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Maggio 2007 No. 03/07
2. Il presidente Isaias tiene colloqui con un alto funzionario della UE. 3. L'Ambasciatore dell'Eritrea ha condotto un seminario agli Eritrei residenti a Milano e dintorni. 4. Comunicato stampa: Decisione dell’ Eritrea di congelare la sua posizione nell’IGAD 5. ComunicatoStampa: 6. Mutilazioni genitali femminili in Eritrea vietate per legge
Discorso del presidente Isaias Afwerki
in occasione del
sedicesimo anniversario dell'Indipendenza d’Eritrea
Nel corso degli ultimi 16 anni ci siamo sforzati, senza sosta e senza esitazioni, per garantire un costante sviluppo economico e per aumentare e migliorare lo stile di vita del nostro popolo. Non fare così avrebbe reso la nostra indipendenza, che abbiamo agognato per più di due generazioni e per la quale abbiamo pagato con pesanti sacrifici nelle lotte politiche e armate che abbiamo intrapreso, solo simbolica. Non è stato facile inizialmente porre, da zero, le fondamenta di una economia devastata. Per resuscitare quelle fondamenta dopo il nuovo ciclo di distruzioni provocate dalla recente invasione dell'Etiopia, esacerbata dalle incessanti ostilità, abbiamo dovuto superare ostacoli sempre maggiori. Ciò è troppo evidente per meritare una analisi. Tuttavia, poiché lavoriamo duramente, instancabilmente, indomabilmente e imperturbabilmente, i nostri successi finora ottenuti sono veramente oltre ogni confronto. Fino a quando non abbiamo ritrovato sollievo e recuperato le occasioni a noi rifiutate per generazioni, durante i periodi di austerità non abbiamo avuto dubbi per riconoscere l'assistenza umanitaria come nostro diritto e necessità transitorio. Era questo l'obbiettivo che ci ha spinti a sollecitare il sussidio umanitario in un primo momento. Tuttavia questo è stato frainteso come debolezza per promuovere un atteggiamento del tipo: "Lasciatevi legare le mani con cui lavorate e mangiate, e lasciatevi imboccare" con tutte le relative pressioni. Pertanto, quando alternative pratiche ed efficaci erano impraticabili, abbiamo optato per la liberazione economica e successivamente abbiamo aumentato i nostri propri sforzi per lo sviluppo economico e la crescita, affrancandoci dalla schiavitù della mendicanza. Di conseguenza oggi poggiamo su una base più concreta. Ecco perché abbiamo lavorando energicamente per accertare "la sicurezza dell'alimentazione"; che abbiamo visto dall'inizio come l'obiettivo di transizione. In effetti la sicurezza dell'alimentazione di per se non è l'obiettivo ultimo, ma un obiettivo per una fase specifica puntata sul permetterci di produrre una eccedenza sostenibile nella produzione del raccolto. Il rendimento della terra deve essere aumentato; l'agricoltura con irrigazione deve essere sviluppata e diffusa anziché fare il solo ricorso alla pioggia. Anziché limitare e debilitare il terreno agricolo in appezzamenti e pendii, deve essere livellato estesamente e appiattito. Le grandi pianure orientali ed occidentali devono essere recuperate dal pascolo tradizionale e dalla desolazione e coltivate estesamente con l'irrigazione. Le sementi ad alto rendimento devono essere selezionate e moltiplicate. L'agricoltura tradizionale deve essere sostituita, in un processo programmato, con dei macchinari e metodi moderni ed efficienti di aratura, semina e di raccolta, con il complemento di una tecnologia avanzata ed efficace di irrigazione a spruzzo e a gocciolamento. Gli antiparassitari ed i fertilizzanti devono essere estesamente, ma scrupolosamente, impiegati congiuntamente con moderni progetti che aumentino la produzione zootecnica. Le attività che distruggono l'ambiente devono essere inibite. Devono essere stabiliti ed espansi moderni piani agro-industriali. Le possibilità di addestramento e di ricerca devono essere rinforzate. Anziché essere soddisfatti di un singolo raccolto all'anno, dovremmo sforzarci, per quanto possibile, di ottenere due o tre raccolti. L'obiettivo globale è accertarsi che i nostri programmi di sicurezza dell'alimentazione raggiungano una produzione in eccedenza e rendano le esportazioni competitive. Tutti i sopraccennati programmi, fattibili e raggiungibili, richiedono la realizzazione di vasti e vigorosi programmi di conservazione del suolo e delle acque; la costruzione di dighe, di micro dighe, di canali di diversione e di pozzi; acquisizione di macchinari e di apparecchiatura essenziale in quantità sufficiente e della qualità adatta; così come una progettazione prudente, una organizzazione efficiente e la attuazione in abbinamento con mezzi finanziari e lavoro instancabile. Quanto tempo sarà necessario per attuare, gradualmente, tutti gli obiettivi elencati sopra e per assicurare l'adempimento dei nostri bisogni? Indubbiamente questo non può essere realizzato durante una notte. Tuttavia sarà sempre necessario ridurre i tempi e intensificare gli sforzi e i sacrifici. Il nostro successo durante gli scorsi anni