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Somalia, il nuovo
fronte dello scontro militare tra Etiopia ed Eritrea
Luca de Fusco, 6 ottobre 2006
Giungono dalla Somalia sempre più frequenti notizie
di scaramucce tra milizie delle Corti islamiche e milizie del Governo di
transizione insediato nella cittadina di Baidoa, nell’entroterra
collinare, che hanno visto le prime occupare senza serie difficoltà
l’importante città costiera di Chisimaio, prossima al confine con il
Kenya. E’ confermata la presenza dalla parte delle Corti Islamiche di
jihadisti asiatici e oppositori etiopici, oltre ad alcune decine di
consiglieri e istruttori militari inviati dal governo eritreo. Non
esistono ancora prove concrete di una più consistente presenza di
militari eritrei che invece, secondo il Governo transitorio, sarebbero
stati sbarcati settimane or sono in una zona a Nord di Mogadiscio.
Il Governo transitorio è protetto da vicino da diverse centinaia di
soldati etiopici e sono stati segnalati anche ugandesi. Queste truppe si
sono tenute generalmente fuori dalla mischia, ma non hanno potuto
impedire che un attentatore suicida si facesse esplodere nei pressi del
Parlamento di Baidoa senza però centrare l’obiettivo: il presidente
Yusuf è rimasto illeso. Continuano i giochi diplomatici fatti di
incontri, la maggior parte dei quali a Khartum, capitale del Sudan, di
accuse reciproche e veti incrociati.
Si è infatti molto parlato di un contingente africano sotto egida
dell’Unione Africana e dell’organismo regionale Igad che faccia
interposizione tra i contendenti, ma non si intravede ancora alcun
accordo in merito. Mentre gli organismi internazionali (che sono stati
così propensi a riconoscere l’anemico Governo transitorio) offrono lo
stesso desolante spettacolo del Darfur, la situazione evolve
gradualmente verso la creazione di due blocchi contrapposti e compositi
con nuovi attori che entrano in gioco. Dopo gli ugandesi anche i kenyoti
seguono con ansia gli sviluppi, che potrebbero avere conseguenze gravi
sul loro Paese.
Inoltre si è verificato in Ogaden, la regione dell’Etiopia abitata da
popolazioni somale, il primo scontro tra reparti dell’esercito regolare
etiopico, prontamente accorsi, e miliziani jihadisti infiltratisi dalla
Somalia. Si saprà molto presto se il governo di Addis Abeba userà questo
sconfinamento come pretesto per iniziare ostilità su scala più ampia.
L’evoluzione della situazione è preoccupante perché, a parte
l’espansione dell’area sotto il controllo delle Corti islamiche e dei
loro alleati, appare sempre più evidente che i due maggiori eserciti del
Corno d’Africa (Etiopia ed Eritrea) si sono inseriti nella situazione e
hanno la possibilità di trasformare la Somalia e buona parte
dell’Etiopia in un campo di battaglia.
L’Etiopia continua a ricevere aiuti economici americani sotto varia
forma, il che starebbe a indicare che verrà sostenuta anche in caso di
conflitto vero e proprio. Ma quello che secondo gli americani doveva
essere un fronte opposto alla nuova testa di ponte jihadista che si è
costituita in Somalia dovrà subire con ogni probabilità anche l’attacco
degli eritrei, il cui governo è furioso per la mancata soluzione del
contenzioso confinario con l’Etiopia e ha quindi tagliato i ponti con
quasi tutti i Paesi occidentali, coltivando rinnovati rapporti con il
Sudan e altri Paesi musulmani, condannando alla fame i propri cittadini.
Mentre ad Asmara scarseggiano alimenti, carburanti ed elettricità,
apparirebbe inverosimile un impegno militare in un Paese non confinante
come le Somalia, ma certamente la situazione risulterebbe più
comprensibile se si sapesse chi (Paese o individuo) ha finora pagato i
carichi di armi pervenuti per via aerea alle Corti islamiche tramite
l’Eritrea.
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Spazio a disposizione dei lettori di Pagine di Difesa per esprimere
il proprio pensiero su argomenti di politica internazionale e della
Difesa.
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Author |
Comment |
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Stefano Pettini

Oct 6, 06 - 3:24 PM |
Somalia Etiopia Eritrea
Non credo che la situazione in Somalia sia esattamente nei termini
descritti dal sig. Luca De Fusco.
In verità credo si possa affermare che in generale nessuno sia stato
in grado di fornire notizie ufficiali attendibili circa la reale
dislocazione di truppe etiopiche all’interno della Somalia e men che
mai prove documentate di ingerenze da parte dell’Eritrea.
In ogni caso credo che mai la Somalia potrebbe diventare terra di
scontro fra Etiopia ed Eritrea che se volessero avrebbero un comodo
confine comune per confrontarsi, teatro gia in passato di vicende
ormai note, ma eventualmente potrebbe succedere il contrario dal
momento che l’Eritrea si sta dimostrando un importante riferimento
per la promozione della pace nell’area dell’Africa Orientale.
Aggiungere poi alla fine dell’articolo quelle considerazioni sullo
stato dell’economia Eritrea mi pare assolutamente pretestuoso dal
momento le reali ragioni che impongono al paese tali disagi sono
note a tutti.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Franco Londei

Oct 6th, 2006 - 4:57 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Una premessa: lungi da me iniziare di nuovo con l’inutile tiritera
con il sig Pettini che rimane un noto estimatore di Isayas Afeworki
mentre io rimango un noto oppositore di questo crudele dittatore.
Vorrei però cercare di contribuire alla discussione riportando dei
fatti che alla nostra stampa non sono noti ma che in qualche modo
avvallano l’articolo del sig. De Fusco.
Partiamo dal mese di agosto 2006 quando vengono affondate due navi
eritree da un paio di MIG etiopi nel tratto di mare antistante
Gibuti. Inizialmente sembrava che dette navi trasportassero 3000
soldati eritrei verso la Somalia per poi scoprire che in effetti le
due navi trasportavano armi, munizioni e viveri per 3000 soldati
eritrei già stazionati a Mogadiscio (ergo i militari eritrei sono a
Mogadiscio fin dal mese di agosto) E’ cosa altrettanto nota che
anche miliari etiopi sono posizionati a difesa del governo
transitorio somalo (persino comunicati ufficiali delle Nazioni Unite
riportano la notizia).
Un’altra cosa ben nota è che l’Eritrea foraggia la diserzione di
interi battaglioni dell’esercito Etiope come nel caso eclatante del
Brigadiere Generale Kemal Gelchi che ha disertato con tutti i suoi
uomini (armi e logistica compresa) per andare a rinforzare il Fronte
di liberazione Oromo (OLF) e il Fronte di liberazione nazionale
dell’Ogaden (ONLF) ambedue basati in Eritrea e dalla stessa armati e
finanziati (è un mistero sapere come faccia….…forse). Quando dico
“foraggia” intendo non solo favorisce ma proprio finanzia tutto,
compresa la loro permanenza in Eritrea.
Quindi, per tagliare corto e per non sfociare nelle solite sterili
polemiche, il sig. De Fusco ha inquadrato una situazione reale e
pertinente, compresa la descrizione finale dello stato dell’economia
eritrea, ma soprattutto ha posto una domanda seria quando dice “chi
ha finora pagato i carichi di armi pervenuti per via aerea alle
Corti islamiche tramite l’Eritrea”. Su questo ci sarebbe veramente
tanto da dire ma siccome è in corso (proprio a riguardo) una
inchiesta in seno alle Nazioni Unite forse è il caso di tacere. Una
cosa è certa, cinque membri delle Nazioni Unite (Roger Carter,
Johnston Alaster Roy, Themba Joseph G., Greaves Benjamin Dominic,
John Anthony Dexter) che stavano indagando su questo sono stati
arrestati e poi espulsi dal governo eritreo con l’accusa di
spionaggio, non prima però di aver fatto un quadro della situazione.
Quindi, sig. De Fusco stia tranquillo che si sa chi e come porta
armi in Eritrea e si sa pure il perché. Diamo il tempo alla
giustizia internazionale di fare il suo corso. Come il buon Afeworki
ci insegna una guerra è sempre un affare per personaggi come lui e
se questa guerra non “sboccia” ai nostri confini ce ne andiamo a
farne una da un’altra parte.
Complimenti bel pezzo
Email:
francolondei@intnetdev.it |
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Stefano Pettini

