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Ancora una lettera di Tomas a Marianna Jumbo Africa Blog - Scusate la risposta tardiva. Ho visto che dopo il mio commento–consiglio a Marianna il dibattito è continuato. A Marianna: mi fa piacere che tu cerca diverse opinioni in merito all’argomento (anche se credo che te abbia già vagamente preso una posizione sull’argomento) ed è segno della tua intelligenza. Sulle domande di riflessione che mi hai posto riguardo all’immigrazione non saprei spiegarti bene in quanto non sono un esperto di immigrazione internazionale. Però so qualcosa su quella eritrea degli ultimi 40 anni. Come ti ho scritto l’altra volta l’immigrazione è un fenomeno complesso. Io non ho detto che l’Eritrea è il paradiso in terra! – Ricordiamoci che stiamo parlando di un paese africano e non del Lussemburgo - Nessun eritreo dotato di minima intelligenza potrebbe sostenere il contrario. Ho detto che non credo che gli eritrei scappino dal regime dittatoriale infernale di cui si parla (“inferno a cielo aperto”). La situazione eritrea degli ultimi anni è molto critica ed è appesa ad una corda su un burrone: crisi economica interna ed esterna, famiglie in difficoltà, padri che possono vedere la loro famiglia solo se in congedo poche volte all’anno… Questa situazione è il risultato della tensione della corda. I giovani e adulti sono le fibre della corda. Senza il loro contributo e sacrificio la corda si spacca. Il governo eritreo sta cercando di fare da collante per questa corda.(chi c’è tra i due lati della corda?). I giovani che escono dall’Eritrea (quelli con cui ho parlato io) hanno paura che questa corda si spezzi e cercano una vita migliore, pensando che in Europa troveranno una vita più agiata. E’ diritto di ogni uomo cercare condizioni di vita migliori, lo facciamo tutti, anche ogni giorno nella vita quotidiana. I giovani eritrei di oggi emigrano come hanno fatto i nostri genitori 30 anni fa. Come allora non scappano perché perseguitati o torturati, ma per trovare una condizione migliore a quella pesante che stanno vivendo. La vita della stragrande maggioranza dei giovani in eritrea è durissima. IO NON SOSTENGO ASSOLUTAMENTE IL CONTRARIO! Però penso anche al perché la vita dei giovani sia stata così impostata e al perché a loro venga chiesto un sacrificio così grande. Io sto facendo una grande fatica a scrivere quello che sto scrivendo perché di solito non mi inoltro in discorsi del genere. Non mi inoltro in discorsi sulla vita delle persone. Mi posso rendere conto che magari le volontà di un giovane eritreo siano diverse da quelle di servire il proprio paese. Alcuni raggiunto un livello alto di sopportazione scelgono di lasciare il loro paese. Però c’è anche una grande parte che decide di rimanere a servire il loro paese e ciò gli fa onore (come in passato alcuni avevano deciso di emigrare e altri si erano arruolati nel movimento partigiano di liberazione). Con questo bisogna precisare che anche coloro che stanno lasciando il paese hanno servito il loro paese (almeno la stragrande maggioranza di loro) e questo gli è e gli verrà sempre riconosciuto (questo non lo dico solo io, ma anche lo stesso Afewerki e ogni membro del Governo). Il fenomeno dell’immigrazione recente eritrea credo sia un fenomeno complesso e definirlo come “fuga dalla dittatura infernale” è un po’ semplificativo e falso. Chi non conosce il mondo eritreo, la sua cultura, la sua storia passata e recente ama usare questo termine. A Hagos: rispetto la tua idea e il tuo parere. Devo però contestarti alcune cose. Il sig.Pettini ha il suo modo di pensare e lo esterna nel suo sito. Crede in qualcosa ed è giusto che voglia condividerlo con più persone. Che c’è di male? Qual è “la verità sotto gli occhi di tutti”? Riguardo alle persecuzioni religiose non credo che esistano in Eritrea. Se alcune persone si rifiutano di compiere il loro dovere civico a causa della loro religione questa non è persecuzione religiosa. Quest’ultima avviene se qualcuno è perseguitato per la semplice colpa di professare una religione. Questo in Eritrea non succede. Riguardo alla notizia sulle canonizzazioni dei preti non è stata trattata come notizia esclusiva, ma per rispondere ad una accusa precisa sull’argomento. A Eritrea Libera: non sono “fantomatico”, ma fatto di carne ed ossa. Non mi permetterei mai di affermare che non esistiate. Qualcuno a schiacciare i tasti sulla tastiera ci dovrà pure essere… Mi chiamo Tomas Ysehak (Kidane), ho 23 anni e studio Ingegneria Biomedica al Politecnico di Milano. Quello che ho scritto non è frutto della mia immaginazione, “Abboi Iseias” l’ho sentito con le mie orecchie! E parlando con persone che avrebbero potuto essere le più sincere possibili con me (e credo lo sono state) non mi è mai stato detto ciò che leggo dai giornali. Perciò preferisco credere a loro che a qualcun altro. Il fatto che io sia nato in Italia non vuol dire che io non sia eritreo. Qual è il posto che dici dovrei venire? Io non so cosa faccia tu, ma io da eritreo aiuto la mia gente e il mio paese nei limiti del possibile. Forse dovrei fare di più, chi lo sa? E forse sarebbe meglio che tutti gli eritrei (di diverse opinioni politiche) si uniscano per lavorare insieme…altrimenti non avremo più un Eritrea da amare. Come sempre ho scritto troppo. Scusate Tomas Commenta la notizia nel Forum Torna alla Home page
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