Comunicato stampa relativo ai
cittadini inglesi detenuti in Eritrea

Il 7 giu. 2011 il Ministero degli Esteri Eritreo ha emesso un comunicato stampa  relativo ai cittadini britannici "detenuti in Eritrea" per i crimini e i reati commessi contro la sovranità eritrea.

Va ricordato che il Ministero nel suo comunicato stampa dell'8 apr 2011, ha osservato che, su questa questione, si sarebbe astenuto dall’impegnarsi  in campagne diplomatiche, di propaganda, di stampa e PR, per gestire quindi la problematica con la massima prudenza e pazienza, e che avrebbe emesso un comunicato dettagliato a tempo debito.

Il testo integrale del comunicato stampa è il seguente:

Crimini dell’organizzazione britannica PVI e dei suoi membri in Eritrea
 
Christopher Alan Collison, è un cittadino britannico che sostiene di aver lavorato a Gibuti per la società Protection Vessels International (PVI). Nascondendo la sua vera identità, ha chiesto un visto d'ingresso presso l’ambasciata eritrea in Gibuti, il 13 dicembre 2010, per visitare l'Eritrea presentandosi come turista. Di conseguenza, gli fu concesso il visto d'ingresso, ed è arrivato all’Aeroporto Internazionale di  Asmara il 17 dicembre 2010.

Il giorno seguente, 18 dicembre 2010, Collison è partito per Massawa affittando un taxi con targa ER-2-02.315. E il 19 dicembre 2010, si è messo in contatto con la Finan Shipping and Port Services Corporation chiedendo un servizio di fornitura di generi alimentari e carburante per una nave turistica. Egli ha informato la società che la nave era in viaggio dal Regno Unito e che stava passando attraverso l'Egitto diretta a Gibuti, e che era a corto di rifornimenti. Sulla base delle credenziali fabbricate dal Collison, dopo le che le procedure legali erano state soddisfatte, un battello chiamato Sea Scorpion, insieme a due motoscafi  veloci chiamati Red and Gray Rib, è arrivato al porto di Massawa trasportando sei 'marinai' britannici.

Durante il loro soggiorno in  Massawa durato fino al 23 dicembre 2010, Collison e i 6 marinai travestiti da turisti, hanno affermato di aver effettuato lavori di riparazione su una delle barche veloci denominata Gray Rib, mentre era in corso il caricamento della barca con scorte di cibo e carburante. Dopo aver discusso sui modi per assicurare il pagamento se in contanti o in conto bancario per i servizi resi dalla Finan Shipping and Port Services Corporation, hanno prodotto un documento che confermava  il pagamento effettuato da una banca inglese e hanno informato la società che la somma era stata inviata tramite Western Union.

Dal momento che da un lato alla Finan Corporation era necessaria la conferma del pagamento effettuato presso la Banca di Eritrea, e dall'altra per il fatto che i competenti uffici a quell’ora erano chiusi, è stato deciso che entrambe le parti si sarebbero riaggiornate alle 7: 00 del mattino successivo. Tuttavia la stessa sera alle ore 19:30  i 6 marinai e Collison stesso, entrato nel paese dopo l'acquisizione di un visto turistico, hanno effettuato un tentativo di fuggire da Massawa con il Sea Scorpion e con la barca veloce Red Rib, a luci spente e senza autorizzazione legale di sorta. Dopo aver percorso una distanza di quasi 3 miglia marine, che sono stati fatti oggetto di colpi di avvertimento da parte dei membri della marina militare eritrea con l’intimazione di fermarsi. Successivamente, mentre il Sea Scorpion (KN252) che trasportava 4 marinai ha ascoltato l'appello, il motoscafo Red Rib, con 3 marinai a bordo, è fuggito.

