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Formulario per la richiesta dei visti che potrà essere inviato all'Ambasciata di Roma o al Consolato di Milano secondo modalità da concordare telefonicamente con i rispettivi uffici competenti. Per il PDF cliccare qui sotto.

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Seminario dell'Ambasciatore Fessahazion

Domenica 09/11/2014  presso l'Istituto Gerini di via Tiburtina 994 (fermata metro "B" Rebibbia) avrà luogo un seminario dell'Ambasciatore Fessahazion aperto a tutti gli eritrei.  Il seminario con inizio alle ore17 avrà come tema aggiornamenti su varie questioni riguardanti l'Eritrea.


Commemorazione delle vittime di Lampedusa

I rappresentanti delle Comunità eritree in Italia in occasione dell’approssimarsi della prima ricorrenza della tragedia di Lampedusa avvenuta il 3 ottobre 2013 che ha causato la perdita di 366 vite di giovani eritrei, annunciano di voler promuovere delle iniziative in tutta Italia affinché la memoria di un evento così tragico che ha scosso l’intero popolo eritreo ed emozionato l’opinione pubblica internazionale  non vada smarrita.

In questo anno trascorso nel silenzio e nel dolore abbiamo potuto constatare con costernazione che le vittime eritree di Lampedusa, ma anche quelle di altri sfortunati tentativi di raggiungere l’Europa, che quando erano in vita erano state sfruttate in ogni modo da organizzazioni senza scrupoli, hanno poi subito l’oltraggio di essere strumentalizzate a fini politici in maniera indegna anche da morte.

I nostri giovani impossibilitati a farsi una vita propria stretti fra le difficoltà economiche che l’Eritrea è costretta a subire a causa delle pressioni esterne e dalle ingiuste sanzioni alle quali è stato sottoposto il Paese, e la prospettiva di una lunga attesa di una normalizzazione della quale non si intravede la fine, sono rimasti coinvolti in precisi progetti di incoraggiamento alla fuga verso illusorie mete di sicuro benessere.

Incoraggiati anche da discutibili politiche di accoglienza praticate da alcune nazioni europee questi giovani hanno intrapreso il loro cammino di dolore in direzione delle coste del Mediterraneo durante il quale sono stati vessati in ogni modo e sottoposti a ogni tipo di ricatto e violenza senza che nessuno si sia veramente occupato di loro come esseri umani, ma venendo solo sfruttati da chiunque avesse qualcosa da guadagnare in danaro o utilizzati per fini politici da sciacalli pronti a tutto pur di agire a danno del  governo dell’Eritrea.

Ancora ai giorni nostri mentre le autorità italiane sono impegnate nel completamento delle indagini e nell’espletamento delle formalità giudiziarie, e quelle eritree sono in attesa della conclusione dell’iter che porti al via libera per l’attuazione dell’impegno preso nei giorni successivi alla ufficializzazione della notizia della tragedia, di effettuare il trasporto delle vittime in Patria, sedicenti organizzazioni per i diritti umani si sono fatte avanti per creare agitazione e confusione presso le famiglie delle vittime con il chiaro intento di ottenere un vantaggio politico e fuorviante anche dalla commemorazione della morte di tanti giovani.

E’ nostra intenzione il giorno 28 settembre far sentire la nostra voce esprimendo  insieme il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alle famiglie di tutte le vittime di questo tragico programma di spoliazione del nostro Paese accendendo delle candele nel corso di incontri ai quali sono invitati a partecipare tutti coloro che hanno  a cuore le sorti dell’Eritrea e le nostre autorità diplomatiche, affinché sia riaffermata la nostra determinazione a restare uniti e solidali per non permettere che altri si approprino della nostra tragedia per finalità offensive alla dignità dei nostri morti e ostili al nostra amata Nazione.

Coordinamento delle Comunità Eritree in Italia

26 settembre 2014

A Roma la cerimonia si terrà presso Nakfa House alle ore 17 di domenica 28 settembre.


Programma di conservazione delle acque piovane

 


Roma, mostra al Pigorini su
"Eritrea. Il paese rosso"

