Mortalità infantile dimezzata, ma non fa notizia
di Aldo Forbice


23/01/2008 - Si sa che nei media le "buone notizie" vengono trascurate perché "non fanno notizia". Questa volta però ce l'ha data l'Unicef nella presentazione annuale del Rapporto dell'infanzia nel mondo 2008.

Per la prima volta negli ultimi 20 anni la mortalità dei bambini di età inferiore ai cinque anni si è dimezzata, passando da circa 20 milioni, nel 1960, a circa 10 milioni nel 2006. È una buona notizia che ci è stata nascosta da quasi tutte le organizzazioni di tutela dell'infanzia, non sempre in buona fede.

Pubblicizzare che milioni di bambini, soprattutto nei paesi del Terzo e Quarto Mondo, muoiono di fame, di dissenteria, di colera, malaria e di Aids fa "più notizia": può servire anche per promuovere una più generosa raccolta fondi, impiegata per realizzare progetti di assistenza e di intervento alimentare, sanitario e di formazione scolastica, ma certo (soprattutto per le ong meno rigorose e motivate) anche per finanziare le strutture di "volontari" (impiegati, funzionari, collaboratori, consulenti, sedi, spese di viaggi, ecc.) delle numerose ong.

Fra i paesi che hanno registrato maggiori progressi, la Cina (la mortalità è scesa da 45 nel 1990 a 24 nel 2006 su ogni 1000 nati vivi, segnando una riduzione del 47%) e l'India, dove la mortalità infantile è calata del 34%.

Questo però non significa che non esista più una "questione infanzia" anche perché nel mondo continuano a morire in media, ogni giorno, più di 26 mila bambini sotto i cinque anni. E poi è necessario valutare il numero altissimo di Paesi molto lontani dal quarto obiettivo di sviluppo del millennio (Osm4, che prevede la riduzione di due terzi della mortalità infantile entro il 2015).

Si tratta dei paesi del Medio Oriente, Nord Africa, Asia meridionale e Africa sub-sahariana. Di quest'ultima area solo tre paesi si trovano sulla via del raggiungimento dell'obiettivo 4: Capoverde, Eritrea e Seichelles.

In altre parole per quel traguardo bisognerà contenere il tasso globale di mortalità infantile 31 su 1000 nati vivi: ora il tasso globale è di 72 su 1000 (2006), anche se si è ridotto del 23% rispetto al 1990. Da questi dati si può avere un'idea del lavoro da fare soprattutto in Africa. Infatti, dei 62 paesi che hanno fatto progressi insufficienti, quasi il 75% sono africani.

E giustamente il direttore generale del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, Ann.M.Veneman, sottolinea la necessità di "un impegno condiviso". Fra gli obiettivi da perseguire, quelli dell'ampia adozione di interventi sanitari di base (compreso il tempestivo allattamento al seno), «la vaccinazione, l'integrazione della dieta con vitamina A e l'uso di zanzariere per prevenire la malaria».

Ci sembra molto positivo che l'Unicef diventi sempre di più una "casa di vetro", che ricerchi alleanze con tutte le istituzioni e le altre associazioni per il comune obiettivo di tutelare più efficacemente l'infanzia.

da Il Tempo.it


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