Dopo mesi di silenzio sul confronto etiopico eritreo, in
merito alla ancora irrisolta disputa sui confini, l’8 giugno
2007 è giunta alle Nazioni Unite una lettera nella quale il
governo etiopico si dice disposto ad accettare
incondizionatamente la restituzione della città di Badme
all’Eritrea.
La dichiarazione del governo etiope fa seguito a una
esplicita richiesta di implementazione del verdetto sui
confini formulata da parte dei rappresentanti della
Commissione Confini che invitavano le parti a dare una
risposta entro il novembre 2007; l’Eritrea aveva dato il suo
assenso mentre da parte dell’Etiopia non c’era stata ancora
alcuna reazione.
Il portavoce delle Nazioni Unite Yves Sorokobi ha
commentato la notizia con queste parole: “Credo che sia una
buona notizia […] era uno degli ostacoli nella questione. Se
accettano, questo dovrebbe muovere in avanti il processo un
poco più velocemente”.
In seguito alla pubblicazione del verdetto definitivo e
immodificabile da parte della Commissione Confini nel 2002
sia Eritrea che Etiopia accettarono di procedere con la
demarcazione, ma pochi giorni dopo il governo etiopico fece
marcia indietro rifiutandosi di rispettare gli impegni presi
ad Algeri sostenendo che il verdetto era inaccettabile e
andava ridiscusso.
Nel corso degli anni successivi l’Etiopia ha modificato
nei termini la sua posizione specificando che “accettava in
linea di principio” il verdetto, ma che riteneva
indispensabile rinegoziare con le parti alcuni aspetti della
decisione della Commissione Confini. Allo stesso tempo dal
canto suo l’Eritrea rimaneva ferma sulla sua posizione
ritenendo illegale ogni deviazione da quanto accettato e
sottoscritto ad Algeri con particolare riferimento alla
decisione finale che essendo immodificabile non offriva
alcun margine legale a una qualunque ulteriore trattativa.
In merito a questo confronto il Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite ha manifestato un atteggiamento ambiguo
e distaccato, evitando da una parte di applicare le sanzioni
previste per chi si fosse dimostrato inadempiente rispetto a
quanto sottoscritto ad Algeri, l’Etiopia in questo caso, e
dall’altra emanando risoluzioni controverse come la numero
1640 che dava maggior peso al provvedimento eritreo di
sospendere i voli della missione Unmee sul suo territorio,
rispetto al grande rifiuto dell’Etiopia di accettare il
verdetto del 13 aprile 2002.
L’immediato commento del ministero degli Affari Esteri
eritreo alla lettera del governo etiopico alle Nazioni Unite
è stato che in sostanza quella dichiarazione rappresenta
null’altro che un ulteriore pretesto per allungare i tempi
di una soluzione legale, poiché in realtà non aggiunge nulla
di nuovo a quanto già affermato dal governo etiopico in
altre occasioni, quando diceva da una parte pronto a cedere
Badme senza condizioni, ma dall’altra a voler aprire un
tavolo di trattative per ridiscutere altri aspetti del
verdetto.
Curiosamente il giorno 16 giugno 2007 l'ambasciatore
Solomon Abebe, direttore della Press information and
documentation presso il ministero degli Affari Esteri
etiopico, ha dichiarato alla agenzia di informazione
governativa etiopica Il Reporter: “Le recenti notizie
diffuse dalla Associated Press, le quali si riferivano
apparentemente a una lettera al presidente del Consiglio di
Sicurezza, scritta dal ministro degli Esteri Seyoum Mesfin,
sono “fuorvianti”.
L’ottimismo espresso dal portavoce delle Nazioni Unite
Yves Sorokobi in merito a una rapida soluzione del problema
dei confini, sembra così essere eccessivo e in mancanza da
parte del governo etiopico della volontà di accettare il
verdetto della Commissione Confini, così come espresso dalla
commissione stessa e non parzialmente e ponendo condizioni
come sembrerebbe voler fare, probabilmente non si arriverà a
una svolta decisiva come in un primo momento tutti si erano
augurati.