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Spazio a disposizione dei lettori di Pagine di Difesa per esprimere il proprio pensiero su argomenti di politica internazionale e della Difesa.

 

 

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raimondo

raimondo@italex.com



Nov 29, 06 - 4:18 PM

corno d'africa

A me sembra che quello che sta succedendo in Somalia sia anche la conseguenza di una politica miope che, anziché conoscere e dialogare con l'Islam moderato, ha preferito arroccarsi ed allearsi con improbabili "amici" quali i signori della guerra somali.
In ogni caso è viva la mia preoccupazione per la pace nel Corno d'Africa ed il futuro di quello splendido stato che è l'Etiopia cui mi legano rapporti affettivi e di amicizia con persone di grande cuore.
Il fatto che l'unico stato cristiano in modo autoctono, che fa discendere le sue origini leggendarie dal re Salomone e dalla regina di Saba e data il suo cristianesimo dai primi secoli dell'era cristiana, sia oggi sottoposto a spinte secessioniste nel sud a maggioranza musulmana ed a rivendicazioni territoriali a nord est dalla vicina Eritrea, è per me motivo di grande tristezza.
Questo grande cuore cristiano dell'Africa, stato simbolo dell'unità del continente nero e esempio di convivenza pacifica tra razze e religioni diverse non può essere abbandonato.
Non arrocchiamoci in difesa ma contribuiamo attivamente alla sua emancipazione con investimenti in servizi, infrastrutture, culture. In mancanza l'Africa guarderà altrove: l'Islam sta già facendo breccia tra i diseredati e la Cina con le sue imprese statali sta già lavorando con i Governi.

Email: raimondo@italex.com

Stefano Pettini



Nov 29th, 2006 - 6:21 PM

Re: corno d'africa

Il vero problema dell’Etiopia è quello di aver venduto l’anima al diavolo e non certo la presunta minaccia islamica.

Il governo etiopico si è reso talmente dipendente dagli aiuti provenienti dai cosiddetti paesi donatori da aver perso ogni autonomia politica e credibilità all’interno del paese stesso, il quale oltre a questo è totalmente delegittimato poiché privo del consenso popolare.

I brogli elettorali sono solo la punta dell’iceberg sotto alla quale si nascondono enormi problemi di instabilità sociale e inter-etnica che stanno minando il paese dall’interno e la facciata di apparente tranquillità che l’Etiopia riesce a presentare è ottenuta solo grazie ai massicci interventi Usa che provvedono a puntellare i cedimenti.

Questo grande baluardo della cristianità come viene talvolta dipinta l’Etiopia non ha mancato di dare ampia prova di agire in contrasto assoluto con i più elementari precetti cristiani e non ha mai esitato nel ricorrere ai peggiori metodi di repressione sia all’interno del paese sia nei confronti dei paesi vicini, a cominciare dalla epurazione etnica perpetrata ai danni dei cittadini etiopici con lontane ascendenze eritree, e via via continuando con tutti i delitti a danno delle etnie non elitarie come quella Oromo.

Le questioni con l’Eritrea e ora la Somalia sono altri esempi conclamati di rifiuto assoluto di voler aderire a processi democratici che pure dovrebbe sentire come preciso obbligo derivante dal fatto di essere beneficiaria di un enorme profluvio di aiuti internazionali.

Purtroppo come detto all’inizio proprio questi si stanno dimostrando oltremodo distruttivi per la antica e nobile struttura sociale del paese che ora si ritrova sempre più dipendente e sottoposta a pressioni di ogni genere proprio da parte di quei “benefattori” che ora presentano il conto.

Stefano Pettini

Email: stefanopettini@libero.it

Ludo



Nov 30th, 2006 - 2:13 AM

Re: corno d'africa

Gentile signor Raimondo, Le posso assicurare che i flussi finanziari verso la Somalia sono continui, almeno in ambito cattolico.
Ad esempio per anni a Roma organizzammo l'adozione a distanza per un gruppo di ragazzi somali grazie all'intercessione di alto prelato di quella confessione.

