordo di Algeri, articolo 4, paragrafo 15 e articolo 5, paragrafo 7, nell'esercizio del suo diritto e mandato, la Commissione Confini Eritrea Etiopia (EEBC) ha all'unanimità espresso il suo definitivo e vincolante verdetto di delimitazione e demarcazione, nel mese di aprile 2002 e novembre 2007, rispettivamente. Il governo etiope ha detto che "Ha accettato la decisione di delimitazione ma non può accettare la decisione della demarcazione virtuale del 2007." Andando oltre ha definito la decisione della demarcazione virtuale della Commissione come una "Finzione giuridica". Prima di tutto i commissari sono molto più qualificati dei funzionari etiopi in materia di diritto internazionale e metodologie comuni e sulle procedure di delimitazione dei confini. In secondo luogo, sulla base dell'accordo di Algeri, il verdetto di delimitazione e demarcazione della EEBC non può essere rifiutato, modificato, appellato o invertito dalle parti sotto qualsiasi pretesto. E' definitiva e vincolante, finale e vincolante significa definitiva. Pertanto, Eccellenze, tra Eritrea ed Etiopia non esiste un confine contestato o conteso. Quello che abbiamo è l'occupazione dell'Etiopia di un territorio sovrano eritreo compresa Badme. Così, l’Eritrea richiama l'Unione africana come garante dell'accordo di Algeri, a sollecitare il Governo etiope a ritirarsi incondizionatamente dal territorio sovrano eritreo, compreso Badme. Eccellenze! Sono al cento per cento sicuro che visto che l'occupazione illegale dell’Etiopia di un territorio sovrano eritreo compresi Badme è cristallina, vi chiederete "perché mai allora il governo dell’Etiopia incurante del diritto internazionale e dell’impegno che ha sottoscritto, rifiuta di liberare il territorio sovrano eritreo?" La domanda è legittima e corretta. Questo mi porta al mio secondo intervento. L’Eritrea ritiene che il sostegno militare, finanziario e diplomatico concesso dalla politica sbagliata degli Stati Uniti, stia incoraggiando l'Etiopia a occupare impunemente territori sovrani eritrei. Il sig. John Bolton, Ambasciatore americano alle Nazioni Unite durante il periodo del Presidente Bush, e il signor Ennifar, l'ex rappresentante speciale del Segretario Generale dell'ONU in Eritrea e Etiopia così come quanto emerso da Wikileaks, hanno confermato questo fatto a tutti noi. Pertanto, mi auguro che in questo la vostra domanda trovi risposta. L'ingegnere e architetto principale di questa errata politica degli Stati Uniti è la signora Jendayi Frazer, Assistente Segretario per gli affari africani sempre durante l’Amministrazione Bush. Eccellenze! Guardiamo i fatti. Il Sig. Bolton, nel suo libro 'Surrender is not an option’, nella parte in cui tratta l’argomento della disputa di confine tra l'Eritrea e l'Etiopia ha scritto:
Eccellenze! Come il signor Bolton anche il signor Ennifar, è stato fin troppo chiaro nel descrivere il ruolo negativo del Governo degli Stati Uniti nella questione dei confini Eritrea-Etiopia. Dopo l'incontro con J. Frazer ad Addis Abeba, in una relazione che egli ha inviato all’Ex capo del DPKO delle Nazioni Unite, Mr. Guhenno, ha scritto:
Eccellenze! · Anche Wikileaks ha confermato quello che il signor Bolton e il signor Ennifar hanno detto in merito alla politica sbagliata nel Corno d'Africa, in particolare sul ruolo della signora Jendayi Frazer. · Nel dispaccio del 6 febbraio 2008 dell’Ambasciata degli Stati Uniti ad Addis Abeba si legge:- · "... Il 31 gennaio, segretario Frazer ha incontrato il Primo etiope Ministro Meles Zenawi e ha condotto un ampio colloquio durato 100 minuti su Kenya, Sudan, Somalia, Somaliland, e sul confine eritreo. Nel incontro Meles e Frazer hanno convenuto che la decisione di demarcazione virtuale della EEBC, non deve essere sostenuta dalle Nazioni Unite ... " · Inoltre il 11 agosto 2009 in un altro dispaccio