Le Madri eritree: la vetta più alta
di orgoglio e costanza

Hidru Zerea  16 giu.2008  - E' impossibile spiegare l'eroismo delle madri eritree in poche parole. Sono maestre di patriottismo. Hanno lottato per l'indipendenza, hanno inviato i loro figli al fronte e altri ne hanno preparati. Potenziando le loro organizzazioni, le donne si sono attivate in operazioni interne durante le fasi difficili della rivoluzione. Hanno passato messaggi, raccolto e salvato documenti ed esplosivi, dato rifugio ai combattenti e partecipato direttamente alle operazioni militari rivoluzionarie. La storia ha registrato tutto questo.

Molte di loro sono state sottoposte a pene detentive, a percosse e a patimenti mentali e fisici. Molte altre sono state uccise durante le operazioni rivoluzionarie.

Le donne eritree sono state la spina dorsale della rivoluzione. Hanno inviato i loro ragazzi ai campi di battaglia senza nemmeno sapere la sorte dei precedenti. Anche se sapevano che la morte o l’invalidità potevano coglierli, hanno inviato i loro figli prediletti per l'obiettivo, la rivoluzione.

Eritrea è ora indipendente, rispettata e paese sovrano perché le donne hanno svolto un grande ruolo ponendo la questione dell’indipendenza sopra a tutti gli altri desideri personali.

"Non potrete mai ottenere ciò che desiderate senza rinunciare a ciò che vi piace" dice Abrehet Ali, madre di quattro martiri che vive in Elabered nell’area di Anseba.

Abrehet ha detto che non si è mai lamentata per la morte dei suoi figli, piuttosto sente orgoglio e coraggio per il rispetto della società per essere la madre di eroi. Ella è grata per l'aiuto provvisto dal governo.

Il nemico la ha torturata, ha preso il suo bestiame e distrutto la sua proprietà per aver inviato i suoi figli a combattere. Ha detto che si sente orgogliosa dei progressi di sviluppo portati dal “martirio” dei suoi ragazzi e dei loro compagni, come conseguenza della loro morte.

Kibrom Tesfaslasie morì 1n Embaderho nel 1978 e Gilazgi Tesfaselassie in Hidak nel 1979. Ha detto che usava visitare il suo altri ragazzi Hagos Gebreyohans e Fisehaye Tesfaslassie mentre andavano al fronte, fino alla fine del 1980. Incontrarli aumentava il suo coraggio e l’amore per la nazione.

Ricorda che i suoi figli la hanno detto: "Sapendo di poter morire nella lotta per la nostra vittoria, hai la responsabilità di trattare ognuno di quelli che torneranno come tuo figlio e figlia."

La morte è la fine della vita. Anche se è amaro, il martirio è l’espressione di un amore senza limiti, trattandosi di un prezzo pagato affinché altri vivano. Dopo tutto la bandiera sventola a indicare che la speranza dei martiri è divenuta realtà.

Diremo sempre: "gloria eterna ai nostri martiri" perché hanno vinto oltre la morte. Questo è il motivo per cui il giuramento in nome dei martiri ha più potere. Le famiglie dei Martiri dovrebbero essere orgogliose e rispettate.

Ferej Osman vive nell’area di Hamelmalo ed è madre di due martiri. Parlando del loro martirio dice: "I miei figli come altri sono morti per il loro popolo. Ci sono stati molti bambini e donne uccisi in luoghi chiamati Una e Beskedira. Abbiamo visto molte cose terribili. Per questo sono orgogliosa della morte dei miei figli. E' un bene che non siano fra quelli uccisi e macellati nelle strade o nelle loro case".

Il suo figlio più anziano Esmael Hamd è morto nella lotta per l'indipendenza e il più giovane Abderhim Hamd  proteggendo la sovranità del paese durante la guerra contro i Woyane.

Le due donne esemplari e le loro famiglie rappresentano l'elevato prezzo pagato per portare la libertà e la sovranità e, dall'altro lato, la fermezza e l’orgoglio delle donne eritree. Per questo noi eritrei abbiamo un alto senso di responsabilità. Nel corso dell’ultimo mezzo secolo, la nostra cultura nazionale ci ha insegnato a non inginocchiarci agli stranieri.

E’ un fatto recente, accaduto durante gli anni dello sviluppo, come tutti, le donne in particolare, hanno reagito alla inaspettata invasione dei Woyane e dei loro alleati.

Un altro evento che hanno dimostrato il coraggio delle donne è la denominazione ufficiale dei martiri nel giugno 2003 dopo la fine dell'accordo di Algeri e la sconfitta dei Woyanes.

Le nostre madri hanno affrontato l'amarezza della morte dei loro figli con coraggio, non con le lacrime. Dal momento che non è facile la morte di un ragazzo, hanno pianto. Ma sono state lacrime di coraggio.

Nel corso dell’Annuncio di martiri in Elabered, funzionari di governo, leader religiosi e gli anziani si sono adoperati per confortare le famiglie. In quel momento amaro le madri hanno pianto.

Abrehetstando in fronte alla gente ha dichiarato: "Ascoltatemi se non fosse stato per la morte dei nostri figli, il dergue non avrebbe lasciato nessuno  respirare. Tutti ricordiamo come siamo stati in tensione fino alla indipendenza a maggio. Noi tutti siamo in grado di immaginare cosa avrebbero fatto i Woyane se non fosse stato per la morte dei nostri figli. Il pianto è solo per gli sconfitti, dovremmo essere orgogliosi della nostra vittoria". Tutti allora hanno smesso di piangere.

Abrehet ha un figlio martire. In aggiunta a questo, il suo figlio più giovane Dawit Mehari è stato in guerra ed è ora in servizio nelle forze di difesa eritree.

La cultura della difesa e il coraggio sono le nostre attuali eredità nazionali. La nostra identità nazionale si fonda su solide basi. Dobbiamo curare la cultura che è una assicurazione per la nostra esistenza, lo sviluppo e maggiore responsabilità, lasciateci dai nostri martiri.

Abrehet non ha nipoti, ma la consola che l'indipendenza è il frutto. Lei non  nega la sua preoccupazione per gli sbagli di alcuni irresponsabili cittadini. Ha detto: "Il mio augurio è che la morte dei nostri figli porti vera pace e giustizia. Mi sento male a vedere persone ricche inviare i loro figli all'estero e molti di loro sono morti nel deserto. Questo è il tradimento dei martiri. Il Paese ha bisogno di qualcuno che eredita".

E'importante prevenire situazioni che possano allentare il nostro nazionalismo e la nostra unità per tempo. I martiri ci hanno addossato una grande responsabilità accettando la morte per la nostra esistenza. Abbiamo il dovere di pagare il sacrificio realizzando i loro desideri. Le famiglie dei Martiri e anche le donne eritree devono essere rispettate e trattate bene.

 da shabait.com


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