è stato basato su questi presupposti. Ancora dobbiamo chiederci, quanto di quello che abbiamo progettato è stato realmente portato a compimento? Mettendo da parte campioni esatti di misura, non possiamo sostenere di aver realizzato neppure il 25% dei nostri programmi neanche di massima, ottimista, valutazione. Tuttavia poiché abbiamo aumentato le nostre risorse e abbiamo esteso i nostri sforzi, non è stato tempo perso. E anche se i vari programmi che abbiamo effettuato finora non hanno accertato al 100% la sicurezza dell'alimentazione, essi ciò nonostante hanno raggiunto una fase irreversibile e possono per questo essere considerati un successo. Le esperienze raccolte qua e là e l'efficienza affinata nel tempo, ci hanno ulteriormente spinti a concentrarci sul perfezionamento e sul consolidamento dei programmi precedenti, invece di lanciare una quantità di programmi nuovi per l'anno 2006-2007. Per realizzare il risultato voluto, in considerazione delle piogge anticipate, i nostri sforzi devono continuare senza sosta. Inoltre, dal momento in questi processi abbiamo accumulato capacità, le prospettive per il 2007-2008 di una migliore riuscita sono più luminose. Nei nostri obiettivi per la realizzare della sicurezza dell'alimentazione, lo sfruttamento delle nostre industrie della pesca è stato perseguito con la stessa attenzione e aspettativa profonda dell'agricoltura. Tuttavia, malgrado le nostre alte speranze e aspettative, non abbiamo potuto sfruttare neppure il 10% delle risorse potenziali. Le occasioni che abbiamo creato per incoraggiare l'investimento straniero nel settore non hanno portato i loro frutti. Invece, hanno inibito lo sviluppo locale e determinato abuso e saccheggio. Nella circostanza non vi è alternativa migliore a scrupolose attività puntate sullo sviluppo del nostro proprio volume di pesca in un modo altamente organizzato, congiuntamente con l'istituzione di una infrastruttura adeguata e il sostegno dei servizi di trasporto e di lavorazione. Allo stesso tempo continuiamo a riconoscere l'importanza nella individuazione di investitori e soci franchi, in imprese e sbocchi di mercato efficaci e non stiamo risparmiando sforzi verso questo fine. A questo proposito, inoltre non abbiamo sottovalutato le sfide notevoli proposte dalle limitazioni delle nostre risorse umane e competenze dell'amministrazione. I preparativi per rendere l'anno 2008 una svolta, dovremo vedere un incremento del settore della pesca, con l'obiettivo di contribuire ulteriormente alla nostra sicurezza alimentare. Abbiamo intrapreso progetti impressionanti, durante gli anni scorsi, in infrastrutture completamente realizzate come strade, aeroporti, porti, distribuzione di elettricità e acqua, telecomunicazioni, trasporto terrestre, marittimo e aereo, e la rete delle aree in porto franco, ecc. - che rappresentano un requisito preliminare per attrarre tutti i generi di investimenti. Le prospettive per lanciare progetti molto più grandi sia facendo leva sulle risorse nazionali sia attraverso cooperazioni di impresa, è migliore oggi come mai. Quindi, da questo anno in avanti, intraprenderemo progetti ancora più ampi. L' incremento di abitazioni residenziali per i nostri cittadini a un prezzo giusto e con giusta distribuzione è uno dei progetti infrastrutturali che abbiamo perseguito con interesse preminente. Ma anche se molto è stato costruito, è ancora insufficiente rispetto alla richiesta corrente e in prospettiva. Sforzi costanti saranno fatti per accelerare il processo allo scopo di armonizzare la domanda e l'offerta nei termini quantitativi, qualitativi e di prezzi. Il turismo è uno dei settori promettenti che alimenteranno lo sviluppo economico. I vantaggi e le occasioni comparative che derivano dalle nostre risorse naturali generalmente e del nostro litorale in particolare, è infatti ineguagliabile. Ciò nonostante, la mancanza evidente di infrastrutture e di servizi adeguati aveva limitato tutto l'investimento significativo nel settore durante gli scorsi anni. Attualmente tuttavia gli investimenti infrastrutturali nel loro insieme associati con le tangibili e promettenti occasioni che sono già nell'orizzonte, ci permetteranno di lanciare e gestire grandi progetti. Ciononostante, le nostre aspettative non devono essere esagerate e dobbiamo riconoscere che dovremo lavorare con molto più vigore per raggiungere i requisiti iniziali. Nell'industria le varie imprese nei sub-settori agro-industriale e della lavorazione del pesce che sono soprattutto destinati a venire incontro alla domanda delle famiglie e nel quale abbiamo vantaggi competitivi, sono nelle loro fase finale di completamento. Lo scopo è non solo di aumentare la produzione, ma accertare la qualità del prodotto e pure il potenziale di esportazione. Se i programmi in corso per aumentare la produzione del cotone realizzeranno buoni progressi, stimoleranno lo sviluppo nel comparto tessile e delle imprese di manifattura per