dall’Ambasciata degli Stati Uniti di Berlino si legge:- · "Abbiamo concordato che l'Etiopia è un 'partner indispensabile' per la stabilità della regione, il conflitto di confine tra Etiopia ed Eritrea è 'congelato' per il prossimo futuro ... " Eccellenze! Da quello che abbiamo letto e appreso dalle affermazioni del signor Bolton, del signor Ennifar e da Wikileaks, ciò che vediamo oggi nel Corno d'Africa è il ripetersi della storia della politica sbagliata degli stati Uniti contro l'Eritrea. Infatti, nel 1950 nella sede dell’ONU in cui si è discusso per decidere le sorti delle ex colonie italiane, alla Libia e alla Somalia è stato concesso l’indipendenza. Ma per quanto riguarda l’Eritrea a causa della politica errata degli Stati Uniti che sostenendo "L'Etiopia è il nostro alleato strategico nella lotta contro il dilagarsi del comunismo sovietico in Africa", è stato soffocato il suo diritto alla decolonizzazione, è sufficiente guardare negli archivi delle Nazioni Unite e leggere ciò che il signor John Foster Dulles, l'allora segretario di Stato Usa, ha detto durante il dibattito nel 1952. Questo è quello che ha detto: "Dal punto di vista della giustizia, il popolo eritreo merita la sua indipendenza. Tuttavia, gli interessi strategici degli Stati Uniti nel Bacino del Mar Rosso e la pace mondiale rendono necessario che il paese sia legato con il nostro alleato l'Etiopia." Come risultato di questa politica sbagliata degli Stati Uniti nel Corno d'Africa, Etiopia ed Eritrea hanno combattuto una sanguinosa guerra armata per più di trenta anni. E' stata una perdita sia per il popolo dell’Eritrea che quello dell’Etiopia, e della gente d'Africa. La storia si ripete. Oggi, ancora una volta con il pretesto di "L'Etiopia è il nostro alleato strategico nella lotta contro il terrorismo nel Corno d'Africa" sono gli Stati Uniti a frenare la comunità internazionale dal prendere azioni appropriate contro l'Etiopia, sono loro quelli che sostenendola finanziariamente, militarmente, diplomaticamente e politicamente, incoraggiano l'Etiopia a occupare del territorio sovrano eritreo. Eccellenze! Dobbiamo imparare dalla storia. Questa politica sbagliata degli Stati Uniti deve essere fermata, e un’altra disastrosa guerra tra Eritrea ed Etiopia deve essere evitata. Sono semplici da fermare e da evitare. In primo luogo, a nessuna nazione grande o piccola, con il pretesto di alleato strategico o di interesse strategico dei grandi poteri, dovrebbe essere consentito di violare l’Atto costitutivo dell’UA, la Carta delle Nazioni Unite e un arbitrato internazionale per occupare un territorio sovrano di un altro paese. In secondo luogo, l'UA, l'ONU anche gli Stati Uniti (alleato strategico), per il bene del popolo dell’Eritrea e dell’Etiopia, e il popolo del Corno, devono dire in modo inequivocabile al Governo etiope di liberare incondizionatamente il territorio sovrano eritreo compresa Badme. Eccellenze! Il mio terzo e ultimo intervento è rivolto alle accuse fabbricate e prive di fondamento dell'Etiopia e alle sue minacce militari contro l'Eritrea. Nelle ultime settimane, il Primo Ministro e altri funzionari governativi etiopi hanno espresso accuse infondate contro l'Eritrea. Hanno anche fatto una serie di dichiarazioni bellicose e minacciose attraverso i media governativi, annunciando la loro intenzione di portare a termine "l'azione militare per spodestare il regime in Eritrea". • L’Eritrea non è sorpresa dalla campagna di disinformazione in corso e dalle accuse ingiustificabili dell'Etiopia palesemente infondate. • Le accuse sono puramente inventate per deviare e sviare l'attenzione della comunità internazionale dall'occupazione illegale dell'Etiopia del territorio sovrano eritreo compresa la città di Badme, in violazione della Carta delle Nazioni Unite e la decisione finale e vincolante