Oct 6th, 2006 - 5:37 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Quando ho scritto che nessuna notizia a riguardo di una possibile
presenza di truppe eritree in Somalia è risultata mai supportata da
una benché minima prova documentata mi riferivo anche a quelle
riportate dal sig. Londei.
Parlare con leggerezza di ipotesi assurde come quelle di uno
spiegamento addirittura di tremila uomini, che se fosse vero
supererebbe l’impegno italiano in Libano del quale conosciamo bene
il costo e il dispiego di mezzi che ha richiesto, significa solo
fare demagogia.
Come sarebbe mai stato possibile trasferire un tale quantitativo di
soldati via mare se non si posseggono gli idonei mezzi navali o
addirittura attraverso un ponte aereo come paventato dal sig. Luca
De Fusco?
La celia poi dell’affondamento delle presunte navi eritree nei mari
prospicienti Gibuti come sarebbe mai potuto avvenire ad opera di Mig
etiopici non certo autorizzati ad operare su territorio sovrano di
un altro paese e come è possibile che una notizia di tale rilevanza,
se accertata, non abbia mai prodotto conseguenze ufficiali?
Se si vuole tentare un minimo ragionamento sul futuro della Somalia
occorre prima sfrondare un bel po’ quella foresta di assurde
illazioni che sono state diffuse dai soliti dispensatori di “verità”
a buon mercato e poi fare il punto di una situazione che al momento
risulta relativamente tranquilla rispetto a moltissimi altri
contesti dove l’intervento degli “esportatori di pace” ha gia fatto
danni rilevantissimi.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Franco Londei

Oct 6th, 2006 - 5:54 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Le notizie dall’Eritrea non filtrano mai e questo lo dovrebbe sapere
benissimo grazie anche agli “esportatori di verità” di Afeworki. La
storia delle navi è verissima e lei lo sa molto molto bene caro
Pettini, diciamo che segue la linea del suo presidente che è quella
di negare sempre e comunque e di descrivere una “verità” alla quale
credono lei, altre due o tre persone e qualche buon politico
italiano. I tremila soldati a Mogadiscio sarebbero certo troppi per
l’Italia ma non per il suo presidente e comunque la fonte è RADIO
DELINA che se non sbaglio trasmette dall’Eritrea.
Comunque qui mi fermo perché come ho già detto non ho nessuna
intenzione di iniziare un altro contenzioso con lei e con la polizia
politica di Afeworky. Il mio contributo in termini di notizie l’ho
dato. Lei sa benissimo come la penso e io so molto bene come la
pensa lei. Non tediamo gli utenti del forum con i nostri battibecchi
e lasciamo fare al corso della storia quello che c’è da fare,
oltretutto rischiando di andare fuori topic.
Cordialmente
Email:
francolondei@intnetdev.it |
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Ludo

Oct 6th, 2006 - 6:11 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Vi ringrazio, Signori, per aver evitato polemiche inutili. Vi
leggiamo sempre con interesse.
Domande:
esistono giornali locali in lingue da noi comprensibili?
Esistono siti web che rappresentano le forze in campo?
Esite, quindi, il modo per farsi una opinione nel tempo dalle
affermazioni 'autentiche' delle forze in campo?!
Email:
patrizioromano@galacmail.com |
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Stefano Pettini

Oct 6th, 2006 - 6:40 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Per completezza di informazione vorrei ricordare che l’Eritrea ha
sempre sostenuto il principio della autodeterminazione e della
autonomia come indispensabile per la soluzione dei problemi interni
dei paesi, riferendosi in special modo al Sudan e alla Somalia.
Il concetto si basa sul dato di fatto comprovato con l’esperienza
che ogni intervento straniero ha sempre portato ad un allontanamento
delle parti in lotta anziché rivelarsi propedeutico per un possibile
incontro di riconciliazione fra le parti attraverso la promozione di
negoziati e tavoli di incontro.
Il giorno 4 ottobre 2006 il Presidente Isaias si è incontrato ad
Asmara con l’Inviato Speciale del Segretario Generale delle NU per
la questione somala, Ambasciatore Francois Lonseny Fall, il quale
durante i colloqui ha dichiarato fra l’altro:
“… la posizione dell'Organizzazione (ONU) per quanto riguarda la
questione della Somalia è che nessuna forza militare dovrebbe essere
assegnata a quel paese poiché interromperebbe la prevalente relativa
sicurezza in Somalia. L'ambasciatore Francois Lonseny Fall ha
continuato spiegando che nessuna forza di mantenimento della pace
delle NU dovrebbe essere assegnata in Somalia. Ha aggiunto che le NU
non solo sostengono una soluzione completa al problema somalo, ma
che inoltre agirebbero per arrivare ad una conclusione.
Lodando il ruolo dell’ Eritrea e quello del Presidente Isaias in
particolare per la promozione della pace, la sicurezza e la
stabilità regionali, l'Ambasciatore Francois Lonseny Fall ha
dichiarato che il Presidente Isaias più di qualunque altro capo ha
una conoscenza vicina ed approfondita circa la questione somala e
che ulteriori consultazioni con lui sono di importanza
fondamentale…”
L’atteggiamento ufficiale delle NU evidentemente coincide con quello
proclamato dal governo eritreo ed è antitetico a quello adottato
dall’Etiopia, se risultasse vero che ha gia oltrepassato il confine
somalo, escludendo quindi l’ipotesi di un confronto eritreo-etiopico
in terra somala del quale l’Inviato Speciale per le NU non ha fatto
alcuna menzione.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Franco Londei

Oct 6th, 2006 - 6:58 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
“… la posizione dell'Organizzazione (ONU) per quanto riguarda la
questione della Somalia è che nessuna forza militare dovrebbe essere
assegnata a quel paese poiché interromperebbe la prevalente relativa
sicurezza in Somalia. (LA PREVALENTE RELATIVA SICUREZZA IN
SOMALIA?????)
Lodando il ruolo dell’ Eritrea e quello del Presidente Isaias in
particolare per la promozione della pace, la sicurezza e la
stabilità regionali, l'Ambasciatore Francois Lonseny Fall ha
dichiarato che il Presidente Isaias più di qualunque altro capo ha
una conoscenza vicina ed approfondita circa la questione somala e
che ulteriori consultazioni con lui sono di importanza fondamentale…
(LODANDO IL RUOLO DEL PRESIDENTE ISAIAS IN PARTICOLARE PER LA
PROMOZIONE DELLA PACE, DELLA SICUREZZA E LA STABILITA’
REGIONALI…..ecc.ecc.)
Ma dove le ha prese queste sig. Pettini dall’agenzia di stampa
ufficiale eritrea?
Ci mancherebbe solo mettere il futuro della Somalia nelle mani di
Afeworki.
Email:
francolondei@intnetdev.it |
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Franco Londei