Quindi non tutto cio' che appare opaco lo è.

Email: patrizioromano@galacmail.com

raimondo



Dec 1st, 2006 - 8:37 AM

Re: corno d'africa

So benissimo che il Governo etiope non è un esempio di democrazia, come del resto non lo sono quelli dell' eritrea e quello (quale?) della somalia. Tuttavia, da osservatore non esperto, penso che di fronte all'enorme massa di poveri ed alla necessità estrema di infrastrutture, l'italia e l'europa, non possano continuare a stare a guardare gli approcci maldestri degli stati uniti e quelli, più astuti e penetranti di cina ed islamici.
Sembra che l'italia senta più il peso delle sconfitte subite in etiopia che le millenarie radici cristiane.
Sarei contento di sentire le vs. più competenti risposte. Grazie.

Email: raimondo@italex.com

VON SECHT



Dec 1st, 2006 - 12:57 PM

Re: corno d'africa

In tutta onestà, a mio parere se l'Italia dovesse spendersi per aiutare e far progredire seriamente (anche verso la democrazia, ma in maniera assolutamente pacifica) una nazione del Corno d'Africa questa sarebbe l'Eritrea, non l'Etiopia.
E questo perchè all'Etiopia ci lega un flebile vincolo religioso, ma all'Eritrea ci lega una secolare storia di sangue e onore, una fedele fratellanza d'armi coi nostri meravigliosi ascari, vergognosamente abbandonati a se stessi dopo la fine della guerra benchè dimostratisi meravigliosi e fedelissimi combattenti, di tutt'altra pasta delle truppe coloniali Etiopiche (che, pure, avevano avuto molto meno tempo per adattarsi al nostro sistema militare, questo va detto).

Inoltre, anche dal punto di vista della utilità di avere un solido legame di amicizia con una nazione dell'area, la posizione strategica Eritrea è ben superiore a quella Etiopica, prima di tutto per l'accesso abbondante al mare (e l'Italia è una nazione marittima), poi per il controllo sul mar Rosso e l'accesso garantito alla penisola arabica, poi per la possibilità di neutralizzare, dal territorio Eritreo, le minacce alla libera navigazione portate da "pirati" di varia natura nello stretto di Aden.

E poi, diciamocelo: molti Etiopi ci odiano perchè ci considerano ancora dei vili aggressori, dei macellai del loro popolo (come se fosse colpa nostra se Hailè Selassiè, contro il parere dei suoi consulenti militari germanici, veniva all'attacco a ranghi compatti come ad Adua facendosi falcidiare...), mentre in ampia fascia della popolazione Eritrea esiste ancora il ricordo del forte legame dell'Italia con la sua prima colonia, e di come si "stesse meglio" quando si "stava peggio". Certo, anche questo legame è destinato a scomparire con l'ultima generazione di nostri "ascari" e coi loro figli, oggi quasi sessantenni, ma finchè dura...

Ovviamente, premessa indispensabile per tale sostegno sarebbe una decisa spinta popolare verso la democratizzazione, cosa che non mi pare esattamente a portata di mano. Finchè c'è dittatura, è ovvio che non può esserci un sostegno che vada seriamente al di là di operazioni di pura facciata e che comporti un impegno pesantissimo e pluriennale dell'Italia.

Cordiali saluti.

Stefano Pettini



Dec 1st, 2006 - 3:53 PM

Re: corno d'africa

Sostanzialmente concordo con le osservazioni di Von Secht, ma devo anche dire che in parte riflettono quella tendenza dimostrata da molti nel non aver voluto seguire le vicissitudini patite dall’Eritrea in seguito alla disfatta dell’esercito italiano in Africa e di voler ora sentenziare con eccessiva precipitazione pur senza il necessario approfondimento.