Il Sea Scorpion è stato preso sotto controllo. A seguito di una intensa ricerca condotta: sui GPS e i computer della barca e ascoltando i marinai, su una serie di immagini in movimento, così come su alcuni  messaggi, sono stati ottenuti dati che hanno confermato la violazione del territorio dell'Eritrea e della sovranità marittima. Sulla base delle informazioni così acquisite, è stata condotta una ricerca sull'isola eritrea di Romia, dove è stato scoperto un nascondiglio di armi da cecchino dotati di silenziatori, telescopi e apparecchiature di monitoraggio a distanza. Inoltre durante la ricerca sono stati sequestrati: binocoli per la visione notturna dotati di GPS, pallottole con punta avvelenata, giubbotti antiproiettile, apparecchiature di comunicazione, così come telefoni satellitari V-SAT. L'isola di Romia è un'isola eritrea che si trova a 30 miglia nautiche all'interno delle acque territoriali eritree.

Tutti i cittadini britannici detenuti hanno ammesso chiaramente di "aver  commesso un crimine per aver illegalmente e ripetutamente fatto ingresso in un isola territorio sovrano eritreo, nonché di aver violato le acque territoriali del paese portando armamenti, oltre ad aver tentato di fuggire da Massaua". E nel farlo, essi hanno espresso rammarico per le loro azioni. Inoltre hanno ripetutamente e fortemente reclamato l'amnistia per i loro atti criminali. Allo stesso modo Collison, il rappresentante PVI a Gibuti che aveva acquisito legalmente visto d'ingresso in Eritrea travestito da turista, ha ammesso di aver commesso un crimine lui stesso presentandosi come turista e cercando di fuggire da Massaua illegalmente in barca.

Risultato dell'indagine sulla
Protection Vessels International (PVI)

La PVI è una delle tante istituzioni armate emergenti che affermano di essere impegnate in attività anti-pirateria. Si tratta di un'organizzazione con base principalmente nel Regno Unito e di proprietà di un cittadino britannico di nome Domenico Mee, un ex membro dei Royal Marines britannici. Egli sostiene di aver più di 200 dipendenti  la maggioranza dei quali sono essi stessi ex-membri dei Royal Marines britannici. Inoltre, alcuni marinai sono civili.

La PVI possiede le seguenti 4 imbarcazioni e un numero imprecisato di imbarcazioni veloci:

1. AL 345 battente bandiera britannica
2. AM 230 battente bandiera britannica
3. DM 234 battente bandiera britannica
4. KN 252 (Sea Scorpion) battente bandiera egiziana

Mentre le 3 imbarcazioni PVI battono bandiera inglese, la KN 252 Sea Scorpion opera con la bandiera egiziana. Quando è entrata nel porto di Massaua, e poi è stata sequestrata mentre cercava di scappare, batteva bandiera egiziana. Questo fatto rappresenta una deliberata copertura in vista del fatto che una nave che entra nelle acque territoriali eritree con una bandiera egiziana è considerato più accettabile e logico.

E ' agli atti che la PVI ha acquistato la Sea Scorpion ad Alessandria d'Egitto, il 07/2010 e che ha subito una riparazione e un collaudo nel porto egiziano di Hurghada. Poi è entrata a Port Sudan il 10/11/2010 dove ha atteso per circa un mese che fosse installato un nuovo generatore, per poi intraprendere l'esercizio di attività nella sua collocazione finale, vale a dire i.e. (17o N a 18o N) a metà novembre 2010 perseguendo i suoi lavori di routine nel Mar Rosso. Queste circostanze sono state confermate da alcuni documenti riservati e testimonianze ottenute dalle parti accusate. (17o N a 18o N) sono le coordinate che si estendono da Bab Adem (50 km a sud di Marsa Teklai) a Ras Kesar.

I crimini commessi dalla PVI in acque territoriali e isole sovrane eritree

1. Il 22/11/2010 un numero imprecisato di membri della PVI  hanno fatto ingresso nell'isola di Romia (16o24'N e 40 ° 05'E), situata a 30 miglia nautiche all'interno del Paese, utilizzando l’imbarcazione veloce RED RIB. L'equipaggio ha condotto una sorveglianza intensiva, durante la quale ha effettuato riprese video di tutta l'isola. Inoltre 2 membri del PVI si sono recati presso l'isola al fine di individuare un luogo adatto per l'ancoraggio, la vegetazione dell'isola e possibili siti di copertura, così come le possibili fonti d'acqua potabile. Tutte le informazioni utili che essi hanno acquisito sono state trasmesse via radio, e le riprese video che hanno effettuato sono documentate come prova.