Oct 6th, 2006 - 7:03 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Anzi pensavo una cosa: ma non sarebbe il caso di far dare una mano
ad Afeworki anche da Assan al-Turabi dato che ultimamente sono
diventati tanto amici? Accidenti però Turabi non è più in Eritrea,
se lo sono andati a prendere per le orecchie il diavoletto. Chissà
che chiedendo al Sudan non lo liberino. Sai che bello, Afeworki e
Turabi insieme. La Somalia sarebbe salva.
Email:
francolondei@intnetdev.it |
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Rocco
Oct 6th, 2006 - 10:10 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
per il sig. ludo,
forse lo conosce già, comunque ho trovato un articolo su
http://www.somalilandtimes.net/sl/2005/240/05.shtml
un quotidiano online del somaliland.
in esso si accenna all'invio di tre navi eritree con 1500 uomini
verso mogadiscio, ma non si fa menzione di alcun affondamento da
parte di aerei ostili.
saluti |
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Rocco
Oct 6th, 2006 - 10:18 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
http://www.banadir.com/index.shtml quotidiano somalo
http://news9.asmarino.com/ quotidiano eritreo (solo parzialmente in
inglese)
quotidiani etiopi:
http://www.addistribune.com/
http://www.capitalethiopia.com/archive/2006/October/week1/index.htm
http://www.ethiopianreporter.com/ |
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Stefano Pettini

Oct 7th, 2006 - 1:32 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Verso la fine di luglio il sig. de Fusco aveva scritto un articolo
dove si paventava un imminente disastro in Somalia a causa, a suo
dire, di una serie di segnali premonitori che lasciavano intendere
chiaramente che si sarebbe presto arrivati ad un nuovo fronte di
guerra nell’area dell’Africa Orientale.
Anche in quel precedente articolo, che non fu possibile commentare a
causa della sospensione estiva del forum, le ipotesi erano basate su
informazioni sommarie e presunte che non hanno mai trovato riscontro
oggettivo, ne allora e neanche ora che del tempo è trascorso.
Mi rendo conto che per chi non segua costantemente il succedersi
degli eventi in quella particolare area possa risultare difficile
ricomporre un quadro generale netto e libero da inutili pregiudizi,
eppure varrebbe la pena seguire gli sviluppi delle vicende che
riguardano quell’area geografica poiché riflettono bene le modalità
di intervento che hanno portato come conseguenza quello che sta
accadendo in molte altri teatri dove anche l’Italia sta partecipando
con il suo contributo.
Inizialmente si ingigantiscono notizie di focolai di guerra fra
fazioni o etnie o religioni, subito dopo si comincia a parlare di
terrorismo, pericolose formazioni di cellule del terrore pronti ad
espandersi anche in altri paesi, per poi arrivare a ipotizzare
imminenti interventi di truppe di paesi confinanti.
E’ indubbio che in questo contesto la guerra mediatica gioca un suo
ruolo ben preciso diffondendo ad arte mezze verità che facendo leva
sulle paure della gente comune arriva a far sembrare giustificato
ogni tipo di iniziativa e di ingerenza in quei paesi.
Questo tipo di attività si può riscontrare ovunque anche in alcuni
interventi “informati” che appaiono in questo forum dove fatti
oggettivi vengono trasformati in funzione di logiche distorcenti la
realtà, un esempio per tutti la affermazione che i cinque membri
delle Nazioni Unite (Roger Carter, Johnston Alaster Roy, Themba
Joseph G., Greaves Benjamin Dominic, John Anthony Dexter)
indagassero legittimamente su un presunto traffico di armi, cozza
con il fatto che queste persone facevano parte della UNMEE, e non
delle UN, che ha compiti completamente diversi da quelli di svolgere
inchieste di questo tipo che vengono invece svolte da apposite
commissioni di indagine ufficiali e ben definite.
Mezze verità che accostate a notizie come il dislocamento di ingenti
quantitativi di truppe in un paese addirittura neanche confinante o
le già citate illazioni su presunte minacce terroristiche, hanno il
solo scopo evidente di fare “rumore” e gettare le basi per la
formazione nell’opinione pubblica di una falsa sensazione di
pericolo che possa sdoganare come necessari e opportuni eventuali
futuri interventi di “pacificazione”, mai richiesti e assolutamente
non necessari.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Franco Londei

Oct 7th, 2006 - 2:52 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Devo ammettere che è commovente l’arroccamento su certe posizioni
tendenti a negare l’ovvio quando i fatti sono di fronte a tutti. Ma
tanto per chiarire alcune cose iniziamo a parlare dei fatti.
Il sig. Pettini (che va ammirato per l’estrema fedeltà che dimostra
al suo presidente Afeworki) fa una distinzione tra UNMEE (United
Nations Mission in Etiopia and Eritrea) e UN (United Nations) che
secondo lui ha compiti diversi, anzi si spinge oltre dicendo che
dipendenti del UNMEE non sono autorizzati a compiere questo tipo di
indagini (cosa peraltro non vera in quanto monitorare il traffico di
armi in paesi sotto embargo rientra nel mandato dato alla missione).
Il sig. Pettini dice in pratica che i cinque espulsi non dovevano
indagare, non dice però quello che hanno riscontrato o nega che ci
siano traffici illeciti di armi in Eritrea (illeciti in quanto
l’Eritrea è paese sotto embargo).
Chi segue costantemente l’evolversi della situazione in quell’area
(per lavoro) non si pone pregiudizi anzi, tenta di trovare una
soluzione che non è quella da lei ventilata con il post del 6
ottobre alle ore 6.40 PM che, quello si, era ricco di pregiudizi.
Addirittura avanzare l’ipotesi che l’ONU riconoscesse in Afeworki un
interlocutore affidabile in Somalia…… Avanti, siamo alle
dichiarazioni di regime modello vecchia URSS.
Ma il massimo si raggiunge quando si parla di complotto mediatico
(sig. De Fusco lei è un complottatore) con diffusione ad arte di
(cito testualmente) “mezze verità che facendo leva sulle paure della
gente comune arriva a far sembrare giustificato ogni tipo di
iniziativa e di ingerenza in quei paesi” . Ma santo cielo, siamo
alla paranoia pura.
Ora, abbiamo capito che i membri dell’ONU (secondo il sig. Pettini)
non possono indagare su violazioni dell’embargo da parte
dell’Eritrea, abbiamo capito che le mezze verità (e qui mi ha
meravigliato che non abbia negato decisamente) raccontate dai media
fanno parte di un complotto atto a screditare Afeworki e a inculcare
nella gente la paura dell’uomo nero tanto da giustificare un
intervento (magari armato) nell’area, abbiamo capito che in Somalia
non si combatte ma che anzi un interessamento di altri paesi che non
siano l’Eritrea (cito sempre testualmente) “interromperebbe la
prevalente relativa sicurezza in Somalia”.
Insomma, non abbiamo capito un bel nulla e per capire qualcosa ci
toccherà andare ad Asmara a fare un corso accelerato dal buon
Afeworki e magari potremmo pure imparare qualcosa riguardo al “vero
rispetto dei diritti umani”. A tal proposito consiglio la lettura
del pezzo apparso su Nigrizia intitolato “GULAG ERITREA” e firmato
da Solomon Mehari che tra le tante cose dice ““È angosciante dover
dipendere in tutto e per tutto dalle decisioni del presidente Isaias
Afwerki, che sta gestendo il paese e i suoi abitanti come se fossero
sua proprietà personale. Un Paese in cui i diritti umani sono
“scandalosamente violati” e dove sono inaudite le punizioni inflitte
ai disertori. Costoro vengono rinchiusi - ‘imprigionati’ è il
termine ufficiale - in container di ferro e lasciati al sole cocente
delle depressioni, con 40° di calore. Immaginate come si stia
all’interno di quei cassoni arroventati! E molti sono ragazzi di 18
anni. Per non parlare dei vari “campi di concentramento” sparsi per
il paese dove, “le torture, le sparizioni e le umiliazioni sono
all’ordine del giorno”. I loro nomi fanno accapponare la pelle agli
eritrei: Wia (30 km a sud di Massaua); Gelao (nord di Massaua); Adi
Abeto (5 km da Asmara); Adi Quala (80 km a nord di Asmara); Barentu
(210 km a nord di Asmara); Embatkala (40 km da Asmara); Dongolo (60
km da Asmara) e nell’arcipelago Dahlak””
Orbene, non se la prenda dott. De Fusco, lei come me, come Solomon
Mehari e come il 99,9% del resto del mondo facciamo parte di un
complotto mediatico e quello che raccontiamo è frutto della nostra
volontà di screditare persone per bene e di appropriarci….non so
bene di cosa. Un’altra volta si ricordi di non nominare l’Eritrea
nei suoi articoli, ci metta semplicemente una bella X quando la vuol
giustamente nominare come parte attiva in una crisi cosi non verrà
tacciato di essere un complottatore mediatico.
Email:
francolondei@intnetdev.it |
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Stefano Pettini