l'abbigliamento. Lo stesso si applica alle concerie. Grandi investimenti sono inoltre in corso per sostenere la produzione dei materiali da costruzione, (come granito, di marmo ed altri), per il mercato interno così come per l'esportazione. Riguardo ai mercati è evidente che ci sono legittime preoccupazioni per quanto riguarda l'aumento dei prezzi. L'impatto e la ramificazione di una rapida e instabile crescita dei prezzi globali del petrolio deve naturalmente essere tenuta in considerazione. L'aumento arbitrario nel prezzo delle merci e dei prodotti di consumo da attribuire a pratiche capricciose e illegali le quali non possono essere giustificate in termini di mercato regionale e internazionale, tuttavia richiederanno migliori regolamentazioni. A questo proposito varie iniziative saranno intraprese attraverso provvedimenti concreti per assicurare il riallineamento dei prezzi e accertare l'imparzialità. Nel settore minerario è ben noto che sono state diffuse informazioni molto emozionanti e sono già di dominio pubblico. Effettivamente è stato dimostrato che le nostre risorse minerarie sono abbondanti. Tuttavia sfruttare questa disponibilità e perpetuarne i relativi benefici per le generazioni future richiede accordi giudiziosi con i futuri soci ed il consolidamento delle nostre possibilità nazionali. Sia sufficiente dire che senza fretta e sinceramente ci stiamo sforzando in modo che il vantaggio delle risorse minerarie si trasformi in un bene e non in un fattore di disillusione. Signore e signori Lo sviluppo economico non è limitato ai settori economici soltanto. Ci sono altri settori, altrettanto importanti, che hanno indicato uno sviluppo considerevole e una profonda importanza nella determinazione dello sviluppo economico e nel miglioramento della qualità di vita. Questi sono: il miglioramento della salute e dei servizi educativi in termini di qualità e giusta distribuzione territoriale; programmi di espansione della previdenza sociale che correggono gli squilibri nella giusta distribuzione delle opportunità e delle risorse nazionali; accertandosi che il controllo e la amministrazione siano efficienti ed efficaci; rinforzando i mezzi di comunicazione per aumentare la conoscenza e la consapevolezza diffondendo informazioni tempestive e sicure; espandendo le attività culturali e le arti in modo da rinforzare profondamente ed estesamente i valori dello spirito. Sostenendo le nostre possibilità di difesa e di sicurezza - attribuendogli occasionalmente una netta priorità - è un'altra operazione per cui abbiamo impiegato energie instancabili. Questo non solo per salvaguardare la nostra sovranità ma anche per proteggere il progresso dei nostri progetti di sviluppo. Signore e signori Tutte le questioni alle quali ho accennato finora non sono storie. Sono resoconti e ricordi invocati in questa speciale occasione annuale in modo da mettere a fuoco la nostra attenzione. Quanto è stato portato a termine è effettivamente impressionante in considerazione del breve periodo e della scarsità di occasioni; scarsità provvisoria delle risorse; e incessanti ostilità esterne. Ma non siamo stati mai compiaciuti in nessun caso. Neppure ora che prospettive di un futuro migliore non ci deluderanno. Definitivamente e ragionevolmente, niente impedirà ai nostri sforzi risoluti di assicurare, infine, uno sviluppo irreversibile e sostenibile attraverso un più duro lavoro. Signore e signori Nelle nostre menti sono ancora freschi i ricordi della distruzione e della regressione provocate dall'invasione che ha inteso strangolare il nostro sviluppo e progresso. I nostri progresso malgrado le forze contrarie ha non solo spiazzato i nostri nemici, ma ha aumentato il loro panico. Non sarebbe inadeguato dire oggi che queste ostilità ingiustificate stanno rasentando la follia. Anche se è possibile enumerare molti sinistri disegni, è la questione del confine che continua ad essere brandito come strumento principale per mantenerci impigliati sotto la minaccia e l'incertezza costanti e quindi per impedire il nostro sviluppo e stabilità. Effettivamente cinque anni sono trascorsi dal pronunciamento della Commissione Confini. Durante quei cinque anni, in aggiunta al desiderio di tenerci in ostaggio dell'incertezza, non è stato lasciato nulla di intentato nell'inseguimento della inutile speranze di rovesciare il Governo, generare il caos e l'agitazione, invadere il confine e ridurre l'Eritrea in un annesso sottomesso. Un disegno è sventato. Un altro disegno è inventato e sventato; . senza sosta. L'obiettivo è evidente. La tattica impiegata è costituita dal "guadagnare tempo con l'inganno continuo". Nel desiderio intenso che la speranza un giorno possa essere realizzata! Ma fino a quando questo continuerà?
Ricordiamo lo
stratagemma e il relativo risultato dell'anno scorso. Lo schema relativo
a quest'anno nell'ambito della "tattica costante" relativa all'ultima
risoluzione del Consiglio di Sicurezza.
