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Ahi, ahi, ahi, Maurizio
Chierici... 26 set. 09 - Oggi ho comprato il nuovo quotidiano di Travaglio e Padellaro, "Il Fatto Quotidiano". Indubbiamente un ottimo giornale, soprattutto per quanto riguarda i fatti di politica interna, come già ebbi modo di dire con un intervento nell'altro mio blog, Italia Socialista. Tuttavia le cose cambiano quando si deve parlare di politica estera. Travaglio, Padellaro e tutti i loro collaboratori sono uomini della cosiddetta "destra liberale", in molti casi persino apolitici. Spesso e volentieri hanno una conoscenza limitata dei problemi di geopolitica e di politica internazionale, nonostante la volontà di parlarne ai lettori. Beninteso, non gliene
faccio una colpa: lo stesso difetto si presenta, in modalità ben più
gravi, nel Corriere della Sera e in Repubblica, così come in tutti gli
altri giornali, e persino riviste specializzate come Limes e Le Monde
Diplomatique hanno tra i loro collaboratori personalità dal livello
qualitativo decisamente dubbio. Anche sullo "scudo stellare" fra Russia, Polonia, Repubblica Ceca e Stati Uniti non c'è stato alcun approfondimento, preferendo citare notizie scarse e fonti mai verificate. E non parliamo poi di quel che s'è detto a proposito dell'Africa. Insomma, sono centinaia gli esempi che potremmo citare per dimostrare come il giornalismo italiano (e non solo) sia decisamente composto da dilettanti allo sbaraglio oppure da grandi penne decadute, con un tremendo miscuglio di ignoranza e malafede. Si pensi, la cito come ultima chicca, all'Honduras: o non se ne parla o se ne parla solo per dirne bugie. Ma non è né di Honduras né di Russia né di Stati Uniti che oggi voglio parlare. Oggi voglio parlare dell'articolo di Maurizio Chierici pubblicato su Il Fatto Quotidiano, in cui si parla dell'Eritrea e del suo governo, presieduto da Isaias Afewerki. Devo dire che Maurizio Chierici, con quest'articolo, mi è ulteriormente caduto in disgrazia: beninteso, qualche cavolata l'aveva già scritta (qui c'è un elenco di alcune sue "malefatte giornalistiche" inerenti l'America Latina), ma in questo caso ha davvero superato sé stesso. E mi dispiace perché la biografia di Maurizio Chierici sarebbe tutt'altro che da disprezzare: in passato è stato davvero un buon giornalista, ma col tempo ha preso una brutta china. L'articolo di Chierici inizia subito male, citando tutto il consueto repertorio di finte accuse all'Eritrea, sbugiardate ormai da anni ma nonostante ciò sempre ripetute dai "grandi vecchi" del giornalismo italiano (Massimo Alberizzi del Corriere, che in passato su questo forum abbiamo già esaminato, insegna). Si parla di contatti personali con Berlusconi che però non sono esistiti, addirittura di una speculazione immobiliare a Massaua che sarebbe poi la ripresa della vecchia storia di villa Melotti ulteriormente strumentalizzata per l'occasione (villa Melotti, della quale Chierici intelligentemente evita di fare menzione, è stata effettivamente demolita ma non per le ragioni descritte dai giornalisti, bensì per una riqualificazione di tutta l'area parimenti demolita). Si torna a parlare della storia dell'ambasciatore Bandini, espulso secondo Chierici perchè "non gradito alla dittatura", in realtà perchè interferiva nella politica interna del paese e l'articolo 9 della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche prevedeva contro tali azioni proprio l'espulsione (ma Chierici ben s'è guardato dal dirlo). E' stata riesumata tutta la vecchia storia del lager, già tanto cara ad Alberizzi del Corriere della Sera, che non a caso Chierici considera una fonte di cui è assolutamente proibito dubitare. Non dice, Maurizio Chierici, che proprio il signor Alberizzi a lui tanto caro simulò a Mogadiscio un finto rapimento ai danni della sua persona per poter imbastire uno scoop-bufala contro l'Eritrea. E che sostenne con veemenza la voce diffusa dagli americani e poi dimostratasi del tutto infondata secondo cui in Somalia si trovassero 2000 soldati eritrei (di soldati ce n'erano eccome, ma etiopici). Chierici parla della lunga ferma militare a cui sono sottoposti i giovani eritrei, ma non spiega che ciò è dovuto al continuo stato di guerra provocato dall'Etiopia che, a 9 anni dal termine del conflitto, ancora continua arbitrariamente e in flagrante violazione degli accordi internazionali ad occupare ampie porzioni del territorio eritreo. Anzi, da questo punto di vista è sorprendente come Chierici riesca a fare un articolo sull'Eritrea senza mai citare, neppure di striscio, il potente vicino etiope: come se la dittatura di Zenawi e le tante guerre fomentate e portate avanti dall'Etiopia fossero solo il prodotto di qualche mente fantasiosa. Scrivere un articolo sulla situazione politica dell'Eritrea senza mai menzionare l'Etiopia è come scriverne uno sulla Georgia senza mai citare neppure una sola volta la Russia. Si arriva persino a raccontare che in Eritrea i religiosi sono tutti privati della libertà, manco ci fosse l'ateismo di Stato dell'Albania di Enver Hoxha: in realtà chiunque abbia visitato Asmara e il resto dell'Eritrea saprà che essa è piena di religiosi e le fedi sono tutte tollerate. Vi sono stati soltanto problemi con i Testimoni di Jehovah, negli anni scorsi, poichè si rifiutavano di fare il servizio militare e di riconoscere l'esistenza del governo e dello Stato, il che implicava da parte loro anche il rifiuto della cittadinanza; cosa che ha prodotto problemi con il rinnovo delle licenze di lavoro. Ma nessuno di loro è finito in galera, contrariamente a quanto affermato dai vari Chierici ed Alberizzi. In galera, e solo occasionalmente, sono andati i membri di frazioni fondamentaliste che ricevevano finanziamenti dall'estero a scopi terroristici. Mi sembra che in Italia e in tutto il mondo occidentale non ci si sia comportati diversamente; anzi, in certi s'è persino fatto di peggio (vedasi Guantanamo e le carceri segreti della CIA nell'Europa Orientale). Infine riemerge l'annosa questione dei "ministri epurati", di cui s'ignora che fine abbiano fatto. E' la vecchia storia del G-15 (di cui anche in questo caso Chierici evita di fare qualsivoglia approfondimento), un gruppo di ministri messi agli arresti dopo essere stati scoperti in "intelligenza col nemico". Tre di loro al momento degli arresti si trovavano all'estero e da allora non si sono più neanche fatti sentire come opposizione. Cosa succederebbe in America, se si scoprisse che un ministro tresca coi russi, i cinesi o i "comunisti sudamericani" di Cuba o del Venezuela? Presumo che lo si rivedrebbe dopo qualche mese con la tuta arancione dei carcerati a Guantanamo. Di recente hanno fatto proprio un film, negli Stati Uniti, in cui viene raccontata la caccia dentro la CIA ad una talpa pagata dai sovietici: pare che sia tratto da una storia vera. Il finale è abbastanza cruento. Credo che per farsi un'idea seria dell'Eritrea e del perché i nostri giornali seguitino a guardarla con tanto dilettantismo, la cosa migliore sia leggersi l'intervista rilasciata a Stefano Pettini da Yemane Ghebremeschel, Direttore dell'Ufficio Presidenziale e Portavoce Ufficiale del Presidente dell'Eritrea. da Riflessioni globali di Filippo Bovo Commenta la notizia nel Forum Torna alla Home page
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