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Dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri dello Stato di Eritrea sul comunicato dell’IGAD
1. Anche se la dichiarazione è stata rilasciata a nome dell’IGAD, la campagna anti-Eritrea è stata e continua ad essere guidata dall’Etiopia. 2. L'Etiopia non fornisce nessun elemento per le sue accuse assurde contro l'Eritrea, che in ogni caso sono totalmente infondate. Le relazioni presentate al 17° vertice dell'Unione Africana che si è recentemente concluso a Malabo, Guinea Equatoriale, dal presidente della Commissione dell'UA così come del Consiglio per la Pace e la Sicurezza riferivano di queste "accuse" etiopiche, ma senza dargli peso. Le relazioni evidenziavano inoltre che l'Eritrea aveva accettato la demarcazione del confine tra Eritrea ed Etiopia, mentre l'Etiopia l’aveva respinta. Le relazioni facevano anche riferimento alla lettera inviata dal ministro degli Esteri dell'Eritrea che avvertiva della minaccia dell’Etiopia di usare la forza contro l'Eritrea. Sulla base di queste relazioni, la Conferenza dei Capi di Stato ha approvato una decisione di lavoro tesa a intraprendere uno sforzo per portare la questione tra Etiopia ed Eritrea a una conclusione. 3. La richiesta di sanzioni contro l'Eritrea è in contrasto con lo spirito di solidarietà africana che ha pervaso l'ultimo vertice così come il lavoro dell'Unione Africana. Questa è stata proprio la considerazione che ha costretto l'Etiopia a non spingere per le sanzioni al Malabo Summit. (Il vertice dell'UA ha rafforzato ulteriormente la sua posizione anti-sanzioni quando si è espressa per la sospensione delle sanzioni contro Cuba). L'appello all'Unione Africana per sollecitare sanzioni colpendo "quei settori economici e minerari dei quali si avvale il regime compresa la diaspora eritrea”, è particolarmente sinistra e detestabile alla luce degli sforzi dell’UA, e delle decisioni del Summit, tese a promuovere lo sviluppo economico e incoraggiare il contributo delle comunità della diaspora africana. 4. L'Etiopia si pone in grave violazione della legge costitutiva dell'Unione Africana e della Carta delle Nazioni Unite, in quanto continua a occupare territori sovrani eritrei 11 anni dopo aver convenuto nell'Accordo di Algeri di accettare le "determinazioni di delimitazione e demarcazione della Commissione Confini Eritrea-Etiopia come definitive e vincolanti ", nove anni dopo la decisione di delimitazione del mese di aprile 2002 e cinque anni dopo il termine dei lavori della Commissione Confini che ha completato il proprio mandato e depositato le mappe del confine demarcato presso le Nazioni Unite. 5. L'Etiopia sta minacciando di ricorrere alla forza contro uno Stato membro dell'Unione Africana e delle Nazioni Unite in flagrante violazione della legge costitutive dell'Unione Africana e della Carta delle Nazioni Unite. Lo scorso marzo ha emesso una serie di dichiarazioni pubbliche belligeranti e proclamando spericolati preparativi a svolgere "un'azione militare per rovesciare il regime in Eritrea." Nel mese di aprile il primo ministro etiope e il suo vice hanno convocato gli ambasciatori dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e dei rappresentanti africani permanenti presso l'Unione Africana, rispettivamente, e li hanno informati che l'Etiopia aveva cambiato le sue politiche verso l'Eritrea e che era loro intento rimuovere il governo eritreo con la forza. 6. L’Eritrea invita il Consiglio per la Pace e la Sicurezza a respingere la campagna dell'Etiopia contro l'Eritrea e a dare corso alle recenti decisioni del Vertice UA. Esorta inoltre il Consiglio a condannare la minaccia sfacciata dell'Etiopia di ricorrere alla forza e di chiedere il ritiro immediato delle truppe etiopiche dai territori eritrei occupati.
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