L'Articolo che contiene la clausola: "impegni di supporto alla Forza di Mantenimento della Pace" è nullo per la stessa analoga ragione i funzionari della amministrazione degli Stati Uniti hanno reso insignificante la TSZ e la relativa essenza provvisoria. Le questioni che emergono rispetto alla Forza di Mantenimento della Pace sono conseguenza di questa grave trasgressione. Lasciando la questione fondamentale da parte, la decisione del Governo dell'Eritrea di mostrasi fermo e di astenersi dalla adozione di misure adeguate pur sapendo perfettamente bene che i parametri di base della TSZ sono stati violati e il dispiegamento della UNMEE reso insignificante e utilizzato come copertura per altri scopi, deve essere effettivamente apprezzato. La Risoluzione ha inoltre proclamato la nomina di "un inviato speciale per normalizzare i rapporti fra i due paesi." Anche questo è un altro schema logoro. Come può la normalizzazione o la pace regionale possibilmente prevalere quando gli accordi sono violati, il Verdetto e la norma di legge violati e i territori sovrani dell'Eritrea occupati? Nessuno può essere ingannato da questo concetto illegale, il quale non può non avere altro scopo tranne quello di oscurare la questione cardinale e guadagnare tempo. La Risoluzione impone che "alla Commissione Confini sia permesso di portare a termine il suo mandato." Ma come ci si può aspettare che la Commissione Confini compia il suo mandato quando i funzionari della amministrazione degli Stati Uniti per gli scorsi cinque anni hanno incessantemente inventato ostacoli e " meccanismi alternativi" per impedire alla EEBC di svolgere il suo lavoro, e quando costringono il UNSC per adottare una risoluzione ingannevole che ha niente a che fare con la legalità e punta semplicemente a corrodere la questione cardinale. Signore e signori Dopo 5 anni di deliberate violazioni degli Accordi, delle decisioni di arbitrato e della norma di legge, non ci si può aspettare che il governo e il popolo dell'Eritrea possa tenere in considerazione seriamente una risoluzione illegale che soprattutto è stata inventata per generare ulteriori complicazioni. Alla EEBC deve essere permesso di demarcare sul terreno la sua decisione di delimitazione senza ingerenze, ostacoli o tortuosità illegali. Al Consiglio di Sicurezza deve anche essere permesso di accollarsi i suoi obblighi in base al capitolo sette della Carta delle NU e alle disposizioni dell'Accordo di Pace. Deve essere sottolineato che al contrario la responsabilità primaria degli impedimenti e delle conseguenze deleterie dei cinque anni scorsi e di nuovi ostacoli e di conseguenze negative che si potranno incontrare di qui in avanti, non grava sul Consiglio di Sicurezza ma sui funzionari della amministrazione degli Stati Uniti. Signore e signori Originalmente avevo intenzione di parlare delle questioni regionali; particolarmente degli interventi e complicazioni pericolose alle quali stiamo assistendo in Sudan e in Somalia. Tuttavia, dal momento che questi argomenti sono stati oggetto di numerose recenti dichiarazioni e per brevità, chiederò soltanto di ricordare le osservazioni che ho fatto l'anno scorso rispetto alla natura e alla condizione degli affari internazionali nell'era del dopo Guerra Fredda. Cari Compatrioti nel paese e all'estero Abbiamo superato enormi sfide, ostacoli e complicazioni per raggiungere una fase con prospettive e possibilità migliori. Eppure le sfide con le quali ci dovremo confrontare non dovranno essere sottovalutate. Dobbiamo per questo lavorare con maggior vigore e fermezza. Desidero ringraziare ed estendere le mie congratulazioni a tutti i miei compatrioti nel paese e all'estero e fino tutti i rami del governo e del PFDJ. Ringraziamenti speciali e dovuti, sono soprattutto, per le nostre Forze di Difesa che stanno dando il loro contributo alla sicurezza e allo sviluppo economico del nostro paese pagando con pesanti sacrifici e resistendo alle occasioni perse. In conclusione, desidero ringraziare tutti gli artisti e i giovani che hanno lavorato duramente per realizzare le celebrazioni del sedicesimo anniversario della nostra indipendenza, come in tutte le altre occasioni, per tenere su e vibrante la consapevolezza e la fermezza del pubblico.
I miei auguri per
un anno felice e di buone piogge. Il presidente Isaias tiene colloqui con un alto funzionario della UE. Bruxelles, 4 maggio 2007 – (www.shabait.com) Il presidente Isaias Afwerki ha tenuto oggi colloqui a Bruxelles con il commissario per lo Sviluppo e Cooperazione della UE, sig. Louis Michel, sul tema della cooperazione economica bilaterale. Inoltre le due parti hanno discusso approfonditamente a proposito dello schema di cooperazione, sviluppo e sicurezza fra l'UE ed i paesi nel corno d'Africa lanciato recentemente. Sulla questione somala il Presidente ed il sig. Michel si sono trovati d’accordo nell’intraprendere necessarie e coordinate iniziative in modo da porre una base verso la ricostituzione della Somalia come nazione. Per quanto riguarda il processo sudanese di pace, inoltre, si sono scambiato punti di vista sulla necessità di impegnarsi in sforzi costruttivi e pazienti così come in iniziative a livelli regionali ed internazionali. Inoltre entrambe le parti hanno convenuto che l'UE dovrebbe dare il suo contributo nell’ambito di sicurezza dell'alimentazione, dell'infrastrutture e dello sviluppo della risorse umane. A questo proposito hanno anche convenuto che la cooperazione bilaterale fra Eritrea e l'UE dovrebbe presupporre un nuovo capitolo e di conseguenza attuati programmi nei settori sopraccennati. Il presidente Isaias