Inaugurazione giovedì 25 settembre ore 17:00

Roma, 16 set - Eritrea, paese africano multiculturale affacciato sul Mar Rosso, con una storia più che millenaria, fatta di scambi e contatti con il mondo intero, che ne hanno arricchito cultura e tradizione. Qui si possono incontrare molte delle più significative tappe della nostra storia bio-culturale: la nascita di Homo, il misterioso regno di Punt, i confronti tra le grandi religioni monoteiste, i conflitti dei grandi imperi. Eritrea è anche sinonimo di natura incontaminata, varia e affascinante. Coste sabbiose, arcipelaghi, altopiani, depressioni desertiche, laghi salati e canyon caratterizzano e rendono unico questo paese. La mostra “Eritrea - Il Paese Rosso. Un viaggio nel tuo passato”, al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” dal 25 settembre al 26 novembre 2014, è il racconto polifonico di un mondo straordinario attraverso gli occhi dei viaggiatori, degli esploratori e degli scienziati di ieri e di oggi. Uomini e donne che hanno percorso, vissuto, compreso e amato quest’affascinante parte del Corno d’Africa. La mostra nasce all’interno del progetto “Esplorazione e Scienza”, finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (L. 6/2000), nell’ambito di un partenariato scientifico fra la Società Geografica Italiana e il Museo Nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini”. L’intento è di valorizzare e promuovere l’interesse per le esplorazioni geografiche e scientifiche italiane nel territorio eritreo, attraverso diverse attività divulgative e didattiche. La mostra “Eritrea - Il Paese Rosso”, asse portante del progetto, si fonda, ma al tempo stesso promuove, una più profonda condivisione di saperi e risorse tra Società Geografica Italiana e il Museo Nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini”. Due istituzioni, da sempre impegnate in missioni geografiche e scientifiche nel territorio eritreo, che conservano documenti e reperti unici risalenti fin dalle esplorazioni storiche dell’Eritrea da parte delle missioni italiane. Il Festival della Letteratura di Viaggio, giunto alla sua VI edizione, accoglie quest’anno, tra le sue iniziative, la mostra “Eritrea - Il Paese Rosso”. L’obiettivo è quello di offrire una prospettiva di viaggio in chiave storica, sottolineando la persistenza del legame tra le missioni scientifiche italiane e il territorio eritreo.

(PPN) 16 set 2014


Il Presidente Napolitano ha ricevuto le credenziali dei nuovi Ambasciatori di Eritrea e Estonia

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale, in separate udienze, per la presentazione delle Lettere Credenziali, i nuovi Ambasciatori:

S.E. Fessehazion Pietros, Stato di Eritrea;
S.E. Celia Kuningas-Saagpakk, Repubblica di Estonia.

Era presente agli incontri il Vice Ministro degli Affari Esteri, Lapo Pistelli.

Roma, 17 settembre 2014


Lettera al Direttore de "la Repubblica"
di Daniel Wedi Korbaria

Egr. Direttore,

chi le scrive è un artista eritreo che vivendo da vent’anni in Italia ha la fedina penale ancora pulita nonostante le giornaliere difficoltà e la particolarità del suo Paese che spesso e volentieri invita i cittadini ad ogni sorta di illegalità. Non ho mai preso nemmeno una multa per divieto di sosta o per il mancato pagamento di un biglietto d’autobus, e posso permettermi il lusso di definirmi orgogliosamente un cittadino onesto in Italia e un eritreo senza alcun conflitto di interesse nel mio paese.

Vengo al dunque.

Questa mia è per esprimerle il rammarico che provo per gli ultimi articoli pubblicati da la Repubblica.it riguardanti il mio amato paese: l’Eritrea. In particolare l’articolo del 22 agosto 2014 in cui un vostro giornalista riporta le parole di Don Mussie Zeray, un pregiudicato secondo fonti attendibili arrestato negli anni novanta a Roma per spaccio di droga, prendendolo come l’unico “detentore della verità”.

Trovo alquanto curioso che un giornale come il vostro usi lo stesso tono dell’Avvenire ma ancor più curioso è che utilizzi la stessa fonte: l’Agenzia Habesha, la Ong creata da questo stesso losco personaggio. Capisco che i vescovi diano più ascolto ad un loro prete che ad un cittadino onesto come me ma spero che almeno la sua testata si comporti diversamente. Non voglio dunque commentare la faziosità del giornalista firmatario dell’articolo, non è certo la prima volta che il tizio in questione si spaccia per “africanista”, ma vorrei capire il vostro scopo.

A meno che la Repubblica non si sia “democristianizzata”, mi passi il termine, mi spiega qual è l’obiettivo del vostro articolo sul mio paese?

E soprattutto perché non verificate le vostre fonti prima di pubblicare certi articoli infamanti?

Egr. Direttore: “Chi è Don Mussie Zeray?” Questa sarebbe stata una delle cinque domande che impone il buon giornalismo ma dal momento che questa domanda è stata da voi volutamente trascurata, sono qui per tentare di dare una sfacciata risposta.

Il sedicente prete fa parte del Partito degli Unionisti, cioè di coloro che ancora oggi vogliono unire l’Eritrea all’Etiopia.

In passato gli Unionisti erano la borghesia feudale eritrea attiva già dai tempi dell’Imperatore Haile Sellassiè subito dopo la fine del colonialismo italiano, che prima eliminò gli Indipendentisti e poi brindò all’annessione unilaterale avvenuta nel 1961. Successivamente, nonostante il palese controsenso, gli Unionisti collaborarono anche con il sanguinario Colonnello Menghistù Hailemariam pur di impedire la vittoria a chi lottava per la Liberazione dell’Eritrea, e lo stesso fecero con Melles Zenawi contribuendo energicamente affinché divampasse la guerra del 1998 fra i due paesi oramai distinti. Anche oggi lottano per unire l’Eritrea all’Etiopia e fanno di tutto per rovesciare il governo eritreo che ovviamente, archiviando il feudalesimo, non riconosce loro i privilegi che avevano nel passato.