Oct 7th, 2006 - 5:01 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
In occasione dell’ incontro fra l’Inviato Speciale delle Nazioni
Unite per la questione somala Ambasciatore Francois Lonseny Fall e
Isaias Afworki è stata avanzata dal presidente eritreo la
candidatura del Sudan come possibile mediatore nella questione
somala, dal momento che quest’ultimo è membro dell’ IGAD, della Lega
Araba, e dell’Unione Africana e che prossimamente in Sudan si
terranno nuovi incontri fra il Governo di Transizione della Somalia
e l’Unione delle Corti Islamiche.
Non vero quindi che l’Eritrea si sia candidata come mediatore nella
questione somala.
A me non mi risulta vero neanche che l’Eritrea sia sotto embargo, ma
naturalmente poiché l’errore è sempre in agguato ho svolto una
veloce ricerca sul web e ho trovato queste due distinte
affermazioni:
“…Finita la guerra, viene rimosso l’embargo sulle armi imposto
dall’Onu ai due Paesi, i quali, si riarmano con l’acquisto di aerei,
mezzi pesanti, armi leggere, cannoni e munizionamento mentre
continua il contenzioso per il villaggio di Badme che l’Etiopia si
rifiuta di consegnare ad Asmara...”
“…On 15 March 1999 adopted the Council of the European Union Common
Position 1999/206/CFSP and imposed an arms embargo on Ethiopia and
Eritrea. This was extended until 31 May 2001 (2001/215/CFSP), at
which point it expired…”
Commentando l’articolo del sig. de Fusco ho voluto azzardare un
parallelo fra eventi già accaduti, come l’invasione dell’Irak che ha
fatto seguto ad una azione mediatica capillare basata su notizie
false, e la situazione in Somalia dove apparentemente si sta
nuovamente ricorrendo alla medesima strategia.
La nuova strategia di diffusione di notizie inventate ad arte è
stata gia più volte commentata anche in altri topic discussi in
questo forum e non è più una novità, ma si può contrastare
confrontando continuamente tutte le fonti di informazione
disponibili anche antitetiche fra loro.
Il nominato Solomon Mehari (in arte Filimon) per esempio è un
conosciuto agitatore antigovernativo che fa il suo mestiere
inquinando il web in lungo e in largo, seguo con passione le varie
diatribe in corso con i suoi connazionali di fede opposta e anche
questo serve per meglio comprendere gli argomenti nella loro
globalità.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Ludo

Oct 7th, 2006 - 5:31 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Grazie sig. Rocco,
almeno così avremo modo di seguire
la dialettica tra i due soloni
con un po piu' di critica.
Le informazioni online sull'area
decritte dal signor. Rocco:
quotidiano online del somaliland
quotidiano somalo
asmarino, quotidiano eritreo
quotidiani etiopi:
addistribune
capitalethiopia
ethiopianreporter
Email:
patrizioromano@galacmail.com |
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Franco Londei

Oct 7th, 2006 - 5:36 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Vede che allora ho ragione io!! Non abbiamo capito niente. Noi si
pensava che Afeworki fosse un dittatore sanguinario invece ora
scopriamo che non è assolutamente vero e che chi lo attacca è un
sobillatore nemico del popolo, che non è vero che i diritti vengono
calpestati “sistematicamente” e che tutto è frutto di una campagna
mediatica “mondiale”, che Amnesty International è un covo di
diffamatori e che in Eritrea prima viene il popolo poi gli interessi
del presidente. Grazie sig. Pettini di averci spiegato tutto questo.
Ora mi sento molto più tranquillo e informato. Ma guarda un po’ cosa
ti combinano questi sobillatori. Ho sprecato mesi e mesi di duro
lavoro per niente. Crede che se invito a casa mia Afeworki come fa
Berlusconi riuscirà a perdonare questa mia terribile colpa? Certo io
non ho una villa in Sardegna ne cantieri aperti a Massaua ma sa,
mica si può avere tutto dalla vita.
In merito invece all’embargo sulle armi mi sembra di ricordare (ma
non ne sono sicuro badi bene, sa con tutte queste false notizie) che
sia all’Eritrea che all’Etiopia sia stata negata la revoca
sull’acquisto di armi, chiaramente aggirata alla grande.
Per quanto riguarda il Sudan come mediatore della crisi Somala,
credo che abbia già i suoi bei problemini interni per, solo pensare,
di intervenire in un teatro così complesso. Questo si che è fumo
negli occhi distribuito ad arte.
Una ultima cosa (poi non interverrò più che sto partendo e poi siamo
andati già oltre): sarebbe così gentile da spiegare/ci per quale
recondito motivo ci sarebbe questa ipotetica congiura mediatica
verso l’Eritrea e la Somalia? Cioè, che motivi ci vede lei perché
tutto il mondo dice che Afeworki è un dittatore, che loschi motivi
vede nel avanzare l’ipotesi che Eritrea ed Etiopia stiano
intervenendo in Somalia? Forse che tutti si chiedono come cavolo
fanno a buttare soldi in un intervento militare quando i loro popoli
muoiono di fame?
Saluti
Email:
francolondei@intnetdev.it |
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Stefano Pettini

