Demarcazione: continua l’ostruzionismo dell’ETIOPIA

 da OEA

5 nov. 2007 - Esasperata dalle  resistenze dell’Etiopia la Commissione EEBC ha espresso il suo rammarico per non essere stata in grado di completare i suoi lavori con la demarcazione fisica del confine così come era stata incaricata di fare in base all’accordo Algeri. Invece di marcare il confine con dei capisaldi, la Commissione, come detto, si rammarica del fatto di doversi accontentare di una demarcazione virtuale del confine sulla base delle coordinate dei capisaldi fornite nel novembre 2006.

La Commissione ha aggiunto che il Confine virtuale ha piena legittimità internazionale esattamente come sarebbe stato nel caso di una marcatura sul terreno del confine con capisaldi di cemento. La Commissione è stata costretta a prendere questa decisione straordinaria della demarcazione virtuale a causa della continua intransigenza dell’Etiopia.

Con suo grande rammarico la Commissione ha constatato che "L'Etiopia non vuole impegnarsi in nulla di più che in discussioni sulla demarcazione", anche se l'Eritrea ha dimostrato "Significative indicazioni di volontà nel vedere una ripresa del processo di demarcazione". Come in ogni incontro precedente con la Commissione, l’Etiopia, ha ancora una volta ostacolato la demarcazione e così facendo ha seminato di nubi di guerra così come molti avevano auspicato per far saltare il confine Eritrea-Etiopia.

Questo confine ha già provocato più di 154,000 vite (135,000 per l'Etiopia secondo sua stessa ammissione, e 19,000 per l'Eritrea).  Sarà consentito all’Etiopia di provocare nuove vittime perché un amico presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esercitato il diritto di veto proteggendola  dalle conseguenze della violazione della legge internazionale?

In breve si è trattato della "ultima di una serie di azioni ostruzionistiche intraprese dopo l'estate del 2002 e smentisce la frequentemente professata accettazione da parte dell’Etiopia della decisione di delimitazione".

Questa non è stata la prima volta che la Commissione ha denunciato l’Etiopia.


Precedenti

Dalla lettera della EEBC sugli ostacoli posti dall’Etiopia

 
1.  "L'Etiopia ha continuato a cercare variazioni alla linea di confine stabilita in aprile, e lo ha fatto in termini che appaiono, nonostante le proteste in senso contrario,  minare non solo la decisione di aprile, ma anche il processo di pace nel suo complesso”.

 
2. "L'Etiopia non è disposta a consentire che la Demarcazione prosegua nel modo previsto dalla Direzioni della delimitazione".


3. "L’Etiopia insiste sul "Dialogo" come condizione preliminare, ma ha respinto la possibilità per tale "dialogo"

 
4. "L’Etiopia ha protestato contro la decisione di delimitazione piuttosto che
contro il processo di demarcazione".

 
5.  "L'Etiopia ha letto una dichiarazione ... dove ripete chiaramente il suo rifiuto di consentire eventuali lavori da effettuare nei Settori occidentale e centrale".

 
6.  "All'Etiopia è stato chiesto specificamente di permettere le necessariea indagini preliminari di fatto contemplato da parte della Commissione ... e ha risposto in modo negativo".

 
7.  "L’agente dell’Etiopia ha affermato che l’Etiopia ritiene che il processo di demarcazione è stato viziato".


8.  "L'Etiopia presenta la sua insoddisfazione verso il confine per come sostanzialmente è prevista la decisione di delimitazione, sotto forma di impedimenti procedurali al processo di demarcazione, nonostante non abbia il diritto di intervenire".

 

Dalla Lettera della EEBC all’Etiopia del 7 ottobre 2003

 
1. "Non vi è alcuna crisi", estrema o altro, che non possa essere risolta con la conformità dell'Etiopia ai suoi obblighi derivanti dagli accordi di Algeri, in particolare con il suo obbligo a considerare la determinazione della Commissione Confini come "definitiva e vincolante".