Il grande patrimonio che eritrei e italiani condividono ancora oggi è lo spontaneo reciproco rispetto basato su affinità elettive immutate fin dai tempi delle primissime esplorazioni in quella terra che sarebbe diventata l’Eritrea, che consentono cooperazioni in grado di realizzare progetti e imprese economiche con una armonia difficilmente realizzabile in altri paesi.

Purtroppo a questa sensibilità umana sperimentata e rinnovata ad ogni incontro fra i due popoli, non ha mai corrisposto altrettanta attenzione da parte dei vari governi che si sono succeduti in Italia, tanto che la questione eritrea è stata progressivamente dimenticata fino a cadere nell’oblio.

Eppure l’Eritrea ancora oggi rappresenta quei valori di lealtà, dignità e tenacia che andrebbero additati ad esempio soprattutto ora che ci troviamo confrontati in un contesto internazionale dove questi valori sembrano completamente smarriti e sostituiti dalla barbarie della improvvisazione.

L’Eritrea, dopo il completo abbandono subito da tutti, ma soprattutto dall’Italia, in seguito alla proditoria occupazione subita dalle truppe di Hailé Sellasie, ha saputo con incredibile fede e orgoglio riconquistarsi la libertà e l’indipendenza dopo aver condotto battaglie epiche contro le spropositate forze militari congiunte capitanate dall’Etiopia di Meghistu Haile Mariam.

L’Italia nella sua insensibilità anche di fronte a queste dimostrazioni di valore ha dimostrato di non saper apprezzare il merito di un popolo, ma solo di valutarne l’interessamento sulla base di eventuali possibili ritorni economici come ampiamente dimostrato nei confronti di quella Etiopia che viene continuamente sbandierata come partner preferenziale e di fiducia.

Dovendo scegliere nel confronto l’Eritrea ovviamente è risultata meno appetibile e fin troppo orgogliosa e per questo è stata nuovamente tradita e abbandonata tanto da negarle anche il rispetto delle più elementari leggi che regolano i rapporti fra le nazioni.

Per questo trovo sbagliato volerla giudicare arrogante, dispotica e dittatoriale quando da un punto di vista meramente oggettivo ha tutte le ragioni per ritenersi non tutelata, danneggiata e minacciata.

Il suo è un atteggiamento di difesa estrema.

Stefano Pettini

Email: stefanopettini@libero.it

raimondo



Dec 2nd, 2006 - 6:40 PM

Re: corno d'africa

Scusate se insisto ma la Vs. risposta mi sembra esclusivamente rivolta ad un passato che ormai non esiste più e (mi dispiace per la brutalità con cui lo dico)non interessa nemmeno più, nè ai giovani eritrei nè a quelli etiopi, nè tantomeno a quelli italiani.
Di fatto la Cina sta colonizzando economicamente un paese di 70 milioni di abitanti come l'Etiopia, mentre nella vicina Somalia divampa il fuoco ideologico di un Islam che fa della religione un uso strumentale in termini di potere. Può l'Europa stare a guardare, rinunciando a porsi come interlocutore dei Paesi africani?

Email: raimondo@italex.com

Stefano Pettini



Dec 2nd, 2006 - 9:09 PM

Re: corno d'africa

Il passato non lo tengo neanche in considerazione dal momento è assolutamente ininfluente rispetto alle odierne problematiche riguardanti il corno d’Africa.

Per quanto riguarda la Cina volendo assumere un minimo atteggiamento protezionistico dal punto di vista commerciale faremmo meglio a guardare a casa nostra dove il problema della sua penetrazione economica mi pare gia ad uno stadio avanzato, mentre Etiopia, Eritrea e Somalia non hanno nulla da offrire e nulla da rischiare.

Comunque Cina e Islam altre che antitetici sono falsi problemi che non riguardano l’Africa orientale e sono stati sollevati artificiosamente al solo scopo di paventare chissà quali pericoli su scala mondiale laddove invece non si stanno consumando altro che piccole crisi a livello locale.

