|
|
||
|
|
||
|
Comunicato stampa - IGAD: una risoluzione irresponsabile da una organizzazione inetta Nella sua "sessione straordinaria del Consiglio dei ministri", tenutasi ad Addis Abeba il 20 maggio, l'IGAD rivolgendo accuse prive di fondamento contro l'Eritrea, "ha invitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) a imporre sanzioni al governo di Eritrea, senza ulteriore ritardo". Questa risoluzione è un atteggiamento irresponsabile da parte di un organizzazione inetta sulla quale grava la responsabilità primaria per l'attuale caos e crisi in Somalia. Infatti, come si può ricordare, l'Eritrea ha sospeso la sua adesione a questa organizzazione nel mese di aprile 2007 proprio per quei convincenti motivi. Allora, l'Etiopia invase la Somalia sovvertendo un sano processo interno di riconciliazione nazionale che era stato messo in moto sotto l'egida della vasta coalizione dell'Unione dei tribunali islamici. In Somalia fu ripristinata una relativa pace e l'ordine, dopo più di un decennio di caos e scompiglio. E mentre erano in corso veri e propri impegni per sostenere e consolidare questo nascente processo per ottenere una pace duratura e la riconciliazione in Somalia, il regime in Etiopia scelse, in collusione con le altre potenze esterne e agitando lo spettro del "terrorismo islamico", di rovesciare i promettenti sviluppi in Somalia, e di gettare il paese in un altro, più intrattabile, ciclo di caos e conflitto. L'invasione etiopica della Somalia è stata attuata in violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale e delle regole concordate che disciplinavano i lavori degli Stati membri dell’IGAD in relazione agli sforzi di costruzione della pace in Somalia. In primo luogo vi era consenso in seno all’IGAD che gli stati confinanti non avrebbero preso parte a qualsiasi forza di pace Somalia, se e quando tale forza fosse dispiegata in Somalia, nel quadro e dopo la formulazione di un valido e globale accordo di pace. Le ragioni di tale approccio prudente furono varie, ma principalmente vertevano intorno alla storica acuta animosità esistente tra la Somalia e i suoi immediati vicini, in particolare in Etiopia (i due paesi si erano scontrati due volte negli ultimi decenni), a causa di irrisolte rivendicazioni territoriali. In questo contesto l'Etiopia invase la Somalia, per la terza volta negli ultimi decenni, nel dicembre 2006. Come si ricorderà la prima spiegazione dell'Etiopia è fu in termini"di prevenzione”. A suo tempo il primo ministro dell'Etiopia annunciò che l'invasione era giustificata dalla "esigenza di vanificare la minaccia alla sicurezza nazionale da parte del terrorismo fondamentalista". Poco dopo il primo ministro dell'Etiopia cambiò versione affermando che l'invasione è stata attuata su invito di un illegittimo "governo federale di transizione della Somalia". Quello che è stato moralmente più riprovevole rispetto alla invasione etiopica è stata la "approvazione" di questa flagrante violazione del diritto internazionale e della Carta dell’IGAD da parte di diversi Stati membri di questa defunta organizzazione. Il fatto triste è che l’IGAD è degenerato in un mero strumento per promuovere le pericolose strategie dell’Etiopia nella regione e, in particolare, la sua ostilità contro l'Eritrea. La debacle dell'invasione etiopica e l'entità della sofferenza umanitaria a danno della gente somala sono troppo note per essere ricordate qui. L’Eritrea si oppose all'invasione dell’Etiopia su ben fondate motivazioni di diritto internazionale; regole concordate per la gestione dell’IGAD da parte degli Stati membri allora in vigore; interessi di pace e di stabilità regionale, e soprattutto per promuovere il benessere della gente somala. L’Eritrea non ha mai riconosciuto il cosiddetto governo di transizione che spesso si è stabilito al di fuori della Somalia allo scopo di eludere o sovvertire l’inclusivo e autentico processo di riconciliazione nazionale e di costruzione della pace. L’Eritrea non aveva riconosciuto in passato il "governo di transizione del Sig. Abdulqasm Salad... o, il governo di transizione guidato dal Sig. Abdullahi Yusuf ...". Per la stessa ragione, essa non riconosce oggi il governo di transizione formato dal sig. Sherif Sheikh Ahmed. L’Eritrea è fermamente convinta che la strada verso una pace duratura in Somalia non passa attraverso l’ostracismo nei confronti di alcuni gruppi politici, mentre altri vengono considerati come "unico, legittimo, governo". Questo percorso ha portato in passato solo a un inasprimento del conflitto e della sofferenza. Come abbiamo sottolineato in precedenza, il popolo somalo merita di essere trattato meglio. Non può fare da cavia per costosi "esperimenti politici" o rimanere come teatro per i giochi strategici dell’Etiopia e di altri poteri che desiderano mantenere la Somalia balcanizzata e debole, e perpetuare la sofferenza della sua popolazione. Ministero degli Affari Esteri Asmara - 22 maggio 2009 Commenta la notizia nel Forum Torna alla Home page
|