Don Mussie Zeray, come un attivista politico, vuole portare avanti questo progetto di riannessione facendosi telecomandare dall’Etiopia e dagli Stati Uniti che, come ha dichiarato Obama, non vogliono un leader forte in Africa. Effettivamente il nostro Presidente Isayas Afewerki è davvero un leader forte, per nostra fortuna!

E per minare la credibilità del nostro Presidente egli ha creato la sua Agenzia “benefattrice” e armato di un telefono satellitare aspetta al varco le sue vittime designate.

Invito il giornalista autore dell’articolo a fare altrettanto, provasse lui a collegarsi telefonicamente con i profughi disperati nel deserto o mentre attraversano il Mediterraneo. Vedrà che gli sarà un’impresa assolutamente impossibile.

La succitata Agenzia Habesha, che vuol dire abissino e che dovrebbe comprendere sia eritrei che etiopici, esclude di fatto qualsiasi responsabilità del governo etiopico circa l’esodo. Eppure anche da lì fuggono i giovani che qui in Italia si spacciano per eritrei. E da cosa fuggono i giovani etiopici? Dal paradiso forse? Questo il nostro Don Mussie non lo dice o lo ignora in malafede. Continua imperterrito ad emettere sentenze molto dure soltanto sul governo eritreo ed il suo Presidente. Il fatto che non riconosca le responsabilità etiopiche circa l’esodo dei giovani può significare o che lo ignori o, semplicemente, che sia di parte.

Lui sa benissimo che in Etiopia c’è una minoranza etnica che sta governando da oltre vent’anni sulle altre etnie maggioritarie grazie ad elezioni fraudolente. Così come sa benissimo della morte di circa 70 studenti di etnia Oromo, la più numerosa del Paese, uccisi quest’anno dal governo etiopico per aver osato manifestare così come era già successo nel 2005 dove le vittime furono 200. Ma di questo lui e la sua Agenzia Habesha né si occupa né, fatto molto più grave, si preoccupa.

L’amara verità è che a Don Mussie Zeray gliene importa assai poco dei giovani del mio paese che fuggono stufi dell’embargo e della situazione in stallo tra guerra e pace decisa dall’Etiopia con la complicità degli Stati Uniti e dell’ONU. Se la sua missione cristiana di salvare i disperati fosse veramente sincera, se il suo dolore fosse autentico sui morti affogati, sui torturati nel Sinai o sugli imprigionati in Libia, allora non avrebbe dovuto gongolarsi dei riconoscimenti e dei premi occidentali assegnatigli ma soprattutto avrebbe evitato di sorridere davanti ai fotografi come fosse un divo hollywoodiano. Le sue foto sono sul web, vedere per credere!

Ribadisco, in qualità di onesto cittadino, che le sue non sono altro che lacrime di coccodrillo e mi vergogno all’idea di avere un simile conterraneo.

Egr. Direttore, spero di averle dato qualche spunto di riflessione instillandole un ragionevole dubbio e spero che in futuro prima di pubblicare le menzogne altrui lei abbia la bontà di verificarne personalmente la fonte. Qualora dovesse invece decidere di pubblicare altre infamie sul mio paese e sul suo legittimo leader, riterrò corresponsabile lei e il suo giornale di quello che la superpotenza mondiale ha in serbo per la mia Eritrea e la sua popolazione, anche perché ho imparato dalla recente storia mondiale a cosa servano queste campagne mediatiche di denigrazione e demonizzazione occidentali verso un paese da qui così lontano, molto lontano.

Cordialità, Daniel Wedi Korbaria

Inviata a: 