Purtroppo anche questo tipo di conflitti offrono importanti opportunità a coloro che sfruttano ogni occasione per alimentare traffici di armi, truppe, aiuti, soccorsi e quanto altro giustifichi movimenti di ingenti flussi monetari che sono la vera ragione che sta alla base delle strategie dei paesi ricchi e influenti.

L’Europa non appare ne ricca ne influente divisa come è fra interessi di bottega e complessi di sudditanza, figuriamoci se vale la pena anche solo ipotizzare un suo intervento strategico in una area dove non è stata capace neanche a rispettare le minime regole di civiltà.

In verità la unica speranza di salvezza per quei paesi africani consiste proprio nell’evitare in maniera assoluta ingerenze e aiuti esterni e puntare alla soluzione dei propri problemi attraverso mediazioni e tavoli di consultazioni realizzati all’interno degli stessi paesi interessati come appunto è stato nel caso degli accordi di pace nel Sudan.

Stefano Pettini

Email: stefanopettini@libero.it

raimondo



Dec 3rd, 2006 - 9:20 AM

Re: corno d'africa

Non concordo sul fatto che L'Etiopia non abbia nulla da offrire. Le cito in sintesi:
"2006-11-05 18:21:07 cri
Durante la cerimonia di chiusura della seconda conferenza degli imprenditori sino-africani, i governi e imprese dei paesi africani hanno firmato 14 contratti e accordi commerciali con 11 imprese cinesi, per un valore totale di 1 miliardo e 900 milioni di USD. I progetti coprono i settori della costruzione delle infrastrutture, dell'esportazione di impianti per telecomunicazioni, dello sfruttamento delle risorse e delle finanze e assicurazioni, ed interessano 11 paesi africani tra cui l'Etiopia, l'Egitto, il Sud Africa, la Nigeria, il Kenia e il Ghana. Durante la cerimonia di firma, la Commissione cinese per la promozione del commercio internazionale e l'Unione industriale e commerciale africana hanno firmato un accordo di cooperazione circa la fondazione della Camera congiunta sino-africana dell'industria e del commercio, annunciando ufficialmente la sua apertura.
Il vice premier cinese Zeng Peiyan ha partecipato alla cerimonia di firma."
Non credo che il v.premier cinese si sia scomodato per nulla. In realtà la cina ha ingente bisogno di materie prime delle quali fa razzia in africa e rivende prodotti a basso costo, gli unici che gli africani possono acquistare, senza peraltro coinvolgere nella produzione gli africani, visto che hanno gia abbastanza cinesi da sfruttare. Si tratta di vero e proprio neocolonialismo economico.
Diverso è il problema islam che è invece un problema politico-militare che mette a rischio la coesistenza della federazione etiope e la pacifica convivenza tra tigrini,amhara (generalmente cristiani) e gli indipendentisti oromo (spesso musulmani).

Email: raimondo@italex.com

Stefano Pettini



Dec 3rd, 2006 - 12:21 PM

Re: corno d'africa

Ovviamente l’Etiopia dispone di molti partner commerciali fra i quali l’Italia con un volume totale di affari indubbiamente importante.

Quando ho scritto che l’Etiopia non ha nulla da perdere mi riferivo a quelle risorse energetiche che sono alla base della affannosa ricerca di nuovi fornitori da parte di una sempre più bisognosa e assetata industria cinese.

Comunque gli ingenti capitali dei quali dispone l’Etiopia non derivano certamente da un meccanismo virtuoso alimentato dalla forza lavoro interna al paese, ma provengono quasi esclusivamente dalla “generosità” dei paesi donatori che però da una parte danno e dall’altra poi pretendono creando al contrario un meccanismo perverso che non lascia alcun beneficio alla popolazione.