Oct 7th, 2006 - 7:42 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Non sono riuscito ad evincere una risposta chiara ed univoca sulla
presenza o meno dell’embargo sulle armi all’Eritrea nell’ultimo
intervento postato, eppure sarebbe interessante capire se quelle
persone espulse dall’Eritrea con l’accusa di spionaggio stessero o
meno svolgendo attività di indagine legittima o se veramente erano
andati oltre i limiti del proprio mandato.
Il messaggio in generale mi è parso confuso e leggermente
provocatorio forse proprio per non rispondere in maniera netta a ben
precise confutazioni.
Per chi è interessato agli approfondimenti vale appena la pena di
ricordare che tutte le fonti ufficiali sono facilmente reperibili su
internet, ma senza andare troppo lontano si può utilizzare il comodo
“Aree di crisi” messo gentilmente a disposizione di noi tutti
dall’Editore; inoltre attraverso i più comuni motori di ricerca si
arriva facilmente agli indirizzi dei principali giornali nazionali e
agenzie di informazione dei singoli paesi interessati.
Anche leggere quanto diffuso dalla “Propaganda di regime”, come
viene definita da alcuni la fonte ufficiale governativa, può essere
interessante e istruttivo, del resto si dice che se si vuole
conoscere bene un paese bisogna guardare la sua pubblicità.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Ludovico MassimoLancellotti

Oct 8th, 2006 - 2:36 AM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Scusate, signori, siete in diatriba.
Potreste fare il punto della situazione con uno schema dello
scenario sui punti in cui siete in accordo?!
Ad esempio le aree dove potrebbe essere ipotizzabile un attrito
maggiore, le posizioni a carattere generale delle varie tribù,
etc.?!
Eventualmente potreste inserire cartine e link che ci possono far
orientare?!
Insomma, l'abc di un argomento che conoscete approfonditamente?!
Email:
patrizioromano@galacmail.com |
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Stefano Pettini

Oct 8th, 2006 - 11:17 AM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Proviamo a fare una veloce analisi della situazione geopolitica del
corno d’Africa escludendo Gibuti che per dimensioni vive una realtà
avulsa dal contesto generale e quindi ininfluente sull’equilibrio
della regione.
L’Etiopia come è noto è da sempre un centro nevralgico intorno al
quale girano immensi interessi economici prodotti dal profluvio di
finanziamenti a fondo perduto che i paesi ricchi “generosamente”
offrono al paese nell’intento apparente di apportare benessere alla
popolazione, ma con lo scopo occulto di gestire a proprio piacimento
di quei fondi oramai distratti dalle casse statali e finalmente
disponibili.
Questo stato di cose non ha portato ad alcun cambiamento nella vita
quotidiana della popolazione, che continua a sopravvivere nella
miseria e nell’incertezza, e non ha nemmeno prodotto sensibili
miglioramenti nella gestione politica e democratica del paese che,
come ci hanno mostrato le cronache recenti, appare ancora più diviso
al suo interno da questioni etniche, culminata con la recente
progressiva presa di coscienza da parte della gente di etnia Oromo,
e politiche culminate con lo scandalo dei brogli in occasione delle
recenti elezioni .
In politica estera le cose non vanno certamente meglio e la ricerca
ossessiva di improbabili espansioni territoriali ha innescato, prima
la miccia del lungo conflitto con l’Eritrea per la questione dei
confini ed ora il riaccendersi dei dissidi con la Somalia, anche se
mascherati da guerra preventiva al terrorismo.
Il paese appare sull’orlo di un collasso interno che neppure la
forza degli interessi esteri riesce a contenere completamente. La
conseguenza è che, pur salvando le apparenze, in realtà sta
avanzando incontenibile un grave degrado sociale ed economico che
diverrà presto insostenibile con il rischio evidente che questo
produca effetti negativi in tutto il corno d’Africa.
Il Sudan, che a causa della sua posizione geografica ha una forte
influenza sulle questioni del corno d’Africa, a sua volta è stato
squassato da profonde lotte interne che hanno vanificato lo
sfruttamento delle ingenti risorse naturali del paese e prodotto
gravissime conseguenze sulla popolazione che solo recentemente e
grazie alla mediazione dell’Eritrea ha ricominciato a sperare in un
ristabilimento della pace. Naturalmente, nonostante tutto, la
potenzialità delle risorse del paese non è sfuggita alla attenzione
di quei “benefattori” che ora pur di non perdere alcuna occasione si
stanno adoperando per una invasione silenziosa ma incisiva
mascherata da soccorsi umanitari con in testa a tutti le immancabili
ONG.
Caso diverso e meno fortunato quello della Somalia che è stata
abbandonata a se stessa, dopo essere stata sfruttata per i più
diversi giochi ed interessi di potere, tanto che è praticamente
regredita al feudalesimo. Le faide etnico-religiose regolano con
alterne fortune la vita quotidiana di un paese ridotto ad essere lo
spettro di quello che fu in un tempo non molto remoto e i recenti
sviluppi del conflitto interno hanno portato al paradosso di un
fronte islamico moderato accusato di fomentare il terrorismo,
contrapposto ad un fronte violento e guerrafondaio ma cristiano e
legato a doppio filo all’america.
Se non altro in seguito a questo ribaltamento che ha visto le Corti
Islamiche prevalere sui Signori della Guerra la situazione si è
momentaneamente stabilizzata.
Anche la Somalia comunque vive con il peso del confine condiviso con
l’Etiopia e già in passato oggetto di una guerra sanguinosa, ma al
momento questo pare essere addirittura di secondaria importanza
rispetto al caos presente all’interno del paese che si appresta a
vivere il suo prossimo futuro nella incertezza più assoluta diviso
come è dalla mancanza di coesione etnica, religiosa e sociale.
Per finire c’è la piccola e ostica Eritrea che con la sua granitica
coerenza continua a dimostrare al mondo intero come rifiutando ogni
tipo di compromesso o allettamento e riuscendo a mantenersi al di
fuori delle competizioni etniche, sociali o religiose, riesca a
conservare la sua indipendenza e a proseguire imperterrita nella
realizzazione del suo programma sociale ed economico. La diplomazia
eritrea coerentemente con lo spirito del paese ha gestito fermamente
e con successo i momenti di crisi internazionale dando dimostrazione
di determinazione e capacità nonostante l’enorme differenza delle
forze in campo.
Il primo ricorso allo strumento dell’arbitrato internazionale si
ebbe in occasione della vertenza sulla giurisdizione delle isole
Hanish che era rivendicata sia dall’Eritrea che dallo Yemen. Il
verdetto fu favorevole a quest’ultimo e l’Eritrea in completa
adesione a quanto previsto dal verdetto stesso fece dietrofront e si
ritirò immediatamente e senza condizioni.
Il secondo ricorso all’arbitrato internazionale si è avuto a seguito
degli esiti della guerra di aggressione condotta dall’Etiopia e
anche in questo caso la diplomazia eritrea ha dato ampia
dimostrazione di autocontrollo, prima accettando che la Temporary
Security Zone imposta dalle NU fosse disposta interamente
all’interno del territorio eritreo e successivamente aderendo
immediatamente e senza condizioni al verdetto emesso dalla
Commissione Confini.
Gli anni successivi hanno dimostrato però che la fiducia riposta
dalla diplomazia eritrea nei rappresentanti e garanti del rispetto e
della applicazione della giustizia internazionale era stata mal
riposta e che tutto il suo impegno era stato ripagato con la
negazione di ogni suo diritto arrivando fino all’assurdo di veder
posto sullo stesso piano la sua legittima protesta, espressa con le
restrizioni agli spostamenti dei componenti la missione UNMEE e la
espulsione dal paese di alcuni di essi, e il molto più grave rifiuto
dell’Etiopia di aderire alle disposizioni della Commissione Confini.
Nonostante questa penosa situazione di “non pace non Guerra” la
azione della diplomazia non si è interrotta, ma al contrario ha
preso ulteriore vigore promuovendo e migliorando le sue relazioni
internazionali e arrivando, nel corso di importanti incontri ad
Asmara, al grande risultato della mediazione fra le parti in lotta
in Sudan ottenendo il cessate il fuoco.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Stefano Pettini

