Quando la solidarietà
diventa un'industria

07/06/2009 - Sei un operatore umanitario internazionale in missione in un campo profughi africano. Contribuisci a distribuire alle vittime della guerra cibi e medicinali. Ma i militari s’inventano tasse su tutto ciò che fai arrivare: riso, farmaci, protesi, tende. O derubano i profughi. Con i profitti acquistano armi che prolungano e peggiorano la guerra. Che soluzione prendi?

Rimani neutrale e continui a fare il possibile per le vittime o decidi che i principi della Croce Rossa in quelle condizioni non valgono più e te ne vai? Con interrogativi come questi, che coinvolgono scelte etiche, entra subito in medias res, fin dalla sua prima pagina, un libro nuovo, che ancora non era stato scritto, coraggioso e disincantato, trasgressivo e demistificatorio: L’industria della solidarietà, della giornalista olandese Linda Polman, impressionante reportage sugli aiuti umanitari nelle zone di guerra (Bruno Mondadori, 214 pp. 16 euro).

Dal Biafra al Ruanda, dall’Eritrea al Darfur, dalla Somalia all’Etiopia, dalla Sierra Leone al Sudan meridionale, in tutti i paesi, anche asiatici, non solo africani, battuti e lacerati da guerre, dittature, carestie, fame, l’autrice costruisce sul campo una straordinaria inchiesta, documentando con nomi e date gli errori e le ingiustizie che i paesi occidentali e le Nazioni Unite hanno compiuto nella distribuzione di aiuti umanitari secondo logiche burocratiche, il cui senso è stato così malinconicamente riassunto da John Graham di Save the Children: «Se non hai bambini affamati da far vedere non ricevi fondi».

Impietoso è il racconto di come molte organizzazioni umanitarie, che ricevono finanziamenti dai vari governi, prosperino grazie alla politica degli aiuti. Dopo l’11 settembre Iran e Afghanistan sono tra i più grandi beneficiari dell’Official Development Aid dell’Ocse, ma Polman racconta che a Kabul centinaia di operatori umanitari si riuniscono nei night più alla moda «per bere vino e cocktail o sguazzare nella piscina accanto al bar».

Il caso più scandaloso si verifica in Nigeria nel 1967, quando Ojukwu proclama il Biafra (provincia petrolifera) repubblica indipendente, provocando una guerra civile in cui non avrebbe speranze, non fosse per gli aiuti che contratta personalmente e che gli arrivano su aerei che carica anche di armi e munizioni. Fedeli al principio di neutralità e non intervento, le organizzazioni umanitarie contribuirono di fatto a prolungare la guerra e a produrre quella fame per la quale nelle case occidentali tante madri ammonivano i figli: «Pensa ai bambini del Biafra!».

Alberto Papuzzi- la stampa.it

Titolo: L'industria della solidarietà
Autore: Linda Polman
Traduttore: L. Pignatti
Editore: Mondadori
Pagine: 214
Prezzo: 16 euro


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