di Delimitazione del 2002 e di demarcazione del 2007 della Commissione Confini Eritrea Etiopia (EEBC). • L’Eritrea non ha un piano o un programma di destabilizzare dell'Etiopia o della regione. • L’Eritrea non ha mai pensato, immaginato o detto che farà diventare Addis Abeba come Baghdad. • A meno che non lo faccia per opportunismo diplomatico e politico, l'intera leadership del governo etiope che era nostra compagna d'armi, sa che non è nei nostri pensieri, nella nostra cultura, nella nostra filosofia, nella nostra educazione, ne nel nostro valore e tantomeno nella nostra storia attaccare obiettivi civili, e perseguitare e terrorizzare persone innocenti. • Secondo noi, per non parlare del popolo etiope che consideriamo composto di nostri fratelli e sorelle, è valido quello che dice il proverbio "Il sangue non è acqua", non vogliamo che alcun essere umano sia nero, bianco, rosso, giallo ecc debba essere vittima di elementi terroristici. Siamo persone di principio africano che apprezzano la vita umana sempre e per sempre senza distinzione. • La leadership e il popolo etiope sanno benissimo che tanto oggi come oggi che siamo un Governo di uno Stato Sovrano in cui siamo costretti e tenuti a rispettare il diritto internazionale e i trattati, quanto durante la nostra lotta per la giustizia e l'indipendenza, mentre le nostre città e villaggi erano bombardati giorno e notte (con aerei da combattimento degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica), e quando la nostra gente veniva massacrata indiscriminatamente dalle forze dell'imperatore e della giunta militare che lo rovesciò, non abbiamo mai attaccato obiettivi civili, né praticato terrorismo. Non l'abbiamo fatto ieri! Noi non lo faremo oggi! E noi non lo faremo in il futuro! Quanto alla minaccia militare dell'Etiopia contro l'Eritrea, a parte la sua capacità, è chiaramente una violazione dell'articolo 4 (f) della legge costituzionale dell'Unione e dell'articolo 2 (4) della Carta delle Nazioni Unite. Si tratta di pura aggressione e la dichiarazione di guerra contro uno stato membro dell’Unione Africana e delle Nazioni Unite che dovrebbe essere condannata da tutti i governi amanti della pace e dai Popoli del mondo. Ancora una volta l'Eritrea invita l'Unione africana e le Nazioni Unite per sollecitare l'Etiopia a:- a) astenersi dal fare minacce militari contro l'Eritrea, una nazione sovrana e uno stato membro dell'Unione africana, b) ritirasi incondizionatamente dal territorio sovrano eritreo compresa Badme sulla base delle decisioni finali e vincolanti di delimitazioni e demarcazioni della Commissione Confini Eritrea Etiopia (EEBC). Eccellenze! A nome del Governo eritreo, vorrei sottolineare che noi non saremo soggetti, attraverso provocazioni, critiche e altre accuse mendaci, a diventare un capro espiatorio della crisi del Corno causata dalla politica Africana sbagliata del governo americano che è praticata attraverso l’Etiopia. Questa ha fallito in passato, ma fallirà anche oggi e in futuro. La gente dell’Eritrea, dell'Etiopia e della regione merita di vivere in pace e armonia. A differenza di ciò che alcuni miopi esperti dicono o vorrebbero che fosse, le popolazioni di Etiopia ed Eritrea non sono maledette, ma fortunate di essere vicini di casa. Eccellenze! Voglio assicurarvi che una volta che l'Etiopia abbandonasse il territorio sovrano eritreo compreso Badme, il Governo di Eritrea sarebbe pronto e disponibile a normalizzare le sue relazioni con l'Etiopia e a impegnarsi con il governo dell'Etiopia in un dialogo costruttivo sulle questioni che sono rilevanti e utili per la gente di Eritrea ed Etiopia, nonché sulla stabilità della nostra regione. Eccellenze! Gli accordi devono essere rispettati e la giustizia deve essere sostenuta. Grazie
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