2. I membri del PVI hanno ancorato la barca veloce denominata Gray Rib presso l’isola di  Romia il 25/11/2010. (Un filmato e gli scatti ripresi dal ​​gruppo sono documentati come prova)

3. I documenti ottenuti dal gruppo hanno provato che il proprietario del PVI, Domenic Mee, ha attraccato presso l’isola di Romia  il 26/11/2010 con l’imbarcazione Sea Scorpion e la barca veloce RED RIB insieme a un numero imprecisato di membri armati e di altro personale di supporto.

4. Il 30/11/2010 un gruppo di 10 membri armati e altri elementi dello staff guidati da Domenico Mee, utilizzando l’imbarcazione  Sea Scorpion e barca veloce Red Rib hanno invaso l'Isola sovrana eritrea Romia attuando manovre tattiche militari e in possesso di vari tipi di armi, in modo da rimanere lì per un certo numero di giorni. Queste attività testimoniate da filmati  e foto da loro stessi riprese il 30/11/2010. Inoltre gli imputati stessi hanno confermato la loro accampamento sull'isola.

5. Il PVI ha effettuato ripetuti atti di spionaggio e lavoro di intelligence sull’isola di Harmil che si trova a 31,38 miglia nautiche all'interno delle acque territoriali eritree attraverso l’utilizzo della sua imbarcazione AL-345 e quella veloce Red Rib. In un messaggio di posta elettronica, rivolto ai membri della Sea Scorpion datato 2010/12/12, Domenic Mee, ha diffuso informazioni riguardanti i risultati delle attività di spionaggio svolte e le sue osservazioni circa l'isola.

Egli ha anche avvisato che l’imbarcazione veloce Red Rib era stata notata da membri della Naval Force eritrea, oltre al fatto che la loro nave AL-345 aveva reagito con una rapida fuga. Domenic Mee ha ulteriormente messo in guardia il personale della Sea Scorpion dall’evitare rigorosamente il passaggio presso la Harmil Island durante il loro viaggio a Massaua, in considerazione del fatto che il Red Rid era stato notato da membri della Forza navale in una precedente occasione, e che non avrebbe dovuto essere identificata come parte integrante della nave Sea Scorpion.

Egli ha inoltre messo in guardia l'equipaggio della necessità di esercitare prudenza, tenendo conto della possibilità che i membri dell’Eritrean Naval Force  probabilmente  disponevano di impianti di comunicazione. Questi atti dimostrano definitivamente che il PVI ha compiuto atti di spionaggio nelle acque territoriali e isole sovrane eritree. (Sono disponibili i documenti relativi insieme con le prove materiali).

6. Il 19/12/2010, 17 membri armati del PVI e 4 del personale di supporto sono approdati all’isola di Romia con la KN-252 Sea SCORPION e il RED RIB. Il 20/12/2010 quattro cittadini britannici armati, vale a dire Pinington Henry, Paul Moorhead, Robert Montgomery, e Ternbul Mark si sono allontanati dall’isola di Romia diretti verso le acque internazionali con la barca veloce RED RIB.

7. Il 20/12/2010 sei membri britannici del PVI sono partiti dall’isola di Romia  dopo aver caricato due motoscafi veloci sul Sea Scorpion, travestiti da turisti e con il pretesto di caricare rifornimenti di cibo e carburante. Questi arrivarono a Massaua il 21/12/2010 dopo aver esercitato la massima cautela nei confronti della possibilità di essere notati dall’Eritrean Naval Force viaggiando attraverso rotte marittime inutilizzate e sconosciute tra le Isole di Isratu e Dihil.

