Dialoghi di pace
 

La prospettiva della pace è sempre la più attraente ed ecco perché le parole connesse con la “pace” sono sempre accolte con entusiasmo. Le discussioni nelle quali ci si possano scambiare idee così come capire il punto di vista dell'altro partito, è uno dei mezzi che possono condurre alla pace e al dialogo. Ecco perché coloro che vogliono la pace accolgono riconoscenti “il dialogo” o “i colloqui di pace” prima di averne esaminato completamente i motivi e le implicazioni.

In particolare in tempi come questi, quando è all'ordine del giorno accendere conflitti per interesse, i colloqui di pace si sono trasformati in un modo per rimandare le soluzioni e si stanno usando per eludere e ostacolare la norma di legge. L’incalcolabile numero “di colloqui di pace”, dai diversi nomi altisonanti, condotti in questi ultimi dieci anni nel Corno d'Africa hanno impedito seriamente il raggiungimento di possibili soluzioni. Il risultato di tali colloqui nella regione del Corno dimostrano chiaramente in che misura i termini “dialogo” e “colloqui di pace” siano stati manipolati e ridicolizzati.

Il problema Eritreo-Etiopico del confine è stato risolto una volta per tutte legalmente con un verdetto finale e vincolante. Tuttavia si è cospirato per far deragliare il caso dal suo corso legale in nome di apparentemente plausibili “colloqui”. La spinta per ulteriori “colloqui”, mentre alla questione del confine è stata data una soluzione finale dopo un lungo dibattito legale, non può avere altro motivo che rimettere di nuovo il caso in discussione e mantenerlo in sospeso. Naturalmente sono state avanzate domande come “che genere di colloqui?” e “per quale scopo?”, ma rimangono ancora senza risposta.

Anche se giustificazioni patetiche quali “fiducia della costruzione” a volte sono date, rimane il fatto che la fiducia può essere sviluppata soltanto nel rispetto della norma di legge e non quando la legge è violata, i territori sovrani sono occupati e quando la gente è allontanata dalle proprie abitazioni. Quindi la risposta chiara e inequivocabile rimane ancora: lasciare la norma di legge prevalga e il verdetto sia attuato; a quel punto si possono intraprendere tutti i colloqui necessari.

Ma da quando il reale motivo celato dietro alla spinta per “i colloqui” è di eludere la norma di legge, sono stati fatti tentativi per mettere da parte la priorità della attuazione del verdetto e impegnandosi al suo posto in colloqui privi di un preciso ordine del giorno in agenda. Dovrebbe essere notato che la gente e il governo di Eritrea non hanno tempo da sprecare “sui colloqui” che non hanno obiettivi ragionevoli o, per essere più precisi, colloqui che siano vuoti e superflui. Infatti compromettere il tempo e il destino della gente impegnandosi in colloqui senza ordine del giorno, sarebbe un crimine imperdonabile.

Quindi l'unica soluzione che ancora rimane è la attuazione sul terreno del verdetto finale e obbligatorio della EEBC. Non ci può essere soluzione alternativa!

Da shabait.com  20/09/2007