- vittorio.zucconi@gmail.com,

- repubblicawww@repubblica.it,

- e.mauro@repubblica.it,

- larepubblica@repubblica.it,

- rubrica.lettere@repubblica.it,

- espresso@espressoedit.it


Settembre 1961
inizio della lotta armata

BAHTI MESKEREM

Il 1° settembre 1961 un giovane del bassopiano eritreo di nome Idris Hamid Awate insieme a pochi amici, armati di vecchi fucili italiani rubati, sparava il primo colpo contro una stazione di polizia etiopica. Quel lontano giorno iniziò la lotta armata di Liberazione dell’Eritrea. Il guerrigliero Idris morì un anno dopo in combattimento sperando, ma senza saperlo, che altri Idris eritrei avrebbero preso il suo posto e sacrificato la loro vita per la propria libertà. E il suo sogno non fu vano, trent’anni dopo la superpotenza “etio-soviet-americana” venne sconfitta e l’Eritrea finalmente liberata.
È proprio per festeggiare questo anniversario chiamato Bahti Meskerem che gli eritrei residenti in Italia si sono radunati ieri, 31 agosto 2014 , a Bologna la città simbolo della lotta di Liberazione. La cerimonia è stata aperta con l’inno nazionale eritreo cantato da bambini nati in Italia e la pronuncia maccheronica delle loro parole in tigrigna ha rallegrato il cuore di tutti i presenti.
Alla cerimonia è intervenuto il nuovo Ambasciatore eritreo a Roma, il Dottor Fessahazion Pietros che con parole chiare e forti ci ha restituito la certezza di non essere soli. Infatti il governo è sempre al nostro fianco soprattutto oggi che è in atto una guerra mediatica contro l’Eritrea. Una campagna di denigrazione e demonizzazione occidentale, una lotta impari visto che gli avvoltoi hanno tutti i media del mondo dalla loro parte compresi, ahimè, anche quelli italiani.
Secondo le condivisibili parole del nostro Ambasciatore nessun eritreo deve aspettarsi di spartire le risorse naturali dell’Eritrea con la logica del “un po’ a te e un po’ a me”. “Esse non sono nostre (del governo), né vostre (del popolo) ma appartengono alle future generazioni.”
Ed è proprio dentro alle nostre risorse naturali che gli avvoltoi travestiti da colombe vorrebbero mettere i loro artigli condannando il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti alla solita miseria africana. La mia generazione è destinata non a consumare queste ricchezze con la filosofia del “tutto ora e subito” ma è chiamata a portare avanti quella lotta iniziata nel lontano 1961.
L’unica differenza è che oggi, più che con le armi, la potenza etio-americana ci aggredisce con i suoi potenti mezzi d’informazione e con la complicità delle malefiche Ngo dei diritti umani.
E se bisogna affrontare questa vigliacca guerra mediatica che mette a rischio l’esistenza proprio di quei bambini che con le manine sul cuore cantano: Eritrà, Eritrà, Eritrà, io mi vedrò costretto a impugnare la mia penna e a far scoccare le mie frecce per abbattere quegli avvoltoi che si agitano sopra le loro teste.

Daniel Wedi Korbaria


La Turkish Airlines inaugura collegamento con Asmara

The Turkish Ambassador in Eritrea Mr Firat Sunel and Mr Paulos Kahsay, Director General of Eritrean aviation

L'ambasciatore turco in Eritrea signor Firat Sunel e il signor Paulos Kahsay, direttore generale dell'aviazione eritrea hanno celebrato la scorsa settimana  il lancio del nuovo servizio trisettimanale della Turkish Airlines per Asmara via Istanbul.


Lettera al Direttore dell'Avvenire:
La mia personale battaglia per la verità
di Daniel Wedi Korbaria

dal Forum

Egr. Direttore Marco Tarquinio,
chi le scrive è un ex cattolico che nei primi anni ottanta faceva il chierichetto nella cattedrale di Asmara in Eritrea, un servigio onestamente reso alla Santa Chiesa per circa una decina d’anni. Alla fine di questa mia capirà il perché sono diventato “ex cattolico”.

Scrivendo la parola “Eritrea” sul vostro sito compaiono quasi cento articoli, dal 2010 al 2014, la maggior parte a firma del giornalista Paolo Lambruschi. Pazientemente li ho letti quasi tutti anche se già dai titoli si poteva capire il loro contenuto: “l’Eritrea vende i suoi figli”, “fuga dall’Inferno”, “vivere in Eritrea è peggio che morire”, eccetera.

Quasi tutti gli articoli datati 2010/2011 parlano dei sequestri di giovani eritrei nel Sinai, dei riscatti pagati ai predoni, delle spranghe e delle violenze che quotidianamente le nostre donne hanno subito con tanto di dettagli raccapriccianti. A mio parere, si parla invece pochissimo dei respingimenti italiani al tempo del governo Berlusconi. Poco male comunque.

Pur capendo che la vostra testata possa prendere cristianamente a cuore il destino degli eritrei, pur riconoscendovi il merito di aver fatto sapere al mondo la piaga dello schiavismo e della tratta degli organi avvenuti nel Sinai o delle torture nelle prigioni in Libia, ahimè, mi sorgono dei dubbi circa i restanti articoli. Aldilà della pietas cristiana scorgo l’inizio di un qualcosa di poco chiaro. Un lavoro chirurgico e martellante, una persecuzione vera e propria, il nome “Eritrea” ricorre ovunque, anche su fatti di cronaca che riguardano altre nazioni lontane.

Specialmente negli articoli datati 2012 la vostra attenzione si rivolge all’Eritrea che viene definita: uno stato-caserma, prigione a cielo aperto o peggio, Gulag Eritrea, la Pyongyang africana o nomignoli presi in prestito direttamente dal Dipartimento di Stato americano che la considera: la Corea del Nord africana. Il famoso “africanista” Lambruschi scrive: “Nella vicenda degli eritrei rapiti nel Sinai si sospetta la regia di Hamas e di Al Qaeda” e riporta, come fosse un dogma, l’accusa di un sito americano che dice: “sulle coste eritree vengono addestrati i terroristi yemeniti”...