8. Dal 19/12/2010 al 23/12/2010 un totale di 11 marinai si tenevano nascosti sull’isola di Romia,  in possesso di un numero imprecisato di mezzi militari, attrezzature varie, nonché strutture di comunicazione. Questi marinai avevano come consegna di montare di guardia a due a due e di qualificarsi come "turisti desiderosi di osservare gli squali" in caso di richiesta. Quindi questo dimostra in modo conclusivo che il PVI ha fatto uso dell'isola eritrea di Romia come base militare e di deposito di armi.

9. Il 23/12/2010 i sei cittadini britannici che si infiltrarono in Massawa con il pretesto di acquistare generi alimentari, carburante e Christopher Alan Collison che era entrato come turista da Gibuti, sono scappati di notte dal porto di Massaua con le loro imbarcazioni, lo Sea Scorpion e il Red Rib, a luci spente e senza le necessarie autorizzazioni legali. Dopo un viaggio di 3 miglia marine il Sea Scorpion con i 4 marinai britannici attualmente in carcere, è stato catturato dopo un colpo di avvertimento sparato dai membri dell’Eritrean Naval Force. La barca veloce Red Rib con 3 marinai riuscì a fuggire procedendo verso Romia Island da dove è scomparsa portando con sé 11 persone armate, così come hardware e  attrezzature militari. (I nomi di coloro che fuggirono da Massaua e Romia Island con le loro armi sono documentati)

10. Il 24/12/2010I membri dell’Eritrean  Naval Force hanno confermato che una non meglio identificata madre-nave che trasporta una barca stava conducendo attività di sorveglianza dalle 09:00 alle 16:00 pm lungo una tratto di 5 miglia marine a nord-ovest di Romia. E' innegabile che l'intenzione della nave era di seguire la situazione complessiva della Sea Scorpion e dei membri del PVI arrestati, oltre che quella di cercare di recuperare il restante hardware militare dall’isola di Romia.

11. I l 24/12/2010 durante le attività di sorveglianza svolte dai membri dell’Eritrean Naval Force sull’isola di Romia, è stato scoperto hardware militare, confezionato in 8 grandi contenitori, che comprendeva 18 diversi tipi di fucili di precisione con lenti e silenziatori, 8 pistole, 10 sofisticati apparati di comunicazione , 10 giubbotti antiproiettile, 7 caschi, 1.700 proiettili di vario tipo, compresi alcuni con punta avvelenata, 2 GPS dotati di binocolo a raggi infrarossi per la visione notturna. (I dettagli di queste armi e dei dispositivi sono documentati)

12. Il 24/12/2010 alle 08:58 il comandante del Sea Scorpion, Copral Alun Edward Sims, durante la sua detenzione ha inviato una e-mail al comandante delle operazioni, Mark Cowell,  informandolo  di trasferire gli uomini armati e i mezzi militari dall’isola Romia alle acque territoriali internazionali. Lo scopo di fornire tali  informazioni attraverso questa e-mail da parte di coloro che intenzionalmente hanno commesso i crimini, è stato quello di coprire le prove.

13. Il 24/12/2010 alle 21:44 il Comandante delle operazioni del PVI Mark Cowell ha inviato una e-mail ad Alun Edward Sims durante la detenzione ordinandogli di eliminare tutti i messaggi e-mail ogni volta che ne aveva  la possibilità. Il suo messaggio è documentato come prova. In conformità a tale ordine, Alun Edward Sims ha cancellato il disco rigido del computer della nave. Per ripristinare il disco rigido è stato attivato un processo che richiede tempo. Questo atto di annullamento delle prove è stato fatto nel timore che esse avrebbero comportato attribuzione di colpevolezza per i crimini commessi.

14. Dal 22/11/2010 al 23/12/2010 elementi della PVI si sono infiltrati nelle acque territoriali e  isole eritree utilizzando la nave Sea Scorpion per trasportare un certo numero di casse contenenti mezzi militari, attrezzature e dispositivi di comunicazione. (I documenti che attestano questi atti sono disponibili).

