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Africa e democrazia Stefano Pettini Credo che l’articolo “Africa. Democrazia e pace, dove?” firmato da Anna Bono, oltre a essere, forse volutamente superficiale e generico, si basi su presupposti sbagliati. L’errore fondamentale è quello di pensare alla democrazia intesa alla maniera occidentale come modello sociale risolutivo, esportabile e applicabile ovunque nel mondo. Nulla di più sbagliato soprattutto se ci si rivolge all’Africa, continente da sempre sfruttato e umiliato che ora si pretenderebbe di assimilare e omologare a modi di concepire la gestione politica e l’esistenza attraverso modelli che per innumerevoli ragioni di carattere storico e culturale non potranno mai coincidere con quelli occidentali. All’Africa viene continuamente negato il diritto di essere quello che è, nel bene e nel male, e le viene negata la libertà di autodeterminarsi secondo modalità che potremmo anche non essere in grado di capire fino in fondo e non condividere, ma che risultano perfettamente congeniali al suo modo di interpretare e regolare la propria esistenza. Peraltro quasi tutte le cosiddette democrazie evolute, che ora pretenderebbero di essere considerate come riferimento assoluto, hanno alle loro spalle guerre disastrose e sofferenze atroci, e nonostante i molti anni avuti a disposizione per crescere e consolidarsi stentano ancora a raggiungere una parvenza di equità e sicurezza sociale, che pure dovrebbero essere obbiettivi primari e mostrano i segni di pericolose derive terroristiche non dissimili da quelle che dichiarano di voler combattere. Un esempio per tutti la attuale amministrazione Usa che con il pretesto di voler esportare i suoi presunti valori di paese democratico e cavalcando l’onda di un sempre presunto rischio di terrorismo su scala mondiale, si è resa responsabile dei peggiori conflitti in corso. Limitandosi a osservare l’Africa Orientale l’amministrazione Usa ha destabilizzato la Somalia finanziando per anni i “Signori della Guerra” per poi inventare un governo somalo di transizione, tanto fasullo quanto privo di qualunque riconoscimento da parte della popolazione, al solo scopo di contrastare “Le corti islamiche” colpevoli di aver riportato la pace nel martoriato paese e dare una parvenza di legittimità all’invasione etiopica. Più a nord ha boicottato in tutti i modi il legittimo processo di demarcazione dei confini etiopico-eritrei al solo scopo di mantenere alta la tensione nell’area e dare soddisfazione alla dirigenza di Addis Abeba che si trova al potere solo grazie a pesanti brogli elettorali e alla sua alleanza, e ha tentato in tutti i modi di provocare divisioni interne in Eritrea e Sudan su base etnica e religiosa. La amministrazione Usa con questo modo di agire non solo non ha ottenuto il benché minimo risulto utile, ma ha causato ritardi enormi sullo sviluppo sociale ed economico dei moltissimi paesi africani nei quali si è trovata a voler agire. In definitiva più che paventare disastri e guerre imminenti, che appaiono dipendere solo dalle ingerenze esterne, occorrerebbe rimodulare la politica estera verso l’Africa in modo da venire incontro alle sue reali istanze di libero sviluppo, e liberarla dalle manovre interessate delle potenze straniere. Stefano Pettini Home page Leggi l'articolo originale
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