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Eritrea e Italia: un partenariato possibile e alternativo?
di Stefano Vernole*

 

ERITREA E ITALIA: UN PARTENARIATO POSSIBILE E ALTERNATIVO?

da "Eurasia" - Nel rapporto elaborato nei giorni scorsi dal Dipartimento di Stato USA sulla “libertà religiosa” nel mondo, l’Eritrea è stata riconfermata nella lista che comprende i paesi peggiori, insieme ad Arabia Saudita, Myanmar, Cina, Iran, Corea del Nord, Sudan, Turkmenistan e (per la prima volta) Uzbekistan.
Oltre alle pressioni statunitensi, il Governo di Asmara deve far fronte alle critiche provenienti da quel variegato mondo della sinistra “umanitaria” impegnata a difendere più i diritti dell’individuo che quelli dei popoli nel loro complesso, ma riesce a mettere d’accordo ex comunisti e liberali milanesi (Manfredi Palmeri) che ne hanno recentemente chiesto l’esclusione dall’Expo (insieme a quella dell’India …).
Il “regime eritreo”, in quanto sgradito all’establishment atlantista, viene infatti accusato di perseguitare politicamente i propri cittadini e di costringerli ad emigrare; in realtà, solo poche settimane fa, migliaia di eritrei si sono ritrovati per una grande festa di tre giorni al Parco Nord di Bologna senza alcun problema.
Se è vero che qualche sparuta contestazione c’è stata, questa sembra più riconducibile ad elementi dell’alta borghesia eritrea, oggi in rotta con il Governo di Asmara, che al proletariato affamato e ribelle.
Molto più saggiamente, dopo il totale disastro libico provocato dagli stessi critici di cui sopra (sinistra “umanitaria”, liberali e atlantisti), il Governo italiano tramite il Viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, ha incontrato il Presidente eritreo Isaias Afewerki, per affrontare insieme le questioni migratorie e del traffico di uomini conseguente...

*Stefano Vernole è Vicedirettore di “Eurasia” Rivista di studi geopolitici


Bologna...la ciliegina sulla torta

 


Lettera aperta da un compagno africano a Sel
di Daniel Wedi Korbaria

dal Forum

Gentili compagne e compagni di Sel,
chi vi scrive è un compagno africano senza nessun conflitto d’interessi nel suo paese, senza proprietà, senza ambizione a ricoprire incarichi dirigenziali o di altro genere. Sono un semplice cittadino che vuole raccontarvi il suo piccolo paese africano bersagliato dai potenti della terra perché colpevole di credere nell’autodeterminazione. Sono convinto che anche voi siate favorevoli all’autodeterminazione dei popoli. Alla fine di questa storia capirete il perché di questa lettera, abbiate solo la pazienza e la bontà di leggerla.
Da parecchi anni ormai il mio piccolo paese ha scelto di autodeterminarsi, di lottare per farcela da solo senza aspettarsi i cosiddetti aiuti umanitari che, in quasi un secolo, tanto “bene” non hanno portato all’Africa. Sostanzialmente, si rinunciava a mendicare il chilo di farina anche quando c’era la siccità o peggio ancora quando c’era la guerra.
L’autodeterminazione impressiona tutti specie quando si parla dell’Africa, suona come una rivoluzione, un fatto mai accaduto prima nella storia. Sappiamo tutti come vadano le cose laggiù: guerra, fame, miseria e malattie sono le prerogative africane, gli aiuti umanitari invece sono appannaggio dell’Occidente. Sembrano condanne destinate a restare tali per sempre, è nel dna dell’Africa chiedere aiuti e anche riceverli, e in quello dell’Occidente distribuirli. Guai a cambiare le regole del gioco.
Appunto il mio piccolo paese, fresco di Liberazione, decide di volersi affrancare da tutto ciò, di cambiare mentalità, vuole autodeterminarsi testardamente. Una vera rivoluzione quindi. E cosa fa per dar vita a questa rivoluzione? Ovviamente, via le Ngo e le Onlus, via i benefattori occidentali.
Via le Ngo? Ma questa è una bestemmia! Com’è possibile dal momento che l’Africa non può farne a meno? Eppure, in mezzo secolo il loro numero è incredibilmente aumentato ma stranamente sono aumentate anche le disgrazie sul territorio africano così che c’è sempre più bisogno di loro. Ma il mio piccolo paese vi rinunciò, rinunciò agli aiuti umanitari e iniziò ad educare la sua popolazione a non mendicare ma piuttosto a stringere la cinghia e a scavare la terra con le proprie unghie con l’unica idea fissa che nessuno debba tirarsi indietro...