è arrivato a Bruxelles, Belgio, la notte scorsa per una visita di lavoro su richiesta della Unione Europea. L'Ambasciatore dell'Eritrea ha condotto un seminario agli Eritrei residenti a Milano e dintorni. Milano, 22 maggio 2007 – (www.shabait.com) L'Ambasciatore dell'Eritrea in Italia, il sig. Zemede Tekle , ha condotto un seminario agli Eritrei residenti a Milano e dintorni sulla oggettiva situazione in patria. Nel corso della riunione alla quale hanno partecipato più di 700 eritrei, l'ambasciatore Zemede ha parlato a riguardo degli sviluppi politici, diplomatici, sociali ed economici. Ha spiegato che gli sforzi del governo sono diretti verso la realizzazione della sicurezza alimentare. Sottolineando che l'impegno del governo dell'Eritrea per promuovere la pace e la stabilità nella regione già sta dando risultati fruttuosi, l'ambasciatore ha precisato che la duratura situazione stabile nel Sudan Orientale è determinata dagli assidui sforzi basati su una partnership fraterna. Inoltre ha indicato che il governo dell'Eritrea sta impegnando fortemente verso la risoluzione del problema del Darfur. Sul problemi della Somalia, l'Ambasciatore Zemede ha dichiarato che la crescente opposizione del popolo della Somalia contro l'invasione del regime del TPLF si sta impantanando sempre più. Ha asserito che il popolo Eritreo sta vigile come sempre per avvertire ogni minaccia nemica. Hanno partecipato al seminario i rappresentanti delle Comunità Eritree di Brescia, Genova e Torino. Nel frattempo si è aperta nella città di Udine una mostra d'arte, che rappresenta l'Eritrea, alla presenza del sig. Zemede, funzionari della città e molti ospiti e invitati. Comunicato stampa: Decisione dell’ Eritrea di congelare la sua posizione fra i membri dell’IGAD I legami storici di amicizia e di cooperazione fra i popolo dell’Eritrea e della Somalia, vanno indietro di secoli. Questi legami sono stati cementati specialmente verso la conclusione del diciannovesimo secolo con un'esperienza coloniale comune. La susseguente, post seconda guerra mondiale, congiuntura storica dove il destino di entrambi i popoli è stato subordinato agli interessi strategici degli Stati Uniti nel corno dell'Africa e nell'Oceano Indiano, hanno ulteriormente promosso concordia e solidarietà per le loro rispettive lotte. Questo modello ha continuato a prevalere senza particolari alterazioni fino ai giorni nostri. Il fatto è che entrambi i popoli sono di nuovo diventati vittime della strategia di dominazione degli Stati Uniti dopo la fine della guerra fredda e fino all'avvenimento del nuovo millennio. Questa realtà imposta ha aumentato inevitabilmente l'amicizia e la solidarietà fra le rispettive lotte. In tutti questi casi storici gruppi di potere ad Addis Ababa, che non rappresentano il popolo etiopico, hanno servito come mezzi e strumenti delle grandi potenze. La distruzione ed il martirio causati nel corno dell'Africa dalla strategia di dominazione degli Stati Uniti e dalla subordinazione dei regimi etiopici è effettivamente immensa. Ciò può provocare soltanto la resistenza e le aspirazioni all'indipendenza e alla liberazione attraverso lotte popolari. L'invasione recente della Somalia e la resistenza generata dalla gente della Somalia deve effettivamente essere vista da questa prospettiva. Deve anche essere ricordato che gli Stati Uniti sono stati strumentali nella complicazione e nell'esacerbazione del conflitto per il confine fra la gente di Eritrea ed il regime di TPLF, così come nell'ostruzionismo nell'esecuzione del verdetto della Commissione Confini. Le accuse infondate divulgate attualmente dai funzionari della gestione degli Stati Uniti che sostengono che Eritrea “è coinvolta in Somalia per frustrare l'Etiopia„ sono provocate sia dal desiderio di celare questi fatti che dal volerne evitare la responsabilità. La responsabilità di riparare alle sofferenze, alla distruzione e alla crisi che stanno assalendo il corno dell'Africa come conseguenza della dominazione e dell'invasione, non grava solo sulle spalle della gente di Eritrea e di Somalia. La responsabilità primaria di questa incombenza ricade sulla gente e i governi dei paesi del corno dell'Africa in generale. A questo proposito i governi della regione che stanno accettando l'invasione e la dominazione della Somalia e le sofferenze della sua gente, o che hanno scelto di rimanere silenziosi per ragione di ristretto interesse personale o dovuto alla mancanza di informazioni, non possono, infine, scrollarsi dalle spalle le loro responsabilità. Per parte sua l’Eritrea non è disposta a firmare l'invasione e la dominazione sotto l'ombrello di IGAD e ad essere parte nelle atrocità perpetrate contro la gente di Somalia in violazione della giustizia e della verità. Ministero degli Affari Esteri Asmara 26 aprile 2007 Comunicato stampa Nei passati ultimi giorni il regime del TPLF ed i suoi collaboratori nel Dipartimento di Stato degli Usa stanno conducendo una campagna contro Eritrea accusandola falsamente della partecipazione alla guerra di invasione che loro hanno sguinzagliato a Mogadiscio. Questa non è una novità. Come si ricorderà avevano dichiarato, senza prove, che c’erano 2.000 soldati eritrei in Somalia all'inizio dell'invasione così come hanno inventato il pretesto spurio “del terrorismo„ per giustificare la guerra. Molti sono rimasti sbalorditi dalla malevola bugia mentre la realtà dei fatti diventava chiara dopo l'invasione. Purtroppo le bugie e la frode sono diventati prassi quotidiana del regime in Etiopia. Ed il nuovo coro di oggi è: “gli ostaggi che sono stati presi nella regione Afar sono stati