Discorso del presidente Isaias Afwerki alla conferenza della FAO
 

Signor Presidente,
Eccellenze capi di Stato e di governo,
Signore e Signori

Permettetemi di esprimere la gratitudine della mia delegazione alla FAO e al governo italiano per essere ospiti di questo Vertice e per la calorosa accoglienza che è stata noi riservata durante il nostro soggiorno in questa storica città.

La gravità della crisi alimentare globale è troppo evidente per meritare di essere sottolineata. Ed è per questo che sono aumentati più che mai l'imperativo e l'urgenza di una efficace e collettiva risposta globale. E’ giusto che sia così. Perché coloro che saranno più colpiti dalla crisi alimentare attuale sono quelli che sono già stati privati, e questo è vero soprattutto in Africa, di altre necessità della vita. Lasciarli soli a se stessi sarebbe moralmente riprovevole e politicamente imprudente. Da questo punto di vista il calendario di questo vertice non poteva essere più propizio.

Ma per tempestivo e critico come è questo Vertice dobbiamo riconoscere fin dall'inizio il suo potenziale negativo. In questo senso dobbiamo far sì che la grande attenzione globale non rimanga effimera. Dobbiamo far sì che i riflettori siano mantenuti alla attuale intensità e non oscurati, come spesso accade, da altre priorità nei mesi a venire. Questo sarà fondamentale per garantire un'azione sostenuta e perseguirla.

Un altro pericolo è lo sproporzionato concentrarsi su palliativi a breve termine per attenuare l'attuale emergenza, a scapito di misure a lungo termine e più redditizie. Dobbiamo anche stare attenti a non alimentare, anche se inavvertitamente, una paralizzante dipendenza strutturale nei paesi beneficiari e nelle comunità.

Le misure integrate raccomandate nella Dichiarazione Finale sono comunque in corso nei programmi nazionali e nella sicurezza alimentare delle famiglie che la maggior parte dei nostri paesi hanno già enunciato molto prima della comparsa dei sintomi di questa crisi.

Nel caso dell’Eritrea, per esempio, il programma di sicurezza alimentare, articolato su cinque anni, che abbiamo avviato nel 2005, è ancorato sui seguenti sette pilastri:

- Introduzione a livello nazionale di un efficace raccolta di acqua e sistema di gestione;

- Trasformazione e modernizzazione del sistema agricolo da pioggia dipendente a irrigazione controllato;

- Lo sviluppo dei settori complementari della pesca;

- Il supplemento di reddito per i piccoli agricoltori attraverso la valorizzazione di una produzione integrata di pollame da cortile; allevamento di bovini e produzione di miele;

- Gli investimenti pubblici nelle infrastrutture stradali; agro-industriali; impianti di stoccaggio e sbocchi di mercato;

- L’adeguamento del sistema di proprietà fondiaria attraverso opportuni programmi di sensibilizzazione del pubblico;


- La attenzione sulla selezione di colture ad alto rendimento.

 
Anche se questi programmi sono a lungo termine e volte ad aumentare la produzione alimentare integrata, il governo ha già istituito una task force inter-ministeriale per monitorare le previsioni sulle condizioni climatiche di quest'anno, e per adottare tutte le misure necessarie per combattere e ridurre una potenziale carenza di raccolto.

Nel contesto di queste realtà è motivo di soddisfazione testimoniare oggi una accresciuta buona volontà internazionale, solidarietà e determinazione per una azione collettiva globale permanente per cercare rimedi volti ad affrontare il problema. Ci auguriamo che oggi un vibrante senso collettivo di benessere porrà a riposo le malsane pratiche del passato che hanno letteralmente ed erroneamente politicizzato la assistenza di emergenza.

Molte volte nel recente passato il nostro caparbio concentrarsi su misure a lungo termine per arginare la dipendenza strutturale è stato deriso. Le richieste di interventi che garantissero una produzione sostenibile affossate a favore di elemosine immediate. Anche i ben pensati programmi di monetizzazione della assistenza alimentare sono stati erroneamente interpretati come minanti la politica del WFP in materia di aiuti, arrivando a proporre sanzioni contro acute misure che avrebbero dovuto essere apprezzate.

In ogni caso non vi è alcun vantaggio a rivangare il passato. Le intenzioni e i programmi enunciati nella Dichiarazione di Roma sono davvero nobili e lasciate che tutti noi ci si stringa la mano al fine di garantire il loro successo.

Vi ringrazio.

Roma,  3 giu. 2008


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