Oct 9th, 2006 - 5:51 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
La notizia diffusa dalla agenzia Ansa sulla nomina del sudcoreano
Ban Ki Moon a successore del Segretario Generale del Consiglio di
Sicurezza delle NU Kofi Annan, anche se deve essere confermata
ufficialmente dalla Assemblea Generale, è certamente una notizia
importante per i suoi possibili riflessi sulle questioni del Corno
d’Africa.
Kofi Annan è risultato troppo spesso coinvolto in amicizie personali
che hanno in qualche modo impedito il corretto funzionamento del
Consiglio di Sicurezza quando in discussione c’erano problematiche
riguardanti certi paesi africani.
Alcune delle risoluzioni adottate in occasione di importanti e
cruciali confronti fra certuni di questi paesi, come ad esempio la
famigerata 1640, rimarranno a testimoniare un periodo non limpido
della gestione Onu già comunque in crisi per altri motivi.
Non rimane che sperare che almeno dal punto di vista formale Ban Ki
Moon voglia tener fede agli impegni assunti e sottoscritti dal suo
predecessore e applicare la giustizia internazionale in maniera equa
e non seguendo il principio dei due pesi per due misure adottato da
Annan.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Stefano Pettini

Oct 12th, 2006 - 3:06 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Credevo che il sig. Londei fosse stato costretto ad abbandonare il
dibattito a causa di una improvvisa partenza di lavoro (così aveva
scritto), ma dal momento che intervenendo su altri argomenti ha
dimostrato di essere presente mi domando se la sua decisione di non
aggiungere ulteriori commenti non dipenda dal fatto che non sia in
grado di fornire risposte coerenti.
Il sig. Londei ha voluto comunicare a tutti i lettori del forum
notizie che neanche la stampa conosce, affondamento di navi,
movimento di truppe straniere in territorio somalo, indagini Onu su
presunte forniture di armi alla Somalia e per finire l’embargo
sempre sulle fornitura delle armi a carico di Etiopia ed Eritrea, ma
non ha voluto replicare alle semplici domande conseguenti le sue
affermazioni, rifugiandosi prima dietro al pretesto della mancanza
di tempo per questioni urgenti di lavoro e poi al più sbrigativo
“Credo che lei sia stato volontariamente ignorato (almeno per quanto
mi riguarda)”.
Non è questo un modo serio di replicare a semplici osservazioni su
un argomento così importante.
Come si può affermare e continuare a sostenere che Etiopia ed
Eritrea sono sotto embargo, che in Somalia si trovano addirittura
tremila soldati Eritrei, che sono state affondate due navi Eritree
in acque territoriali di Gibuti, quando tutto questo è falso?
Ho aspettato invano che passasse qualche giorno in attesa di
risposte, ma sembra che gettato il sasso …
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Franco Londei

Oct 12th, 2006 - 3:21 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Caro sig. Pettini
1) proprio non ero in Italia
2) non devo rendere conto a lei di quello che faccio
3) la smetta, intendo volontariamente ignorarla in quanto la
considero una persona di parte che nega le evidenze più evidenti
(scusi il gioco di parole) e quindi, non avendo tempo da perdere,
non mi interessa interloquire con lei. Siccome l’Italia non è
l’Eritrea qui lei non è in grado di imporre niente a nessuno
4) se lei si basa sui giornali per avere notizie dall’Eritrea sta
fresco
5) lei posti tutto quello che vuole, dichiarazioni ufficiali e tutto
il resto ma mi faccia la cortesia di non nominarmi più e di non
tirarmi in ballo nelle sue farneticazioni da regime.
6) Mi faccia la cortesia di evitare anche di scrivermi privatamente
Mi dispiace Generale ma non riesco a parlare correttamente con certa
gente. Chiedo scusa a tutti gli utenti del forum per questo mio
scatto d’ira.
Email:
francolondei@intnetdev.it |
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Stefano Pettini

Oct 15th, 2006 - 7:20 AM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Ieri 14 ottobre è stato firmato ad Asmara grazie alla mediazione del
governo Eritreo uno storico accordo di pace fra il Governo di Unità
Nazionale del Sudan e l’East Sudan Front.
Alla cerimonia erano presenti: il Presidente del Sudan Omar Hassan
Ahmed Al-Bashir e Ismail Omar Guelle di Gibuti, il primo Vice
Presidente del Sudan e il Presidente del Governo del Sudan del Sud,
Gen. Salva Kiir Miyardit, il Segretario Generale della lega araba,
Mr. Amr Mousa, così come molti rappresentanti di governi stranieri.
Durante i discorsi che hanno fatto seguito alla cerimonia della
apposizione delle firme all’importante documento è stata
sottolineata la volontà di proseguire il processo di pace intrapreso
nell’area dell’Africa orientale promuovendo mediazioni fra le parti
affinché si possa arrivare a soluzioni efficaci escludendo il
ricorso alle armi e l’invio di truppe da parte di paesi stranieri
che anziché essere di aiuto aggraverebbero ulteriormente i problemi
presenti.
Prossimamente in Sudan si terranno nuovi incontri fra il Governo di
Transizione della Somalia e l’Unione delle Corti Islamiche e questo
fondamentale accordo di pace firmato ieri ad Asmara potrebbe
costituire un importante precedente al quale fare riferimento per
interrompere quel processo che vede opporsi diverse fazioni che per
ragioni etniche o religiose sono impegnate in una lotta senza fine
che sta corrodendo la sicurezza dello stato fino alle fondamenta.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Stefano Pettini

Oct 28th, 2006 - 7:07 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Fra i titoli pubblicati oggi da Pdd ne appare uno si che riferisce a
spostamenti di truppe eritree lungo il confine con l’Etiopia.
La notizia inizialmente riportata da fonti ufficiali delle Nazioni
Unite parlava di uno spostamento di circa 1500 uomini lungo la
cosiddetta Temporary Security Zone, che come è noto è disposta
all’interno dell’Eritrea lungo tutto il suo confine con l’Etiopia,
ma successivamente fonti etiopiche hanno aumentato questa cifra a
10.000 unità denunciando nel contempo la illegalità di queste
manovre pur dicendosi non intenzionate a reagire militarmente.
Curiosamente l’Etiopia sembra aver dimenticato che in seguito alla
definitiva ed immodificabile sentenza emessa dalla Commissione
Confini incaricata dalle Nazioni Unite della demarcazione dei
confini fra Etiopia ed Eritrea, attualmente le sue truppe risultano
dislocate sia su molti territori a sovranità eritrea che lungo il
confine, e che questo costituisce non solo un impedimento alla
demarcazione così come sottoscritto in occasione dei patti di Algeri
del 2000, ma anche uno stato di assedio illegale in contrasto con le
leggi internazionali che regolano i rapporti fra le nazioni.
Altrettanto curiosamente anche il Consiglio di Sicurezza delle NU
sembra aver dimenticato qualcosa, ad esempio gli articoli che
riguardano le azioni punitive da intraprendere nei confronti della
nazione che avesse mancato di adempiere agli obblighi ed impegni
accettati e sottoscritti ad Algeri, come nel caso dell’Etiopia che
si è rifiutata di accettare ed applicare quanto imposto dalla
Commissione.
In realtà oltre alla mancata applicazione delle norme nonostante
siano passati più di quattro anni dalla pubblicazione della sentenza
si è arrivati ad una situazione di stallo e nulla è più cambiato con
la conseguenza che l’Eritrea non ha riavuto la disponibilità ne dei
suoi territori sottratti dalle NU per la TSZ e neanche di quelli
definitivamente assegnati al paese dalla Commissione Confini.
Nonostante l’Etiopia nel suo confronto con l’Eritrea abbia
assolutamente disatteso ogni norma di legge non sembra ci sia la
minima volontà di intraprendere i passi necessari neanche per
evitare che lo stesso accada anche in Somalia sebbene il primo
ministro etiope abbia gia chiaramente espresso le sue intenzioni.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Stefano Pettini