La Cina da parte sua sta conducendo in vari paesi del mondo una penetrazione economica pacifica, basata sul basso costo della sua manodopera, allo scopo di procurarsi mercati di scambio che le consentano di affrontare il proprio bisogno energetico, al contrario di altre potenze mondiali che per soddisfare i medesimi bisogni non hanno esitato a ricorrere a mezzi estremi per giustificare i quali hanno inventato di sana pianta una serie di minacce globali di tipo religioso e terroristico.

Per tornare alla questione etiopica parlare di pacifica convivenza fra tigrini-amhara e oromo mi pare eccessivo dal momento che questi ultimi hanno da sempre subito pesantissime discriminazioni da parte dei primi, in ogni caso non credo che la scintilla che possa far scoppiare ostilità fra queste etnia possa mai essere di matrice religiosa islamica, ma semmai deriverà dalla ostinazione del governo di Addis Abeba a non riconoscere i diritti di un popolo che sta prendendo sempre più coscienza di se e che numericamente rappresenta circa la metà della intera popolazione etiope.

Del resto un chiaro segno di come stanno andando le cose in Etiopia lo ha dato il risultato delle ultime elezioni che hanno visto la riconferma di Melles Zenawe esclusivamente grazie a diffusi brogli elettorali che di fatto hanno favorito un governo vuoto, delegittimato e asservito.

A fronte di questo le presunte minacce provenienti dalla Somalia appaiono ben poca cosa e si capisce fin troppo chiaramente che il vero obbiettivo di queste ultime manovre è quello di alimentare la destabilizzazione dell'area a favore di interessi esterni.

Stefano Pettini

Email: stefanopettini@libero.it

raimondo



Dec 3rd, 2006 - 1:46 PM

Re: corno d'africa

Concordo con la prima parte della sua analisi, relativamente ai ruoli giocati da USA e Cina, anche se "la pacifica" invasione cinese si regge sullo sfruttamento di una immensa parte della propria popolazione. So pure che meles zenawi non è un esempio di democrazia, tuttavia qualsiasi alimentazione alle spinte seccessioniste mi sembra una iattura. Non dimentichiamo che lo Stato Etiope ha un enorme valore simbolico per l'intero continente africano ed è sede dell'Unione Aficana cui aderiscono ben 53 Stati.
Mi scuso per i continui interventi, ma non essendo un esperto di queste cose cerco solo di capire.

Email: raimondo@italex.com

Stefano Pettini



Dec 3rd, 2006 - 5:54 PM

Re: corno d'africa

Lo scopo di queste chiacchiere informali è quello di approfondire argomenti tanto importanti quanto poco conosciuti, ben vengano quindi tutte le osservazioni e le diverse opinioni che sono il sale di ogni sano contraddittorio.

In riferimento alla citata Unione Africana và detto che di rappresentativo ha poco o nulla e a ben vedere sembrerebbe anche che la scelta di Addis Abeba come sede centrale non sia del tutto estranea a quel ben oliato meccanismo attraverso il quale i rappresentanti diplomatici dei 53 paesi africani che ne fanno parte vengono messi in condizioni tali da produrre solo il minimo indispensabile.

Riprova ne è lo scarso apporto della Unione Africana alla soluzione delle vicende in corso nella sua area di competenza per non parlare della assoluta mancanza di una presa di posizione nella questione delle intemperanze etiopiche circostanza nella quale i membri della organizzazione sono apparsi “cloroformizzati” come mai prima.

Purtroppo queste sono le conseguenze del neo-colonialismo che sfruttando i bisogni dei paesi più poveri e svantaggiati realizza attraverso un efficiente apparato di soccorso una invasione silenziosa ma dagli effetti ancora più devastanti di una vera guerra.