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AFRICA OGGI Festival d'Eritrea a Bologna

 


Immagini del Festival eritreo 2014 a Bologna

 

 


Eritrei: a Bologna una festa di popolo
di Mattia Gatti

 

Marx21.it - Riceviamo dall'autore e pubblichiamo come contributo a una maggiore comprensione delle vicende del continente africano

15 Luglio 2014 - Dalla mattina di venerdì 5 alla tarda notte di domenica 6 luglio si è tenuto all'Arena Parco Nord di Bologna un Festival Internazionale che ha richiamato migliaia di eritrei provenienti da tutto il mondo. L'evento è stato preceduto da una polemica che ha investito direttamente il Comune di Bologna ed il sindaco colpevoli di aver concesso l'area ad un'iniziativa organizzata dai sostenitori del governo di Asmara [1], su questo tornerò in seguito non prima però di aver provato a descrivere cos'è stato e cosa ha rappresentato il Festival.
Il Festival di Bologna. Un simbolo della solidarietà internazionalista tra Italia ed Eritrea.
Bologna non è stata scelta a caso: la città emiliana ha infatti ospitato dal 1974 al 1991 tutti gli incontri internazionali organizzati dagli eritrei esuli in appoggio alla lotta armata di liberazione allora in corso nel paese contro l'occupazione etiope ed il tema centrale di questo festival è stata proprio la ricorrenza dei 40 anni dalla prima festa.
In quegli anni la città è stata anche il centro della solidarietà attiva di sindacati e partiti della sinistra che erano interessati a conoscere e sostenere un movimento rivoluzionario che progettava ed iniziava a costruire nelle zone liberate un futuro indipendente e basato sull'eguaglianza sociale e sul rispetto delle diversità etniche e religiose.

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Eritrea: Vice Ministro Pistelli ad Asmara, è arrivato il momento di ricominciare

(AGENPARL) – Roma, 02 lug 14– “E’ arrivato il momento di ricominciare” è quanto ha dichiarato il Vice Ministro Pistelli in visita ad Asmara, la prima di un esponente politico di Governo in Eritrea dal 1997, dal viaggio dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Sono venuto qui a testimoniare la volontà di rilanciare le relazioni bilaterali e provare a favorire un pieno reinserimento dell’Eritrea quale attore responsabile e fondamentale della comunità internazionale nelle dinamiche di stabilizzazione regionale”.
Il Vice Ministro Pistelli ha avuto lunghe sessioni di lavoro con il Ministro degli Esteri Saleh e il Consigliere del Presidente, Ghebreab, prima di riunirsi in un lungo e approfondito colloquio con il Presidente Isaias per l’analisi delle varie questioni di rilievo bilaterale e internazionale di interesse comune per i due Paesi.
“Ho trovato presso i miei interlocutori grande disponibilità e consapevolezza” ha dichiarato Pistelli a conclusione degli incontri. “Se riusciamo a ripartire nella collaborazione, dimenticandoci delle rispettive recriminazioni che ormai attengono alla dimensione storica del nostro rapporto e devono smettere di condizionare l’attualità, le potenzialità per l’Italia e l’Eritrea sono enormi e tutte di reciproco vantaggio”.
L’Italia è il secondo partner commerciale dell’Eritrea, ma l’interscambio è ancora attestato su livelli trascurabili a causa del sostanziale isolamento di Asmara. L’obiettivo della visita è appunto stimolare la disponibilità eritrea al confronto costruttivo con i Paesi della regione in funzione di una partecipazione alla stabilizzazione del Corno d’Africa, all’attivazione di politiche di sviluppo del Paese, ad un impegno condiviso alla tutela dei diritti umani, alla lotta al terrorismo e al crimine transnazionale.
“Sono venuto ad attivare un cammino di cooperazione su tutti i settori di reciproco interesse, nella consapevolezza che in questa parte della regione originano molti dei problemi di sicurezza e migratori che si manifestano poi da noi. E per farlo ho voluto chiarire personalmente anche al Presidente Isaias qui ad Asmara che l’Italia è pronta a mostrare una disponibilità nuova, che saprà certamente attivare quella fiducia reciproca che è mancata tra di noi da tanti, troppi decenni ormai”.


I nemici dell’Eritrea provano senza riuscirci
a rovinare il Festival di Bologna
di Filippo Bovo

