|
|
||
|
|
||
|
Dialoghi
di pace La prospettiva della pace è sempre
la più attraente ed ecco perché le parole connesse con la “pace” sono
sempre accolte con entusiasmo. Le discussioni nelle quali ci si possano
scambiare idee così come capire il punto di vista dell'altro partito, è
uno dei mezzi che possono condurre alla pace e al dialogo. Ecco perché
coloro che vogliono la pace accolgono riconoscenti “il dialogo” o “i
colloqui di pace” prima di averne esaminato completamente i motivi e le
implicazioni. Anche se giustificazioni patetiche quali “fiducia della costruzione” a volte sono date, rimane il fatto che la fiducia può essere sviluppata soltanto nel rispetto della norma di legge e non quando la legge è violata, i territori sovrani sono occupati e quando la gente è allontanata dalle proprie abitazioni. Quindi la risposta chiara e inequivocabile rimane ancora: lasciare la norma di legge prevalga e il verdetto sia attuato; a quel punto si possono intraprendere tutti i colloqui necessari. Ma da quando il reale motivo celato dietro alla spinta per “i colloqui” è di eludere la norma di legge, sono stati fatti tentativi per mettere da parte la priorità della attuazione del verdetto e impegnandosi al suo posto in colloqui privi di un preciso ordine del giorno in agenda. Dovrebbe essere notato che la gente e il governo di Eritrea non hanno tempo da sprecare “sui colloqui” che non hanno obiettivi ragionevoli o, per essere più precisi, colloqui che siano vuoti e superflui. Infatti compromettere il tempo e il destino della gente impegnandosi in colloqui senza ordine del giorno, sarebbe un crimine imperdonabile. Quindi l'unica soluzione che ancora rimane è la attuazione sul terreno del verdetto finale e obbligatorio della EEBC. Non ci può essere soluzione alternativa! Da shabait.com 20/09/2007
|