Stefano Pettini

Email: stefanopettini@libero.it

raimondo



Dec 3rd, 2006 - 6:29 PM

Re: corno d'africa

La ringrazio per le Sue cortesi risposte che hanno suscitato la mia curiosità: come mai ha una conoscenza così approfondita di questa parte del modo sconosciuta ai più?
Per quanto mi riguarda, le poche cose che so vengono da un legame affettivo con alcuni etiopi immigrati in Italia o tuttora residenti là, che mi ha spinto a leggere qualcosa.
A proposito degli Usa sarebbe interessante la sua opinione sul ruolo dell'espansione delle sette pentecostali in Africa (oltre che in America Latina dove ormai sono un grosso problema delle chiese tradizionali).
Grazie

Email: raimondo@italex.com

raimondo



Dec 4th, 2006 - 9:09 AM

Re: corno d'africa

Il rapimento del giornalista del Corriere della sera in Somalia e poi fortunatamente rilasciato, la cui disavventura è riportata dal Corriere
(http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/12_Dicembre/04/alberizzi.shtml)non fa che accrescere le preoccupazioni sia per il ruolo giocato dall'Eritrea, sia per l'esito finale della lotta per il potere in Somalia.

Email: raimondo@italex.com

Stefano Pettini



Dec 4th, 2006 - 1:06 PM

Re: corno d'africa

Le sette pentecostali al pari di altre confessioni come i testimoni di geova o alcune varianti delle evangeliche costituiscono un problema ovunque a causa dei loro metodi di fidelizzazione degli adepti che arriva a rasentare il plagio.

In Africa il problema comincia a farsi sentire, ma poi dipende da paese a paese la scelta di come regolamentare la diffusione di movimenti religiosi non tradizionalmente legati alla cultura locale.

Per quello che ho potuto vedere in Eritrea ognuno è libero di credere in quello che vuole, ma non di praticare il proselitismo di confessioni contrarie a quelle storiche o a quelle che predicano principi contrari alla morale del paese.

I tentativi di penetrazione religiosa in Eritrea sono molteplici e continui, ma si risolvono frequentemente con arresti o espulsioni a seconda della gravità dei reati commessi.

Passando invece all’arresto di Alberizzi e al suo successivo rilascio tutto quello che si può dire è che l’episodio è perfettamente in linea con il comportamento del giornalista che a causa della sua eccessiva disinvoltura fu a suo tempo espulso dall’Eritrea mettendo in serio imbarazzo una commissione Onu che stava svolgendo indagini su presunti traffici di armi con la Somalia.

“Fonti ufficiali che preferiscono rimanere anonime” riferirono che Alberizzi, che era riuscito ad aggregarsi a una commissione Onu, si presentò al porto di Massaua sventolando il tesserino Onu chiedendo ai responsabili di visionare i libri di carico e scarico merci nonostante non ne avesse alcun diritto e senza che il titolare della commissione che stava svolgendo quelle indagini non ne fosse a conoscenza.

Questa fu l’ultima di una serie di gravi scorrettezze commesse dal giornalista che come conseguenza fu allontanato dall’Eritrea come “persona non grata”.

Da allora Alberizzi non ha fatto altro che produrre ogni tipo di disinformazione possibile a riguardo del governo eritreo verso il quale prova un grande risentimento personale.

Le comunità eritree residenti in Italia non hanno mai mancato di esprimere al Corriere tutto il loro disappunto per la diffusione di queste notizie false e diffamatorie, ma oramai la stampa è diventata quella che è e siamo così costretti a sopportare personaggi di quel tipo.

Leggendo la notizia dell’arresto di Alberizzi non ci si può non stupire per le modalità con le quali si è svolto l’episodio che si può affermare essere assai atipico, la sua decisione di separasi dai colleghi, la leggerezza di lasciargli usare il cellulare, l’averlo ricondotto nell’unico posto dove era logico incontrare connazionali, per non parlare del rilascio.

Ciliegina sulla torta appena libero invece di parlare della Somalia ha attaccato ancora una volta l’Eritrea.

Comunque a ben vedere nessuno ha dato molto peso all’episodio e basta collegarsi all’Ansa per rendersi conto che la notizia del suo arresto e del suo successivo rilascio è già scomparsa e ha lasciato il tempo che aveva trovato.

Stefano Pettini

Email: stefanopettini@libero.it