Stato e Potenza - Dal 4 al 6 luglio, al Parco Nord di Bologna, si celebrerà la quarantesima edizione del Festival Eritreo. La prima fu tenuta nel 1974, a sostegno dei patrioti eritrei che lottavano per l’indipendenza del loro paese. Per l’occasione, il Festival avrà una portata ancor più internazionale del solito. Come recita la dichiarazione rilasciata dal comitato organizzatore, nei tre giorni del “Festival Bologna 2014” si renderà onore ai sacrifici ed ai successi dimostrati dalla comunità della diaspora eritrea nel mondo per ottenere e raggiungere l’indipendenza dell’Eritrea, si rinverdiranno le memorie delle edizioni passate e si rimarcherà il contributo che esse hanno avuto per la causa, si parlerà del ruolo fondamentale delle nuove generazioni per l’avvenire del paese ed infine, com’è giusto ed obbligatorio che sia, si commemoreranno coloro che hanno dato la vita per la nascita dell’Eritrea libera ed indipendente (1).
Già lo scorso 20 giugno, a Bologna come a Roma come in molte altre città che nel mondo ospitano la cospicua comunità eritrea, si sono tenute celebrazioni per commemorare i martiri eritrei.
Apriti cielo! Subito un partito trasversale ma neanche troppo, da SEL al Corriere della Sera, passando per Amnesty International, quello che insomma oggi viene definito come il “partito dirittoumanista” ed un tempo più efficacemente si sarebbe chiamato “partito americano”, ha subito cominciato a polemizzare contro il Festival di Bologna (2). A queste buffonate non siamo nuovi e possiamo già dire con certezza che, malgrado i numerosi e ripetuti sforzi, costoro non riusciranno comunque a rovinare la festa del popolo eritreo: esattamente come non ne sono stati capaci finora. Rimane comunque il fatto che un ampio fronte, che spazia dalla sinistra da salotto o da aperitivi alla stampa liberal – borghese, ha il dente avvelenato quando si parla d’Eritrea. Esattamente come quando si parla di Cuba, del Venezuela, financo del Brasile dei Mondiali e chi più ne ha più ne metta. C’è poco da fare: i borghesucci odiano chi non si lascia mettere il giogo dai loro padroni americani, arrivando al punto di strumentalizzare anche le tragedie umanitarie pur di portare acqua al proprio mulino (3).
Stato e Potenza esprime alla comunità eritrea in Italia e agli organizzatori una felice riuscita dell’evento, coronato dal successo come sempre è avvenuto nelle edizioni precedenti. Desidera, inoltre, augurare all’Eritrea ed al popolo eritreo tutto di poter continuare a condurre pacificamente e proficuamente la propria esistenza, nel segno della sovranità, dell’indipendenza e della libertà.
Maggiori informazioni sul Festival di Bologna possono essere trovate sul sito Festival Bologna Eritrea

1. Eritreaeritrea
2. Corriere
3. StatoePotenza


Commemorazione dei Martiri eritrei

Il 20 giugno è il giorno dedicato alla memoria dei Martiri eritrei. In tutto il mondo nei prossimi giorni si terranno commemorazioni in ricordo dei combattenti che sono morti  per una Eritrea libera e indipendente. A Roma la cerimonia si è tenuta domenica 22 giugno alle ore 17 presso il Parco Maria Teresa di Calcutta, zona Centocelle.

 

Bologna

 


24 maggio1991

Il 24 maggio 1991 il Fronte Popolare di Liberazione dell'Eritrea entra nella capitale Asmara ponendo fine a una guerra per la conquista dell'indipendenza durata trenta lunghi anni. Il F.p.l.e affida a Isaias Afwerki la guida del Governo di Transizione mentre una conferenza di riconciliazione sancisce il diritto all’autonomia dell’Eritrea da esercitarsi attraverso un referendum popolare che avrà luogo due anni dopo. Il 24 maggio 1993 con un risultato plebiscitario l'Eritrea viene dichiarata indipendente divenendo il più giovane Stato africano. Oggi in Asmara si sono svolte le celebrazioni solenni, nei prossimi giorni gli eritrei festeggeranno in tutto il mondo la ricorrenza di questi due eventi fondamentali per il loro paese, a Roma l'evento si è tenuto il 25 maggio.

Roma

  

 

 

 

Milano

 


Amanuel Ghebresellasie

 
Amanuel Ghebresellasie direttore della ferrovia, ma soprattutto artefice della sua rinascita che ha consentito a molti fortunati appassionati di poter godere dell'incomparabile bellezza di un tracciato unico al mondo, è morto dopo una devastante malattia che lo ha distrutto in pochi mesi. Amanuel era l'anima stessa della Massaua-Asmara, e fino all'ultimo si è caparbiamente adoperato per la salvaguardia e l'integrità della grande eredità degli italiani. Amanuel era un grande uomo che ha lasciato una impronta indelebile in quanti lo hanno conosciuto. Di carattere austero e talvolta spigoloso Amanuel aveva rare qualità umane che lo rendevano speciale e unico. Amanuel era  anche un grande amico e mi mancherà moltissimo. Voglio ricordarlo così quando sembrava impossibile che la sua durissima fibra temprata da trenta anni di guerra per la liberazione del suo paese potesse essere anche solo intaccata.