Nov 2nd, 2006 - 1:32 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Ho notato che il sig. Luca de Fusco è tornato a partecipare al forum
e quindi mi permetto di riproporre nuovamente una mia osservazione,
gia inserita in un altro post ora passato in seconda pagina, nella
speranza che la ragione del suo silenzio sia da attribuire alla
mancata lettura del mio commento al suo articolo.
…”Se posso permettermi una considerazione personale sono rimasto
piuttosto deluso dal fatto che al mio commento sull'articolo
riguardante Somalia Etiopia Eritrea non abbia fatto seguito alcuna
risposta da parte dell'autore sig. Luca de Fusco.
Posso accettare lo scarso interesse degli utenti del forum per
quanto concerne il problema Africa, che pure ci riguarda molto più
da vicino di certi altri argomenti, ma mi sarei aspettato almeno un
minimo di riguardo da parte dell'autore dell'articolo per le mie
credo sufficientemente argomentate considerazioni”…
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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Stefano Pettini

Nov 17th, 2006 - 6:31 AM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Alcune delle principali agenzie di stampa hanno riportato ieri una
notizia diffusa dalle Nazioni Unite secondo la quale Etiopia,
Eritrea, Egitto, Yemen, Libia, Iran, Gibuti, Arabia Saudita, Siria ,
Uganda e Hezbollah libanesi starebbero fornendo armi alle fazioni in
lotta in Somalia.
Questo va ad aggiungersi alle notizie diffuse nelle settimane scorse
da altre fonti secondo le quali gia da alcuni mesi ben tremila
soldati eritrei si troverebbero in territorio somalo per preparare
un attacco alle truppe etiopiche sfruttando presunte alleanze con
alcune fazioni somale da sempre in stato di tensione con
l’ingombrante e intemperante vicino.
Di tutte queste notizie nessuno si è mai peritato di fornire una
benché minima prova documentabile e le vicende della Somalia
rimangono avvolte in una cortina di nebbia mediatica dalla quale
periodicamente fanno capolino le smentite, dei rappresentanti delle
fazioni somale in opposizione, alle notizie di volta in volta
diffuse in occidente.
Quale sarà la ragione occulta che spinge alcune fonti ben
individuate a paventare periodicamente disastri imminenti in quella
regione dell’Africa sulla base di mai confermate illazioni di ogni
genere ?
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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carlo
Nov 18th, 2006 - 10:24 AM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Son stato un po' di giorni in Eritrea uqndo c'erano gli Italiani con
UNMEE ed ho potuto vedere e conoscre un po' quella terra e quella
gente. ne son rimasto affascinato.
Sento che dall'Eritrea vengono notizie di guerra, ostilità uffiviale
all'Italia ed agli Italiani, profughi a centinaia.
Evidentemente la situazione non è bella, al di là dei trionfalismi
ufficiali.
Mi dispiace che l'Italia ufficiale e privata non sia più presente in
Eritrea. |
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Stefano Pettini

Nov 18th, 2006 - 8:29 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
La missione Unmee aveva lo scopo di garantire lo svolgimento dei
lavori della Boundary Commission deputata alla realizzazione della
demarcazione dei confini fra Etiopia ed Eritrea.
Quando nel 2002 la B.C. ha emesso il suo verdetto finale e
obbligatorio l’Etiopia si è rifiutata di accettarlo nonostante si
fosse impegnata formalmente ad accettarlo quando nel 2000 ad Algeri
ha controfirmato, di fronte ai testimoni e garanti quali i
rappresentanti del Consiglio di Sicurezza delle N.U., quelli della
C.E. e molti altri, il documento denominato Accordi di Algeri.
Testimoni e garanti da parte loro non hanno fatto nulla per
applicare ne il verdetto della B.C. ne le sanzioni previste per gli
inadempienti come nel caso del “rifiuto” dell’Etiopia.
L’Italia non ha preso alcuna posizione ufficiale a fianco
dell’Eritrea affinché i suoi diritti venissero rispettati, ma al
contrario ha inviato a più riprese i suoi rappresentanti diplomatici
ad Addis Abeba allo scopo di rinnovare e rafforzare i rapporti di
amicizia e collaborazione fra Italia ed Etiopia, arrivando a
condonarle unilateralmente il debito senza chiederne in cambio
neanche la benché minima prova di meritare tante attenzioni.
Dall’Eritrea, nonostante questo atteggiamento apertamente illegale
di non rispetto delle leggi internazionali, non giungono affatto
notizie di guerra ma semmai di pace come nel caso dello storico
accordo fra il governo sudanese e i ribelli dell’est Sudan, firmato
ad Asmara grazie alla mediazione del governo eritreo.
E’ evidente quanto il paese soffra di questo stato di non guerra non
pace che soffoca l’economia e priva i giovani dei loro diritti alla
vita, ma di questo le responsabilità vanno ricercate nelle
gravissime e colpevoli omissioni delle “grandi democrazie
occidentali”.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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carlo
Nov 20th, 2006 - 10:26 AM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Non so commentare la prima parte del suo ultimo scritto.
So che nel 2002 ci fu una "arrestata" di alcune decine di personaggi
di alto livello che non concordavano col presidente eritreo.
L'ambasciatore italiano fu espulso per aver presentato un documento
di protesta a nome dell'UE.
Gli imprenditori italiani non hanno alcuna certezza nell'impiantare
atttività economiche.
I giovani si fanno anni di servizio militare e poi di lavoro
obbligatorio, contro la loro volontà.
Su tutte le barche di disperati che arrivano in Sicilia ci sono
numerosi eritrei.
Indubbiamente vari governanti italiani sono un po' assenti
dall'Eritrea, ma non farei il confronto con l'Etiopia. Ogni nazione
è un caso a sè. Capisco che gli Eritrei siano sansibili al confronto
con gli Etiopi, ma ripeto che ognuno ha una sua particolarità.
Comunque qualche autorità eritrea potrebbe ben venire in Italia in
visita ufficiale e privata.
Penso che potrei ospitarne, come segno di simpatia, qualcuno a
pranzo (ma io sono un basso livello senza poteri particolari).
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Stefano Pettini