liberati dall’Eritrea„… “Eritrea è responsabile degli attacchi che sono stati portati in Ogaden questa settimana„ ecc. È conoscenza comune che le incaute avventure politiche del regime in Etiopia, con l'incoraggiamento tacito degli Usa, ha marginato e polarizzato la gente etiopica in tutte le parti del paese - Afar, Amhara, Oromo, Somali, Tigray, il sud ed il sud Ovest - generando una palude interna. Che questa situazione rischiosa sta diventando sempre più pericolosa con il tempo e sta inducendo sempre maggiore angoscia nel regime è effettivamente evidente a tutti gli osservatori. Per sfuggire da questa angoscia e per deviare l'attenzione pubblica il regime in Etiopia ha scelto scorrettamente di trasformarsi in uno strumento di guerra nell'invasione contro la Somalia. Così come è accaduto questo atto ha provocato soltanto un altro pantano. Una volta coinvolto in queste nuove sabbie mobili il regime in Etiopia ha annunciato frettolosamente che “ritirerà le sue truppe entro alcune settimane”. La perdita militare che ha sofferto il regime in Etiopia è stata notevole ciò nonostante è stato pungolato nel persistere nell'intraprendere la guerra. A questo scopo ha impiegato carri armati e artiglieria pesante per causare morti civili senza pari a Mogadiscio. Centinaia di migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case. Ancora il regime del TPLF sta incautamente reclamando „la vittoria„ proprio mentre i biechi fatti degli sporchi crimini di guerra perpetrati stanno venendo alla luce. Tutti questi crimini si stanno commettendo con l'approvazione ed il silenzio “della Comunità internazionale„ che allo stesso tempo sta manifestando preoccupazione “sulla situazione umanitaria„ in Darfur. Le campagne incessanti che il regime in Etiopia sta conducendo contro l’Eritrea derivano da queste mentalità e realtà. Non hanno altro significato tranne il desiderio di sfuggire dalla realtà e celare fatti incontrovertibili. Ministero degli Affari Esteri Asmara 27 aprile 2007 Mutilazioni genitali femminili in Eritrea vietate per legge (di Stefano Pettini) La circoncisione femminile è molto diffusa nel Corno d’Africa, sia tra le popolazioni musulmane, che tra quelle cristiane. E non solo nel Corno d’Africa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha calcolato che le donne infibulate siano 130 milioni, con un ritmo di due milioni all’anno di nuove vittime. Sono diffuse in quaranta paesi, dall’Africa sub-Sahariana (Sudan, Somalia e Mali) alla penisola araba ed anche in alcune zone dell’Asia sud-orientale (Indonesia). L’Italia è stato il paese in Europa con il più alto numero di donne mutilate fra le immigrate, ma lo scorso 9 gennaio è stata approvata dal Parlamento la legge sulle mutilazioni femminili, che punisce con la reclusione da 4 a 12 anni chiunque pratichi la circoncisione con scopi non terapeutici e prevede la sospensione fino a dieci anni dall’Ordine per i medici che compiono queste pratiche. In molte comunità la circoncisione femminile è considerata un rito di passaggio all'età adulta e al tempo stesso un'accettazione dei valori tradizionali. Attraverso la continuazione di questa pratica le comunità riaffermano la loro volontà di rimanere fedeli alla tradizione e alla loro identità culturale. Per questo motivo la donna è spesso soggetta ad una forte pressione sociale. La circoncisione femminile è anche e soprattutto un modo per controllare la sessualità femminile. In Egitto, Sudan e Somalia la circoncisione femminile è considerata come un modo per garantire la verginità e con la verginità della donna l'onore del clan o della famiglia. In Uganda e in Kenya il significato che le è attribuito è ancora diverso: non serve a ribadire la purezza della donna vergine, ma a diminuire il desiderio della donna sposata in modo da consentire al marito di avere più mogli. Sono quattro le tipologie di mutilazioni a cui vengono sottoposte le donne, spesso nei primi giorni di vita: La prima, meno grave, è conosciuta come circoncisione “as sunnah” e consiste nel praticare un taglio sul clitoride affinché fuoriescano sette gocce di sangue che simbolicamente servono a purificare la donna. La seconda, l’escissione “al uasat”, comporta l’asportazione del clitoride e, talvolta, anche il taglio, totale o parziale, delle piccole labbra. La terza è conosciuta come “circoncisione faraonica”, perché trae la sua origine dalle tradizioni dell’Antico Egitto. Alla clitoridectomia si aggiunge l’asportazione delle piccole labbra e di parte delle grandi labbra. Infine, dopo aver cauterizzato la ferita viene ricucita la vulva (“fibulazione”), in modo da lasciare solo un piccolo foro per la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. Infine, c’è un quarto tipo, ancora più invasivo, che oltre alle mutilazioni prevede anche degli interventi di varia natura sui genitali femminili. La pratica dell’infibulazione faraonica serve a garantire la verginità al futuro sposo, ma per la donna comporta fortissimi dolori durante l’atto sessuale e, ancor di più, durante i parti. Spesso, inoltre, insorgono anche delle complicazioni, dalle cistiti, alle infezioni vaginali, fino ad arrivare alla setticemia. Le operazioni vengono compiute per lo più senza anestesia e con mezzi di fortuna, raramente sterilizzati: coltelli, rasoi (a volte anche arrugginiti) e perfino pezzi di vetro. In alcune regioni del Corno d’Africa una donna non infibulata viene considerata impura e ha grosse difficoltà a trovare marito. Alcune donne arrivano anche a farsi reinfibulare, cioè cucire nuovamente, dopo i parti, dal momento che questi eventi comportano la scomparsa dei punti.
