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Discorso della Missione
permanente eritrea alle Nazioni Unite
Eccellenze,
Il governo di Gibuti si è impegnato negli ultimi due mesi in continue e
incessanti accuse prive di fondamento nei confronti del governo
dell’Eritrea. Queste accuse non hanno alcun tipo di relazione con i
fatti e le realtà sul terreno.
Nella fattispecie l'Eritrea non ha risposto alla campagna ostile. Invece
ha scelto la via della moderazione e della pazienza. Questo è dovuto a
ragioni profonde. Perché Eritrea è pienamente consapevole che la
provocatoria campagna ha origine, è progettata e confezionata altrove.
Infatti Gibuti e la sua gente non possono avere, da qualsiasi punto di
vista, alcun interesse in questa vicenda. La questione non è in realtà
un ordine del giorno o una argomento che riguarda Gibuti.
Il fatto è che non vi è alcuna buona fede territoriale o altra
controversia tra Eritrea e Gibuti. La ingiustificata campagna ostile di
Gibuti è sostenuta e sincronizzata con altri secondi fini e sviluppi
regionali.
Permettetemi, Eccellenze, di approfondire le dimensioni e le
ramificazioni di questa crisi fabbricata.
Il 22 aprile di quest'anno, poche settimane prima della comparsa dei
sintomi di questa ingiustificata campagna, il regime etiope istituisce
un nuovo accampamento militare sul monte Ali Musa. L’Etiopia ha
costruito una rete di strade sinuose fin sulla montagna e posizionato
artiglieria offensiva a lungo raggio e attrezzature pesanti, con
l'apparente acquiescenza e conoscenza dei suoi principali sostenitori.
Musa-Ali si innalza sul punto di incrocio dei confini dei tre paesi. La
Commissione Confini Eritrea-Etiopia (EEBC) ha, nel corso della sua
delimitazione e demarcazione del confine Eritrea-Etiopia, determinato la
rispettiva sovranità dei due paesi in questo incrocio trilaterale. Le
azioni dell’Etiopia, sei anni dopo il verdetto della EEBC, sono in
flagrante violazione di tali determinazioni.
Nonostante questi atti illegali di destabilizzazione l'Eritrea ha scelto
di restare in silenzio al fine di perseguire nella opportuna sede legale
un approccio a livello superiore.
Ma la moderazione dell’Eritrea di fronte a questa provocazione ha
suscitato ulteriore frustrazione nelle forze che volevano creare
problemi calpestando lo Stato di diritto. Una campagna ostile è stata
messa in moto e il 10 giugno di questo mese il governo di Gibuti è stato
spinto a lanciare un attacco militare provocatorio e privo di
significato contro le nostre unità di frontiera.
Inoltre Gibuti ha accusato
l'Eritrea per prima per atti che lei ha perpetrato, secondo il proverbio
locale: "una fionda colpisce il suo obiettivo e grida per prima". Gibuti
quindi non solo ha lanciato un attacco pur non provocata, ma ha
costruito una accusa strombazzata e ben orchestrata contro l'Eritrea.
Ciò la cosa più terribile è stata la squilibrata e ingiustificata
Dichiarazione presidenziale che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite ha adottato il 12 giugno di questo mese sotto il pungolo e la
sponsorizzazione degli Stati Uniti.
Nonostante tutte queste avversità l’Eritrea non si è scomposta, ma ha
invece rafforzato la sua moderazione.
Come ho già sottolineato l'obiettivo della provocazione militare,
utilizzando Gibuti come cavallo di Troia, è quello di deviare l'Eritrea
dall’ordine del giorno principale, quello cioè di perseguire la via
giudiziaria al fine di garantire lo sfratto dell’Etiopia dai suoi
territori sovrani in conformità con la decisione definitiva e vincolante
della EEBC, e di coinvolgere l’Eritrea nell’apertura di un altro
fronte.
L'intera idea è quella di
imbrigliarci in recriminazioni reciproche con Gibuti. Questo avrebbe
portato a infinite, e alla moda, "missioni di mediazione", e al
peggioramento delle crisi regionali. Conseguentemente al diluire ed
eclissare gli sforzi giuridici dell’Eritrea per garantire l'azione
internazionale verso la sfratto delle truppe di occupazione etiopiche
dal territorio sovrano eritreo.
Che gli architetti di questa "crisi" sono funzionari del Dipartimento di
Stato degli Stati Uniti e i loro alleati di Addis Abeba è in
effetti molto chiaro. Come parte integrante della sua routine di
campagne di denigrazione contro l'Eritrea, l'Assistente Segretario di
Stato americano per l'Africa ha sostenuto, che 12 maggio del mese scorso
l'Eritrea "aveva compiuto un'incursione in Gibuti".
La tempistica dell’attacco a Gibuti, che ha coinciso con gli Stati Uniti
alla Presidenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, parla
abbondantemente da sé. Il comunicato stampa che l'amministrazione
americana ha rilasciato rapidamente alle 2:00 di Mercoledì 11 giugno
(appena poche ore dopo l'attacco) in cui biasima l’Eritrea per la
"aggressione militare", è tra i più curiosi e tradisce il piano
del gioco.
Anche il consiglio di pace e
sicurezza dell'Unione africana è stato attivato per il "problema
Eritrea-Gibuti" tre volte nel mese di maggio, sotto la presidenza del
regime etiopico. La stessa farsa si è verificata con l'IGAD in Addis
Abeba questo mese. (Queste istituzioni hanno mantenuto un silenzio
assordante sulle violazioni dell’Etiopia della Carta africana e la sua
occupazione di territori sovrani eritrei per gli ultimi sei anni).
In questa luce la nuova campagna di questa settimana del Consiglio di
sicurezza è altamente deplorevole.
Perché è stato chiesto a Gibuti di
presentare una denuncia contro l'Eritrea a questo livello?
Perché il Consiglio di sicurezza è
stato convocato per discutere una dubbia e irresponsabile accusa contro
un altro Stato membro?
Considerando che il Consiglio di
Sicurezza ha mantenuto il silenzio o mostrato poco, seppure, riguardo
alla flagrante violazione dell’Etiopia del diritto internazionale e la
sua occupazione di territori sovrani eritrei, come è stato convinto ora
a discutere di una "disputa territoriale" che non esiste e dove nessuna
porzione di territorio è stata occupata?
Perché una ingiustificata
schermaglia, mal interpretata "come un atto di aggressione"
(terminologia americana) che per prima Gibuti ha provocato, merita
immediata considerazione e reazione da parte del Consiglio di sicurezza
delle Nazioni Unite?
Perché il problema è stato gonfiato
al di fuori di tutte le proporzioni?
Ci si potrebbero porre infinite
domande.
Il Governo di Eritrea desidera sottolineare ancora una volta che non
sarà coinvolto, attraverso provocazioni, seduzioni e altre accuse
mendaci, in una crisi diventando un capro espiatorio per le politiche
sbagliate che nella nostra regione hanno fallito miseramente.
Infatti se il Consiglio di sicurezza è davvero interessato a mantenere
la pace regionale e la sicurezza, deve guardare altrove. Essa non può e
non deve, colpire le vittime. Per quanto avvenuto l’Eritrea crede e
umilmente chiede al Consiglio di Sicurezza di esaminare seriamente, e di
adottare misure appropriate contro i malaccorti atti del governo degli
Stati Uniti che stanno contribuendo alla creazione, alla complicazione e
all’escalation dei conflitti nella nostra regione.
Grazie
24 giu. 2008
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