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Dichiarazione di Sua Eccellenza Osman Saleh Ministro degli Affari Esteri dello Stato dell’Eritrea alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella 64° Riunione Generale ...saluti e preliminari... Signor Presidente, La Assemblea Generale delle Nazioni Unite tiene il suo Dibattito Generale annuale per il 2009 in un momento molto critico. Un anno dopo l’inizio della "Crisi finanziaria ed economica" mondiale questo raduno ci offre un'altra opportunità di riflessione. La Sala in cui ci troviamo riuniti oggi e lo scopo nobile per cui è stata fondata hanno esaurito il loro tempo. Questo organismo è stato concepito in un'altra epoca per affrontare le sfide del post prima guerra mondiale e l'ordine globale dopo la seconda guerra mondiale. Pertanto non può realisticamente far fronte alle esigenze del 21° secolo. Da un punto di vista oggettivo le Nazioni Unite dovevano avere avviato un processo di trasformazione 20 anni fa in concomitanza con la fine della Guerra Fredda. Ora l’organizzazione avrebbe dovuto essere sostituita da un organismo riformato e adatto ad affrontare le sfide del secolo in cui viviamo e oltre. Gli inviti per una riprogettazione di questa organizzazione rinnovata non sono stati pochi. Due decenni sono passati senza alcun risultato significativo in direzione di una riforma sostanziale. La "crisi finanziaria ed economica" mondiale, e la consapevolezza globale che ha generato, sono solo delle mere conseguenze dell'inazione nei confronti della riforma. Signor Presidente, Il prevalente ordine mondiale non è riuscito a garantire la pace e la sicurezza del nostro mondo, nonostante le nobili intenzioni portate avanti nella sua creazione e nonostante i duri insegnamenti tratti dalle due guerre mondiali. Al contrario questo invecchiato ordine mondiale è stato dirottato per servire gli interessi di pochi, aprendo la strada a una miriade di ramificazioni. Le istituzioni finanziarie sono state lasciate libere di operare senza restrizioni o regolamenti. Le strutture economiche basate sul saccheggio delle risorse e della ricchezza di popoli e di nazioni, si sono consolidate. Sono stati ammessi illegittimi errori militari e coercitivi ad aggravare incontrollati, l'impiego della guerra e dei suoi untori sono stati perfezionati facendoli diventare un business. Il numero delle persone che soffrono la povertà e la fame non è stato ridotto, ma piuttosto si è moltiplicato. L'estremismo violento non ha ricevuto l'attenzione che merita, anzi è stato ulteriormente alimentato e manipolato come pretesto e scusa per secondi fini. Una cultura della "politica della paura" e della "gestione delle crisi" è stata alimentata, sfruttata e stabilita come norma. Infatti la pace e la sicurezza nel mondo sono stati in pericolo oltre misura. Le Nazioni Unite a loro volta, sono state una delle vittime di questo ordine mondiale. Testimonianze in tal senso sono noti a tutti noi e sono ben documentati. Riforma e cambiamento sono stati da tempo ignorati. Nonostante gli appelli ferventi dalla comunità internazionale per la riforma, i pochi che controllano il superato organismo mondiale purtroppo non sono in sintonia con il concetto di cambiamento. Essi hanno invece considerato crisi e sofferenza come ordinari imperativi storici. A tal fine essi hanno resistito a tutti i tentativi di introdurre il cambiamento, e attraverso il loro preesistente potere, influenza e vantaggio, sono riusciti a bloccarlo. Quindi nessuna riforma reale è stata finora realizzata. Signor Presidente, In questo vortice globale, dove anche la povera gente dei paesi sviluppati è stata danneggiata, nessuno è stato più esposto a danni degli emarginati in Africa. Noi, i popoli d'Africa, siamo stati vittime della povertà e della fame, i modelli di arretratezza, metafore per malattie ed epidemie. E il continente è diventato il terreno di crisi e conflitti. A questo proposito la fonte di maggiore preoccupazione è il fatto che i gruppi di interesse hanno paralizzato gli africani. Quindi invece di risolvere i nostri problemi ci troviamo in mezzo alla povertà, alla fame e alle malattie; piuttosto che cercare attivamente di raggiungere lo sviluppo e la crescita. Allo stesso modo quando si tratta della risoluzione delle crisi e dei conflitti, gli africani si trovano a dipendere dalla buona volontà degli altri. Tuttavia la critica non è riservata solo ai gruppi di interesse speciale che condizionano la fine del mercato mondiale, ma devono anche essere ripartiti fra gli altri gruppi di interesse speciale che servono come strumenti e partner dei primi. In effetti il ruolo dell'Africa in questo augusto organismo così come nelle altre organizzazioni internazionali potrebbe essere meglio descritto come irrilevante. Le prove di questa spiacevole questione sono ben documentate. Signor Presidente, Affinché la pace mondiale e la sicurezza possano essere conservati, la giustizia e il rispetto dei diritti umani, la povertà e la fame estirpati, e lo sviluppo economico e la crescita essere realizzati a beneficio della maggioranza in modo sostenibile, è necessario un cambiamento fondamentale di questa organizzazione e degli altri organismi internazionali che non dovrebbe essere lasciato alla buona volontà di pochi. Il cambiamento che deve essere realizzato per trasformare questo "ordine mondiale superato" in un "nuovo ordine mondiale" dovrebbe non solo essere una riforma indorata, ma dovrebbe essere solidamente reale affiche porti la pace, la sicurezza e la prosperità per le generazioni a venire. La riforma voluta non dovrebbe essere limitata solo ad aumentare il numero dei seggi in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Si dovrebbe piuttosto allontanare il nostro mondo dal suo pericoloso percorso in discesa controllato da pochi potenti, e reindirizzarlo verso un percorso che garantisca la sicurezza di tutti. Se questi sono gli ideali ai quali la popolazione mondiale aspira e per i quali si sforza, per il continente africano, per ovvi e speciali motivi, c’è bisogno di spendere maggiori energie per realizzarli. Ma al di là di tutti i buoni auspici la fondamentale riforma che stiamo aspettando richiede un impegno collettivo. In questa occasione propizia, non sarebbe stato giusto soffermarsi sui numerosi eventi attuali, o sulle conseguenze generato dai difetti fondamentali dell'ordine mondiale. Così facendo non si sarebbe fatto altro che confondere e falsare il quadro generale. Pertanto ho scelto di non affrontare le questioni importanti del Corno d'Africa e specificatamente la questione eritrea della occupazione illegale del territorio sovrano eritreo, che è già nei documenti delle Nazioni Unite, in attesa di un'azione responsabile e urgente. Grazie signor Presidente. New York 28 set. 09 Commenta la notizia nel Forum Torna alla Home page
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