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Il governo eritreo il 31 marzo 2007, con un comunicato pubblicato sul sito del ministero dell'informazione del governo eritreo che faceva riferimento alla proclamazione 158/2007 pubblicata sulla Gazzetta delle Leggi Eritree il 20 marzo 2007, ha annunciato di aver messo al bando la mutilazione genitale femminile portando a quindici i paesi africani che hanno adottato tale provvedimento. Chi la pratica o vi si sottopone rischia pene severe: da multe salate al carcere. La legge intitolata “Proclamazione per la abolizione della circoncisione femminile” recita: Considerato che la circoncisione femminile rappresenta un grave rischio per la salute delle donne e, oltre a metterne in pericolo la vita, causa loro considerevole dolore e sofferenza; Considerato che questa pratica viola gli elementari diritti umani delle donne privandole della loro integrità fisica e mentale, dei loro diritti di libertà dalla violenza e discriminazione, e, in casi estremi, della loro vita; Considerato che le conseguenze dannose, immediate o a lungo termine, di questa pratica variano a seconda del tipo e modalità di esecuzione; Considerato che le conseguenze immediate includono forte dolore, emorragie che possono causare svenimenti o morte, ulcerazioni della regione genitale e danneggiamenti dei tessuti adiacenti, ritenzione urinaria e gravi infezioni; Considerato che le conseguenze a lungo termine includono ricorrenti infezioni alle vie urinarie, infezioni permanenti all’ apparato riproduttivo, complicazioni nel concepimento (sterilità) e formazione di cicatrici così come continui ascessi nelle labbra minori, e ostacolo alle mestruazioni; Considerato che è una pratica tradizionale e che è prevalente in Eritrea; e Considerato che il Governo Eritreo ha deciso di abolire questa pratica dannosa che viola i diritti delle donne; Ora, dunque è proclamato quanto segue: Articolo 1. Citazione in breve Questa Proclamazione deve essere citata come “Proclamazione per la Abolizione della Circoncisione Femminile No. 158/2007.” Articolo 2. Definizione In questa Proclamazione “circoncisione femminile” significa: (1) escissione del prepuzio con la parziale o totale escissione della clitoride (clitoridectomia); (2) parziale o totale escissione delle labbra minori; (3) parziale o totale escissione dei genitali esterni (labbra minori e labbra maggiori), inclusi punti di sutura; (4) punti di sutura con spine, steli di paglia, fili o qualunque altra cosa abbia lo scopo di congiungere l’escissione delle labbra, e il taglio della vagina e l’introduzione di sostanze corrosive o erbe nella vagina allo scopo di restringerla; (5) pratiche simboliche che comportino l’incisione e la perforazione della clitoride per il rilascio di gocce di sangue ; o (6) praticare qualunque altra forma di mutilazione genitale femminile e/o taglio.
Articolo 3. Proibizione della Circoncisione Femminile Con la presente la circoncisione femminile è abolita. Articolo 4. Sanzioni (1) Chiunque pratichi la circoncisione femminile sarà punito con la detenzione da due a tre anni e una ammenda da cinque a diecimila (5.000 a 10.000) Nakfa. Se la circoncisione femminile provoca la morte la detenzione sarà da cinque a dieci anni. (2) Chiunque richieda, inciti o promuova la circoncisione femminile procurando strumenti o in qualunque altra maniera, sarà punito con una detenzione da sei mesi a un anno e una ammenda di tremila (3.000) Nakfa. (3) Se la persona che pratica la circoncisione femminile è un membro della professione medica, la pena sarà aggravata e la corte potrà sospendere il colpevole dalla pratica della sua professione per un periodo massimo di due anni. (4) Chiunque, essendo a conoscenza che la circoncisione femminile è stata o sarà praticata, manca, senza una valida ragione, di avvisare o informare prontamente le autorità competenti, sarà punito con una ammenda fino a mille (1.000) Nakfa. Articolo 5. Decorrenza Questa proclamazione entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta delle Leggi dell’Eritrea. Fatto ad Asmara questo 20° giorno di marzo 2007 Governo dell’Eritrea
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Le agenzie di informazione di tutto il mondo hanno dato ampio risalto alla notizia della nuova legge proclamata in Eritrea sottolineando il grande valore sociale di una iniziativa che è stata unanimemente accolta come un promettente inizio di lungo percorso in direzione della salvaguardia dei diritti delle donne in generale e nella lotta agli abusi in particolare. In realtà in Eritrea la pubblicazione della legge ha sancito non l’inizio ma il definitivo completamento di un lunghissimo percorso di progresso sociale fortemente voluto dalle donne eritree riunite dal 1979 nella Nuew (Unione Nazionale delle Donne Eritree), trasformata nel 1992 in Ong, le quali fin dai tempi della lotta per l’indipendenza del paese avevano intrapreso il loro lungo impegno in difesa dei propri diritti. Infatti nonostante le donne eritree grazie al loro valore e alla loro abnegazione avessero