I pretesti avanzati dal PVI nel commettere i reati di cui sopra

1. Pretesto dell’ 'Anti-pirateria'

Sebbene i membri detenuti e i documenti scoperti rivelano che l'ente fornisce servizio 'anti-pirateria' in acque internazionali del Mar Rosso con coordinate 17 °N a 18 °E, va rilevato che nessun atto di pirateria di sorta si è verificato nella parte citata del Mar Rosso (a nord delle Dahlak Island).

Quando il PVI ha schierato i suoi membri nel Mar Rosso 17 °N a 18 °E nel novembre 2010 con il pretesto di combattere la pirateria, si è subito attivato nell’infiltrarsi 30 miglia marine all’interno delle acque territoriali sovrane eritree utilizzando le sue barche  veloci Red Rib. Dopo l’ispezione dell'Isola Romia, l’ha usata come rifugio sicuro per nascondere il suo hardware e le attrezzature militari, così come base per i suoi membri armati nel periodo compreso tra la fine di novembre e il 23 dicembre 2010. Questo atto è stato confermato dalle testimonianze documentate e dal materiale sequestrato. Tali atti equivalgono a invasione e violazione della sovranità territorio eritreo, che non hanno correlazione con la pirateria e le attività anti-pirateria.

2. Pretesto sotto copertura turistica

Quando i membri del PVI contattarono la Finan Shipping  e Port Services Corporation tramite il loro agente di collegamento in Gibuti, Christopher Alan Collison, chiesero  generi alimentari e combustibile dal porto di Massaua, dicendo che sarebbero stati utilizzati da turisti che  provenienti dal Regno Unito erano diretti a Gibuti attraverso l'Egitto. Inoltre, l'agente PVI che ha viaggiato da Gibuti in Eritreacome mediatore per la società, contattò l’ambasciata eritrea in Gibuti e richiese un visto turistico. Le prove documentali scoperte hanno anche dimostrato che i membri armati dell'istituzione che rimasero nascosti nell’isola di Romia con le loro armi, avevano ricevuto istruzione da parte dell'agenzia di apparire come "turisti desiderosi di osservare gli squali", nel tentativo di nascondere la loro vera identità.

3. Pretesto sotto le mentite spoglie di carico generi alimentari e carburante

Il caricamento di generi alimentari e approvvigionamento di combustibile è stata una tattica impiegata dai membri del PVI per entrare in Massaua, di per sé costituisce un pretesto. E questo in considerazione del fatto che se il PVI prevedeva davvero un servizio anti-pirateria, avrebbe avuto una  ampia possibilità di garantirsi  l’approvvigionamento supplementare alimentare e di carburante dalle grandi navi commerciali a cui fornisce il cosiddetto servizio di protezione nelle acque internazionali e senza sprechi di carburante.

Comunque, mettendo da parte queste opportunità, l'agenzia ha utilizzato il carico di cibo e carburante, come copertura per impegnarsi in altre missioni. Dopo aver proceduto a lavori di sorveglianza e intelligence presso l’isola di Harmil per mezzo delle sue navi e barche veloci, si è stabilita e ha nascosto membri armati insieme con hardware militare, nell’Isola sovrana eritrea di Romia. Entrando in Massaua provenienti dall'Isola attraverso la rotta marittima che non era familiare a qualsiasi nessuna nave o barca prima, costituisce una continuazione dei suoi atti di spionaggio, sabotaggio, nonché attività di sorveglianza, e non per la semplice ragione di ottenere generi alimentari e fornitura di combustibile.

Inoltre, se il PVI aveva bisogno reale di generi alimentari e combustibile da Massaua, non avrebbe avuto alcun problema ad ottenere permesso di ingresso attraverso la pratica abituale di rivelare la sua vera identità, il numero dei suoi membri, così come delle armi in suo possesso, alle autorità eritree. Tuttavia hanno fatto inutili tentativi di entrare nel paese con una serie di pretesti aggressivi, semplicemente perché le loro intenzioni e gli obiettivi della missione erano di natura ostile.

