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Quando la solidarietà 07/06/2009 - Sei un operatore umanitario internazionale in missione in un campo profughi africano. Contribuisci a distribuire alle vittime della guerra cibi e medicinali. Ma i militari s’inventano tasse su tutto ciò che fai arrivare: riso, farmaci, protesi, tende. O derubano i profughi. Con i profitti acquistano armi che prolungano e peggiorano la guerra. Che soluzione prendi? Rimani neutrale e continui a fare
il possibile per le vittime o decidi che i principi della Croce Rossa in
quelle condizioni non valgono più e te ne vai? Con interrogativi come
questi, che coinvolgono scelte etiche, entra subito in medias res, fin
dalla sua prima pagina, un libro nuovo, che ancora non era stato
scritto, coraggioso e disincantato, trasgressivo e demistificatorio:
L’industria della solidarietà, della giornalista olandese Linda Polman,
impressionante reportage sugli aiuti umanitari nelle zone di guerra
(Bruno Mondadori, 214 pp. 16 euro). Impietoso è il racconto di come
molte organizzazioni umanitarie, che ricevono finanziamenti dai vari
governi, prosperino grazie alla politica degli aiuti. Dopo l’11
settembre Iran e Afghanistan sono tra i più grandi beneficiari dell’Official
Development Aid dell’Ocse, ma Polman racconta che a Kabul centinaia di
operatori umanitari si riuniscono nei night più alla moda «per bere vino
e cocktail o sguazzare nella piscina accanto al bar». Titolo: L'industria della solidarietà
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