Confine Eritrea-Etiopia, lettera del governo etiopico all’Onu

Stefano Pettini, 19 giugno 2007

 
Dopo mesi di silenzio sul confronto etiopico eritreo, in merito alla ancora irrisolta disputa sui confini, l’8 giugno 2007 è giunta alle Nazioni Unite una lettera nella quale il governo etiopico si dice disposto ad accettare incondizionatamente la restituzione della città di Badme all’Eritrea.

La dichiarazione del governo etiope fa seguito a una esplicita richiesta di implementazione del verdetto sui confini formulata da parte dei rappresentanti della Commissione Confini che invitavano le parti a dare una risposta entro il novembre 2007; l’Eritrea aveva dato il suo assenso mentre da parte dell’Etiopia non c’era stata ancora alcuna reazione.

Il portavoce delle Nazioni Unite Yves Sorokobi ha commentato la notizia con queste parole: “Credo che sia una buona notizia […] era uno degli ostacoli nella questione. Se accettano, questo dovrebbe muovere in avanti il processo un poco più velocemente”.

In seguito alla pubblicazione del verdetto definitivo e immodificabile da parte della Commissione Confini nel 2002 sia Eritrea che Etiopia accettarono di procedere con la demarcazione, ma pochi giorni dopo il governo etiopico fece marcia indietro rifiutandosi di rispettare gli impegni presi ad Algeri sostenendo che il verdetto era inaccettabile e andava ridiscusso.

Nel corso degli anni successivi l’Etiopia ha modificato nei termini la sua posizione specificando che “accettava in linea di principio” il verdetto, ma che riteneva indispensabile rinegoziare con le parti alcuni aspetti della decisione della Commissione Confini. Allo stesso tempo dal canto suo l’Eritrea rimaneva ferma sulla sua posizione ritenendo illegale ogni deviazione da quanto accettato e sottoscritto ad Algeri con particolare riferimento alla decisione finale che essendo immodificabile non offriva alcun margine legale a una qualunque ulteriore trattativa.

In merito a questo confronto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha manifestato un atteggiamento ambiguo e distaccato, evitando da una parte di applicare le sanzioni previste per chi si fosse dimostrato inadempiente rispetto a quanto sottoscritto ad Algeri, l’Etiopia in questo caso, e dall’altra emanando risoluzioni controverse come la numero 1640 che dava maggior peso al provvedimento eritreo di sospendere i voli della missione Unmee sul suo territorio, rispetto al grande rifiuto dell’Etiopia di accettare il verdetto del 13 aprile 2002.

L’immediato commento del ministero degli Affari Esteri eritreo alla lettera del governo etiopico alle Nazioni Unite è stato che in sostanza quella dichiarazione rappresenta null’altro che un ulteriore pretesto per allungare i tempi di una soluzione legale, poiché in realtà non aggiunge nulla di nuovo a quanto già affermato dal governo etiopico in altre occasioni, quando diceva da una parte pronto a cedere Badme senza condizioni, ma dall’altra a voler aprire un tavolo di trattative per ridiscutere altri aspetti del verdetto.

Curiosamente il giorno 16 giugno 2007 l'ambasciatore Solomon Abebe, direttore della Press information and documentation presso il ministero degli Affari Esteri etiopico, ha dichiarato alla agenzia di informazione governativa etiopica Il Reporter: “Le recenti notizie diffuse dalla Associated Press, le quali si riferivano apparentemente a una lettera al presidente del Consiglio di Sicurezza, scritta dal ministro degli Esteri Seyoum Mesfin, sono “fuorvianti”.

L’ottimismo espresso dal portavoce delle Nazioni Unite Yves Sorokobi in merito a una rapida soluzione del problema dei confini, sembra così essere eccessivo e in mancanza da parte del governo etiopico della volontà di accettare il verdetto della Commissione Confini, così come espresso dalla commissione stessa e non parzialmente e ponendo condizioni come sembrerebbe voler fare, probabilmente non si arriverà a una svolta decisiva come in un primo momento tutti si erano augurati.