 

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Dal Forum
 Halewa Sewra

Purtroppo ancora una volta il popolo Eritreo si appresta a`piangere degli eroi nazionali scomparsi prematuramente Il fine settimana scorso. I 3 valorosi veterani di guerra, il Martire Brigadier Generale Mebrahtu Tekleab detto Vainak, il Martire Brigadier Generale Amanuel Haile detto Hanjema e l'ex combattente Martire Desu Tesfatsion, ci hanno lasciato prematuramente per via di un fatale incidente stradale mentre si dirigevano verso Mahmime per partecipare alle commemorazioni del 30mo anniversario della vittoria militare dell'E.P.L.F. sull' esercito occupante Etiopico - con conseguente distruzione del comando militare Etiopico Nord-Orientale denominato Wiqaw (Izz).
Il Martire Brig.Gen Vainak fu un valoroso Fedayin ('guerrigliero urbano') che si distinse fra l'altro per aver condotto varie missioni altamente difficili tra cui l'assalto alla notoria prigione 'Mariam Gibbi' in Asmara (sotto occupazione Etiopica) con la liberazione di quasi 1000 prigionieri di guerra Eritrei, tra cui vari alti esponenti dell'EPLF.
Il Martire, Brig Gen Hanjema, anche lui valoroso combattente fu il vice di "Wuchu" al tempo del comando militare 'Dankalia'.
Il Martire Desu Tesfatsion dopo essere stato congedato dall' esercito nel dopoguerra ricevette incarichi civili.
Mercoledi`prossimo si svolgeranno i funerali di Stato ad Asmara.
La stragrande maggioranza delle comunita` Eritree nel Mondo celebreranno cerimonie di commemorazione il prossimo fine settimana.


Gloria Eterna ai Nostri Martiri,
Vittoria alle Masse!


Intervista a Christine Umutoni, UNDP

 )

Eritrealive



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Eritrea Live

 


Punti DiVista

 


13° anniversario della firma
degli Accordi di Algeri

 

Il 12 Dicembre 2000 furono firmati ad Algeri gli accordi di pace fra Etiopia ed Eritrea sottoscritti come testimoni e garanti da: ONU, USA, Comunità Europea, Organizzazione Unità Africana , Eritrea, Etiopia. Ricorre dunque il 13° anniversario di quell’evento che destinato a ripristinare la legalità e la pace fra i due paesi prevedeva, tra l'altro, la creazione di una Commissione  indipendente per delimitare e demarcare Confini con una decisione definitiva e vincolante . Quando la Commissione  concluse i suoi lavori, in data 21 aprile 2002, Badme, la città al centro del  contendere di cui entrambi i paesi sostenevano l’ appartenenza, risultò  assegnata all’Eritrea. L'Eritrea accettò la sentenza senza indugio, mentre  l'Etiopia, dopo un primo momento di euforia determinato dalla certezza che il verdetto sarebbe stato a lei favorevole, si oppose fermamente alla decisione, pur  definitiva e immodificabile, rifiutandosi di accettarla e applicarla. " ... la decisione che determina  Badme come parte dell'Eritrea può essere altro che illegale e ingiusta . ",  disse un emozionato Meles Zenawi , il compianto Primo Ministro etiopico. Alla fine il regime etiope prese a utilizzare il gergo politico per coprire il suo rifiuto della sentenza . Cominciò a definire la sentenza stessa  'illegale e ingiusta' da accettare in 'principio'. Tale principio naturalmente era legato a una precondizione il “dialogo prima di attuare la sentenza” finalizzato alla revisione dei termini stabiliti dalla Commissione Confini. L'unico problema di questo stratagemma è che era illegale poiché violava la clausola finale e vincolante dell'accordo di Algeri. Se i funzionari etiopici avessero veramente voluto un vero dialogo con  l'Eritrea questa sarebbe stata  più che pronta ad accoglierli, come disse Girma Asmerom, ambasciatore dell'Eritrea presso l'UA: "Se l'Etiopia ritirerà il suo esercito dal territorio eritreo sovrano occupato, compresa la città di Badme al mattino, il dialogo tra i due paesi inizierà nel pomeriggio. " Per molte persone, può essere difficile da capire rifiuto dell'Etiopia di rispettare decisione della Commissione. Dopo tutto  l’apparente motivo del contendere era una città che Meles ha descritto come "un villaggio dimenticato da Dio". Allora perché rifiutare la sentenza se Badme non è importante per l’Etiopia ? Il problema è che la cosiddetta "guerra di confine" in realtà aveva ben poco a che fare con il confine. Badme era solo un pretesto del l’Etiopia per innescare una guerra nel tentativo fallito di rioccupare l’Eritrea. Quando il conflitto ebbe inizio nel 1998, l’Eritrea era indipendente da soli cinque anni dopo averne combattuti 30, inutile dire che un altro conflitto era l'ultima cosa all'ordine del giorno. Purtroppo, 13 anni dopo la firma dell'accordo di Algeri, l'Etiopia è ancora allergica alla pace. La sua occupazione di territori sovrani eritrei viola i diritti umani del popolo di Eritrea ed è una delle principali fonti di destabilizzazione nella regione. Gli  Stati Uniti, l’Unione Africana le Nazioni Unite e l'Unione europea devono assumersi le loro obblighi morali e legali per far rispettare le decisioni di confine attraverso sanzioni punitive per l'Etiopia. Non riuscire a farlo mina solo la loro credibilità ed efficacia.

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