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Articoli di Fabrizio
Gatti sull’Espresso
di Stefano Pettini
Roma 02
Ott. 09 - Questa mattina non ho potuto fare a meno di notare due
articoli pubblicati su
L’Espresso a firma di Fabrizio Gatti, intitolati Desaparecidos
d'Africa e Roma-Asmara Spa.
Chi è Fabrizio Gatti.
Fabrizio Gatti è un giornalista dell’Espresso che alcuni ricorderanno
per un articolo sull’immigrazione clandestina risalente a qualche anno
fa, realizzato fingendosi un migrante clandestino e seguendo la sorte di
molti profughi autentici dall’imbarco fino ai centri di detenzione
temporanea.
In questi due nuovi articoli invece, a differenza di quello
caratterizzato dalla sua audace iniziativa, il soggetto appare essere
assai confuso e non si capisce se il giornalista vuole attaccare
Berlusconi attraverso la demonizzazione del presidente eritreo Isaias
Afworki o se vuole attaccare l’Eritrea sparando a zero sul presidente.
Fatto sta che l’esile filo che collegherebbe Berlusconi a Isaias sarebbe
quello dei presunti affari edilizi in Eritrea di Paolo Berlusconi frutto
delle amicizie proibite del presidente, peccato che questi in realtà non
siano mai stati realizzati.
Eppure Gatti ce l’aveva messa tutta per compiere un lavoro coscienzioso,
secondo il suo stile, presentandosi al consolato eritreo di Milano sotto
le mentite spoglie di cassaintegrato per richiedere un visto turistico
per l’Eritrea, ma, scoperto immediatamente, tutto quello che era
riuscito a ottenere da parte del console Solomon Kinfe era stato
l’invito a presentarsi con le sue reali credenziali di giornalista e di
richiedere un regolare visto di lavoro. Offerta declinata.
Svanito l’effetto sorpresa il Gatti per realizzare il suo lavoro invece
di fare tesoro dell’intervista nel corso della quale il console aveva
voluto aggiornarlo dettagliatamente sulla realtà del paese, deve aver
pensato che non c’era altro da fare che cercare di farsi una idea di
come sia la situazione in Eritrea affidandosi a fonti di informazione
indipendenti, ma anche qui il destino era in agguato e la scelta degli interlocutori si è rivelato
un errore fatale tanto che i suoi articoli invece avere l'aspetto di una
onesta indagine giornalistica, trasudano dello stesso tipo
di becera disinformazione che caratterizzano quelli di Alberizzi, Farina
e Chierici, che evidentemente hanno fatto scuola, e delle farneticazioni
di un gruppuscolo di sedicenti di difensori dei diritti umani.
Con questo non voglio dire che non sia stata portata avanti da parte del
Gatti una indagine giornalistica scrupolosa, anzi con un giro di
telefonate ho potuto verificare che ha effettivamente preso contatti oltre che con il
consolato di Milano anche con molte delle parti citate nell'articolo
ricostruendo un quadro generale dei rapporti italo-eritrei dove sono
stati ben illustrati tutti i vari e proficui rapporti economici e di
cooperazione stretti fra il Governo eritreo e vari governi locali e
rappresentanti del mondo dell’imprenditoria italiana.
Allo stesso modo si può
affermare che negli articoli sono
stati riportati in maniera corretta tutti i recenti sviluppi in tema di
diplomazia fra Eritrea e Italia e fra Eritrea e Comunità europea, tuttavia
il risultato finale di tanto studio risulta essere un tale
inconcludente pastrocchio, condito di falsità e illazioni al limite della querela per
diffamazione, da domandarsi come sia possibile che una testata
giornalistica prestigiosa del livello dell’Espresso possa dare spazio a
lavori di tale mediocrità giornalistica.
A rendere ancora più comica e
cialtronesca tutta la questione c’è da dire che a corredo degli articoli
appare un breve filmato che rappresenta l’anticipazione di una versione
integrale che dovrebbe essere proposta fra qualche giorno. Una parte di questo
filmato è materiale girato in occasione di una manifestazione messa in
atto da un manipolo di manifestanti antigovernativi nei pressi del luogo
dove si svolgeva il festival dell’Eritrea, e mostra la pantomima di una
presunta aggressione ai danni di una attivista che il Gatti presenta in
uno dei suoi articoli come testimone e referente informata sulla
questione eritrea. La presunta aggredita appare addirittura soccorsa da
una amica che per nella azione concitata ha comunque trovato il tempo di
stendere un fazzoletto a terra per proteggersi pantaloni mentre si
inginocchiava.
Chiunque avesse avuto
ancora dei dubbi sulla reale condizione dell'informazione in Italia ora
ha disposizione due nuove opere sulle quali riflettere.
Stefano Pettini
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