2. "Il riferimento dell’Etiopia di cui al terzo e sesto comma della sua lettera a qualche ulteriore fase di demarcazione “Giusta e legale”, significa che ora l’Etiopia ritiene che la delimitazione e demarcazione della Commissione siano nulle. La dichiarazione dell'Etiopia rappresenta un ripetuto ripudio alla sua accettazione della decisione della Commissione, dal momento che è stata resa".

 
3. "L’Etiopia propone che" debba essere impostato un meccanismo alternativo per delimitare le parti contestate del confine. Un tale meccanismo alternativo comporterebbe in partenza un emendamento ai termini dell'articolo 4,2 dell’accordo di Algeri che dà alla Commissione il mandato di delimitare il confine. Inoltre il riferimento dell'Etiopia a “parti del confine contestate” non può che essere inteso come un riferimento alla quelle parti del confine a cui solo lei e unilateralmente prende eccezione; nessuna parte del confine è "contestata" da entrambe le parti".


Dalla Lettera della EEBC all’Etiopia del 27 novembre 2006


1. "Con grande rispetto devo dirvi che dal momento che la Sua lettera pretende di esporre fatti, quelli che si affermano sono, purtroppo, nel dettaglio significativo sbagliati o altamente discriminatori. Per prima cosa, come esempio eclatante di scelte fuorvianti, mi riferisco al modo in cui, verso La fine della sua lettera, lei ha fatto riferimento alla dichiarazione resa dal Presidente del Consiglio di Sicurezza in data 17 ottobre 2006. Lei cita l'intera Dichiarazione con l'eccezione del Paragrafo finale altamente pertinente con la condotta dell’Etiopia".

 
2. "Non vi è alcuna base per affermare che la Commissione ha voluto ammansire l'Eritrea. Né può un tale affermazione, comunque infondata, oscurare il fatto che è stata l'Etiopia stessa a porsi in violazione dei suoi obblighi secondo gli accordi di Algeri, in diversi importanti aspetti. E'sufficiente ricordarne qui uno grave e cioè che l'Etiopia ha continuato nell'inosservanza della Ordinanza del 17 luglio 2002, che richiedeva all’Etiopia di organizzare immediatamente il rimpatrio di quelle persone in Dembe Mengul, in territorio Etiope".

 
3. "Etiopia ha, per la sua condotta, in molte occasioni ripetutamente ostacolato il personale territoriale della Commissione e impedito loro di effettuare le necessarie indagini sul campo, e ha reso il “Processo cooperativo” impossibile".


4. "Nonostante le ripetute iniziative da parte della Commissione sostenute da richieste del Consiglio di Sicurezza affinché le Parti cooperassero, l’Etiopia ha reso questo approccio impossibile".


5. "Quando venne chiesto di confermare la sua accettazione alla decisione diDelimitazione, l’Etiopia ha ripetutamente qualificato la sua posizione dicendo che voleva che avessero luogo negoziati per quanto riguarda tali "anomalie e impraticabilità”. La insistenza dell’Eritrea sul rigoroso rispetto dei termini della delimitazione è stata una decisione adottata in conformità con l'accordo di Algeri".


6. "La possibilità di dialogo" è limitata a quanto è necessario tra la Commissione e le altre parti nell’effettivo processo di demarcazione sul terreno. Non c'è alcuno spazio nel quadro della convenzione di Algeri per l'introduzione di "organismi neutrale nel Processo di delimitazione".

 
7. "Voi chiedete ‘Perché la Commissione ha improvvisamente e senza avviso scelto di abbandonare il processo di demarcazione insito nel suo regolamento, istruzioni e decisioni?’ La risposta è che la Commissione non è stata in grado di fare progressi, a causa della ostruzionismo dell’Etiopia".

 
8. "La vostra lettera cerca di incolpare la Commissione per il mancato rispetto dell'Etiopia dei suoi obblighi derivanti dagli Accordi di Algeri. Tale colpa è del tutto fuori luogo. La verità della questione sembra essere il fatto che l'Etiopia è insoddisfatta della sostanza della comunicazione della Decisione di delimitazione e ha cercato di trovare, sempre dal mese di aprile 2002, il modo di cambiala. Questo non è un approccio che la Commissione è stata autorizzata ad adottare e non è uno al quale la Commissione può prestarsi".


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