raggiunto, durante i terribili anni della guerra, una sostanziale parità nei confronti degli uomini conquistandosi un rispetto senza precedenti e di fatto una pari opportunità nel mondo del lavoro, rimanevano quasi immutati alcuni problemi profondamente radicati nella cultura eritrea che richiedevano sforzi straordinari per essere affrontati e modificati. Il più grave e urgente di tutti era quello della pratica delle mutilazioni genitali femminili la cui origine si perdeva nella notte dei tempi e le cui modalità si differenziavano a seconda della etnia, della religione e dell’area geografica di appartenenza della donne. Nel corso di una lunga intervista, che mi è stata rilasciata da Belainesh Seyoum, responsabile delle Relazioni Internazionali della Nuew, per il sito eritreaeritrea.com, è emersa la complessa strategia adottata dalle responsabili della associazione allo scopo di diffondere capillarmente in tutto il paese questo importante cambiamento di tendenza nel pieno rispetto della sensibilità delle donne nei confronti delle quali si voleva evitare qualunque ulteriore vessazione o colpevolizzazione. La prima fase è stata pertanto quella di arrivare alla determinazione che bisognava rimandare nel tempo la adozione di un divieto per legge che avrebbe demonizzato una pratica che appariva ai più come assolutamente legittima e addirittura indispensabile. Non si voleva costringere le donne a subire le conseguenze di una legge che le avrebbe certamente spinte alla clandestinità privandole della indispensabile assistenza medica nei casi frequenti di complicazioni, ma al contrario le si voleva coinvolgere nel processo di emancipazione rendendole parte attiva e responsabile attraverso una completa e sentita presa di coscienza. Grazie all’impegno di moltissime donne è stato possibile realizzare una campagna di diffusione capillare in tutte le città e villaggi attraverso la quale è stato spiegato quanto la pratica delle mutilazioni femminili fosse priva di una qualunque reale motivazione di tipo religioso, medico o sociale, e quanto questa fosse invasiva e pericolosa per le donne. In questa fase oltre alla distribuzione di materiale illustrativo realizzato in tutte e nove le lingue corrispondenti alle nove etnie presenti in Eritrea, si è fatto ricorso alla attiva partecipazione dei rappresentanti delle varie confessioni religiose, dei medici e delle autorità locali che si sono dichiarate contrarie a tale pratica che quindi doveva essere considerata una attività da loro non richiesta e assolutamente non condivisa. In una fase successiva è stato mostrato alle donne un filmato documentario girato nel corso di una operazione durante la quale veniva praticata una mutilazione femminile, contando sulla consapevolezza che la maggior parte delle donne non aveva assistito a un evento del genere e che quando ne erano state soggetto passivo erano troppo piccole per ricordarlo in tutto il suo orrore (in Eritrea la mutilazione si pratica entro il quarantesimo giorno di vita). L’effetto è stato devastante tanto che la maggior parte delle donne ne è rimasta così sconvolta da giurare che da quel momento la sua vita sarebbe cambiata e che per nessuna ragione al mondo avrebbe lasciato fare una cosa del genere a una sua figlia. Questa strategia probabilmente è quella che ha realizzato l’obiettivo di individuare e scardinare un processo che in realtà vedeva poche donne o addirittura una sola donna all’interno di un villaggio o comunità capaci e quindi referenti per la attuazione di tale pratica, dalla quale peraltro traevano il proprio sostegno economico. Le altre donne non erano testimoni dirette di quello che avveniva alle loro figlie e la loro sofferenza veniva impersonalmente considerata un passo necessario e ineluttabile della nuova vita delle bambine. Utilizzando fondi raccolti allo scopo di sostenere le donne più svantaggiate si è potuto arrivare a una forma di aiuto economico a favore di quelle donne che abbandonando la pratica della mutilazione femminile nell’ambito del villaggio, rimanevano prive di mezzi di sostentamento. Il metodo usato è stato quello del microcredito attraverso il quale hanno potuto avviare piccole attività alternative a garanzia del loro futuro. Vari segnali incoraggianti hanno indicato nel corso di questi ultimi anni che è in corso in Eritrea un forte cambio di tendenza a riguardo delle mutilazioni femminili, ma solo il tempo e accurate statistiche potranno confermare i reali effetti di questo cambiamento epocale che gia prima della pubblicazione delle legge aveva fatto registrare negli ospedali un forte calo di ricoveri per le conseguenze derivanti dalla pratica delle mutilazioni. Tutto questo processo ha richiesto anni di lavoro e ingentissime risorse economiche e umane ma ha aperto la strada a una legge che suggella con autorevolezza un fondamentale percorso di emancipazione e giustizia nei confronti di tutte le donne eritree che non mancherà di rappresentare un esempio per tutta l’Africa. Stefano Pettini
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