Nov 20th, 2006 - 12:34 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
La prima parte del mio scritto è semplicemente una realtà oggettiva
e incontrovertibile che rimane alla base di ogni tipo di
considerazione nei confronti dell’Eritrea, dell’Etiopia e più in
generale del Corno d’Africa.
Nel 2002 lo spirito stesso della legalità internazionale è stato
tradito consentendo all’Etiopia di violarlo impunemente senza che i
responsabili del rispetto delle leggi internazionali muovessero
alcun passo per impedirglielo.
Per questa ragione Etiopia ed Eritrea rimangono ancora legate fra
loro ed è impossibile parlare dell’una senza coinvolgere anche
l’altra.
La mancata adesione dell’Etiopia alle decisioni della Bondary
Commission associato al permanere delle sue truppe su territori a
sovranità eritrea ha provocato una serie di conseguenze gravissime
che hanno costretto il governo di Asmara ad adottare misure severe
di protezione della integrità territoriale e della indipendenza
stessa del paese.
Fra queste misure eccezionali e transitorie ci sono la mancata
applicazione della costituzione, il prolungamento del servizio
militare a tempo indeterminato e alcune speciali regolamentazioni
riguardanti gli spostamenti degli stranieri nel territorio
nazionale.
A causa di gravi e perduranti irregolarità il governo eritreo ha
anche dovuto regolamentare l’afflusso delle Ong e delle altre
organizzazioni umanitarie secondo un criterio più selettivo, ma
questo non ha impedito al paese di stringere importanti
collaborazioni sia sul piano umanitario sia su quello più
strettamente commerciale con innumerevoli partner stranieri fra i
quali alcuni imprenditori italiani.
Indubbiamente l’Eritrea non è un paese ben disposto nei confronti
dei “furbastri” e tentare di applicare in quel paese metodologie
commerciali da avventurieri, che qui da noi costituiscono la
normalità, è decisamente sconsigliabile.
In assoluto il problema principale dell'Eritrea, da quel punto di
vista, è la indisponibilità della mano d’opera necessaria per
avviare qualunque tipo di ripresa economica poiché la priorità al
momento è quella di proteggere i confini minacciati tanto
dall'Etiopia quanto e forse di più dall'assoluto disinteresse della
opinione pubblica internazionale.
Del resto con una popolazione totale al di sotto dei cinquemilioni
chi se dovrebbe occupare della sicurezza nazionale?
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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carlo
Nov 20th, 2006 - 1:00 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
esimio signor Pettini,
mi piace la sua convinzione nel difendere l'attuale status
dell'Eritrea. Non so se ella sia Eitreo, Italiano, Italiano che vive
in Eritrea, ma ciò non conta.
Credo invece che sarebbe bene che, visto che la situazione
internazionale è incancrenita, e di converso quella nazionale ne
risente grandemente, che si provi a percorrere strade diverse.
capisco che un popolo che ha duramente combattuto per anni sia
pronto a combattere per altrettanti anni. Mi domando però se sia
giusto che le autorità non provino una via diversa. Io
personalemnete sono contro la modernizzazione forzata e
l'americanismo imperante, ma anche mi rendo conto che la popolazione
soffre, prova ne siano le centinaia di profughi, che affrontano
pericoli gravi per venire qui. Evidentemente la situazione in
Eritrea dev'esser drammatica. Non è possibile che chi, dentro
l'Eritrea, la pensa diversamente non abbia qualche ragione su
qualche aspetto particolare ? Forse la democrazia occidentale è
troppo ma un maggiore coinvolgimento di più persone sarebbe
positivo.
Capisco la difesa della Patria, ma siamo sicuri che l'Etiopia voglia
attaccare ? Non è possibile un modus vivendi ? Ero ad Asmara nei
giorni gioiosi delle feste per i 10 anni dell'indipendenza. Non era
forse bella Asmara allora ? |
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Stefano Pettini

Nov 20th, 2006 - 2:21 PM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Qualunque paese perché sia tale deve avere certezze sul rispetto
della sua sovranità territoriale e della sua indipendenza.
L’Eritrea ha pienamente aderito a quanto disposto dal Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite e dai paesi Garanti che in occasione
degli accordi di Algeri hanno esautorato i governi di Etiopia ed
Eritrea in merito alla demarcazione dei loro confini comuni
affidando ad un verdetto arbitrale definitivo e immodificabile, la
decisione finale.
Da quel momento non è più esistito alcun margine di ulteriori
trattative fra i due governi ai quali non è rimasto altro che
attendere i risultati della commissione e attenervisi pena il
ricorso ai meccanismi di penalizzazione previsti a carico degli
inadempienti.
Al momento l’Eritrea si ritrova con truppe etiopiche all’interno di
alcuni territori a sovranità nazionale, si ritrova privata di tutta
la Temporary Security Zone interamente dislocata all’interno dei
suoi territori sovrani e ancora occupata, dopo più di quattro anni
dalla emissione del verdetto, dalle forze della Unmee, e senza che
il confine sia stato demarcato.
E’ chiaro il concetto che il verdetto sui confini è immutabile per
decisione stessa delle NU e non per cattiva volontà del governo
eritreo o sussiste ancora qualche dubbio in proposito?
Dovrebbe essere oramai chiaro a tutti che il governo eritreo ha
accettato tutte le decisioni adottate dagli organismi internazionali
quali: la commissione di arbitrato per la vertenza Yemen-Eritrea sul
possesso delle isole Hanish, la Commissione Reclami Etiopia Eritrea
e la Commissione Confini Etiopia Eritrea, senza alcuna condizione.
L’Etiopia si è rifiutata di riconoscere il verdetto sui confini, ha
impedito che questi venissero demarcati e continua a tenere
dislocate le sue truppe lungo il confine con l’Eritrea e all’interno
di alcuni dei suoi territori.
A fronte di tutto questo esiste una sola ragione per la quale
l’Eritrea dovrebbe modificare il suo atteggiamento?
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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carlo
Nov 21st, 2006 - 8:35 AM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Non credo che l'Eritrea debba modificare le proprie posizioni nel
contenzioso con l'Etiopia ma DEVE modificare la propria politica
interna a favore dei suoi cittadini.
Credo che tanti in Italia, per i motivi più diversi, sarebbero lieti
di dare un contributo più o meno rilevante alla rinascita e crescita
dell'Eritrea, ma con la nostra mentalità è necessario che ci siano
dlele condizioni minime.
cordiali saluti |
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Stefano Pettini

Nov 21st, 2006 - 9:57 AM |
Re: Somalia Etiopia Eritrea
Una gran quantità di italiani offre il suo concreto e silenzioso
contributo alla gente eritrea nel pieno rispetto delle sue esigenze
e dei suoi programmi e di questo gli eritrei non mancano mai di
ringraziare.
Altro discorso è quello di voler entrare nel merito di dinamiche
interne al paese che non possono essere sottoposte a giudizi da
parte di chi dall’esterno non può essere in grado di valutarne
neanche i contorni.
Oltre a questo a me pare paradossale che si possa proprio noi
italiani dare lezioni di coerenza sociale e politica, quando
dovremmo essere semmai noi ad andare in quei paesi per imparare di
nuovo il significato di valori come dignità e umanità.
Quel suo “deve” scritto in maiuscolo la dice lunga su quanto
sbagliato sia l’approccio ad una problematica che viene sempre
affrontata con supponenza e superiorità, negando a quel paese i più
elementari diritti di rispetto della legalità.
E’ di questi ultimi giorni l’ennesimo tentativo da parte delle
autorità preposte alla demarcazione dei confini di venire meno ai
loro impegni proponendo soluzioni apertamente in contrasto con
quanto loro stesse hanno sottoscritto, e ufficializzato con un
verdetto immodificabile, e quindi illegali.
Gli eritrei stanno soffrendo a denti stretti da più di quattro anni
solamente a causa delle inadempienze delle cosiddette “società
democratiche” non certo per perverse volontà governative, se
l’Italia volesse veramente aiutare l’Eritrea nel rispetto della
giustizia e del diritto internazionale dovrebbe prendere una
posizione netta affinché la norma di legge sia rispettata,
altrimenti è meglio che taccia e si astenga dal voler dare lezioni
di democrazia.
Stefano Pettini
Email:
stefanopettini@libero.it |
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carlo

Nov 21st, 2006 - 10:28 AM |
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