4. Responsabilità legali della PVI e dei suoi membri:

1. La PVI ha commesso atti di invasione contro acque territoriali e sulle isole sovrane eritree da novembre a dicembre 2010,  posizionando un certo  numero di membri armati insieme a vario hardware militare sull’isola di Romia usando il KN252 Sea Scorpion e 2 motoscafi. In tal modo l'agenzia ha ripetutamente usato l'isola come base e rifugio sicuro dei suoi membri armati e deposito di armi. Come conseguenza di tali atti di invasione, Domenico Mee e il suo ente, così come le 4 persone arrestate e  i 22 membri del PVI sfuggiti, che ripetutamente si sono  infiltrati in acque e isole sovrane eritree, devono essere ritenuti responsabili.

2. Il 19/12/2010 ventuno  membri del PVI (compresi i quattro detenuti),si sono  infiltrati e hanno depositato diversi tipi di armi, proiettili a punta avvelenata, giubbotti antiproiettile, sofisticate apparecchiature di comunicazione e binocoli ad infrarossi per la visione notturna, nell’isola sovrana  eritrea di Romia . Vi è possibilità che un tale elevato quantitativo di hardware militare fosse destinato a perpetrare atti di terrorismo e sabotaggio. Quindi  i membri sono responsabili di  infiltrazione nell’isola sovrana eritrea di Romia e detenzione di armi, allo scopo di orchestrare atti di spionaggio e terrorismo.

3. Il capo del PVI dovrà rendere conto di aver  avviato attività di spionaggio attraverso barca veloce Red RIB e la nave AL-345 nei confronti dei movimenti dell’Eritrean Naval Force nei dintorni di Isola sovrana eritrea di Harmil.

4. Il capo della PVI e i membri arrestati sono ritenuti responsabili per il reato di fuga da Massaua senza aver  rispettato i necessari obblighi di liquidazione in violazione del diritto marittimo della nazione, oltre a quello di aver fatto scomparire attraverso l’uso di imbarcazioni veloci 11 membri armati e un numero non precisato di armi dall’isola diRomia.

5. Quelli che sono fuggiti da Massaua e sono riusciti a salvare 11 membri armati insieme con l’hardware militare dall’isola di Romia,  devono essere ritenuti responsabili per l'organizzazione di atti di terrorismo e sabotaggio, nonché di occultazione di testimonianze. (I loro nomi sono documentati).

6. Tutti i membri della PVI che si sono infiltrati in territorio sovrano eritreo attraverso la nave Sea Scorpion e hanno partecipato ad atti di invasione, organizzazione di sabotaggio, terrorismo e spionaggio, sono responsabili per le loro azioni criminali di cui sopra. (I dettagli riguardanti i nomi di tutti gli individui sono documentati)

7. Christopher Alan Collison che è riuscito a ottenere un visto turistico ed è arrivato ​​nel paese attraverso l'aeroporto internazionale di Asmara, ma il 23/12/2010  ha cercato di fuggire illegalmente da Massaua senza le necessarie autorizzazioni giuridiche con i suoi colleghi successivamente arrestati dopo il colpo di avvertimento, sono responsabili di atti di frode e violazione delle leggi sull'immigrazione della nazione.

8. Il governo britannico deve ugualmente essere ritenuto responsabile per il rilascio di un permesso che è stato usato come copertura per i criminali che, utilizzando armi, hanno commesso atti di aggressione, spionaggio, terrorismo e sabotaggio in acque sovrane e isole eritree in grave violazione del diritto internazionale .

Informazioni dettagliate così presentate sono in piena conformità con il volume di testimonianze acquisite, così come le testimonianze dei membri della PVI attualmente in detenzione. In ogni caso i procedimenti legali connessi con questa questione non sono ancora stati completati. Anche il problema di coloro che sono riusciti a scappare e l'hardware e le attrezzature militari che hanno preso con loro deve essere visto nel quadro del successivo processo legale.

 


Ministero degli Affari Esteri
7 Giugno 2011
Asmara

 


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